La pubblica
amministrazione deve saldare ancora sessanta miliardi di euro di debiti alle
imprese italiane. Imprese che spesso, proprio per questo ritardo infernale,
sono costrette a chiudere o a chiedere prestiti alle banche. I peggiori
pagatori sono i comuni: record negativo in quello di Catanzaro (144 giorni di
ritardo). Male anche l'Asl del Molise (126 giorni oltre la scadenza) e il
Ministero dell'Economia (82 giorni dopo il termine pattuito). E' quanto
denuncia la Cgia di Mestre in una nota. Sebbene la legge imponga alla Pubblica
amministrazione (Pa) di pagare i propri fornitori con tempi compresi tra i30 e
i 60 giorni, spiega la Cgia, una parte rilevante dei principali Comuni
capoluogo di provincia, delle Regioni, dei Ministeri, delle grandi Asl e di
alcuni enti pubblici continua a non rispettare questa scadenza. Dalla
fotografia della Cgia, che ha analizzato i siti web delle p.a. che per la prima
volta entro lo scorso 30 aprile avevano l'obbligo di pubblicare la tempestività
dei propri pagamenti riferiti al primo trimestre di quest'anno, emerge una
situazione "a macchia di leopardo". Mentre i Comuni, le Asl e alcuni
Ministeri presentano dei ritardi inaccettabili, le Regioni e alcuni enti
pubblici hanno "sforato in misura abbastanza contenuta o hanno addirittura
saldato i propri fornitori in anticipo rispetto ai termini contrattuali.
"In questa elaborazione abbiamo consultato solo un piccolo campione di soggetti
pubblici - fa notare il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi - e pur
riconoscendo che le difficoltà e i tagli hanno ridotto le possibilità di spesa
delle amministrazioni pubbliche, non e' giustificabile che una buona parte dei
soggetti monitorati, a distanza di quasi 2 mesi e mezzo dalla scadenza prevista
per legge, non abbia ancora pubblicato sul proprio sito internet alcun dato.
Ancora una volta,quando la Pa. è obbligata a rendere conto ai cittadini-contribuenti
del proprio operato, la trasparenza, spesso invocata a parole dai politici o dai dirigenti pubblici, stenta ad affermarsi
nei fatti”
lunedì 15 giugno 2015
domenica 14 giugno 2015
PROVINCIA: NON CAMBIA NULLA, LE PROPOSTE DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA. RIMANE TUTTO CON MAGGIORI SPESE A CARICO DEI CITTADINI
Vincenzo Galassini consigliere
provinciale Forza Italia. Se
va bene, gli emiliano romagnoli non si accorgeranno di nulla. Nel retrocucina,
però, la Regione prepara il terreno per cambiare faccia al riassetto
istituzionale, riorganizzando le Province ma allo stesso tempo mantenendo i
servizi sul territorio. La regione ha
presentato il progetto di legge di
riordino istituzionale, ora in rampa dì lancio per la discussione e l'ok definitivo
in assemblea legislativa. «Per tutto il 2015 garantiamo la continuità funzionale
dei servizi», la cui : «articolazione resta sui territori». In altre parole, i
«cittadini non si renderanno i conto dei cambiamenti che i servizi continueranno
a funzionare», Intanto si parte con la riorganizzazione, che coinvolgerà non
solo le Province. Nascerà infatti la nuova Agenzia
regionale per il lavoro, a cui faranno capo tutti i centri per l'impiego. «
Cambierà volto anche l'Arpa, a cui saranno affidati anche
tutti i compiti delle Province in
materia ambientale, mentre la parte che
riguarda prevenzione e difesa del suolo sarà riunificata sotto l'Agenzia regionale di Protezione civile.
Infine, l'agricoltura tornerà in mano
alla regione, anche per «garantire una
migliore gestione dei fondi europei». Cuore
del riassetto è però il destino dei circa 4mila
dipendenti provinciali: tutti, «entro la
fine del 2016 avranno una collocazione certa». Circa 2mila dipendenti resteranno in capo alle Province per le funzioni base assegnate dalla legge Delrio. Circa un
migliaio saranno trasferiti invece alla Regione e alle sue agenzie (come Arpa o
Protezione civile) per i settori agricoltura, ambiente e lavoro. Di questi,
però, solo un centinaio cambierà fisicamente
ufficio: gli altri resteranno sui
territori per svolgere gli stessi servizi attuali. Inoltre, circa 400 persone andranno in pensione entro la fine
del 2016. «Non ci saranno esuberi», già nel bilancio 2015, del resto, la Regione aveva
stanziato in via straordinaria 28
milioni di euro per garantire stipendio e posto di lavoro ai dipendenti delle Province considerati in eccesso dal governo, come è successo per le
ex Comunità Montane. Resta in sospeso la
questione della Polizia provinciale, che è materia di cui si sta occupando il ministro
Marianna Madia nella riforma della
pubblica amministrazione.
INTANTO AUMENTANO GLI
AUTOVELOX PER FARE CASSA
"La viabilità stradale richiede sistemi idonei per rendere la
circolazione più sicura, ma l’installazione di autovelox fissi non deve
rappresentare solo lo strumento per fare introitare facili soldi alla
Provincia.
"Nel 2014 le sanzioni amministrative totali sono 420.641,05, se si
considerano, inoltre, anche quelle dei settori ambiente, agricoltura, boschiva
e altri di cui, come si accennava, ben 302.069,11 solo per violazioni al codice
della strada. E’ difficile, dunque, non definire determinati provvedimenti
molto utili non solo per una buona prevenzione ma soprattutto per fare cassa" OCCHI
RAGAZZI, LE PROVINCE SONO RIMASTE E AUMENTANO LE MULTE. Vincenzo Galassini
consigliere provinciale Forza Italia
giovedì 11 giugno 2015
MAFIA CAPITALE, SALVATORE BUZZI AI PM: SPEGNETE IL REGISTRATORE, ALTRIMENTI CADE IL GOVERNO DI SINISTRA
Su Mineo casca il Governo…io potrei, cioè, se possiamo spegnere il registratore glielo dico, se può spegnere un secondo”. Salvatore Buzzi, ras delle coop romane, ha deciso di collaborare con i magistrati che indagano su Mafia Capitale.
Marino nei guai – Buzzi nel suo interrogatorio parla anche dei 2.500 posti Sprar (sistema di protezione per richiedenti asilo finanziato da ministero dell’Interno ed Europa) del Comune di Roma. “È stata fatta una procedura senza gara e senza bando. 76 milioni di euro di affidamento. Giunta Marino eh?
mercoledì 10 giugno 2015
venerdì 5 giugno 2015
giovedì 4 giugno 2015
LA LEGA PORTA MALPEZZI AL BALLOTTAGGIO. MIA ACCADUTO
Riccardo Isola. Si va al
ballottaggio. E lo si fa per la prima volta nella storia elettorale di Faenza.
Per sapere chi dovrà guidare palazzo Manfredi nei prossimi cinque anni si dovrà
aspettare il secondo turno. Il sindaco uscente Giovanni Malpezzi, sostenuto dal
Partito democratico dalla lista civica Insieme per cambiare, da La tua Faenza e
Idv, non ce l’ha fatta a strappare la riconferma nella tornata del 31 maggio.
La coalizione si è fermata al 45% dei consensi. Nel 2010 Malpezzi vinse al
primo turno con il 55,5%. Si torna così alle urne tra due settimane. Il 14
giugno i faentini saranno di nuovo chiamati ad esprimersi per scegliere il
primo cittadino tra Giovanni Malpezzi ed il leghista Gabriele Padovani
(20,35%). Quello della Lega nord è stato un exploit atteso. Forte del sostegno
di due liste, quella ufficiale (15,23%) e quella a sostegno del candidato
(4,35%), Gabriele Padovani è così riuscito nell’impresa storica. Nel 2010 il
Carroccio si era fermato al 12,85% Un risultato inedito questo arrivato a causa
di una serie di motivi. In primis l’astensionismo (41%) a cui fa seguito una
frammentazione dei candidati in lizza (9) e un malcontento nei confronti della
gestione della città da parte della maggioranza uscente. A destare
preoccupazione, anche per il prossimo turno, è ancora l’astensionismo. Rispetto
a cinque anni fa (76.5%) questa volta il 17,5% in meno di faentini ha deciso di
esprimere il voto nel segreto dell’urna arrivando a quota 59%. Tra i partiti
che non hanno brillato c’è il Pd che si è ferma al 36% dei suffragi (9.054
voti) mentre nel 2010 raggiungeva quasi il 41% (12.773 voti). Minimo storico
per i partiti fondatori del progetto berlusconiano che non sono arrivati al 4%.
Forza Italia, Nuovo Psi, Fratelli d’Italia e Popolari per l’Italia con
candidato Tiziano Cericola hanno ottenuto il 3,97%. È andato meglio Alessio
Grillini (Io faentino) che con il 4% supera gli ex alleati del Pdl. Sempre
dalle parti della destra, Forza nuova ottiene il suo miglio risultato di sempre
raggiungendo il 3,43% dei consensi. Male invece il civismo duro e puro. Il
Comitato No piano sosta, con candidata Claudia Berdondini, si ferma all’1,87%
mentre Emanuele Visani, promotore del Comitato faventia ottiene l’1,42%. Chi
compie un vero e proprio balzo in avanti è il Movimento 5 stelle. Rispetto a
cinque anni fa i pentastellati raddoppiano quasi i voti arrivando ad essere la
terza forza politica con il 14%. Bene anche l’Altra Faenza che riesce ad
ottenere un incoraggiante 5,38%. La tornata del 31 maggio si è caratterizzata
per una lentezza dello spoglio. Solo in tarda notte, attorno alle 4.30, i
risultati sono diventati definitivi. A rendere difficoltosa la procedura è
stato anche il sistema del voto disgiunto che ha portato diversi elettori a
sbagliare. Un vero e proprio decimo soggetto in campo, il partito dell’errore,
che sfiora il 3% (786 schede).
lunedì 1 giugno 2015
SILVIO BERLUSCONI RILANCIA IL PROGETTO DI UN RASSEMBLEMENT DI MODERATI
Sembrava fuori dai giochi,
sembrava ormai fuori dalla scena politica e invece...ancora una volta Silvio
Berlusconi è riuscito a riprendersi la scena. Via via che lo spoglio andava
avanti e sezione dopo sezione si componeva il puzzle di una evidente sconfitta
elettorale per Matteo Renzi, il Cavaliere ha cominciato a fare dei ragionamenti
con i suoi. Ragionamenti che si possono sintetizzare così: Matteo Renzi esce
indebolito dal voto, il 40% delle europee comincia a sgretolarsi. E noi,
dove siamo andati uniti gli abbiamo dato filo da torcere, strappandogli persino
una roccaforte rossa come la Liguria. Berlusconi non sottovaluta l'avanzata
della Lega. E a chi gli fa notare che Matteo Salvini potrebbe insidiare la sua
leadership e lanciare presto un’Opa sul centrodestra, il Cav continua a
ripetere: nessuno si dimentichi che solo se stiamo insieme vinciamo. E ancora:
il centrodestra ha un futuro, una prospettiva politica, se è unito, da qui il
mio sogno di un rassemblement
di moderati, che comprenderebbe il Carroccio e attirerebbe
anche gli elettori di Area
popolare guidata da Angelino Alfano. Visto che un elettore su due ha disertato le urne, le
regionali, avrebbe spiegato il leader forzista, dimostrano che chi è arrabbiato
ha espresso un voto di protesta (da qui la tenuta di M5S e la crescita del
Carroccio), mentre chi non si riconosce in questa vecchia politica, ovvero
tantissimi moderati di centrodestra, ha preferito astenersi, facendo crollare
l’affluenza. E noi dobbiamo riconquistare il consenso e la fiducia dei nostri
elettori astenuti. Prospettiva
- Berlusconi, dunque, tira un sospiro di sollievo rispetto al 6 a 1 per i
renziani che un mese fa tutti davano per probabile. Certo, resta la forte
amarezza per aver perso la Campania, anche se Vincenzo De Luca ha sempre la spada di
Damocle della decadenza per effetto della legge Severio. Forza Italia non
scende sotto la soglia di allarme del 10% (si attesta sull’11%) a livello
nazionale, un risultato non certo rassicurante rispetto al passato anche se
previsto a palazzo Grazioli, ma la vittoria a sorpresa di un fedelissimo del cerchio
magico come Giovanni
Toti in Liguria, basta per galvanizzare l’ex premier e
concentrarsi sulla rivoluzione azzurra, cioè il cambiamento di Forza Italia,
più volte annunciato. Presto partirà il rinnovamento, è il ragionamento fatto
da Berlusconi. E proprio il successo di un fedelissimo come Toti fa passare in
secondo piano le beghe interne al partito forzista: i maldipancia dei verdinian
e la guerra con Raffaele Fitto, ormai fuori dal partito, anche se in Puglia
l’ex ministro ha vinto la sua sfida personale con i berluscones, visto che il
candidato dei Conservatori Francesco
Schittulli ha surclassato Adriana Poli Bortone, sostenuta dai lealisti
di Luigi Vitali.
sabato 30 maggio 2015
venerdì 29 maggio 2015
giovedì 28 maggio 2015
CONSIGLIO PROVINCIALE: RIMANDA I PAGAMENTI E RINEGOZIA MUTUI CASSA DEPOSITI PRESTITI. CONFERMA LA BUFALA DI RENZI, TOLTE LE PROVINCE.
Il consiglio provinciale a “Rinegoziato
mutui con la Cassa Deposito e Prestiti ai sensi dell’art.1 ,comma 430, della
legge 23.12.14n n, 190 – anno 2015” e la “Sospensione pagamento rate mutui in essere con Unicredit Banca in
scadenza anno 2015” per circa 200 mutui in base ad un atto del Consiglio
dei Ministri in elaborazione non ancora approvato, in merito alla situazione
delle Province che, Renzi e Delrio, affermano eliminate. Nella pratica, anche
in mancanza di legge, la Provincia per fare il bilancio di previsione 2015,
dovrà allungare le spese negli anni, la scadenza sarà prolungata al 2044 e
quindi la rata annuale sarà più bassa, la dimostrazione che e Province sono rimaste, e tolti i consigli
elettivi e la giunta sostituita dai sindaci, per la provincia di Ravenna tutto
entrerà in vigore nel 2016. In pratica la Provincia mantiene le sue funzioni,
alcune deleghe, avuto nel corso degli anni, saranno restituite alle Regioni,
con maggiori spese per i cittadini perché la Regione ha stipendi superiori,
altre rimangono perché c’è da mantenere la struttura dei dipendenti esistenti e
le deleghe iniziali delle Provincie (strade, scuole, e quanto creato nel
tempo). Il voto contrario di Forza Italia è stato motivato:
- Rimandare il pagamento alla banca
della rata e degli interessi, portera via risorse per le attività alle
aziende con i fondi stanziati da Draghi per le banche e le attività
produttive.
- L’allungamento dei mutui con la
Cassa Deposito e Prestiti, avranno forse condizioni migliori, ma in
pratica il debito si porta fino al 2044.
- Andiamo a potenziare la Cassa
Depositi e Prestiti che è entrata a fare parte di HERA, la quale tartassa i cittadini con le tariffe in regime
di monopolio ed eroga fondi ai Comuni, tutto un giro di “scatole cinesi” a
scapito dei poveri cittadini.
Tutto un’arrampicarsi
sugli specchi per mantenere la struttura, le Provincie non sono state tolte!
La Provincia con la Cassa Depositi e Prestiti può fare come Renzi dare solo un “bonus” del 30%, come fatto
con i pensionati, una mancia del governo ma forse
meglio dire “carità pelosa” per le elezioni
regionali. Auspico che quanto prima tutti aprano gli occhi.
Consigliere provinciale
Forza Italia Ravenna Vincenzo Galassini
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