Qualche giorno fa
la prima sezione penale della Corte di Cassazione ha respinto - tra poche righe
vedremo perché - un ricorso dell'ex senatore Marcello Dell'Utri, il quale è in
carcere da circa due anni e mezzo e dovrà restare in cella, se nessuno
interviene, per altri cinque. Uscirà a ottant'anni suonati. Dell'Utri chiedeva
l'applicazione, a suo favore, di una sentenza della Cedu (Corte Europea dei
diritti dell'uomo) che esclude l'esistenza del reato per il quale Dell'Utri è
stato condannato ("concorso esterno in associazione mafiosa")
all'epoca dei fatti che gli sono contestati. Ieri è uscita la motivazione della
sentenza ed è una motivazione che lascia molte perplessità. Proviamo a
riassumere i fatti e poi a trarre qualche conclusione. Dell'Utri è stato
accusato di essere stato per molti anni un punto di riferimento per Cosa
Nostra. Si sono svolti molti processi e ci sono state molte sentenze, anche
contrastanti tra loro. Alla fine Dell'Utri è stato assolto per tutti i fatti
successivi al 1988, e condannato invece - a sette anni e mezzo - per concorso
esterno, e cioè per avere stabilito rapporti con la mafia siciliana tra il 1979
e il 1988. Il problema è che il reato per il quale Dell'Utri è stato condannato
- oltre ad essere difficilmente comprensibile nella sua stessa definizione
certamente arzigogolata - non esiste nel nostro codice penale. Nel quale invece
esiste, all'articolo numero 1, una precisa disposizione: «Nessuno può essere
punito per un fatto che non sia espressamente preveduto come reato dalla legge,
né con pene che non siano da essa stabilite».
martedì 25 ottobre 2016
SEGRETARIO COLTIVATORI DIRETTI MILIONI DI EURO DI COMPENSO
Segretario
#Coldiretti, milioni di #euro di compenso. I suoi associati
a zappare la terra per mantenere i figli. SERVE ALTRO PER VOTARE #NO?
lunedì 24 ottobre 2016
sabato 22 ottobre 2016
LE BUGIE DI RENZI: CNEL, “ABOLIRLO FA RISPARMIARE 20 MILIONI”. NON E’ VERO: COSTA 8,7 MILIONI, 4 DEI QUALI DI PERSONALE (CHE VERRA’ SOLO TRASFERITO)
L'Ente, di fatto, è
già svuotato. E il suo costo è più che dimezzato: la ministra Boschi parla di
super-risparmio riferendosi al bilancio di 5 anni fa, mentre oggi è più che
dimezzato. "Fabbrica di aria fritta e consulenze d’oro". Gli hanno
detto di tutto. Ecco la storia del Consiglio nazionale per l'economia e il
lavoro, e le ragioni per cui, anche in caso di vittoria del Sì, la sua fine non
sarebbe davvero scritta
Ai primi di novembre ci sarà l’audizione in Senato per il rituale
parere sulla Legge di stabilità. E poi: va’ a sapere. Potrebbe essere
l’ultimo parere prima del requiem definitivo. O forse no. Perché una cosa c’è
da dire sul Cnel, il Consiglio nazionale per l’economia e il lavoro
previsto dall’articolo 99 della Costituzione: dal 1957, anno della sua
istituzione, ad oggi ha dimostrato di avere più vite dei gatti. Sprecone,
sciupone, inutile. Fabbrica di aria fritta e di consulenze d’oro. Gli hanno
detto di tutto. Ma più lo volevano riformare o sopprimere – in prima fila pure Massimo
D’Alema, ai tempi della Bicamerale – e più quello risorgeva. Adesso il Cnel
è già svuotato, ma sono Matteo Renzi e Maria Elena Boschi a darlo per
morto e sepolto. Annunciando risparmi che vanno ben oltre il possibile.
Dal 2015 a oggi, da quando cioè Renzi ha annunciato la soppressione e
tagliato i finanziamenti, ben 40 consiglieri sono fuggiti (oggi sono
ridotti a 24) e l’attività del Cnel è quasi paralizzata, le
commissioni smembrate, i consulenti e gli esperti volatilizzati.
«Potrebbe essere l’occasione giusta per azzerare tutto e ripartire, grazie a
una legge ordinaria, con una nuova governance, nuovi obiettivi e nuovi
meccanismi di rappresentanza», riflette il neo-vicepresidente Gian Paolo
Gualaccini, esponente del terzo settore e grande fustigatore, negli anni
passati, dei vizi e degli sprechi di Villa Lubin. «Il modello, magari, potrebbe
essere il Comitato economico e sociale europeo (Cese), che a Bruxelles,
coi suoi 350 membri, è l’organo consultivo in materia di lavoro per
l’Unione europea e le maggiori istituzioni Ue».
Di certo nulla, dopo il 4 dicembre, potrà essere come prima. E
giustamente. Basta dire che in quasi 60 anni di vita il Consiglio ha
partorito solo undici proposte di legge, e mai nessuna è stata
approvata. Molto più numerose, invece, le proposte per strangolarlo, o come
minimo riformarlo. Cominciando dal
giovedì 20 ottobre 2016
ROTTAMAZIONE DELLE CARTELLE EQUITALIA = CONDONO
Paolo Savelli: Credo che sia andata
così. Renzi: "Signorimiei, bisogna che ci inventiamo una marchetta
elettorale nuova che gli 80 Euro non tirano più come prima. Che ne dite,
facciamo un bel condono senza precedenti?". Membro direzione PD: "Sì,
dai, bellissima trovata. Però ti ricordi che noi ci indignavamo per i condoni e
avevamo detto che non ne avremo fatti mai più?". Renzi: "maledetta
minoranza del PD quando era maggioranza del PD e anche a me su sto tema è
toccato andargli dietro a quelli là. Mi danno solo
un gran fastidio loro e i loro principi". Membro direzione PD: "
Magari gli cambiamo nome e così non se ne accorge nessuno. Tipo col Jobs Act o
con l'ASPI e dai, tutte quelle trovate lì che fregano bene". Renzi:
"Idea! La chiameremo "rottamazione delle cartelle di Equitalia".
E quando diranno che è un condono, noi gli risponderemo che vogliono rubare il
racconto del futuro degli italiani e che è ora di inventare un nuovo percorso
nei rapporti tra Fisco e cittadini". Membro Direzione PD: "Grande
Matteo, ci sta bene anche sui manifesti e credo che anche Orfini e Giachetti
possano ricordare ste due parole dello slogan". Padoan: " Matteo, lo
sai, io firmo tutto quello che mi dici, ma gli uffici dicono che parliamo di
100 miliardi di Euro di accertamenti, sanzioni e mora, tutti a ruolo. Come
facciamo?". Renzi: "togliamo sanzioni e mora e chiediamo solo le
imposte non versate. Poi gli facciamo rateizzare anche quelle fino a 36 rate
mensili. Vedrai che successone". Padoan: "rimane il fatto che nella
legge di bilancio ci mettiamo la chiusura di Equitalia che riappare dentro
Agenzia delle Entrate, ma per le cartelle ci vuole un decreto attuativo, lo
sai?. Renzi: "sì, sì, il decreto quello lì. Inizia a farlo scrivere a uno
dei tuoi, tanto per noi l'importante è stare tranquilli fino a dopo il 4
dicembre, dire agli italiani che noi li aiutiamo e che a sto punto - è anche un
fatto di gentilezza, per la miseria - un aiutino ce lo devono dare pure loro. Poi,
passata la bufera del referendum, facciamo come le altre volte: un decreto
attuativo che non si capisce niente, pieno di errori, tiriamo fuori che è l'UE
che è cattiva e che mi impedisce di regalare soldi, faccio due o tre
dichiarazioni contro gli Euroburocrati e poi, Carlo, ci vai tu a Bruxelles a
dirgli che era sempre il solito giochino che faccio io e che va tutto bene.
Intesi?". #condonorenziano
mercoledì 19 ottobre 2016
BERLUSCONI TORNA IN VIDEO AL TG5: “NO AL REFERENDUM E POI UNANUOVA RIFORMA CONDIVISA”
Silvio Berlusconi p rla
al Tg5. L'ex premier rilancia la campagna per il No al referendum del 4
dicembre. Dall'altra parte dell'Oceano Matteo Renzi cena con Barack
Obama alla Casa Bianca. Ma il Cavaliere ha pronta la contromossa. Tutti
sono abituati a vederlo parlare davanti alla libreria bianca della sua casa
(quella del famoso video della discesa in campo ndr). Dietro di lui
libri e foto. Ma una più di tutte balza all'occhio: Berlusconi tra Vladimir
Putin e George Bush. Un momento storico con i due che si stringono la mano.
Un tempo che, visto oggi, appare lontanissimo. E su Twitter è il senatore di Forza
Italia, Lucio Malan, non perde occasione per sottolinearlo. In tv l'uomo
che aveva riavvicinato Russia e Usa. In America il premier che,
in tempi di rinnovata Guerra Fredda, ha scelto di schierarsi con Obama, contro
Putin. Referendum Costituzionale Dopo mesi di assenza, l'ex cavaliere concede
un'intervista al Tg5: "Il ddl Boschi? Rischia di consegnare l'Italia a un
uomo solo e un solo partito". L'ex premier indica "cinque punti"
che dovrebbero essere previsti nel riassetto costituzionale da approvare con un
largo consenso, tra i quali l'elezione diretta del Presidente della Repubblica,
il vincolo di mandato e il dimezzamento dei parlamentari. “Diciamo No a
questa riforma costituzionale, per poi approvare, tutti insieme, una riforma
vera, diversa, una nuova riforma“. Torna a parlare di persona Silvio
Berlusconi, e lo fa a meno di 50 giorni dall’appuntamento cruciale nel
calendario politico: quello del referendum del 4 dicembre. Termina così
la lunga assenza dell’ex cavaliere dalle reti televisive. L’occasione scelta
dal leader di Forza Italia per mostrarsi di nuovo in video, dopo il colloquio per Chi con Alfonso Signorini in
occasione del suo 80esimo compleanno e dopo l’inatteso ricovero a New York
il 3 ottobre scorso, è
un’intervista concessa al Tg5. E l’argomento trattato non poteva
che essere quello della riforma costituzionale. Una riforma che, spiega
Berlusconi, “potrebbe consegnare a un solo uomo e a un solo partito
l’Italia e gli italiani. Con appena il 15% degli aventi diritto al voto, quindi
con una esigua minoranza, Grillo ad esempio, già padrone del Suo
partito, potrebbe diventare anche col 55% padrone dell’unica Camera che farà le
leggi ordinarie”. Il che equivarrebbe, secondo l’ex cavaliere, a farne il “padrone
dell’Italia e degli italiani”. “Questo governo – attacca Berlusconi – punta
su una riforma costituzionale mal scritta e pericolosa per ritrovare quel
consenso che non ha più. Anche per questa ragione dobbiamo rispondere con un
forte, deciso e responsabile No a questa riforma che favorirebbe una deriva
autoritaria, davvero con il rischio di un uomo solo al comando. Il contrario
del governo del popolo – si chiede polemicamente il leader di Forza Italia – è
il contrario della democrazia?”.
La bocciatura al ddl Boschi, precisa comunque Berlusconi, non va
considerato come un desiderio di “lasciare le cose come stanno”. Votare No, “un forte, deciso e responsabile
No”, è invece necessario, nei disegni dell’ex premier, per poi trovare un
accordo condiviso su un riforma diversa da quella proposta. Una “nuova riforma”
che, secondo il leader di Forza Italia, dovrebbe contenere “cinque punti”.
Innanzitutto, “la scelta da parte degli elettori del Presidente della
Repubblica”; in secondo luogo, “un vero taglio dei parlamentari, che vanno
ridotti di oltre la metà”, e “il vincolo di mandato, per cui un eletto non può
cambiare bandiera senza dimettersi. Altro elemento imprescindibile del nuovo
disegno costituzionale, spiega Berlusconi, dovrebbe essere “un limite
costituzionale alle imposte, alla pressione fiscale che nessun governo può
superare” e, infine, “una vera riforma delle Regioni, che oggi sono diventate
un’altra grande e costosa burocrazia”.
LA FOTO “MALIGNA” DIETRO
SILVIO BERLUSCONI. UN MESSAGGIO A RENZI
E OBAMA?
Silvio Berlusconi
parla al Tg5. L'ex premier rilancia la campagna per il No al referendum del 4
dicembre. Dall'altra parte dell'Oceano Matteo Renzi cena con Barack
Obama alla Casa Bianca. Ma il Cavaliere ha pronta la contromossa. Tutti
sono abituati a vederlo parlare davanti alla libreria bianca della sua casa
(quella del famoso video della discesa in campo ndr). Dietro di lui
libri e foto. Ma una più di tutte balza all'occhio: Berlusconi tra Vladimir
Putin e George Bush. Un momento storico con i due che si stringono la mano.
Un tempo che, visto oggi, appare lontanissimo. E su Twitter è il senatore di Forza
Italia, Lucio Malan, non perde occasione per sottolinearlo. In tv l'uomo
che aveva riavvicinato Russia e Usa. In America il premier che,
in tempi di rinnovata Guerra Fredda, ha scelto di schierarsi con Obama, contro
Putin.
martedì 18 ottobre 2016
OSPEDALE FAENZA, “SERVE UNO SCATTO D’ORGOGLIO”
“Siamo la terza città non
capoluogo più grande della regione dopo Imola e Carpi” Li nessuno taglia i
servizi; Sassuolo è più piccola e ha una Pediatria con primario proprio.
Interviene l’ex sindaco Boscherini.
di FRANCESCO DONATI - FAENZA. L'ospedale di Faenza è sempre nel mirino
per via delle penalizzazioni che potrebbe subire nel riordino della rete
ospedaliera della Romagna. Non sono bastati i chiarimenti portati da Marcello
Tonini, direttore generale dell'Ausl Romagna, durante la recente assemblea dei
Consigli comunali dell’ Unione della Romagna Faentina. La parola fine non
esiste ancora. Pare invece in atto una negoziazione all'ultimo sangue. «Questo
traspare. Mi auguro che Faenza possa ancora far valere la sua rilevanza m
Regione, e pretendere quei servizi che altre realtà simili o più piccole
conservano, mentre qui è sempre tutto in discussione». Con questa
"overture", si inserisce nel dibattito l'ex sindaco Giorgio Boscherini:
«La mia non è una polemica - dice -: è un contributo, m virtù dell'esperienza amministrativa
e della conoscenza della sanità pubblica».
Per Boscherini «la città a
tutti i numeri per "rivendicare un ospedale degno di un bacino' molto
vasto e particolare che, a rigor di logica, e non di interessi, deve essere
tenuto in considerazione. Sulla sanità non sì scherza, gli interessi andrebbero
lasciati da parte». A cosa si riferisce?
«Si parla di Ausl Romagna, ma la sanità è regionale, perciò è in tale ambito
che bisogna ragionare, perché i cittadini di Faenza non sono diversi da quelli
del Modenese, deIl'Emilia, di Imola». Cosa
non torna? «Non toma la differenza di trattamento. Mi spiego: siamo piccoli
in Romagna, ma siamo grandi in regione. Se si escludono le città capoluogo di
provincia (o ex che siano) tutte con ospedali importanti, e tutte con oltre
lOOmila abitanti (solo Cesena ne ha meno: 96.716), ci sono solo altre tre
realtà con una popolazione compresa trai 50 e i lOOmila: sono (Carpi 70.726),
Imola (69.705) e Faenza (58.549). Ebbene, di queste solo Faenza ha visto
penalizzato il suo ospedale; al contrario addirittura Sassuolo – che di abitanti
ne ha solo 40.873 ha conservato un ‘signor’ ospedale, che si trova a soli 8 chilometri
da quello di Modena. A Sassuolo vi sono otto unità operative in una area
medica; dieci in area chirurgica; due in area materna infantile con una
pediatria dotata di primario esclusivo e un'équipe di otto medici. Ci sono paesi nell’Appennino
emiliano che hanno ospedali funzionanti mentre noi li abbiamo chiusi trent'anni
fa». "Quindi quale deduzione ne
trae? «Che Faenza è come Carpi, Imola, Sassuolo. Credo che m una trattativa
questo debba essere fatto pesare in nome dell'uguaglianza dei diritti di tutti gli
emiliano-romagnoIi». Secondo lei perché Faenza
sarebbe penalizzata? «Per vari motivi. il potere dei politici ha
privilegiato altre zone. Faenza è in provincia dì Ravenna, che è decentrata
rispetto alla sua estensione; per mantenere un alto livello nel suo ospedale,
sì è dovuto tagliare a Faenza che però è centrale, quindi più raggiungibile da
ogni parte. Adesso comunque Ravenna perderà anche lei nella riorganizzazione, perché
è decentrata, rispetto a Cesena». Proprio
Cesena infatti pare essere la più tutelata. «Beh è qui che sorgerà il nuovo
Bufalini, affare da qualche centinaia di milioni di euro, non si potrà
lasciarlo vuoto, da qualche altra parte bisognerà pure tagliare, non certo dall'Emilia
che è lontana, ma dalla stessa Romagna». In
uno scenario simile allora cosa propone per ridare dignità e servizi a Faenza? «
Il suggerimento è quello di restare uniti sulla base del documento approvato
all’unanimità dal consiglio comunale, con organici sufficienti e dare risposte
adeguate come succede nei comuni enunciati. Vorrei che si diventasse
protagonisti delle scelte, mettendo sul tavolo i numeri di cui sia detentori.
Da questo si evince la disparità di trattamento. Chi non capisce è lampate che
ha interessi di altro tipo e dovrà assumersene le responsabilità. Bisogna
considerare anche le comunicazioni: il fatto di avere un nodo ferroviario in
cui convergono cinque linee e un traffico passeggeri notevole. Così
l’autostrada. Inoltre Faenza fornisce un servizio in service a paesi di altre
regioni e altre province. Non credo che Sassuolo, Carpi e Imola abbiano più
motivi di noi»
lunedì 17 ottobre 2016
BERLUSCONI: “AL REFERENDUM NO CONVINTO RIFORMA CONTRO DEMOCRAZIA”
"Convinzione e determinazione". Silvio Berlusconi indica chiaramente la strada da seguire in vista del referendum del 4 dicembre sulle riforme.
Il leader di Forza Italia ribadisce la sua posizione per il "No" è invita il partito a mobilitarsi per spiegare agli elettori le motivazioni di questa scelta da fare alle urne. In una nota affidata alla deputata azzurra Elvira Savino, Berlusconi sottolinea le ragioni del "No" e l'impegno di Forza Italia: "Quella del NO è una battaglia che ci vede impegnati con convinzione e con determinazione. Nelle prossime settimane in tutt’Italia daremo vita ad una serie di manifestazioni per spiegare sempre più a fondo le ragioni del nostro impegno, che è per una riforma vera, profonda, radicale delle nostre istituzioni", ha affermato. Poi il Cavaliere ha aggiunto: "Una riforma, quella che abbiamo in mente, molto diversa da quella imposta dal Governo al Parlamento, che non cambia nulla in termini di efficienza e di risparmi, ma è pericolosa perché riduce gli spazi di democrazia a tutto vantaggio di un solo partito e di una sola persona. È per questo che, dopo aver tentato di collaborare al processo riformatore, ci siamo chiamati fuori quando abbiamo capito che non c’era buona fede da parte dei nostri interlocutori, non c’era una vera volontà di cambiamento, ma solo quella di assicurarsi il potere senza il consenso degli italiani".
"La nostra idea di riforma -spiega il Cav- comprende l'elezione diretta del presidente della Repubblica, cosicchè siano i cittadini a scegliere davvero; il dimezzamento -e non una semplice riduzione- del numero dei parlamentari; il vincolo di mandato, per cui sia vietato agli eletti di cambiare schieramento (chi cambia idea deve dimettersi); poteri più forti al premier, per esempio quello di cambiare un ministro che non funziona; una vera riforma delle regioni nello spirito di un autentico federalismo; un limite in Costituzione alla pressione fiscale in rapporto al pil''. "Su questi contenuti, che abbiamo confrontato e condiviso con i nostri alleati -assicura- potremo costruire istituzioni più moderne, più efficienti e soprattutto più vicine ai cittadini". Infine Berlusconi mette nel mirino Renzi: "Solo con una vittoria del No, che elimini questa finta riforma, ci sarà spazio per lavorare ad una riforma vera. E naturalmente il presidente del Consiglio, per sua stessa ammissione, dovrà trarre le conseguenze del fallimento di un progetto al quale ha legato la sua intera azione politica. Noi - aggiunge - non diciamo No alla riforma per ostilità preconcetta a Renzi e al Pd, se la riforma fosse utile agli italiani la appoggeremmo anche se siamo profondamente contrari a questo governo e alle sue politiche. Però è innegabile che il voto del 4 dicembre sarà anche un voto sul governo e sul Presidente del Consiglio. Dunque ci sono tutte le condizioni per una svolta, sul piano istituzionale e politico".
A PROPOSITO DI VOTO AL REFERENDUM IN PROVINCIA DI RAVENNA
Qui Provincia di Ravenna, territorio governato dal medesimo partito dal 1946. Qui quelli del suddetto medesimo partito fanno a gara per spiegare che "oh, è ora di cambiare, se no c'è la palude" e "oh, ma come fai a votare NO, bisogna cambiare, vota SÌ". E io li guardo un po' stranito, perchè poi quando c'è da votare di solito vanno in giro a dire "oh, ma sei matto a cambiare? Bisogna che rimaniamo noi" e "oh, ma vuoi mettere in mano la città a loro? Ma non vedi quanto stai bene con noi che governiamo da sempre?". E allora io penso "oh, ma come vi si mette state, eh?". #imaestrinidallapennarotta
martedì 11 ottobre 2016
EDILIZIA CRISI INFINITA…..DRAMMATICO PER LE AZIENDE SINGOLE PICCOLISSIME
Ravenna. Nel pieno del suo ottavo anno, continua ad imperversare nel nostro
paese la grave crisi del settore edile e del suo indotto, dovuta ad un
immobiliare poco più che fermo e alla scarsità di investimenti pubblici e
privati. Una crisi dura che colpisce in maniera particolare la provincia di
Ravenna e che non ha risparmiato e non risparmia tuttora imprese grandi o
piccole o imprese cooperative o private, in questo quadro l'unica impresa che
sembra non soffrire più di tanto di tale crisi è la cooperativa CMC di Ravenna,
ma va precisato che gran parte del suo fatturato è fatto all'estero.
I numeri della grave crisi edilizia in provincia di Ravenna
parlano chiaro, in otto anni le imprese iscritte alla Cassa Edile sono passate
da oltre 1.000 a poco più di 500 e
si sono persi 3.500 posti di lavoro, e
purtroppo in questo settore il peggio sembra senza fine. In questi giorni,
dopo 70 anni di attività, è stata messa in liquidazione l'impresa di
costruzioni Gallileo Pasini di Ravenna con i lavoratori che sono stati tutti
licenziati, questa è l'ultima di una serie di chiusure e ridimensionamenti di
tante imprese edili piccole o grandi, tra cui hanno spiccato il fallimento
della Bentini di Faenza, che era la
più grande azienda privata del settore in provincia e la chiusura della
cooperativa muratori di Cotignola, mentre continua l'agonia in liquidazione
della ormai ex Iter di Lugo e
prosegue la grave crisi in concordato della Acmar di Ravenna. Non dimentichiamo anche le numerosissime aziende
artigianali anche di solo una o due persone che si trovano senza lavoro…..
Iscriviti a:
Post (Atom)







