mercoledì 5 maggio 2010

“IO NON LO FACCIO PIU PARLARE VADA A FARSI FOTTERE, MASCALZONE”

COSA SAREBBE  SUCCESSO CON RUOLI INVERTITI?  
“Io non La faccio più parlare”. “Lei è un mascalzone”. “Vada a farsi fottere”. Parole e musica di Massimo D’Alema, ex presidente del consiglio, ex segretario della Fgci e del Pd e attuale presidente del Copasir. Una figura, dunque, di alto rango istituzionale. Questo siparietto non è avvenuto in una trattoria di Trastevere, ma sulla Tv di Stato, e più precisamente a Ballarò, in quel momento vista da sette milioni di telespettatori.
Il bersaglio di tali premurose effusioni era Alessandro Sallusti, condirettore del Giornale, che – parlando del caso Scajola - si era permesso di ricordare a D’Alema quella faccenduola del ’95, quando fu coinvolto nella cosiddetta Affittopoli, cioè la storia amena di alcuni enti pubblici che davano in locazione ai vip della politica appartamenti ad equo canone. A Sallusti è bastato ricordare quell’indubbio privilegio per vedersi piovere addosso una raffica di gratuite contumelie.
Una sola domanda: se sulla poltrona occupata da D’Alema a Ballarò ci fosse stato, un nome a caso, Silvio Berlusconi, e su quella di Sallusti un giornalista di Repubblica, quale (comprensibile) putiferio sarebbe stato scatenato dalla sinistra, dall’Ordine dei giornalisti e dalla Federazione della stampa? E quanti fiumi d’inchiostro sarebbero stati versati sulla libertà di stampa in pericolo?

SULL'INCHIESTA ALL'ASL E CONSORZIO VENGA INFORMATO IL CONSIGLIO PROVINCIALE

LA RICHIESTA DEL CAPO GRUPPO GALASSINI

Al Presidente Francesco Giangrandi e all’assessore con delega: Politiche sociali, sanitarie Nuove povertà Emanuela Giangrandi il capo gruppo FI- PDL ha chiesto che il prossimo consiglio provinciale, convocato per il prossimo 11 maggio, sia informato su due temi amministrativi d'interesse civico, senza pregiudizi o sterili strumentalizzazioni di stretto rilievo etico concernenti la buona amministrazione specie in settori così delicati come quello sociale e sanitario, Tuttavia, che sull'argomento specifico relativo al laboratorio di Pieve sestina, non si adottino i dovuti approfondimenti per fare piena luce su quanto accaduto in ordine alla gara d'appalto e alla relativa assegnazione dei servizi correlati e da ultimo quello del Consorzio per i Servizi Sociali di Ravenna-Cervia-Russi, rappresentino uno sfaldamento progressivo del sistema socio-sanitario ed assistenziale della nostra Regione e Provincia.
E proprio per questo è opportuno un approfondimento sui temi in oggetto e, più in generale, sulle politiche programmatiche in ambito di Area Vasta romagnola, del Consorzio per i Servizi Sociali di Ravenna-Cervia-Russi.
 Non è plausibile che dinanzi a fatti di questa portata tutta una classe politica che dirige il sistema emiliano - romagnolo possa considerarsi estranea e faccia finta di nulla; certo, la responsabilità penale, laddove venga ravvisata, è personale, ma non può passare il messaggio, fuorviante e sbagliato, che di tutte le falle che stanno emergendo, le amministrazioni politiche, a partire da quella regionale, non abbiano avuto un peso legato alla discrezionalità nelle scelte che è proprio della politica. E' cominciata la fine della tanto decantata efficienza e superiorità del modello sociale e sanitario emiliano - romagnolo, ed a fare le spese di scelte amministrative sbagliate saranno purtroppo e come sempre i cittadini".

PRIMA IL CONSORZIO, ADESSO L’AUSL. C’E’ DEL MARCIO IN DANIMARCA?

Il direttore generale dell'Ausl, Carradori, e il direttore amministrativo, Iacoviello, nel mirino della procura di Forlì. L'accusa è di aver favorito una ditta nel corso di una gara d'appalto da 40 milioni
I vertici dell'Ausl e di Area Vasta sono stati raggiunti da un avviso di garanzia notificato della Procura di Forlì, nell'ambito dell'inchiesta per una gara di appalto per l'assegnazione dei servizi di trasporto dei campioni diretti al laboratorio di Area Vasta, con sede a Pievesestina. L'inchiesta coinvolge il direttore generale dell'Ausl di Ravenna, Tiziano Carradori, e il direttore amministrativo dell'Azienda, Savino Iacoviello.
Al centro delle indagini, l'assegnazione dell'incarico del valore di 40 milioni di euro. Stando alle accuse, i due dirigenti avrebbero favorito una ditta affinché si aggiudicasse l'appalto. Per entrambi i dirigenti la data dell'interrogatorio è stata fissata dal gip di Forlì per il 13 maggio. In questa occasione potranno esibire prove e dare spiegazioni per dimostrare la loro estraneità ai fatti.

OTTIME LE PROPOSTE DEL PD SUL LAVORO, MA CON CENTO ANNI DI RITARDO

In questi giorni è in discussione alla camera il Ddl lavoro e, a nostro parere, non c’è niente di meglio di questa discussione per capire quali siano le reali differenze tra la nostra visione liberaldemocratica e la classica visione egalitarista della sinistra italiana.
Prendiamo il Ddl lavoro del Pd. Una proposta sostenuta dalle migliori menti economiche del centrosinistra tra le quali Pietro Ichino e Nicola Rossi.
Il loro Ddl propone di introdurre il cosiddetto “contratto unico” di lavoro. Significa che i 48 contratti di lavoro esistenti verrebbero aboliti e al loro posto ne esisterebbe uno soltanto valido per tutti e per qualsiasi tipo di impiego (i contratti a tempo determinato resterebbero solo per i lavori stagionali).

Il “contratto unico” si divide in due fasi temporali. Entro i primi tre anni il datore di lavoro è libero di licenziare anche senza giusta causa e per motivi economici (in altre parole: quando vuole) in cambio di un’indennità pari a cinque giorni per ogni mese di lavoro, praticamente due mesi di stipendio dopo un anno). Dopo i primi tre anni il contratto si trasforma automaticamente in un rapporto di lavoro a tempo indeterminato come quelli che esistono adesso. Per quanto riguarda i contributi, questi sono bassi all’inizio del rapporto di lavoro e aumentano con il tempo fino a diventare (sempre dal terzo anno in poi) uguali a quelli di un “normale”contratto a tempo indeterminato. Una bella idea? Per rispondere bisogna passare dalla teoria alla pratica.

Facciamo un esempio: è più che probabile che al proprietario di una pizzeria bastino un paio di mesi per capire se il pizzaiolo che ha assunto è capace di fare una buona margherita e una più complessa quattro stagioni. Per un’industria aerospaziale tre anni non bastano per capire se un ingegnere è in grado di disegnare un reattore. Eppure entrambi avrebbero lo stesso contratto che li renderebbe uguali anche se sono diversissimi. Non ci sarebbe nulla di clamoroso: la sinistra egualitaria a questo punta da sempre, no? Ma rendere uguali i diversi si traduce in una ingiustizia, soprattutto per chi è più debole. 

A CHI SONO ANDATI I PRESTITI DEL CONSORZIO?

"Sul pesante disavanzo di quasi dieci milioni di euro del Consorzio dei  servizi sociali abbiamo bisogno di risposte certe che solo gli organi competenti, dopo aver effettuato le opportune verifiche, potranno dare''.
A  dichiararlo è il consigliere regionale e coordinatore provinciale del Pdl Gianguido Bazzoni, secondo il quale tra le risposte urgenti che anche la politica dovrà saper dare a questa vicenda c'è quella relativa ai prestiti d' onore fuori  bilancio: "Dovrà essere fatta estrema chiarezza - dichiara Bazzoni - su chi sono stati i destinatari di questi prestiti, con quali criteri siano stati selezionati e su quale fosse il grado di solvibilità dei prestiti.
Aspetto di questa vicenda per niente trascurabile".

FINALMENTE COME VOLUTO DA TREMONTI: AGENZIE DELLE ENTRATE E COMUNI ALLEATI NELLA LOTTA ALL’EVASIONE, ATTENDIAMO I RISULTATI, QUANTO INCASSERANNO I COMUNI CON IL 30% DEGLI INTROITI INCASSATI DALL’AGENZIA

Nell'ambito della partecipazione dei Comuni all'attività di accertamento e di lotta all'evasione fiscale, presso la sala riunioni della Direzione Provinciale di Ravenna dell'Agenzia delle Entrate, si è svolto un incontro con i dirigenti ed i responsabili degli Uffici Tributi dei comuni della provincia. Tutti i comuni hanno aderito all'invito e seguito gli interventi di Mariella Benvenuto e Cosimo Reo, funzionari della Direzione Provinciale di Ravenna. Il Direttore Provinciale Lorenzo Trabucco si è soffermato sull’esigenza "di una maggiore collaborazione tra comuni ed agenzia per portare avanti una più incisiva e mirata azione di prevenzione e contrasto all'evasione".
In quest'ottica ha posto all'attenzione dei presenti "sugli ottimi risultati ottenuti, in questo settore, dalla regione Emilia Romagna segnalando come tale attività di collaborazione tra comuni e agenzia fosse, per quanto attiene la provincia di Ravenna, ancora da migliorare. Infatti le segnalazioni accreditate ai comuni della provincia di Ravenna risultano ancora sensibilmente inferiori a quelle di altre provincie della regione".
Il Direttore, nel sottolineare le ragioni etiche e di equità fiscale che devono animare lo spirito degli attori di tale iniziativa ha contestualmente messo in luce il ritorno economico dell'operazione. "Ai comuni, infatti, in caso di accertamenti che originano da segnalazioni qualificate provenienti dai comuni, spetta il 30% degli introiti complessivamente incassati dall'Agenzia".
Le casistiche più rilevanti che devono formare oggetto delle segnalazioni qualificate da trasmettere alla Direzione Provinciale per la successiva attività di accertamento e riscossione sono relative a urbanistica e territorio; proprietà edilizia e patrimonio immobiliare.  commercio e professioni; residenze fittizie all'estero; disponibilità di beni indicativi di capacità contributiva. Il Direttore Provinciale ha chiuso l'incontro con l'impegno a fornire la massima collaborazione, auspicando un forte e comune impegno nel contrastare "la piaga dell'evasione fiscale presente sul nostro territorio".

lunedì 3 maggio 2010

FONDI ALLA MUNICIPALE: "ACCORDI DIVERSI CON LA REGIONE”

"La risposta del sindaco Rossi all'interpellanza presentata dal consigliere Erika Mambelli - è sconcertante. La “polizia municipale” intercomunale di Bagnacavallo, Cotignola e Fusignano prevede Bagnacavallo come capofila; questa struttura è al momento sotto dotata di  6 unità (di personale) complessive rispetto alle necessità, e la caserma della sede principale è in uno stato di conservazione pessimo". "Il 17 dicembre scorso il consiglio comunale di Bagnacavallo, dopo una dettagliata presentazione da parte del Comandante del corpo intercomunale di polizia municipale, approvava un accordo di programma quinquennale con la Regione in cui, tra i vari interventi previsti, vi sono investimenti per l'anno in corso per un totale di 220mila euro proprio per ristrutturare ma anche implementare la caserma di varie strutture e strumenti, tra cui una cella di detenzione. Questa cella al momento non esiste, rendendo estremamente complessa e disagevole per il personale la gestione delle persone fermate o arrestate. Quindi non stiamo parlando solo di lavori 'estetici' ma di sostanza e di grande importanza, e non certo di lavori che riguardino solo la Protezione civile, come invece dichiarato dal Sindaco". "Di questi 220mila euro - proseguono - ben il 70% vengono finanziati dalla Regione, di cui ben 77mila verranno anticipati al Comune di Bagnacavallo nella qualità di capofila della forza intercomunale, subito appena presentato il progetto. Un altro punto dell'accordo prevede l'assunzione di due nuove unità per anno a partire dal 2009 fino al 2013, con l'obiettivo di portare la struttura complessiva a 28 unità. Nel 2009 le due persone in più non vi sono state, quindi nel 2010 se ne dovrebbero assumere 4 per mettersi alla pari con l'accordo sottoscritto con la Regione".
"Ora noi di Lega e Pdl sentiamo puzza di bruciato, poiché ci sono due cose che non tornano: il bilancio preventivo del Comune 2010 non prevede né il contributo regionale tra le entrate (almeno sotto la voce contributi dalla Regione per polizia municipale) né la voce di spesa per quanto riguarda la parte a carico del Comune. Un bilancio, ricordiamo, predisposto solo pochi giorni dopo l'approvazione in consiglio dell'accordo di programma. L'altro aspetto, che esclude l'ipotesi di voler procedere ad un assestamento di bilancio, è proprio la risposta del sindaco all'interpellanza, nella quale dichiara una cosa falsa o almeno inesatta, sostenendo che l'accordo preveda fondi solo per la protezione civile. L'accordo è invece chiarissimo, e se l'amministrazione non intende rispettarlo lo dica chiaramente".

sabato 1 maggio 2010

LA MEMORIA CORTA DI CHI RACCOGLIE LE FIRME PER IL REFERENDUM SULL’ ACQUA: FRA REALTA’ E BUGIE

La sinistra ravennate ha già ceduto le reti!
In questi giorni in Provincia di Ravenna e in Regione le forze di sinistra sono mobilitate per la raccolta firma per la cosiddetta “difesa dell’acqua pubblica”. Si tratta di un’iniziativa che il centrosinistra sta portando avanti in tutta Italia per attaccare strumentalmente il Governo Berlusconi che, con il recente Decreto Ronchi, ha deciso di “privatizzare l’acqua”. Innanzitutto è bene ribadire che il Decreto Ronchi, detto anche decreto “salve infrazioni” perché permette al nostro Paese di adeguarsi ad una serie di disposizioni comunitarie, in realtà non tratta il tema dell’acqua (che rimane un bene pubblico a cui è riconosciuto pieno e universale accesso), bensì il tema della liberalizzazione dei servizi pubblici locali, tra cui anche il servizio di distribuzione dell’acqua. Questo chiarisce la grande strumentalizzazione in atto! L’art. 15 del Decreto stabilisce che l’affidamento dei servizi pubblici locali avverrà finalmente sulla base di gare ad evidenza pubblica, in modo da assicurare trasparenza e chiarezza. Questo non significa necessariamente che il servizio dovrà essere privatizzato: se l’attuale gestore pubblico è efficiente potrà benissimo partecipare alla gara, presentare la propria offerta ed essere riconfermato.  E’ evidente che nelle intenzioni del Governo c’è il tentativo di innescare un meccanismo di apertura al mercato che può favorire la concorrenza e contribuire a migliorare il servizio di distribuzione dell’acqua, un servizio che in molte regioni d’Italia è un vero e proprio colabrodo nonostante le tariffe elevate. Chi oggi attacca il Governo perché “ha privatizzato l’acqua” dimentica che molti enti locali negli ultimi anni hanno già privatizzato il servizio di distribuzione dell’acqua. Ma le regole, fino ad oggi, erano talmente poche chiare da permettere ai comuni di fare sostanzialmente quello che volevano. Così, ai precedenti monopoli pubblici si sono sostituiti nel tempo nuovi monopoli privati o misti, dando origine a quella serie di storture che Hera rappresenta appieno. Chi dice di voler tutelare l’acqua pubblica: in Romagna l’acqua “non è più pubblica” dal 2003, quando nacque Hera e i nostri comuni affidarono la gestione proprio il servizio idrico.  Dov’era allora la sinistra? Perché non si stracciarono le vesti in difesa dell’acqua pubblica?
Ricordo alla sinistra ravennate due fatti:
·         Settembre - novembre 2009. I comuni della Provincia hanno deliberato  la “cessione delle reti” di distribuzione dell’acqua ad Hera, votata a maggioranza dal PD a Rifondazione Comunisti, Comunisti Italiani, ecc. !
·         “Cessione delle Sorgenti e Pozzi” (gravissima decisione presa dai medesimi soggetti che ora raccolgono le firme o la sottoscrivano). La cessione delle sorgenti al CON. AMI di Imola e le sue tante “scatole cinesi” circa otto - nove anni fa. Il CON.AMI ha successivamente investito una parte dei soldi di 23 Comuni nell’autodromo di Imola! Non si è mai saputo il motivo fra “acqua e benzina”. (Motivi di guerra del Mondo per la sinistra).
·         Nei mesi scorsi abbiamo appreso che l’autodromo di Imola sta fallendo e quindi una parte della capitale ”acqua” è andato in fumo o benzina?. Quali gli. “interessi”, errori, sperpero di denaro pubblico!
L’apertura al mercato prevista dal Decreto Ronchi è positiva, perché grazie all’adozione della gara pubblica 2013 per l’affidamento dei servizi, Hera e i comuni soci saranno costretti a garantire maggiore trasparenza ai cittadini. Non si confonda quindi la giusta e condivisibile battaglia per la salvaguardia dell’acqua con la difesa dei monopoli esistenti e soprattutto con la difesa degli interessi di Hera.    Vincenzo Galassini

Il mondo agricolo su Power Crop: "vogliamo impegni precisi"

DA DOVE ARRIVA IL LEGNO VERGINE?
Coldiretti e Cia sono sempre "sul piede di guerra" e non risparmiano osservazioni critiche a quanti coltivano interessi nei confronti del progetto di Centrale nel territorio ravennate Tempi, modalità, contenuti risultano ancora irrisolti. Ma di fatto Coldiretti e Cia prendono una posizione durissima sull'eventualità di una centrale a biomasse nei pressi di Russi. "A poco servono le dichiarazioni rassicuranti del primo cittadino di Russi e di Power Crop in mancanza di impegni concreti e precisi - affermano le organizzazioni degli agricoltori -. Sul progetto di Centrale rimane inalterata la nostra posizione. In altri termini, riteniamo che il sito prescelto da Power Crop, con l'avvallo delle Istituzioni per costruire la Centrale, è sbagliato. Infatti dovrebbe essere ubicato al centro di un territorio decisamente non vocato alla produzione di biomasse. E le motivazioni che hanno spinto verso la proposta di questo sito, come sappiamo bene, non sono state di natura tecnica o economica, bensì di tutt'altro genere".
Per quanto riguarda invece le "assicurazioni" che il materiale che sarà bruciato nell'impianto sarà costituito solo da legno vergine, Coldiretti e Cia si aspettano che sia chiaramente "prescritto" dalla Commissione di VIA, e che in caso di trasgressione scatti la automatica chiusura dell'impianto.
"Per quanto concerne il rischio che la costruzione di una centrale di questa natura e dimensione possa alterare l'equilibrio e la qualità di un vasto comprensorio dedito a produzioni fruttiviticole di qualità certificata - sostengono Coldiretti e Cia - chiediamo che questo venga adeguatamente messo sotto controllo. In quanto non è assolutamente pensabile che un nuovo insediamento possa essere autorizzato se solo esiste anche una sola possibilità che possa mettere a rischio la sopravvivenza di un intero distretto produttivo. Power Crop deve mettere in campo garanzie reali per gli agricoltori, non parole".
Non si tratta, secondo Coldiretti e Cia, di un ultimatum. Bensì di richieste concrete, fatte a coloro che stanno valutando se concedere o meno le autorizzazioni.

Disagi pendolari: "Se ne occupi la Provincia"

CONSELICE - Avviare un dibattito urgente sui problemi ferroviari della linea Lavezzola
- Faenza e sulle altre criticit à del trasporto ferroviario nella nostra provincia . A richiederlo, tramite interpellanza consegnata al presidente della Provincia, il consigliere Pdl a piazza Caduti Francesco Villa. "Dato che vengono segnalati quotidiani disagi e cancellazioni di partenze sulla linea Lavezzola-Faenza, linea gestita da RFI (Rete Ferroviaria Italiana) – afferma il consigliere - in considerazione del fatto che tali disservizi colpiscono in maniera improvvisa studenti e lavoratori che dalla zona del Lughese si debbono recare a scuola o al lavoro nel Faentino e visto che già un vertice convocato dall'Unione dei Comuni della Bassa Romagna non ha dat oesiti, chiedo al presidente che il Consiglio provinciale sia teatro al più presto di un dibattito su questi problemi per giunge -re velocemente alla redazion e di un ordine del giorno condiviso da inviare al presidente della Regione, agli assessori competenti, ai vertici di Rfi e al Ministero dei Trasporti .