martedì 4 ottobre 2016

E’ UFFICIALE: C’E’ IL PARTITO DEI PM


Piero Sansonetti  - Dunque il partito dei Pm c'è. E' reale, organizzato, ha una sua rete di comunicazione. Ieri avevamo scritto di partito dei Pm dopo la dichiarazione di resa di Matteo Renzi (che aveva rinunciato a porre la fiducia sulla riforma del processo per "rispetto" verso l'Anm). Usavamo però il termine "partito" come una metafora, ci riferivamo a un partito virtuale. Oggi invece il nostro giornale è venuto in possesso di una mail inviata a centinaia di Pm da uno dei magistrati più vicini a Piercamillo Davigo, nella quale si esulta per il successo politico ottenuto dalla Anm che ha costretto Renzi a dichiarare la subalternità del governo al potere della magistratura. La mail non è pubblica, e in teoria avrebbe dovuto restare segreta. Sfortunatamente - diciamo così: sfortunatamente - proprio noi del Dubbio siamo entrati in possesso di questo documento e oggi ve lo proponiamo. La "segretezza" non toglie nulla alla realtà di un vero e proprio partito politico che si considera tale e che si organizza per influire direttamente sull'attività legislativa e per condizionare la politica ai suoi massimi livelli.
Questo partito trova la sua forza da una parte nella struttura dell'Anm (che formalmente è un sindacato), dall'altra in una vastissima rete di sostegno parlamentare diffusa in tutti i partiti e in tutti gli schieramenti, che gli permette, su un certo numero di argomenti, di avere il pieno controllo dell'attività legislativa. L'esistenza di un partito dei Pm - che agisce sia orizzontalmente rispetto ai partiti tradizionali, Pd, Forza Italia, 5 Stelle, Lega, eccetera, sia "verticalmente", cioè da una posizione di evidente superiorità sugli altri partiti - pone tre problemi. Il primo riguarda lo squilibrio dei mezzi nella lotta politica. Il secondo riguarda la legittimità costituzionale di questo partito. Il terzo problema riguarda la sua linea politica. Lo squilibrio dei mezzi è evidente. I Pm hanno poteri infinitamente

giovedì 29 settembre 2016

giovedì 22 settembre 2016

lunedì 19 settembre 2016

MORTO CIAMPI, L’UOMO CHE E INGUAIO’ IL PAESE

Ciampi ha fatto parte di quel gruppo di tecnici e politici che l'Italia la disfò, inseguendo la chimera europeista. È stato lui infatti, insieme a Prodi, a gestire l'entrata dell'Italia nell'Euro accettando condizioni da strozzini sul cambio Lira-Euro imposte dalla Germania
Alessandro Sallusti - Carlo Azeglio Ciampi è morto ieri all'età di 95 anni. Tra gli anni Ottanta e Duemila è stato praticamente tutto: Governatore della Banca d'Italia, presidente del Consiglio, ministro del Tesoro con Prodi e, fino al 2006, presidente della Repubblica, eletto alla prima votazione, su proposta di D'Alema, anche con i voti del centrodestra. Non ha mai avuto tessere di partito, pur essendo uomo di sinistra. Dal Quirinale ha sdoganato il tricolore, l'inno di Mameli e la parola «Patria» che fino ad allora erano considerati simboli della destra e non di tutta la nazione. Ma non è questo il principale, se pur meritevole, motivo per cui sarà ricordato. Ciampi, pur non essendo stato un costituente, appartiene alla generazione dei Padri della Patria. Cioè a quegli uomini che l'Italia repubblicana l'hanno fatta e portata ad essere l'ottava potenza mondiale. Ma, parlandone da vivo, ha fatto parte anche di quel gruppo di tecnici e politici che l'Italia la disfò, inseguendo la chimera europeista. È stato lui infatti, insieme a Prodi, a gestire l'entrata dell'Italia nell'Euro accettando condizioni da strozzini sul cambio Lira-Euro imposte dalla Germania. Fu quello infatti l'inizio di tutti i problemi che, a distanza di sedici anni, ancora ci troviamo a scontare. Non si è mai pentito, Carlo Azeglio Ciampi, di quella sciagurata scelta. Sbagliò visione e previsione. Da scienziato dell'economia si fece prendere la mano dalla politica, che poco masticava, e dall'ambizione di continuare a stare seduto al tavolo dei potenti sia pubblicamente che, privatamente, in maniera riservata e personale. Forse Ciampi credeva, come molti suoi coscritti, che l'interesse e le ambizioni dello Stato coincidono sempre con quelli dei cittadini. Una visione elitaria e tecnicistica della politica che ha provocato solo disastri. È un fatto che dal giorno in cui Ciampi e Prodi misero la firma che ci faceva entrare nell'Euro a quelle condizioni, l'Italia ha smesso di crescere e non si è più ripresa. La sua presidenza della Repubblica fu tutto sommato scialba, rivalutazione della Patria a parte. Non amò i governi Berlusconi e fece qualche sgambetto al centrodestra. Ma se pensiamo che prima di lui c'era Oscar Luigi Scalfaro e dopo di lui venne Giorgio Napolitano, possiamo parlare di un raggio di sole al Quirinale. E di questo lo ringraziamo.

sabato 17 settembre 2016

I COMUNI E LE SCUOLE RICORDINO ORIANA FALLACI


 “Sveglia, Occidente, sveglia! Ci hanno dichiarato la guerra, siamo in guerra! E alla guerra bisogna combattere” (Oriana Fallaci)
Rodolfo Ridolfi - Sono passati 11  anni dalla scomparsa di Oriana Fallaci ed in tutti questi anni la sua visione, la sua verità, la sua intransigenza ed il suo insegnamento profetico sono stati ricordati e rimpianti da un numero sempre maggiore di persone anche molte di quelle che con pregiudizio non l'amavano. Da tempo sostengo come sia giunto il momento che la politica, le istituzioni, soprattutto quelle scolastiche e culturali, promuovano momenti di riflessione,di celebrazione della memoria e delle profetiche testimonianze civili e politiche di respiro mondiale che Oriana Fallaci ci ha lasciato nei suoi scritti. Ricordare Oriana Fallaci per il suo contributo culturale e storico, e per il suo coraggioso impegno nell’affermare la necessità di tutelare la nostra civiltà cristiana ed occidentale può farci recuperare, se ancora siamo in tempo, il tempo perduto. Intitoliamole strade, vie e Piazze e soprattutto scuole in tutto il Paese.  Oggi le condizioni dello scontro fra Islam ed Occidente hanno raggiunto livelli impensabili, la drammatica quotidiana  attualità del terrore registra  cristiani  perseguitati in maniera sistematica, l'occidente devastato in una escalation di furia terroristica che non risparmia nessuno e nessun Paese è ora di ascoltare il monito di Oriana: “Sveglia, Occidente,sveglia! Siamo in Guerra…”
 Io come ho sempre fatto anche quando andavano di moda le bandiere della pace che oggi evidentemente i catto-comunisti hanno riposto in naftalina, voglio aggiungere il mio omaggio ad Oriana, alla sua figura di donna, giornalista e scrittrice perché sto dalla parte di coloro che si sentono “ orfani”. Ho avuto il privilegio di conoscere Oriana, toscana purosangue, con la sua forte personalità e i suoi modi spicci, nel corso di una campagna elettorale a Firenze alla fine degli anni 70 quando fu candidata al Senato della Repubblica nel collegio di Greve in Chianti, per il PSI e conservo gelosamente una lettera che mi inviò, quando ero Sindaco di Marradi, lettera che accompagnava una copia del suo libro Insciallah, 1990, super premio Bancarella con la preghiera che Oriana mi rivolgeva di ringraziare mio

giovedì 15 settembre 2016

FINALMENTE A SCUOLA SI POSSONO CONSUMARE I PASTI PORTATI DA CASA. CONTRO L’AUMENTO DEI COSTI E CONTRARI ALLA MENSA MASSIFICATA E I MENU’ PROPOSTI!

Class action Un giudice aveva autorizzato l'azione legale di 58 famiglie che chiedevano di concedere ai loro figli la possibilità, finora negata, di consumare a scuola pasti portati da casa . La decisione arriva da Torino. Qualcuno nella Torino post industriale lo chiama ancora il baracchino, come il pasto operaio del tempo che fu. A Milano è la schiscotta. Per i soldati e per sempre è la gavetta. Cibo cucinato a casa e portato al lavoro, fra i banchi, in trincea. Magari anche solo un panino, ma capace di scatenare la guerra. Da ieri è tregua: consumarlo a scuola è un diritto di tutti. Al Miur l'idea non piaceva, e in- fatti aveva presentato reclamo contro la decisione di un giudice che autorizzava 58 famiglie a non mandare i figli in mensa, o meglio a mandarceli ma con il pasto preparato dalla mamma. Secondo i giudici del Tribunale di Torino quel reclamo è infondato e anche anti costituzionale. L'ordinanza cita espressamente l'art. 34 sul diritto allo studio .- LA MOTIVAZIONE «Il pranzo è un momento formativo: nessun bambino può essere discriminato» inteso come obbligatorio e gratuito per almeno 8 anni -scuola materna-elementare-: subordinarlo a servizi a pagamento, come appunta la mensa, «viola il dettato costituzionale». Insomma, la guerra del panino approda a. questa conclusione: chi lo desidera può andare a magiare a casa e tornare, nel pomeriggio, ma chi sceglie il tempo pieno ha il diritto di partecipare al «tempo mensa e post mensa» anche senza pagare per la medesima. Per i giudici, l'unica scelta ragionevole per costoro è portarsi il cibo da casa e consumarlo con gli altri nello stesso refettorio, anche se «può essere opportuna stabilire regole di coesistenza». Le scuole dovranno fare in fretta a organizzarsi perché Ordinanza è subito attiva. Un'ordinanza del tribunale di Torino ha ribadito che la Costituzione garantisce la libertà di scelta dei pasti l’effetto panino è destinato a propagarsi in tutta Italia, soprattutto nelle città dove infuria il caro-mensa come a Ravenna o nei comuni medi (Faenza- Lugo9 e i piccoli della collina ravennate come Brisighella,Riolo Terme. La sentenza dice chiaramente che trattandosi di momento formativo, i bambini non possono essere discriminati e isolati dai compagni. L'assistenza deve essere gratuita e fornita dal corpo docente e iniziale di mandare a scuola il figlio con un pasto preparato a casa anziché avvalersi del servizio comunale. IL MIUR si è sempre opposto a questa possibilità perché sorvegliare i ragazzi che non mangiano in mensa e garantire le condizioni igienico sanitarie del pasto non sarebbe così semplice. A quel punto i genitori, esasperati dall'aumento dei costi e contrari alla mensa massificata, hanno deciso di far valere le proprie ragioni in tribunale. Inizialmente la risposta era stata no, poi la Corte d'Appello aveva ribaltato il giudizio. Ora arriva la scelta che estende a tutti.
            Vedremo se questa tesi sarà utilizzata, in Emilia Romagna il prezzo più alto (6,22 euro contro una tariffa media nazionale di 5,46 euro), nella  provincia di Ravenna per i genitori un risparmio nel costo giornaliero del pasto per i figli, un aiuto contro la crisi economica delle famiglie e la scelta di un menù che soddisfa le esigenze dei genitori. Vincenzo Galassini Forza Italia Ravenna

mercoledì 14 settembre 2016

BERLUSCONI TRA LA FREDEZZA E DOPPIO BINARIO


Adalberto Signore - Davanti alle due grandi incognite del referendum costituzionale e - soprattutto - della legge elettorale, Silvio Berlusconi decide per la strategia del doppio binario. E proprio a tre giorni dalla convention organizzata da Stefano Parisi per rilanciare «l'area moderata alternativa al centrosinistra», mette nero su bianco l'intenzione di «tenere entro la metà di ottobre una conferenza programmatica nazionale di Forza Italia». Insomma, se da una parte l'ex premier ha deciso di sostenere in prima persona il progetto del candidato sindaco di Milano (provocando peraltro più di un malumore tra i big azzurri), dall'altra non vuole che passi il messaggio di una Forza Italia in via di dismissione. Al punto che - proprio nel giorno il cui dal Corriere della Sera arriva a Parisi l'endorsement come «possibile ricostruttore dei conservatori italiani» - fa sapere che il partito è vivo e vegeto e che la prossima settimana si terrà un ufficio di presidenza con all'ordine del giorno la campagna del tesseramento e la convocazione dei congressi comunali e provinciali.
Berlusconi, insomma, sceglie di giocare su due tavoli. Certo, il fatto che ieri ad Arcore ci fossero i capigruppo Renato Brunetta e Paolo Romani e che domenica avesse avuto un lungo faccia a faccia con Giovanni Toti - tutti fieramente contrari alla svolta parisiana -, deve aver avuto un peso sulla scelta di annunciare la convention azzurra di ottobre. Detto questo, il timing voluto dall'ex premier parla da solo e, forse, avvalora l'ipotesi di un certo freddo con un Parisi che nelle ultime settimane si sarebbe mosso in maniera troppo autonoma. Già solo spostare l'annuncio delle assise di Forza Italia a lunedì prossimo - cioè dopo la chiusura della due giorni che Mister Chili terrà tra venerdì e sabato a Milano - avrebbe contribuito a smussare gli angoli. Cosa che, certamente non per caso, non è invece avvenuta.
D'altra parte, per l'ex premier la strategia dello stop and go non è certo una novità. Anzi, soprattutto in politica Berlusconi ha giocato le sue partite sempre su più tavoli e senza mai chiudersi alle spalle alcuna porta. Questo vale ancor di più oggi. Perché c'è l'incognita del referendum costituzionale - il cui risultato è per ora imprevedibile -, ma soprattutto perché non si sa se davvero verrà rimessa mano all'Italicum. E il sistema di voto con cui si correrà alle prossime politiche non è un dettaglio.
Anche per questo Berlusconi tiene in piedi i due scenari: quello di un Parisi che guarda a recuperare il voto moderato al centro e quello di una Forza Italia che magari non presenta volti nuovi ma che ha un rapporto solido con la Lega e la destra di Fratelli d'Italia.

martedì 13 settembre 2016

VERGOGNA: “ALLO STATO 145 MILIARDI DI ACCISE (BENZINA) PER I TERREMOTI, MA HA SPESO SOLO LA META’ (72 MILIARDI). VERGOGNA


L'Associazione degli Artigiani di Mestre critica il Fisco che in quasi 50 anni ha prelevato con le imposte sulla benzina i soldi necessari alla ricostruzione delle zone terremotate, ma non li ha utilizzati tutti. MILANO - Gli italiani hanno versato con le accise più del doppio (145 miliardi) rispetto a quanto speso, 70,4 miliardi di euro, per ricostruire tutte e sette le aree duramente colpite dai terremoti che si sono succeduti in questi ultimi decenni (Valle del Belice, Friuli, Irpinia, Marche-Umbria, Molise-Puglia, Abruzzo ed Emilia Romagna). Lo sostiene la Cgia di Mestre, ricordando che sono cinque gli incrementi delle accise sui carburanti introdotti in questi ultimi 48 anni per recuperare le risorse da destinare alla ricostruzione delle zone colpite dal terremoto. Dal 1970 (primo anno in cui sono disponibili i dati sui consumi dei carburanti) al 2015 gli italiani hanno versato nelle casse dello Stato 145 miliardi di euro nominali (261 miliardi di euro se attualizzati). Se si tiene conto che il Consiglio Nazionale degli Ingegneri stima in 70,4 miliardi di euro nominali (121,6 se attualizzati) il costo complessivo resosi necessario per ricostruire tutte e sette le aree fortemente danneggiate dal terremoto, gli Artigiani di Mestre dicono che in quasi 50 anni in entrambi i casi (sia in termini nominali sia con valori attualizzati) abbiamo versato più del doppio rispetto alle spese sostenute. Solo i più recenti, i terremoti dell'Aquila e dell'Emilia Romagna, presentano dei costi nettamente superiori a quanto fino ad ora è stato incassato con l'applicazione delle rispettive accise. "Ogni qual volta ci rechiamo presso un'area di servizio a fare il pieno alla nostra autovettura - sottolinea il coordinatore dell'Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo - 11 centesimi di euro al litro ci vengono prelevati per finanziare la ricostruzione delle zone che sono state devastate negli ultimi decenni da questi eventi sismici. Con questa destinazione d'uso gli italiani continuano a versare all'erario circa 4 miliardi di euro all'anno. Se, come dicono gli esperti, questi fenomeni distruttivi avvengono mediamente ogni 5 anni, è necessario che queste risorse siano impiegate in particolar modo per realizzare gli interventi di prevenzione nelle zone a più alto rischio sismico e non per altre finalità".  Gli Artigiani ricordano che con la Finanziaria 2013 il Governo Monti ha reso permanenti le accise introdotte per recuperare le risorse da destinare alla ricostruzione delle zone colpite dal terremoto. Per il terremoto delle Marche e dell'Umbria (1997) e per quello del Molise e della Puglia (2002) non è stata introdotta nessuna accisa.