lunedì 16 gennaio 2017

ULTIMO REGALO DI RENZI AL PAESE.


di Francesco Forte : Il declassamento a BBB da A, da parte dell'agenzia di rating canadese Dbrs, la quarta delle quattro star del rating che contano per la valutazione dei nostri titoli pubblici, li degrada ufficialmente alla classe B dalla classe A in cui sino ad ora erano stati, nonostante le tre maggiori Standard & Poor's, Moodys e Fitch ci avessero già declassato fra la fine del 2011 e l'inizio del 2012 quando il debito pubblico era al 118% del Pil e non come ora al 133%. Sostenere che una delle principali ragioni per il declassamento è l'instabilità politica dovuta alla caduta di Renzi è stravagante, dato che il governo che si dimesso aveva le mani bucate. Il declassamento fa perder fra il 5,5 e l'8% alle valutazioni dei nostri titoli pubblici in relazione alla scadenza breve o lunga dal punto di vista della Bce che presta soldi alle banche e dell'autorità finanziaria ad essa collegata che calcola i parametri di solidità delle banche, in rapporto ai prestiti che esse detengono fra cui debito pubblico.
In apparenza questo danno può sembrare molto per le banche ma è poco, perché questa forchetta di percentuali 5,5-8% non riguarda molti casi. Quando una banca si fa prestare soldi dalla Bce deve dare in cambio garanzie, tramite titoli valutati sulla base delle stime delle maggiori agenzie di rating. Quelli di classe A vengono valutati con un taglio del 16 rispetto al loro valore, per quelli con tre B si dovrò aggiungere un + 5,5%-8% ossia mediamente 6,75. Sicché per ogni prestito di 100 non occorrerà dare 116 ma 122,75 di garanzie. Poiché la banca ha molti titoli in portafoglio, dovrà darne a garanzia un po' di più, ma non è obbligata a darne in debito pubblico: può dare altri titoli, che ha nel portafoglio, che sono una grande varietà, con gli attuali regolamenti Bce. Dunque per una banca normale per i prestiti Bce questo declassamento non conta granché. La seconda conseguenza del declassamento riguarda la convenienza delle banche a tenere debito pubblico. I parametri patrimoniali che le banche debbono avere sono il 12% dei prestiti che esse detengono, cioè un ottavo circa. Per il debito pubblico il rischio aumenta del 5,5%-8% e quindi l'importo di parametro patrimoniali di pari a un ottavo del prestito aumenta del 5,5%-8%.
Non è molto, ma può indurre le banche a tenere meno debito pubblico, che ora. Il tasso di interesse sui debiti pubblici salirà un po'. Lo stato dovrà esser più cauto nel far nuovi debiti, rispetto all'era di Renzi e del suo referendum, che voleva vincere con questi regali.

 



giovedì 12 gennaio 2017

OTTANTA SCADENZE AL MESE: UN 2017 DI FISCO E BUROCRAZIA


Le nuove norme metteranno ko i piccoli commercianti Gli esperti: «Chi ha scritto le leggi non conosce la materia» Altro che semplificazioni. Il 2017, banco di prova per le politiche firmate dal governo Renzi, sarà un mezzo inferno per i contribuenti. Le norme fiscali introdotte nel 2016 e in vigore dal primo gennaio di quest'anno già si stanno rivelando leggi con titoli bellissimi - dall'aliquota unica Iri al regime di cassa - ma dall'applicazione a dire poco incerta. Una complicazione - segnalano gli addetti al settore - soprattutto per i contribuenti più esposti alla crisi come piccoli commercianti. Quando poco si sia semplificato lo dimostra il numero di adempimenti fiscali del 2017. Circa mille scadenze, ha calcolato il Sole24ore. Sono 80 al mese. Solo in gennaio ce ne sono 102, in parte ereditati dal 2016 visto che il 31 gennaio è caduto di sabato e la scadenza è slittata al primo giorno lavorativo, quindi nell'anno successivo.
Tutto previsto. Meno prevedibili i rischi nascosti dietro i capisaldi della politica fiscali renziane. Antonio Gigliotti, commercialista e direttore di Fiscal Focus, non ha dubbi. «Sarà l'anno delle complicazioni e della moltiplicazione degli adempimenti. Le presunte semplificazioni sembrano fatte da qualcuno che non ha idea di cosa sia il fisco». A partire dal famoso regime di cassa per chi è in contabilità semplificata. Bellissimo il principio: si pagano le tasse sulle somme incassate e non su quelle iscritte nei bilanci. Utile per chi ha crediti non incassati. Peccato che tra le perdite si debbano iscrivere le rimanenze, ad esempio merci invendute, che solo per quest'anno saranno considerate come costi. Gli effetti sono devastanti, spiega ancora Gigliotti. Per fare un esempio, un contribuente che al 31 dicembre 2017 ha 200 di rimanenze, 100 di ricavi e 60 di costi, solo per quest'anno dovrà dichiarare un reddito negativo di 160. Dal 2018, avrà per contro un reddito molto positivo. «La perdita si perde definitivamente nel 2017 e non si potrà riportare nel 2018». Una novità che rischia di provocare la chiusura di piccole attività imprenditoriale che lavorano con molte rimanenze. Altra complicazione, è quella del nuovo spesometro, cioè della dichiarazione trimestrale delle fatture emesse e incassate. Per l'Iva gli adempimenti passano da uno a due quest'anno, per poi diventare quattro dal 2018. Ancora una volta a pagare il prezzo più alto sono le piccole imprese, che si ritroveranno con degli adempimenti extra e quindi con altri costi. Una misura che non ha paragoni nel resto d'Europa, ha denunciato il Consiglio nazionale dell'ordine dei commercialisti. Poi c'è un effetto dell'abolizione di Unico: la dichiarazione Iva che passa da settembre a febbraio dell'anno successivo a quello di imposta. Una complicazione per i professionisti, che si ritrovano a fare le dichiarazioni di tutti i clienti nello stesso mese. Insomma, le semplificazioni si sono rivelate ritocchi poco efficaci, che però si sono portati dietro modifiche di sostanza che rendono ancora più ingarbugliato il fisco. Qualcuno si dovrà fare carico di semplificare le semplificazioni.



mercoledì 11 gennaio 2017

IL VOLO RINUNCIA A CANTARE PER TRUMP VITTORIO SGARBI LI DEMOLISCE SU FACEBOOK



Il 20 gennaio Donald Trump si insedierà alla Casa Bianca. E la cerimonia ufficiale è già diventata un caso. Gran parte dei cantanti contattati hanno infatti rifiutato. Tra questi anche gli italiani de Il Volo. Un rifiuto che non è piaciuto a Vittorio Sgarbi che ha deciso di inviare ai tre ragazzi un messaggio attraverso Facebook. Il critico d'arte ricorda che i componenti del gruppo, spiegando la propria decisione, hanno detto: "Non appoggiamo il populismo xenofobo".
Un po' troppo per chi, sottolinea, è stato lanciato da Tony Renis ("culo e camicia con Berlusconi, xenofobo e populista"). A questo punto l'attacco: "Andate a cantare e non rompete il cazzo. Andate da Trump e non fate le seghe, tre coglioncelli inutili andate e cantate di corsa, non in volo".



martedì 10 gennaio 2017

LISTA DEI DEBITORI INSOLVENTI DI MPS


Chi sono quelli che non hanno restituito i prestiti alla banca contribuendo a metterla nei guai? I nomi dei primi cento debitori di MPS devono essere resi pubblici, secondo il presidente dell'ABI Patuelli. E un emendamento lo chiederà. neXt quotidiano:  “È bene fare chiarezza, far luce sui prestiti andati a male, perché sono noti coloro che amministravano queste banche, sono ignoti coloro che invece non hanno restituito i prestiti alle medesime banche. E’ bene fare luce con un provvedimento di legge che deroghi gli obblighi della privacy”. A sottolinearlo oggi è il presidente dell’Abi Antonio Patuelli in un’intervista al Gr1 Rai. E sui debitori verso le banche afferma: “noi non sappiamo un bel niente perché noi siamo una associazione di banche che non riceve i flussi di vigilanza che oggi sono soprattutto in capo della Banca Centrale Europea e sono successivamente delle competenti autorità italiane. Quindi noi siamo una Associazione privata e come tutte le altre associazioni di categoria e per legge non riceviamo alcun flusso di notizie”. Quanto al fatto che il 70% delle sofferenze bancarie sia stato generato dai grandi istituti Patuelli taglia corto e dice: “lo vedremo quando sarà non solo possibile, ma anche legittimo conoscere nomi cognomi e indirizzi di questa casistica”. La lista dei debitori insolventi di MPS. Insomma, anche Patuelli si iscrive al partito di quelli che vogliono conoscere quali debiti e crediti hanno messo in ginocchio la banca senese. Insieme a Enrico Rossi, Mentana e Luigi Zingales, che ne ha parlato sul Sole 24 Ore:
Per cominciare, l’azionista-Stato dovrebbe pubblicare la lista dei primi cento debitori insolventi di Mps, facendo – se necessaria – un’eccezione per decreto alla legge sulla privacy. In secondo luogo l’azionista-Stato dovrebbe promuovere una vera e propria commissione di inchiesta interna, che faccia luce sulle cause del dissesto. Per rendere questa inchiesta possibile, lo Stato dovrebbe introdurre immediatamente il reato di “ostacolo alla giustizia” per tutti coloro che distruggono o occultano dati relativi a tutte le banche. Per finire, l’azionista-Stato dovrebbe imporre un cambio ai vertici, che non solo non hanno raggiunto lo scopo per cui erano stati nominati, ma appaiano troppo compromessi con la storia passata.


lunedì 9 gennaio 2017

FORZA ITALIA MOBILITA LA BASE


La strategia del Cavaliere in vista dell'ok di Strasburgo.Silvio Berlusconi dalla Sardegna continua a spronare i suoi parlamentari. Il desiderio è quello di rimettere in moto il partito, accendere l'orgoglio azzurro e individuare una strategia di crescita che riporti Forza Italia sopra il 20% rendendola trainante e protagonista. Politicamente in questa fase la tendenza è quella di un ancoraggio sempre più forte con il Ppe. In questo senso tre passaggi sono sotto i riflettori: il voto del 17 gennaio che potrebbe portare Antonio Tajani alla guida dell'Europarlamento, la definizione della nuova governance del Ppe (come vicepresidente potrebbe andare l'europarlamentare Lorenzo Cesa) e infine la sentenza di Strasburgo che secondo quanto scrive il Corriere della Sera, potrebbe arrivare a luglio. Un mosaico che si potrebbe completare con le elezioni tedesche dove sarà ancora protagonista Angela Merkel e la cui vittoria viene ritenuta auspicabile. In questo schema le primarie più che di coalizione potrebbero essere di partito, sussurra qualcuno, come in Francia o negli Stati Uniti. Inoltre Berlusconi sta pensando a una accelerazione sociale, a un piano contro la povertà con una particolare attenzione ai ceti storici di riferimento di Forza Italia, quindi autonomi, professionisti, commercianti e partite iva, sottoposti a un costante logoramento del loro potere d'acquisto o peggio a un vero e proprio impoverimento. Di certo, dopo 23 anni dalla sua discesa in campo, Berlusconi è ancora il fulcro politico del centrodestra, si sente bene fisicamente e vuole

venerdì 6 gennaio 2017

ORA SI METTONO LE BARRIERE... NON ERA FORSE MEGLIO METTERLE PRIMA ALLE FRONTIERE??


Mio Nonno avrebbe detto: "È inutile chiudere la stalla quando sono fuggiti i buoi." Automezzi comunali anche in pizza del popolo a Faenza per la Notte del Bisò,

BRISIGHELLA AL POSTO DEI TIGLI NEL PIAZZALE DELLA STAZIONE: CARTELLO PUBBLICITARIO E SEGNALETICA



Diversi amici segnalano che nel piazzale della stazione ora degli Alpini, al posto di due tigli che ornavano la piazza sono stati posti  un cartello stradale e nell’altro un cartello pubblicitario forse per il Parco della Vena del Gesso. Alla faccia del verde e la difesa degli alberi. Sindaco MISSIROLI può ripristinare la situazione precedente e sistemare il palo dell’illuminazione, non occorrono soldi…..

mercoledì 4 gennaio 2017

CENTRO DESTRA: SE UNITO PUO’ VINCERE CON IL 40%

RENATO BRUNETTA: Se il centrodestra si presenta unito può vincere con il 40% dei consensi”. Così Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia, intervistato da QN.
“Il lepenismo – ha continuato – è una componente del centrodestra ma non è maggioritaria, nemmeno nella Lega Nord stessa, e non può essere il punto di ricaduta del centrodestra. Prima ce ne rendiamo conto tutti meglio è. Il centrodestra in Italia, come in Germania e in Francia, è plurale: quindi nessuna Opa ostile da parte di nessuno ma intelligenza e strategia per tenerlo insieme. Così si vince. La genialata di Berlusconi nel `94 è stata questa”.
Brunetta ha poi aggiunto: “Se si facesse una costituente del centrodestra vedremmo che la linea e il programma berlusconiano sono maggioritari. Le primarie si possono anche fare, perché no, ma scriviamo il programma e le regole e pesiamoci non sulle facce - ha concluso - ma sui programmi”.

martedì 3 gennaio 2017

15 ANNI DI EURO, EURO-DISASTRO DELL’ITALIA


Oggi l'euro compie 15 anni di vita, ma rischia di non arrivare alla maggiore età per evidente inadeguatezza. Anche coloro che lo hanno fortemente voluto si sono accorti che non regge e che serve solo a tedeschi e banchieri. In edicola dal 2 gennaio i 101 pentiti dell'euro, ma anche chi aveva provato a mettere in guardia dalle minacce della moneta unica, come Edward Luttwak: Esperto di geopolitica ed economia. Falco, conservatore e guerrafondaio. Americano di origini rumene con un’infanzia passata in Italia; è conosciutissimo al grande pubblico per le presenze nei nostri talk show. Queste le sue parole in un’intervista a Goffredo Pistelli: «L’euro? È stato un errore enorme per l’Italia. Voluto dai politici per sentirsi più europei e, qualcuno l’ha persino detto, per guardare in faccia i tedeschi: una cosa ridicola, come quando Mussolini voleva cercare di essere all’altezza di Hitler. Gli italiani non sono i tedeschi. Con l’euro non c’è e non ci sarà crescita. E ci sarà maggiore disoccupazione». Categoria: spaghetti western.