martedì 21 febbraio 2017

IL SONDAGGIO DI MENTANA: SCISSIONE PD E SINISTRA UNITARIA, IL TRACOLLO DI RENZI


Quanto pesa nei sondaggi il collasso della sinistra, tra scissione Pd e nuovi movimenti nascenti? Enrico Mentana prova a dare la risposta con la rilevazione di Emg Acqua per il TgLa7 e il risultato somiglia tanto a una dichiarazione di morte per le ambizioni di governo di Matteo Renzi. Con una ipotetica Lista Unitaria della Sinistra che tenga insieme gli scissionisti dem e tutti gli altri soggetti in campo, che il sondaggio di Fabrizio Masia piazza al 6,5%, il Pd si fermerebbe al 28,1%, con il M5s al 27,7%, la Lega Nord al 12,9%, Forza Italia all'11,5%, Fratelli d'Italia al 4,7% e Ncd al 3,2 per cento.
In attesa di capire come si muoveranno Bersani, Emiliano, Pisapia e Fratoianni vari, ed escludendo dunque la sinistra unitaria dalle opzioni, la fotografia di questa settimana è impietosa: il Pd perde secco un punto, scendendo al 29,8%. Il peggio però potrebbe arrivare la prossima settimana, quando la frattura democratica sarà ufficiale. Dietro, continuano a guadagnare i 5 Stelle (ora al 28,7% +0,5) ma occhio perché il centrodestra ipoteticamente unito potrebbe essere la prima coalizione: Lega Nord al 13,2% (+0,1), Forza Italia stabile al 12,1%, Fratelli d'Italia al 4,5% (-0,2). Pessima invece la situazione di Ncd: se si votasse oggi non supererebbe lo sbarramento del 3% (scende dello 0,1, al 2,9%) e non sarebbe più rappresentata alla Camera. 

lunedì 20 febbraio 2017

CASA DELLA SALUTE: “TRA IL DIRE E IL FARE C’E’ DI MEZZO IL MARE”. PAROLE..PAROLE…PAROLE….NESSUN FATTO!


QUANTO DICE LA REGIONE: “Le Case della Salute sono strutture sanitarie e socio-sanitarie dei Nuclei di cure primarie, pensate per essere luoghi di riferimento per i cittadini, dove i servizi di assistenza primaria si integrano con quelli specialistici, ospedalieri, della sanità pubblica, della salute mentale e con i servizi sociali. Un luogo di accesso unico, diffuso in modo omogeneo in tutta la regione, dove si sviluppi un maggiore coordinamento tra gli operatori sanitari e una più efficace integrazione dei servizi.

Quando c'è la Casa della Salute c'è tutto" (puntata di "Vista da vicino", magazine televisivo della Giunta regionale). Un unico punto di riferimento, vicino e abituale per i cittadini, dove accedere alle cure primarie, ricevere orientamento e assistenza e trovare tutti i professionisti e i servizi relativi alla salute. Questo sono le Case della Salute: una piccola rivoluzione che cambia la vita ai pazienti, ma anche ai medici.

QUANTO AFFERMA “IL PICCOLO”: a cura di M. Turchetti osservatorio sociale FNP-CISL “Anche  Brisighella ha la sua Casa della Salute e anche i brisighellesi, come i Castellani, sono soddisfatti dell'ubicazione nell'ex Ospedale.(Forse anche Russi n.d.r.) A Brisighella è aperta dal lunedì al venerdì dalle ore 7.30 alle 19. Tale struttura serve tutto il territorio del Comune che comprende ben tre vallate (Lamone, Sintria, Marzeno) per un'estensione di 194 kmq. Il servizio di accoglienza è svolto dalla portineria (tel. 0546 992650) dalle 7.30 alle ore 14, con compiti di informazione, gestione telefono e consegna referti. Nella Casa della Salute operano 5 medici di Medicina generale e 2 infermieri che svolgono anche il ruolo per la promozione della "Medicina proattiva" (capacità di prevenire e anticipare i problemi e i bisogni futuri) e attività domiciliare. Oltre a Medicina generale sono presenti, nei giorni prestabiliti l'otorinologia-ringoiatra, il cardiologo, il dermatologo, il ginecologo e il pediatra. È presente un servizio di psicologia per minori; il Consultorio familiare e il Progetto Brisighella, in collaborazione con l'Università di Bologna, dedicato allo studio del rischio vascolare. All'interno della Casa è operante anche l'assistente sociale. Un efficiente trasporto pubblico completa il servizio. Molto interessante sarebbe sapere se qualcuno si domanda per quale ragione troppi faentini non condividono la scelta dell'ubicazione della Casa della salute a Faenza. Ospedale di Comunità - Un ponte o, si può anche dire, un cuscinetto tra ospedale e i servizi territoriali, per tutte le persone che non hanno necessità di essere ricoverati in reparti specialistici, ma che hanno comunque bisogno per alcune settimane di un'assistenza sanitaria che non potrebbero ricevere a domicilio. E l'Ospedale di Comunità (OsCo), che non va inteso come struttura ex novo, ma come la riconversione di posti letto per la degenza in strutture già esistenti, nell'ambito di un nuovo modello organizzativo, che fa parte delle cosiddette cure intermedie. Il paziente tipo al quale si rivolge questo servizio è prevalentemente anziano; con per le patologie o sofferenze pil una particolare fragilità sociale. In Emilia Romagna ci sono attualmente tre esempi di Ospedale di Comunità, il più recente è nato a Forlimpopoli all'interno dell'ex ospedale. "Gli Ospedali di Comunità -  il dott. Antonio Brambilla (alto funzionario della nostra sanità regionale) - sono previsti da un documento nazionale sul riordino della rete ospedaliera, non ancora uscito formalmente, contenente le indicazioni in materia per le regioni". Tante sono le novità in campo sanitario l'ultima sembra essere proprio l'Ospedale di Comunità. A quel che si sa dovrebbe essere gestito dagli infermieri, nell'ambito del processo di integrazione "Ospedale - Territorio" per garantire la continuità delle cure e dell'assistenza. Avranno dai

venerdì 17 febbraio 2017

CONSIP, INDAGATO IL PADRE DI RENZI


Tiziano Renzi, padre dell’ex presidente del consiglio Matteo Renzi, è indagato dalla Procura di Roma nell’inchiesta sugli appalti Consip, la centrale acquisti della pubblica amministrazione. Renzi avrebbe ricevuto oggi un invito a comparire nel quale si ipotizza il reato di concorso in traffico di influenze. I pm di piazzale Clodio intendono sentirlo a breve.


L’ ITALIA E’ DA TRENT’ ANNI IN OSTAGGIO DGLI EX PCI


Dal duello Occhetto-D'Alema agli ultimi strappi. Una storia di scontri interni e complotti nel disinteresse del Paese. Antonio Signorini -  Non è la prima volta che il Paese resta a guardare e perde tempo prezioso, aspettando che le vicende interne all'ex Pci si risolvano. Prima della direzione del Pd di lunedì, con il commissariamento di fatto del governo Gentiloni; prima delle acrobazie per trovare una soluzione per le elezioni che vada bene al segretario Matteo Renzi, la sinistra italiana aveva già fatto pagare il conto delle sue beghe interne a tutti gli italiani.
Per la precisione è dal 1989 che la politica - nel senso classico di selezione della classe dirigente e azione di governo - ogni tanto resta in stand by per le schermaglie di vertice della sinistra. Sono gli anni Novanta, il punto di svolta. Quando gli eredi del vecchio Partito comunista sostituirono il centralismo democratico e l'autoesclusione dal governo con una dicotomia permanente tra leader bizzosi che volevano sì guidare il Paese, ma che pensavano valesse molto di più vincere la battaglia dentro il partito.



PRESA MILANO : “SEMBRA L’AFRICA” SGARBI CONTRO LA PALME IN DUOMO DI MILANO.


Vittorio Sgarbi massacra il progetto delle palme piantate davanti al Duomo di Milano. Come non condividere. Il critico sul Giornale contesta la trovata di piantare un albero tropicale in una località che tropicale, decisamente, non è. Con ironia Sgarbi scrive che "nell' era imperiale dell' Antica Roma, le palme erano il simbolo della gloria militare e dello stesso potere imperiale. Le palme da giardino vennero classificate, per la prima volta, da Carlo Linneo che le chiamò, non a caso, «Principi delle Piante». A importarle in tutta Europa, facendole diventare un vero e proprio must dei giardini mediterranei e continentali, è stato il principe russo Pietro Troubetzkoy che, nel 1870, creò la prima piantagione di palme europea nella sua villa sul lago Maggiore, punto di riferimento per gli appassionati del genere".
Sgarbi sostiene "che i giardini nelle città, come scrive Francesco Lamendola, abbiano senso in rapporto con i luoghi, con la loro storia e con il loro destino". "Questo tipo di rapporto fra l'uomo e l'animale, in un contesto urbano, non s'improvvisa nello spazio di un mattino", aggiunge l'opinionista, "è il risultato di una coesistenza secolare, di una civiltà matura e consapevole, di un rispetto verso la natura che si realizza nell'arco di numerose generazioni, con pazienza, con tenacia, con particolari accorgimenti educativi e didattici".


mercoledì 15 febbraio 2017

BERLUSCONI ANCORA LEADER MENTRE CHI L’HA TRADITO NON CONTA PIU’ NIENTE


Roma - Da oltre dieci anni i comprimari del centrodestra cercano di smontare la leadership di Silvio Berlusconi. Purtroppo per loro, con esiti infausti. La sfilza dei precedenti dovrebbe suggerire al numero uno del Carroccio, Matteo Salvini, massima prudenza. Chi si ricorda più, infatti, di Marco Follini? Eppure nel 2005 l'alter ego di Pier Ferdinando Casini era personaggio politico assai potente: aveva ereditato dal collega la segreteria dell'Udc e sedeva come vicepresidente del Consiglio a fianco del cavaliere a Palazzo Chigi. I risultati poco felici per il centrodestra nelle amministrative ed Europee del 2004 e la sconfitta alle Regionali del 2005 lo indussero a tentare il tutto per tutto, provocando una crisi di governo. Il disegno era chiaro: sostituire Berlusconi e ridisegnare un centrodestra più «centrista» nel quale potesse ritagliarsi un ruolo di peso. Il successivo riavvicinamento fra Casini e il Cav con l'approvazione del cosiddetto Porcellum a fine 2005 segnarono la sua inconsistenza. Lasciò anche la segreteria e ripiombò in un anonimato dal quale uscì brevemente un anno e mezzo più tardi solo per fare da stampella al Senato al traballante governo di Romano Prodi.  Non è andata certo meglio al suo amico fraterno Pier Ferdinando: Marco era stato solo il ballon d'essai, l'ex presidente della Camera però credeva possibile scalzare Berlusconi dalla sella: per questo «divorziò» dal centrodestra alla vigilia della più grande manifestazione anti-prodiana di sempre, quella del 2 dicembre 2006. Il calcolo politico era sopraffino: la logica fortemente bipolare del Cav ostacolava i suoi progetto di «grande centro allargato»: unire i moderati di entrambi gli schieramenti e riformare la Dc. Peccato che la caduta di Prodi abbia scompaginato i propri

venerdì 10 febbraio 2017


ANCORA TENSIONE SULLO SPREAD. NON SCENDE SOTTO I 200 PUNTI. E ADESSO L’EUROPA RISCHIA DI FALLIRE

Non è ancora il panico. Ma lo spread tra i Btp italiani e il Bund tedesco, e cioè la differenza tra il tasso di rendimento dei titoli di Stato ma rmai termometro politico che registra le tensioni sulla moneta unica, è rimasto anche stamattina a liveli elevati. IIn avvio di  contrattaziono il dislivelle era superiore a 200 punti. Anche se qualcuno i titoli italiani li ha iniziati a ricomprare e il bond decennale ha visto scendere il rendimento al 2,36% dal 2,39% della chiusura di ieri. Continuano invece gli acquisti sostenuti sul titolo tedesco che mostra un rendimento in calo allo 0,34%. Proseguono le vendite sull'Oat francese. Il titolo decennale vede salire il rendimento all'1,15% con il differenziale sul Bund tedesco che si amplia a a 79 punti, livello che non toccava da oltre tre anni. Vendite anche sui Bonos spagnoli con il rendimento che tocca l'1,80%. Fin qui il dato tecnico, segno anche di strategie dei grandi fondi che hanno in pancia titoli con rendimenti molto bassi e che intravedendo la risalita del costo del denaro se ne cominciano a liberare in attesa di nuove aste con tassi più appetitosi. Ma ancora una volta sui numeri si innesta la polemica politica che varia però a seconda delle situazioni. E se in Europa la risalita della febbre dello spread è legata alle intenzioni sovraniste della candidata alle presidenziali francesi Marine Le Pen, in Italia lo stesso fenomeno è visto come il bastone che la cancelliera Merkel agita contro i governi che non si allineano alla linea del rigore. A dirlo è stato questa mattina anche Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera in un'intervista: "Lo spread? Quello è un grande imbroglio. È l'arma di ricatto che l'Europa tedesca rivolge ai governi non più amici o che vuole condizionare. L'aveva impiegato contro Berlusconi, e adesso lo usa nei confronti di un'Italia che considera riottosa sull'immigrazione o sui conti pubblici".