mercoledì 31 dicembre 2014

VICE PREFETTO E SINDACATI, INCONTRO SUL FUTURO DELLE PROVINCE TAGLI IMPOSTI (PROVINCIA E COMUNI) PER FINANZIARE L’EROGAZIONE DEGLI 80 EURO AI LAVORATORI

Il viceprefetto vicario reggente ha ricevuto oggi, su loro richiesta, i rappresentanti delle segreterie provinciali di Cgil, Cisl e Uil, unitamente alle RR.SS.UU. del personale della Provincia

Tutti sono fortemente preoccupati per le conseguenze in ordine alla prevista contrazione delle funzioni delle province e alla ricollocazione dei dipendenti. Le questioni che sono state rappresentate attengono non solo alla perdita di capacità professionali formatesi nei vari ambiti strategici, come per esempio l'accesso ai fondi europei, ma anche alla futura mancata risposta dei bisogni dei cittadini nei vari ambiti di competenza, tra cui la manutenzione nei plessi scolastici e sulle arterie stradali.
I Sindacati protestano perchè il governo Renzi elimina servizi ai cittadini della provincia di Ravenna: 10,5 milioni di euro provenienti dal nostro territorio nel 2015 saranno dirottati a Roma per finanziare l’erogazione degli 80 euro ai lavoratori. I tagli imposti per il 2015, 2016, 2017 con quelli del 2014 manderanno in fallimento la Provincia di Ravenna. I fondi lederanno in modo particolare la manutenzione delle strade di competenza delle Provincia come per gli edifici scolastici
Il viceprefetto ha ascoltato con attenzione quanto da loro espresso sul mancato riordino degli assetti territoriali, sull'assenza di un progetto concreto volto non soltanto alla salvaguardia dei posti di lavoro e della professionalità, ma ad evitare anche l'impossibilità di continuare ad erogare i servizi sul territorio, nei diversi settori come la scuola e l'ambiente, fino al dissesto finanziario dell'ente. Il viceprefetto, in relazione alla situazione rappresentata, ha confermato il suo impegno ad interessare gli organi del Governo centrale e, in sede locale, a propiziare con i sindaci dei Comuni e con il presidente della Provincia l'attivazione di un tavolo al fine di individuare insieme possibili procedure di trasferimento di funzioni. 

lunedì 29 dicembre 2014

LETTERA APERTA AL SINDACO DI FAENZA

DAGLI EX  SINDACI GALASSINI E RIDOLFI VIABILITA’ CANAL GRANDE

Dott. Giovanni  Malpezzi Sindaco di Faenza
A fronte delle numerose proteste e dei dubbi che abbiamo raccolto fra i cittadini della Valle del Lamone (Brisighella, Marradi), in merito ai lavori di restringimento della carreggiata per realizzare una ciclabile in via Canal Grande, approvato dal comune di Faenza e in avanzata fase di esecuzione nell’indifferenza dei sindaci di Brisighella e Marradi, delle associazioni  degli artigiani, del commercio,  agricole, industriali  che non si espongono e non si pronunciano,  ci rivolgiamo a Lei  per chiedere di riesaminare la questione della viabilità. Lei stesso, che fra l’altro conosce il costo sproporzionato dell’opera rispetto alle finalità che dovrebbe raggiungere  avrà avuto segnalazioni  e percorso la strada e avrà rilevato i problemi che si stanno creando  alla fluidità della circolazione nel tratto in questione e  alla sicurezza stradale.
L’assessore provinciale alla viabilità Secondo Valgimigli,  interpellato all’inizio del mese di dicembre, ha affermato che il progetto non è stato presentato alla Provincia, progetto certamente non di stretta  competenza essendo la strada comunale, ma nella realtà unico collegamento diretto dalla Via Emilia alla strada provinciale 302 (Brisighellese-Ravennate) che collega, fra l’altro la Valle del Lamone Faenza-Brisighella-Marradi con  il Mugello e Firenze, rispetto agli altri accessi alle vallate del Senio e del Marzeno. Certamente lo  staff tecnico del suo Comune avrà dei buoni argomenti a giustificazione della scelta intrapresa, ma nella realtà che tutti possono verificare emerge che avendo ristretto la carreggiata, una carreggiata percorsa quotidianamente dai mezzi del soccorso sanitario, dai mezzi agricoli, dai mezzi, dei rifiuti, dai mezzi di trasporto persone e merci etc.  (carri agricoli, soccorso sanitario, rifiuti, soccorso, ecc.) il perenne imbottigliamento del traffico in entrata ed in uscita diventa una costante. Basti pensare quanto accaduto in questi giorni con i lavori  sospesi nei pressi dell’incrocio semaforico con  Via Bordini e A. Costa   e l’ingresso al supermercato e alla Chiesa dei Cappuccini, per capire che completati i lavori  i problemi saranno ancora più numerosi. Fin che c’è tempo le siamo a chiedere di bloccare i lavori e riesaminare la possibilità di lasciare il tratto di strada non compromesso come sta, inserendo solo la segnaletica orizzontale (vedi l’ultimo intervento in Via Piero della Francesca) e utilizzando le risorse avanzate per rimuovere il cordonato per il tratto realizzato fino alle bocche dei Canali, rotonda del Passatore.
Sindaco Malpezzi, capiamo che sia una scelta difficile per Lei ma pensi al bene comune in particolare all’interesse dei cittadini, degli operatori economici, dagli agricoltori della Vallata del Lamone ammettere che il progetto è sbagliato è meno grave che creare danni e disagi ai cittadini fra l’altro con le loro risorse.
La ringraziamo per la doverosa attenzione disponibili  ad illustrare in un incontro con i sindaci, le categorie, la Provincia, i tecnici per impedire una scelta penalizzante per le comunità interessate.
Auguri di buon anno.
Vincenzo Galassini ex sindaco di Brisighella e consigliere provinciale
Rodolfo Ridolfi ex Sindaco di Marradi
27 dicembre 2014

sabato 27 dicembre 2014

ILVA E IO PAGO……………VERGOGNA……..VERGOGNA…..

E quanto al decreto Ilva, che dire? In due parole: ritorno pieno dello statalismo da socialismo reale, altro che liberalismo immaginario. La soluzione della statalizzazione sta nella pancia della sinistra da sempre come soluzione magica dei problemi. Quante Ilva ci saranno? Uno, cento, mille Ilva: ci scommetteremmo.
Perché un'Ilva dovrebbe essere più Ilva delle altre? La formica guida di nome Ilva guiderà il corteo delle Ilvine. Più Stato meno mercato: ecco l'essenza del renzismo che si risolve in più soldi allo Stato meno alle famiglie e alla società, dunque più tasse per consentire allo Stato di sostituirsi al mercato.
Una logica perversa, a cui diciamo basta.

martedì 23 dicembre 2014

NATALE 2014- CAPODANNO 2015: AUGURI…… VINCENZO GALASSINI CONSIGLIERE FORZA ITALIA PROVINCIA DI RAVENNA;

Giuseppe Ugonia –tratto da G. Ugonia Litografo , Collana “Brisighella, Ieri e Oggi” n. 8-

FIDUCIA AL SENATO. LEGGE DI STABILITA’ , IL GOVERNO AUMENTA L’IVA AL 25,5%.

Le misure anti-deficit nascoste nella legge di stabilità sotto il nome di “clausole di salvaguardia”: bombe ad orologeria, non immediatamente operative, ma scatteranno solo se i risultati di risparmio sulla spese pubblica non verranno raggiunti. A partire dall’aumento delle accise sulla benzina. In pratica, con una delle tante clausole di salvaguardia inserite ancora una volta nella manovra di fine anno, il direttore delle Dogane dal 30 giugno potrà aumentare le accise sulla benzina e garantire così all’Erario oltre 1,7 miliardi di euro attesi dagli strumenti finalizzati a contrastare l’evasione Iva.
È però l’aumento dell’IVA al 25,5% a tenere ancora banco. La clausola di salvaguardia prevede l’aumento dell’Iva ordinaria (attualmente al 22%) al 24% nel 2016, al 25% nel 2017 e al 25,5% nel 2018. Ritocchi saranno previsti anche per la cosiddetta IVA ridotta attualmente al 10%.
NEL 2016
– l’Iva ordinaria (che oggi è del 22%, ossia per gran parte dei beni di consumo) passerà al 24%;
– l’Iva agevolata (che oggi è al 10%) salirà al 12%.
NEL 2017
– l’Iva ordinaria salirà dal 24% al al 25%
– l’Iva agevolata sfiorerà il 13%.
NEL 2018
l’Iva ordinaria arriverà dal 25% al 25,5%.
– l’Iva agevolata resterà al 13%.

sabato 20 dicembre 2014

IL PARERE DELLA PROVINCIA DI RAVENNA: APPROFONDIMENTO CANALI CANDIANO E BAIONA, NUOVO TERMINAL, UTILIZZO MATERIALE ESTRATTO;


Nella seduta di ieri il Consiglio Provinciale di Ravenna ha espresso a maggioranza parere favorevole alla delibera “Hub portuale di Ravenna : ‘Approfondimento canali Candiano e Baiona, adeguamento banchine operative esistenti, nuovo terminal in penisola Trattaroli e utilizzo materiale estratto in attuazione al Prp vigente 2007 – Prima fase (Primo e secondo stralcio)’ – progetto definitivo”. Hanno votato a favore Pd; si sono astenuti Sel, Fds, Nuovo Centro Destra; UDC. Hanno votato contro Lega Nord e Forza Italia. Forza Italia, considera l’intervento, in questo periodo super valutato,  condivide la  quota fino a 11,5 metri, senza escludere scavi maggiori futuri in ragione dell’eventuale trend di sviluppo del porto, ora solamente spacciato. Non si giustifica il nuovo costosissimo terminal container, che richiede escavi fino a 14,5 metri, con costi continui considerato che la quota mare è superiore, e che il presidente di Autorità portuale dice che il futuro del porto non è più nel traffico di container ma in quello delle rinfuse, e che già i terminal esistenti possono contenere quasi il doppio dei volumi attuali. Con quello che sta succedendo a livello nazionale, sembra più un piano di rapina di immani risorse finanziarie pubbliche ad uso dei soliti noti che hanno occupato il porto, un progetto che vuole scavare 19 milioni di metri cubi di fanghi, che non sa neppure dove mettere, se non a costi economici, territoriali e sociali insostenibili ed anche in funzione della scelta dei porti da ridurre parte del Governo Renzi.

giovedì 18 dicembre 2014

FAENZA, IL PD SI SPACCA E META’ VOTA CON FORZA ITALIA IN CONSIGLIO COMUNALE APPROVATO DOCUMENTO DI JORICK BERNARDI

Il sindaco Giovanni Malpezzi

di Francesco Monti    17 dicembre 2014 - Sui cosidetti ‘temi etici’, il Pd si spacca a metà, con il sindaco da una parte e il segretario dall’altra. La maggioranza del consiglio comunale finisce per approvare un ordine del giorno di Forza Italia contro il matrimonio omosessuale, chiedendo alla Regione l’istituzione di una «Festa della famiglia naturale fondata sull’unione fra uomo e donna».
Lunedì sera, alla vigilia del giorno in cui i cittadini erano chiamati a saldare la seconda rata di Tasi e Imu, l’assemblea di Palazzo Manfredi (riunita eccezionalmente a Reda) ha dedicato il suo tempo a un tema non proprio di competenza comunale: il concetto di famiglia e il riconoscimento delle unioni omosessuali. Il vizio della scarsa pertinenza, del resto, è diffuso. A Faenza e in altri consigli comunali si è sentito un po’ di tutto: accese discussioni sulla pace nel mondo, sui Marò, sulla parità di genere, sull’euro. Stavolta la pietra dello scandalo è un ordine del giorno di Jorick Bernardi (Forza Italia), dal titolo ben chiaro: «Valorizzazione e sostegno alla famiglia naturale». Nelle premesse, Bernardi stigmatizza «i casi di aperta propaganda contro la famiglia naturale, soprattutto nel mondo scolastico», come le «fiabe rivedute in chiave omosessuale». Strali anche sul disegno di legge Scalfarotto contro l’omofobia.
 Il Pd, prima della seduta, chiede al consigliere di addolcire i passaggi più forti, per arrivare a un testo condiviso. Ma non si raggiunge un accordo, e i Democratici entrano in aula con una posizione comune: votare contro.
A rompere l’equilibrio è il sindaco Giovanni Malpezzi, che si dice disponibile a votare il documento, purché vengano eliminate le premesse di cui sopra. Stavolta Bernardi accetta. Risultato: il capogruppo Pd Damiani lascia libertà di coscienza ai suoi, che si dividono a metà. Ziccardi, Damiani, Sangiorgi, Randi, Baccarini, Ercolani e il segretario comunale Pd Roberto Pasi votano contro, mentre il sindaco, il presidente del consiglio comunale De Tollis, Lasi, Pierino Montanari, Scardovi, Fastelli e la neo-consigliera regionale Manuela Rontini approvano il documento (con gran parte dell’opposizione).
Nel testo restano inalterate le principali richieste: oltre a sollecitare l’istituzione di una ‘Festa della famiglia naturale’, l’odg impegna il sindaco a «chiedere al governo la non applicazione del Documento standard per l’educazione sessuale in Europa, redatto dall’Organizzazione mondiale della sanità». Non solo: «Le istituzioni – si legge – devono stanziare pubblici sussidi per garantire ai genitori un’effettiva libertà nella scelta della scuola per i propri figli, senza essere costretti a sostenere spese supplementari». L’ordine del giorno passa, con la benedizione di mezzo centrosinistra. Grazie al decisivo voto del consiglio comunale di Faenza, la «famiglia naturale» è salva. I faentini possono tirare un sospiro di sollievo, e pagare Tasi, Tari e Imu a cuor leggero.

martedì 16 dicembre 2014

AVANTI CON FORZA ITALIA, SILVIO BERLUSCONI UNICO LEADER

Il Gruppo Azzurri '94 rende noto il documento approvato nel corso della Convention tenutasi venerdì all'Hotel Cavallino a Faenza

A due anni dalla nascita del nostro movimento nella nostra X^ Convention confermiamo che la stragrande maggioranza degli italiani di centro destra, che sono maggioranza nel Paese, sanno che non servono primarie e neppure vecchi riti partitocratici perché non appartengono alla nostra storia.
Come affermammo nell’autunno del 2012 non dobbiamo individuare un nuovo leader perché è in campo nonostante la intollerabile persecuzione giudiziaria. Crediamo che se Berlusconi continuerà a guidare il movimento dei cittadini che si riconoscono negli ideali propri delle tradizioni democratiche liberali, cattolico liberali, laiche e riformiste, la nostra iniziativa politica e la nostra presenza fra la gente, centrerà gli obbiettivi, ricostruire dal basso una politica fondata sui valori di Forza Italia, riprenderci lo spazio politico che ci appartiene per contrastare la politica dell’alleanza PD-poteri forti. Uniti sotto la regia di Silvio Berlusconi offriremo agli italiani e soprattutto alle giovani generazioni una prospettiva ispirata ai valori universali di libertà, di giustizia e solidarietà, di difesa del primato della persona in ogni sua espressione per lo sviluppo di una economia oggi al limite del livello spazzatura recessione e per una riappropriazione della nostra sovranità nazionale fortemente pregiudicata da una classe politica subalterna agli interessi dei poteri forti delle banche e della Germania.
Il nostro Movimento, nato il 9 novembre 2012, conferma come Berlusconi e Forza Italia, con tutto il centrodestra, hanno una funzione politica e storica inderogabile: le riforme autentiche. In questo momento drammatico per l'economia e per la pace sociale, qualunque sia la forma di rapporto tra le grandi componenti politiche del Paese per noi deve prevalere il senso dell'interesse nazionale e del bene comune. Prevalga il buon senso democratico sulla voglia di prendersi tutto, di occupare l'universo su cui oggi Renzi insiste ancora trascinando nell'abisso l'Italia.
Per Azzurri ’94 il ceto medio è componente essenziale del motore dell’economia italiana. Se il ceto

lunedì 15 dicembre 2014

X^ CONVENTION DI AZZURRI ’94, IL MESSAGGIO DI SILVIO BERLUSCONI, GLI INTERVENTI DI RENATO BRUNETTA E MICHAELA BIANCOFIORE

Le bandiere di Forza Italia a far da cornice e come sottofondo le note di “Forza Italia” per l’affollata decima Convention di Azzurri ’94, il movimento fondato e diretto da Rodolfo Ridolfi nel 2012 , presenti le delegazioni di tutte le province della Regione, per fare il punto della situazione politica dopo i deludenti risultati elettorali. La Convention si è aperta con l’intervento telefonico del presidente dei Deputati di Forza Italia Renato Brunetta, che ha detto fra l’altro: “Dopo tre anni di politiche recessive e tre governi fallimentari Monti, Letta e Renzi è necessario confrontarsi sui contenuti a partire dalla Flat Tax; le pensioni minime a 1000 euro; l’abolizione delle tasse sulla prima casa e dell’Irap per le imprese…. Renzi in questo momento drammatico per l'economia e per la pace sociale, schiacciato dall’Europa, tutto teso a regolare conti interni al suo partito trascina nell'abisso l'Italia e fa pagare Il conto, come sempre, agli italiani con l’aumento della pressione fiscale, l’aumento della disoccupazione, il crollo del reddito disponibile, l’esplosione del disagio sociale…”.
Grande attenzione, consenso e un’ ovazione per il messaggio di Silvio Berlusconi “Caro Rodolfo, care amiche, cari amici, voglio ringraziarVi per questa iniziativa, che mette in luce i principi e i valori per i quali siamo discesi in campo nel 1994 che sono gli stessi per i quali 20 anni dopo siamo ancora oggi impegnati Nel 1994 si trattava di salvare l’Italia da una sinistra ancora comunista che – con la complicità della magistratura politicizzata – si stava impadronendo del potere senza più avversari. La risposta che allora abbiamo saputo dare ha dimostrato che esisteva in Italia una maggioranza di moderati che voleva finalmente avere voce in capitolo per dire di no alla sinistra e per avviare il nostro Paese verso la modernizzazione nella democrazia e nella libertà. Vent’anni dopo molti di questi problemi non sono risolti. Molti italiani sono delusi, scoraggiati, rassegnati, preoccupati di perdere il loro benessere e magari il loro posto di lavoro. E hanno deciso di non andare a votare. La sinistra è al potere con il terzo governo consecutivo che non è stato scelto dagli elettori e con una crisi dell’economia sempre più grave. Per tutte queste ragioni siamo ancora in campo. Perché continuiamo a credere nel sogno di un’Italia diversa, di quell’Italia più liberale e più libera per la quale ci siamo battuti in tutti questi anni, l’Italia che vogliamo e nella quale crediamo. Potremo costruirla insieme se, come nel 1994, saremo capaci di far capire agli italiani delusi che oggi intendano disertare le urne, l’importanza decisiva della posta in gioco. Per questo sono importanti le iniziative come la vostra e ringrazio Rodolfo Ridolfi di averla promossa. Avete invitato una nostra parlamentare, Michela Biancofiore che è uno dei nostri militanti più veri, più coerenti con quello spirito del 1994 che Voi giustamente richiamate. Così come lo è naturalmente il nostro capogruppo alla Camera, Renato Brunetta, che sarà con Voi in collegamento telefonico. Considerate presente anche me. Io non posso essere con voi perché come sapete, una sentenza inverosimile ed assurda, che l’Europa presto cancellerà, me lo impedisce. Verrò a trovarvi non appena mi saranno restituiti i miei diritti e le mie libertà. Ma nel frattempo voglio che sappiate che sono con Voi, che siete i testimoni indomiti della nostra religione della libertà in una regione ostile, da sempre feudo della sinistra. Sono sicuro che restando in campo e combattendo come abbiamo fatto sinora vinceremo di nuovo, come nel ’94 nell’interesse dell’Italia e della libertà.Un abbraccio affettuoso a tutti
L’on. Michaela Biancofiore, che ha accettato la Presidenza Onoraria di Azzurri ’94, ha presentato il libro “Il cuore oltre gli ostacoli” -Mondadori raccontando la sua attività politica irriducibile, la forte determinazione, e l’incondizionata fedeltà al suo presidente. “Venti anni di grandi successi come di delusioni profonde ed amare come i retroscena del tradimento di Gianfranco Fini e di Angelino Alfano, il suicidio della maggioranza di centrodestra, la rimozione dall’incarico di sottosegretario alle Pari opportunità”.

La serata si è conclusa con un divertente intervento dell’attore Maurizio Ferrini.

mercoledì 10 dicembre 2014

SCALFARO HA GRAZIATO L’OMICIDIA BUZZI, E IL MINISTRO POLETTI NON LO DIMETTE NESSUNO?


Il 26 giugno 1980 Salvatore Buzzi uccise il suo socio Giovanni Gargano con 34 coltellate. Non solo. Inizialmente tentò anche di incolpare dell’omicidio la sua fidanzata dell’epoca, una prostituta brasiliana.
Il Buzzi viveva al di sopra delle sue possibilità, infatti girava con un’auto da 12 milioni di lire e viveva in un discreto appartamento con la fidanzata brasiliana di cui sopra. Rubava assegni dalla banca per permettersi questo tenore di vita, il socio Gargano li incassava. Gargano era un pregiudicato all’epoca ventenne. il Buzzi decise di eliminarlo in quanto il Gargano aveva cominciato a ricattarlo. (wikipedia)
Fu abile nello sfruttare le possibilità che lo stato italiano offre ai detenuti, si atteggiò a detenuto modello e nel 1983 fu il primo carcerato a laurearsi in cella in Italia. La sinistra italiana fu tutta commossa e ammirata per questo “vecchio compagno che ha smarrito la buona strada ma l’ha poi ritrovata alla grande”.
Condannato a 25 anni per omicidio, rimase in carcere per 11 anni fino al 1992, quando il Presidente Oscar Luigi Scalfaro, commosso dalla redenzione del “compagno che sbaglia”, gli concesse la grazia e lo liberò.


RENZI CONCEDE MILIARDI DI GUADAGNI A (EX) LOTTOMATICA ANCHE SE PAGA LE TASSE A LONDRA


Il gioco d’azzardo per lo Stato è una grande fonte di guadagno.
Le aziende concessionarie hanno già avuto un regalo da 98 miliardi, in tasse non pagate, dallo Stato.
Adesso Renzi firma concessioni ad aziende come la Gtech, l’ex Lottomatica, forte di 559 milioni di euro di utili all’anno, anche se l’azienda ha deciso di trasferire la sede fiscale a Londra, proprio come Fiat.
Perchè su questo non aprono un’altra inchiesta come sulla mafia di Roma?
Questi ‘favori’ miliardari come li chiamano?



lunedì 8 dicembre 2014

70 ANNI DELLA LIBERAZIONE DI BRISIGHELLA: RICORDI E RIFLESSIONE.

Brisighella ha celebrato Il 4 dicembre il 70^ anniversario della liberazione.
Avevo cinque all’epoca,  sono nato il 5 dicembre. I ricordi sono flebili, data l’età, ma una cosa è certa i miei genitori, mia madre cattolica e mio padre d’idee socialdemocratiche mi hanno inculcato il coraggio e l’amore per la verità . Ricordo vagamente, il piccolo rifugio nella cantina, dove abitavo in via 24 maggio e quello immenso della Famiglia Lega. Porto ancora il segno, nell’orecchio, del morso di un topo quando ci rifugiavamo per l’arrivo dell’ aereo “pippo”, ma non certo il timore. Ci sono ancora alcuni piccolissimi segni di schegge nella facciata di casa e ricordo i nascondigli che usavano per nascondersi, conosciuti da più grande, che mi sembravano facili da trovare, forse perché nessuno era venuto a cercare. Ricordo la sera del 18 aprile del  1948 quella della vittoria della Democrazia Cristina e di Saragat, sul Fronte Popolare. Davanti all’osteria di mio zio Gigiolè in via Fossa, c’era un gran traffico di brisighellesi che si dirigevano nella piazza Carducci, poi, ricordi certi e sicuri: la musica che proveniva  dall’arena parrocchiale Giardino, del film Sangue Arena,  Verde Luna,  martellante, ma bella.
Brisighella è stata politicamente per tanto tempo “un’isola bianca”, nel periodo dei miei studi ricordo il diverso linguaggio dei miei maestri da Parini, severo e austero, a  Dalmonte più ambiguo, che ho conosciuto poi in politica. Nella scuola di avviamento professionale, come dimenticare  l’austero prof. Giberti.
Allora non si parlava della Resistenza con insistenza come oggi.
Immenso era, il cimitero dei soldati tedeschi che vedevo in via  F.lli Cardinali Cicognani inizio di Via Puriva.
Nel 1956 ricordo l’invasione dell’Ungheria da parte dei sovietici e la mia prima protesta con gli altri  studenti a scuola a Faenza.
Sulla Liberazione di Brisighella, poco si è scritto, molto invece su Cà Malanca. Ricordo i vari avvenimenti e celebrazioni per ricordare la Brigata Maiella sciolta a Brisighella, la Friuli, le varie cerimonie con parole generaliste ma non particolari non specifiche di brisighellesi.
Per conoscere i fatti e i dettagli, della liberazione di Brisighella, si è dovuto aspettare il 2004 (sessantesimo della liberazione) con il bel libro pubblicato dall’Associazione La Memoria storica di Brisighella: “Brisighella 1944 - nell’oppressione, nella prova, un popolo solidale”.  Un libro curato da diversi autori, protagonisti dell’epoca, ancora viventi, che ne hanno dipinto un quadro direi quasi completo ma con zone d’ ombra non approfondite, forse per l’età degli scrittori ma forse ancora per timore dei fatti della sinistra comunista, allora fondamentale per Brisighella. Per esempio la presenza Sap (Squadre di azione patriottica) di origine cattolica, aperte al contributo di tutte le idee politiche anche socialiste, diversa dalle altre formazioni di sinistra comunista che operavano a parte; il contributo di vita pagato dai tanti civili. Il fronte non si fermò a Brisighella, colpì particolarmente Riolo Bagni
Brisighella, è un’opinione, anzi una sensazione, ha troppo spesso avuto timore e paura, allora meglio non ricordare pagine scomode e imbarazzanti, non approfondire quanto successo, particolarmente nel campo della resistenza partigiana di sinistra, dove sappiamo ci furono vicende belle ma anche “scabrose”.
Passati settant’anni una riflessione va fatta. L’amico geom. Alfredo Monti, mi raccontava, quando giovane ragazzo per nascondersi nella zona alta di Brisighella, aveva assistito  involontariamente a fatti  compiuti da personaggi,  che lo volevano eliminare fisicamente, anche se lui non aveva intenzione di parlarne  con alcuno. Per la paura chiese aiuto a Ermenegildo Montevecchi, (sindaco PCI di Brisighella 1948-51) che conosceva bene e questi lo assicurò garantendolo personalmente che nessuno gli avrebbe fatto alcun male. Ho conosciuto il giudice Paolo Scalini, letto il suo libro dove riporta orrendi fatti accaduti nelle colline di Monteromano, come pure brutti fatti dall’altra parte.
Non ho detto nulla quando, dieci anni fa, i giovani, hanno dedicato la sezione ANPI di Brisighella, all’amico Pino Bartoli, ex Sindaco, repubblicano della brigata Corbari, una brigata politicamente anomala: “…. l'ideale politico di Corbari - e a quei tempi c'era chi dava all'aggettivo una valenza profondamente dispregiativa e, in ogni caso, Corbari non voleva avere nulla da spartire con il PCI né con qualsiasi altro partito….”. Allora perché non dedicare, dopo sessanta anni, la sezione ANPI, al sindaco comunista Sesto Liverani (Palì) (1945-1946) nominato dal CNL,  decorato di medaglia d’argento, nato a Brisighella nel 1916 datosi alla macchia nell’inverno 43-44 che costituì i primi gruppi partigiani della valle del Lamone, che guidò in audaci azioni, la  sua formazione non  subii perdite.
Berlusconi ad Onna (2009) ha tentato una riappacificazione “Se lavoreremo insieme a questo sentimento nazionale unitario avremo reso un grande servizio non a una parte politica, ma al popolo italiano e, soprattutto, ai nostri figli, che hanno il diritto di vivere in una democrazia finalmente pacificata» Ma come è possibile che una festa nazionale - anzi, la festa fondativa dell’Italia contemporanea - sia un elemento di divisione e persino di scontro? Il 25 Aprile che «divide piuttosto che unire» risale invece al 1994, un mese dopo il trionfo inaspettato di Forza Italia: nasce ufficialmente l’antiberlusconismo. La decisione di Berlusconi segnò una vera e propria svolta politica e civile. «I comunisti e i cattolici, i socialisti e i liberali, gli azionisti e i monarchici di fronte a un dramma comune scrissero, ciascuno per la loro parte, una grande pagina della nostra storia. Una pagina sulla quale si fonda la nostra Costituzione, sulla quale si fonda la nostra libertà». E oggi, ci sono le condizioni per guardare avanti e costruire finalmente un sentimento nazionale condiviso, non più (soltanto) antifascista, ma innervato da un più ampio, e storicamente giustificato, antitotalitarismo”
Purtroppo non se ne fatto nulla, riuscirà  il presidente Renzi che “vuole cambiare verso”?
Ritorno al tempo della liberazione dimenticavo il ricordo dei polacchi con il riso dolce e poi il “latte brulè”, di mia mamma Maria con il latte condensato degli alleati….delizie per un bimbo. La gola…i ricordi…la memoria….dopo settanta anni un invito a superare le divisioni.
Infine una proposta: localmente abbiamo tanti studiosi, il centro studi sulla Resistenza Cà di Malanca, l’Istituto Storico della Resistenza Ravenna, ricevono ancora tanti contributi pubblici per lo studio e l’approfondimento del tempo, perché non si  tenta di completare la storia della “liberazione” di Brisighella del 1944. La Memoria deve essere sempre viva, non aspettiamo ancora, proviamoci., aiutiamo Brisighella e l’Italia.
Vincenzo Galassini ex sindaco Brisighella , consigliere provinciale Forza Italia.

venerdì 5 dicembre 2014

ANNIVERSARIO DELLA LIBERAZIONE: ANCARANI PROVOCA, IL PARTIGIANO SE NE VA.


L’intervento del capogruppo di Forza Italia: «Un parte della Resistenza voleva un regime peggiore di quello fascista» Iader Miserocchi lascia l’aula indignato, assieme a diversi consiglieri comunali
Ravenna, 4 dicembre 2014 - «Una parte troppo rilevante» dei partigiani voleva «sostituire una dittatura tremenda e diabolica, quella nazi-fascista, con un altro regime, apparentemente democratico, ma ancor più turpe di quello nazi-fascista, ovvero quello comunista, al cui approdo partigiani più volte ricordati in questa sede erano disposti ad arrivare con ogni mezzo». Ha il sapore della provocazione l’intervento di Alberto Ancarani (Forza Italia) nella seduta straordinaria del consiglio comunale, convocata per commemorare il 70° anniversario della liberazione di Ravenna. Diverse persone hanno lasciato l’aula indignate: fra queste il partigiano comunista Iader Miserocchi, seguito poi da alcuni consiglieri comunali di centrosinistra. Aprendo il suo discorso, Ancarani ha definito «un onore», per il centrodestra, poter dare «per la prima volta» il proprio contributo alle celebrazioni. «Se ci sono voluti 70 anni per consentire che un simile accadimento potesse svolgersi nel nostro comune – ha aggiunto – evidentemente i tanto sbandierati valori di cui si parla annualmente in questa sede sono stati molto più enunciati nelle parole che praticati nei fatti». Il capogruppo di Forza Italia ha sottolineato poi che «fra i valori del ritorno alla democrazia, evento verificatosi con versamento di sangue e con immani sofferenze, vi è il perseguimento e la piena consapevolezza della verità storica e politica».
Di qui l’attacco a una parte della Resistenza: «La guerra civile strisciante che seguì la liberazione, e non solo quella di Ravenna che oggi ricordiamo», vide «veri e propri tentativi di pulizia etnica». Ancarani ha citato le parole scritte, pochi giorni prima di essere assassinato, dal repubblicano Marino Pascoli: « I partigiani veri sono quelli che hanno corso sul serio dei rischi, che hanno combattuto con fede per la liberazione dell’Italia e questi, a dire il vero, sono pochi. I partigiani falsi, che purtroppo sono la maggioranza, sono coloro che hanno fatto i teppisti mascherati, i collezionisti di omicidi e che andarono in giro con il mitra quando non vi era più pericolo a fare gli eroi».
Il consigliere di opposizione ha poi proseguito con critiche all’Anpi: «È divenuta un vero e proprio partito politico, pronto a gridare al lupo al lupo contro ipotetiche dittature quando l’avversario politico del momento di una certa sinistra sembrava difficilmente battibile. "Noi auguriamo lunghissima vita ai partigiani veri tuttora viventi. Ma lasciateci dire che la stessa ANPI, con la morte dell’ultimo partigiano realmente partecipante alla guerra di Liberazione, non avrebbe più ragione di esistere e come minimo dovrebbe cambiare nome. Purtroppo è divenuta di fatto, in un cortocircuito tipico di un paese che non ha rimarginato tutte le ferite, un vero e proprio partito politico, pronto a gridare al lupo al lupo contro ipotetiche dittature quando l’avversario politico del momento di una certa sinistra sembrava difficilmente battibile.
Non riteniamo di essere fuori tema. Una giornata come questa dovrebbe essere l’occasione per liberarci da vizi e da cattive abitudini che fino ad oggi si sono perpetrate, in particolare a queste latitudini del nostro paese. Eccellentissime autorità, è stato per noi un onore poter esprimere il nostro punto di vista sulla liberazione e sugli eventi ad essa immediatamente successivi, sicuri che il nostro contributo nulla abbia tolto a questa giornata, ma viceversa l’abbia resa ancora più carica di valori e di consapevolezza dei nostri mezzi per un futuro prospero e scevro da fascismi di destra e di sinistra per l’ulteriore riscatto del la nostra città e del nostro paese. Evviva la Liberazione, Evviva Ravenna, Evviva la libertà da ogni totalitarismo».

mercoledì 3 dicembre 2014

PROFUGO SPACCIAVA DALL’HOTEL: NON PUO’ ESSERE ESPULSO PERCHE’ RISCHIA PERSECUZIONI


FELTRE – Per quella droga che era forse destinata agli studenti era finito in carcere, ora per lui, profugo arrivato a Feltre dalla Liberia, è arrivata la condanna. Diallo Daouda, 32 anni, assistito dal suo avvocato Marzia Ianese, è stato giudicato in tribunale a Belluno nei giorni scorsi, con rito abbreviato, dal gip Giorgio Cozzarini. Per quella droga ritrovata nella stanza dell’albergo dove era ospitato (144 dosi) è stato condannato a 2 anni e 4 mesi e 6 mila euro di multa. Li dovrà scontare, qui in Italia, perché per i profughi c’è il divieto di rimpatriarli al loro paese, dove potrebbero subire persecuzioni, visti i motivi per i quali hanno lasciato le loro case (guerre e persecuzioni).
E certo, rischia le persecuzioni in Liberia. Meglio qui a spacciare.

martedì 2 dicembre 2014

SOLO BERLUSCONI A DIMINUITO LE TASSE: LA CLASSIFICA


Quale è stato il presidente del Consiglio che ha tassato di più gli italiani negli ultimi 24 anni? Romano Prodi. E’ quanto emerge dall’analisi de Il Tempo sui dati del conto consolidato Istat (tranne quelli di Renzi che arrivano dal Def). Dal 1990 ad oggi «la fetta della ricchezza nazionale lasciata al fisco– scrive il quotidiano romano – è salita dal 38,2% (con il sesto governo Andreotti) al 43,3% (con l’attuale governo Renzi). Un salto di 5 punti percentuali che si è tradotto in nuovi balzelli dai nomi variegati e innovativi come la sequenza infernale che dall’Ici arriva all’Imu senza cambiare però nulla dal punto di vista della vessazione fiscale sugli immobili. Per non parlare poi delle addizionali regionali e comunali. Nella prima esperienza di Prodi a Palazzo Chigi, dal 1996 al 1998, la pressione fiscale è passata dal 41,4% al 42,2%. Non senza passare per un ben pesante 43,4% nel 1997. L’aumento cumulato alla fine del suo mandato è stato dunque di un +1,3%. La medaglia d’oro nella classifica gli spetta perché anche alla seconda prova governativa, e cioè dal 2006 al 2007, Prodi ha portato il carico fiscale dal 40,1 al 42,7%. Con uno spettacolare incremento di 2,6 punti in soli due anni. A contendergli il primato l’ex premier Giuliano Amato: in un sol colpo fece impennare il peso complessivo del fisco dal 39,2% al 41,7 del Pil. Un salto di 2,5 punti. Anche il successore non fu da meno: Ciampi aumentò le tasse di un altro punto percentuale. Era il 1993. Non c’è dubbio che l’uomo che resterà impresso nella memoria degli italiani come quello che ha chiesto loro di più in un solo colpo è stato l’ex premier Mario Monti. L’uomo della provvidenza chiamato dall’emergenza a salvare l’Italia – ricorda Il Tempo – fece il capolavoro. Prese l’Italia già sotto pressione con un fisco al 42,5% del Pil nel 2011 e