lunedì 31 maggio 2010

Le auto che non sentono la crisi: sempre più folte le flotte blu dei politici

IL MESSAGGERO

Nei garage istituzionali l'Italia è leader: 624.330 auto blù contro le 72.00 degli Usa. E in Abruzzo arrivano le Audi A6

di Mario Ajello
ROMA - Autoblù... mi piaci tu. E non c’è manovra ”etica” che tenga, non c’è taglio economico che regga, non c’è stangata nè controsterzata che funzioni, non c’è esempio virtuoso che valga (ai ministri inglesi è stata tolta la Jaguar e girano in metropolitana) davanti al parco macchine della ”casta” che in questi anni è cresciuto come un soufflè assai difficile da sgonfiare. Ci vorrebbe un terremoto per eliminare la montagna di autoblù (sarebbero addirittura 624.330, secondo il ministro Brunetta che ne ha sette) che portano a spasso i potenti a spese dei contribuenti in preda a rabbia e fatalismo alla Totò: «E io pago....»? Macchè, il sisma c’è stato, e la Regione Abruzzo ha reagito regalandosi nuove e fiammanti quattro ruote, con tanto di vetri oscurati, sedili in pelle e tivvù analogica con navigatore, computer di bordo e telecamerina e questi optional possono arrivare a costare - in listino - fino a tremila euro. Gli assessori abruzzesi potrebbero dire: ma noi mica abbiamo la metropolitana o quei bus rossi a due piani che fanno tanto swinging London, quindi....

Quindi, con apposita delibera della giunta, ecco arrivate per la Regione, disastrata di suo e in un contesto di disastro economico generale, undici Audi A6, grazie a una sorta di affitto triennale con la Consip, la Spa del ministero dell’economia. La berlina del presidente Chiodi costerà 1.791,85 euro al mese. Le altre dieci: 1.579,38 euro mensili a testa. Totale: 21.102,78 euro ogni trenta giorni. Che è più di quanto paga il Veneto, territorio assai più esteso dell’Abruzzo. Siccome le vecchia autoblù avevano 190.000 chilometri sulle spalle, ecco il ricambio in salsa aquilana. Col sovrappiù di 43,75 euro mensili per la tivvù analogico-digitale piazzata nell’abitacolo e che tornerà utilissima a «lorsignori» - come li chiamava il mitico Fortebraccio - per gustarsi i Mondiali sudafricani di quest’estate.

Il rischio Grecia e l’austerity si fermano insomma davanti ai garage istituzionali. Perchè è tutto da dimostrare che il taglio del 20 per cento delle autoblù, previsto dalla manovra economica, riesca a superare la prova parlamentare. Anche se ci riuscisse, il super-record italico non verrebbe insidiato. Guidiamo largamente la classifica delle autoblù nel mondo, con le nostre quasi seicentocinquantamila, e dietro il Belpaese (anzi Blùpaese) arrancano con abissale distacco gli Stati Uniti (appena 72mila macchine istituzionali), la Francia (63mila) e l’Inghilterra (56mila). Il cameo di Giulio Andreotti, nel film con Alberto Sordi, «Il tassinaro», non ha fatto scuola. La bici di Cameron qui verrebbe investita da una delle 175mila macchine in dotazione dei Comuni, delle Regioni e delle Province (che non solo non verranno abolite loro ma neppure le loro autovetture) e, se fosse passata la proposta del senatore pidiellino Gallo, neppure verrebbero tolti i punti alla patente dell’autista della berlina istituzionale - magari in dotazione di un peone - che investisse il premier britannico.

Ogni tanto, simbolicamente, c’è un sindaco che fa il beau geste. Alemanno rinuncia alle due Lancia Thesis che aveva Veltroni e gira con una Croma presa in comodato d’uso dalla Fiat. Un primo cittadino agrigentino, Zambuto, consegna una Thesis al concessionario, si fa dare in cambio uno scuolabus per i bimbi della città e guida la sua Panda senza autista. Quelli del Siar (il Sindacato italiano autisti di rappresentanza) sostengono che le autoblù sono soltanto 3.420, e sarebbero diminuite rispetto alla vecchia cifra di 3.850. Ma basta dare un’occhiata a Palazzo Chigi, per vedere - oltre al ridicolo dei papaveri di governo che per percorrere cento metri s’infilano in un bolide super-corazzato - questa cifra choc: fra affitto dei veicoli, carburante, parcheggi e manutenzione, più di nove milioni di euro all’anno costano le quattro ruote dell’esecutivo.

Se a queste si aggiungono tutte le altre della flotta tricolore in blù che parlano ogni lingua della politica e ogni dialetto delle contrade italiane (nella Campania di Bassolino gli innumerevoli autisti regionali arrivavano a guadagnare 3.000 euro netti al mese e nessuno glieli può toccare, mentre nel Lazio è capitato che l’ex autista di Nicola Mancino sia diventato un capopopolo dei voti berlusconiani nel Basso Lazio, e stiamo parlando del senatore Fazzone), si arriva a un costo per le casse dello Stato di 21 miliardi di euro, cioè quasi il costo dell’attuale manovra economica che è di 24, fra affitto, pedaggi, guidatori, benzina. E a poco finora sono serviti i ”vaffa” dei passanti (mescolati però all’esercizio del vip watching), o le adunate internettiane del gruppo su Facebook intitolato «Basta alle troppe autoblù», di fronte alla carovana di Audi A 6 (le predilette della ”casta”), Bmw, Alfa e Lancia che costituiscono tanti Palazzetti mobili attraverso la Capitale e lungo la Penisola, sorvolanti sul traffico e in fondo parlanti. Raccontano di una crisi che, da dietro i vetri oscurati, forse non si riesce a vedere come meriterebbe. 
 
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MANAGER PUBBLICI, ECCO CHI RISCHIA DI VEDERE GLI STIPENDI TAGLIATI

COMUNI, PROVINCIA E SOCIETA’ PUBBLICHE: NEL MIRINO CHI GUADAGNA PIU’ DI 90 MILA EURO LORDI

Si parte con il Comune: potrebbero arrivare tagli allo stipendio del direttore generale Carlo Boattini che percepisce uno stipendio annuo lordo di 140mila euro (in questo come nei dati seguenti viene indicata la cifra lorda, che comprende anche retribuzioni di risultato e anzianità, in attesa che il ministro Tremonti detti le linee guida della ‘manovra’). Si passa poi a Carlo Neri, segretario generale: il suo stipendio di quasi 119mila euro troverà la scure del governo. Sul filo del rasoio Claudio Bondi, dirigente del servizio edilizia: 90mila euro annui lordi; Alberto Mutti, del servizio progettazione urbanistica evita il taglio per un soffio, Non così Walter Ricci, Capo Area Infrastrutture Civili, che supera i 103mila euro. Ben lontano Stefano Rossi, comandante della Municipale, che si ferma a quota 78mila. Se la ‘manovra’ andrà a raccogliere frutti in Provincia il direttore generale Domenico Randi vedrà decurtato del 10 per cento il suo stipendio annuale di 133.156 euro lordi.
Tagli per Arrigo Antonellini, dirigente del settore Ambiente e Territorio che ne guadagna 96.619. Per poco è esente Andrea Morandi, dirigente in staff con i suoi 89.505euro annui. Alberto Rebucci, dirigente Settore Attività Produttive e Politiche Comunitarie rientrerà nella decurtazione del 5 per cento con 95.328 euro annui, come Claudio Savini, dirigente settore lavori pubblici che arriva all’anno a 100.012 euro. Poco meno Antonio Venturi,dirigente del settore politiche agricole con 95.523 euro.
Negli altri comuni della provincia non si risparmieranno tagli: Anna Boschi, segretario comunale di Cotignola dovrà fare i conti con i suoi 117.533 euro, Angela Grattoni, segretario comunale di Bagnacavallo e Russi con 103.134. Marco Mordenti, segretario comunale di Lugo, Fusignano e Unione si ‘salva’ dsal meno 10 per cento per poco: percepisce annualmente 125.594 euro lordi. Valeria Villa, segretario comunale di Conselice e Sant’Agata rientrerà nel taglio del 5 per cento con 108.648 euro, così come Enrica Bedeschi Direttore, generale Comune di Lugo (93.954 euro). Supera i centomila ma non abbastanza per il taglio del 10 per cento Francesco Raphael Frieri, direttore generale Unione dei comuni (115.000 euro), così Daniele Garelli Direttore generale Comune di Bagnacavallo (107.250 euro). A Faenza si parlerà probabilmente di tagli per Deanna Bellini del settore legale (110mila euro annui). A Cervia Margherita Campidelli, segretario generale con 96mila euro. Ed ora i manager delle società partecipate: Filippo Brandolini che percepiva un’indennità di presidente di Hera Ravenna di 100mila euro è sotto la scure dei tagli. All’Autorità portuale: i tagli dovrebbero arrivare per il presidente Giuseppe Parrello che percepisce 340mila euro lordi l’anno e Guido Ceroni, direttore operativo: 209mila euro lordi annui. Si sale con gli stipendi e con i probabili tagli anche all’Ausl: per il direttore generale Tiziano Carradori si parla di 177mila euro annui e di poco più di 140mila per Savino Iacoviello.  Resto del Carlino Cronaca di Ravenna

QUANDO SI DICE DI PREDICARE BENE E RAZZOLARE MALE. LA PRIMA SEDUTA DEL CONSIGLIO REGIONALE DELL’EMILIA-ROMAGNA CI COSTA 1,3 MILIONI DI EURO

Guadagnare senza fare niente è il sogno di molti e la realtà di pochi: precisamente dei neo eletti consiglieri della Regione Emilia Romagna. In due mesi, dal giorno delle elezioni a quello dell’insediamento della nuova assemblea legislativa, sono stati spesi 1,3 milioni di euro. Spesi per una riunione di un’ora in aula.  A fare i conti è Galeazzo Bignami, consigliere regionale del Pdl. La cifra si ricava facilmente: dal 29 marzo al 9 maggio, data dell’insediamento dell’assemblea, non si è letteralmente fatto niente. E per quel niente sono stati tutti pagati: i consiglieri uscenti e quelli eletti. Sempre secondo le stime di Bignami un consigliere regionale costa 13mila euro lordi al mese: moltiplicando 13mila per 50, il numero dei consiglieri, si arriva a 650mila. I mesi in questione sono due e si arriva a 1milione e 300mila euro. Il fatto curioso è che non c’è niente di irregolare: le norme che regolano il passaggio da una assemblea all’altra sono tutte rispettate. È la lentezza che fa lievitare i costi. I primi a indignarsi per lo spreco sono stati i consiglieri Giovanni Favia e Andrea Defranceschi del Movimento 5 stelle, che in una nota hanno invitato i consiglieri inoperosi a restituire lo stipendio o devolverlo a qualche iniziativa benefica.

UN SUCCESSO PER LA ROMAGNA

IL CESENA CONQUISTA LA SERIE A
Vent'anni di attesa per una corsa fantastica, che in pochi avrebbero pronosticato a inizio stagione. Il Brescia, invece, è stato sconfitto a Padova (1 a 2) sotto il diluvio. Anche la provincia ravennate ha diversi seguaci bianconeri... Ragioni di campanile a parte, il versante cesenate ha cominciato ad esultare: la squadra allenata da Bisoli ha vinto a Piacenza grazie a un gol di Parolo, bravissimo ad insaccare con un destro al volo al 2' della ripresa.
I Romagnoli sono felici di festeggiare dopo vent'anni per il Cesena la gloria della Serie A!

sabato 29 maggio 2010

LICEO SCIENTIFICO LUGO. LAVORI ANCORA BLOCCATI: ORA ANCHE AZIONE PENALE?

COSA SUCCEDE A LUGO

Ristrutturazione del Liceo Scientifico “Ricci Curbastro” di Lugo . Oltre un mese fa la ditta “Il Poligono” aveva chiesto un incontro fra i suoi tecnici e i tecnici della Provincia per tentare di sbloccare i lavori e garantire il regolare inizio dell’anno scolastico e non ha ricevuto risposta. Questa settimana c’è stato invece un incontro fra gli avvocati della ditta “Il Poligono” e quelli della Provincia, penalisti e amministrativi che si è risolto con un nulla di fatto. La Provincia è più interessata agli aspetti penali e amministrativi di cui tutti conosciamo i tempi biblici o a garantire l’agibilità della scuola in tempo utile, fermo restando che la giustizia faccia il suo corso?  Giovanna Maria Benelli consigleire provinciale

E' IL PORTO LA VERA CHIAVE DELLO SVILUPPO DI RAVENNA

"Già nei giorni scorsi abbiamo avuto occasione di confrontarci con gli Industriali sui temi principali che sono oggetto del documento presentato dall'Associazione". Lo dichiara il consigliere regionale e coordinatore provinciale del Pdl Gianguido Bazzoni.  "Apprezzo molto l'impegno di Confindustria Ravenna che ha deciso di confrontarsi sulle tematiche più importanti della nostra provincia - spiega Bazzoni -, rifuggendo qualsiasi particolarismo, per porre all'attenzione i temi cardine inerenti lo sviluppo del nostro territorio. Tra questi ritengo sia fondamentale il ruolo che le forze politiche e sociali possono assegnare al porto che oggi soffre di un calo costante di movimentazione delle merci pari al 30%, a causa della crisi generale che a Ravenna si fa sentire in maniera particolare per le note carenze infrastrutturali che tendono ad allontanare gli operatori e i traffici". "Al contrario, il porto potrebbe essere il vero volano dello

venerdì 28 maggio 2010

LA DEMOCRAZIA DELLA SINISTRA NELL’ASSOCIAZIONE DEI COMUNI LUGHESI SNOBBA LE MINORANZE PER IL RUE

IL RUE (REGOLAMENTO UNICO EDILIZIA): DOCUMENTO FISCALE PER NORME CHE RESTANO IN VIGORE 15 ANNI

CORSI DI MUSICA: SCUOLA MEDIA STROCCHI MISTIFICAZIONI E PROPAGANDA I VERI MALI DELLA NOSTRA SCUOLA

LA RESPONSABILE.

La conduzione della vicenda riguardante i tagli ai corsi di musica alla Scuola Strocchi da parte della dirigente dell’ufficio scolastico provinciale Prof. Martinez è veramente incresciosa. In prima battuta, e qualcuno continua a farlo, si è cercato di buttarla in politica addossando le responsabilità di questa scelta sul Ministro Gelmini, unica motivazione politica che ormai anima e scalda il PD.
Si è lasciato intendere ciò che in realtà non era con una campagna sibillina di disinformazione fatta di cose dette e non dette (vedi dichiarazioni riportate nell’articolo comparso sul Resto del Carlino il 23 maggio scorso a pag. 31), campagna alla quale non si è estraniata neppure la CGIL che con le dichiarazioni del 21 maggio non ha definito con rigore le responsabilità della vicenda. Grazie a dichiarazioni ed articoli tesi a riportare la realtà dei fatti si è poi compreso  che la decisione era tutta da addebitare alla volontà e alle valutazioni della dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale e che anzi dal Ministero alla pubblica istruzione era pervenuta una circolare nell’aprile scorso dove si ribadiva la fondamentale importanza delle scuole di formazione musicale, confermandone il mantenimento. Una situazione paradossale dove finalmente chi ha inteso fare della mera propaganda e ha cercato di rappresentare la realtà dei fatti in modo diverso è stato smentito. Con l’auspicio che vengano riconfermati i corsi di musica nelle scuole della provincia ci auguriamo che d’ora in poi ci sia più attenzione nel collocare le responsabilità dell’agire amministrativo e si censurino con forza quei comportamenti che strumentalizzano la scuola. Dopo tutta questa confusione sarebbe opportuno che la dirigente dell’ufficio scolastico provinciale spiegasse apertamente quali costi intende o intendeva sostenere con il taglio dei corsi di musica?

CORSI DI MUSICA IL PARERE DEL PROF. STEFANO TRAMONTI DI RAVENNA