sabato 28 febbraio 2015
venerdì 27 febbraio 2015
CORTE DEI CONTI, RENZI ASSOLTO PERCHE’ INCAPCE DI COMPRENDERE IL REATO
Quindi non c'è tutto ......
Arrivano le motivazioni della sentenza della Corte dei Conti che ha assolto in appello Matteo Renzi, precedentemente condannato a pagare 14mila euro per le presunte...
giovedì 26 febbraio 2015
RENZOCCHIO. UN ANNO DI BUGIE. PROMESSE TRADITE
Da "Enrico stai sereno" all’abolizione delle Province ecco le bufale del premier che annuncia e non fa
Un anno di Matteo Renzi a palazzo Chigi. Un anno di parole, promesse, rassicurazioni tornate indietro come un’eco, ma al contrario. Un lungo elenco di impegni, giuramenti e patti trasformatisi quasi sempre, e spesso in un lampo, nel loro opposto. Insomma, dopo 365 giorni al potere, il premier non si può certo definire un «uomo d’onore» da cui aspettarsi coerenza solo perché ti ha stretto la mano.
Siamo nell’aprile del 2013. Renzi, sindaco di Firenze, è ospite delle Invasioni barbariche su La7, quando alla domanda se vorrebbe governare il Paese, risponde: «Passando dalle elezioni sì, non passando dagli inciuci di Palazzo». Meno di un anno dopo approda a palazzo Chigi con un inciucio di Palazzo. In un’altra occasione ribadisce che per arrivare a palazzo Chigi «o passi dal consenso popolare o non sei credibile». Per sua stessa ammissione, non sarebbe credibile. TUTTO COMINCIÒ: CON #ENRICOSTAISERENO
È ormai memorabile il suo tweet di rassicurazione al premier Enrico Letta. È il 17 gennaio 2014, Renzi è già segretario Pd, quando tranquillizza Letta così: “Enrico stai sereno, nessuno ti vuole fregare il posto”. Un mese dopo Letta va a casa e Renzi al governno. Nel novembre 2012, da candidato alle primarie, Renzi afferma: «Se vinciamo le primarie faremo solo 10 ministri». Da premier ne fece 16.
"VOGLIO LE PREFERENZE": MA TI BLOCCO IL CAPOLISTA...
L’11 novembre 2010, da sindaco, Renzi sostiene che occorre ridare agli elettori "il diritto di scegliere con le preferenze". Il 3 dicembre scorso aggiunge: «Porto avanti il lavoro per le preferenze nella legge elettorale». È finita coi capilista bloccati e una piccola concessione alle preferenze. Il 7 giugno 2014, da premier, afferma: "Ci sono le condizioni perché entro l’estate la legge elettorale possa essere approvata". Quell’estate è trascorsa, siamo quasi a quella dopo e la legge elettorale non è ancora stata approvata definitivamente.
"NON CI SARÀ PIÙ IL SENATO" MA A SPARIRE È SOLO IL VOTO
A Porta a porta , il 14 marzo 2014, Renzi promette: «Via il Senato». In realtà il Senato è ancora al suo posto, sarà (forse) solo modificato e conserverà molte prerogative in alcune delicate materie. Nel gennaio 2014 Renzi parla del Trattato di Maastricht: «È evidente che il tetto del rapporto deficit/pil al 3 per cento si potrà sforare». Due mesi dopo cambia versione: «Noi rispettiamo tutti i limiti che ci siamo dati, a partire da quelli del Trattato di Maastricht. L’Italia non chiede di sforare».
"IO LE TASSE LE HO RIDOTTE" L’ISTAT NON è D’ACCORDO
Renzi flip-flop anche sui caccia F35. Nel luglio 2012 afferma: «Non capisco perché buttare via così una dozzina di miliardi». Nel marzo 2014 annuncia: «Le spese militari in Italia vanno ridotte. Tagli anche sugli F35». E un mese dopo: «Il problema in Italia è l’F24, non gli F35». Ed ecco il Renzi convinto di aver abbassato la pressione fiscale: «Io le tasse le ho ridotte», sostiene infatti in tv nel gennaio scorso. Nelle stesse ore l’Istat ne certifica l’aumento.
"ORA LA SPENDING REVIEW" E LICENZIA IL COMMISSARIO
mercoledì 25 febbraio 2015
PD E CARITAS E COOP VARIE DICHIARANO GUERRA ALLA MARINA EGIZIANA
IL
CAIRO – ”Navi da guerra della Marina egiziana sono al largo
delle coste libiche
per impedire qualsiasi tentativo di far arrivare armi ai jihadisti in Libia”: lo ha riferito
all’ANSA il portavoce delle operazioni dell’esercito libico, Mohamed el Hagazi.
- E’ in atto da poche ore il blocco
navale della Marina Militare egiziana, e questo è certamente il
segnale più forte dei preparativi di invasione
dell’esercito egiziano in Libia.
Alla frontiera sono ammassate divisioni corazzate e brigate d’assalto, oggi il Presidente egiziano Al Sisi s’è recato personalmente sulla linea di fuoco per un vertice di generali.
Alla frontiera sono ammassate divisioni corazzate e brigate d’assalto, oggi il Presidente egiziano Al Sisi s’è recato personalmente sulla linea di fuoco per un vertice di generali.
PD e Caritas e coop varie
dichiarano guerra alla Marina egiziana.
Come faranno a trovare un
altro
business da 80 miliardi l’anno facendo la figura dei buonisti agli occhi dei
co…oni che credono di poter ospitare tutta l’Africa?
martedì 24 febbraio 2015
IL DITTATORELLO CRESCE NEI SONDAGGI? E' IL FATALISMO DI CHI NON VEDE ALTERNATIVE. DIAMOGLIELE. IL 9 MARZO, IL PRIMO GIORNO DI PIENA LIBERTA' DI BERLUSOCNI, E' VICINO
Come si spiega allora che Renzi
sia, secondo le rilevazioni di Pagnoncelli per il Corriere, in risalita
nei sondaggi? I dittatori di fatto generano uno strano rapporto,
quello tra vittima e carnefice. Subentra una specie di fatalismo, un consenso
mesto perché non si scorge alternativa realistica. Non può esserla quella
di Grillo, il cui corteo di adepti somiglia all'ora di ricreazione in un
manicomio, non lo è neppure il lepenismo di Salvini, la cui testa è
utilitaristicamente immersa nella propria pancia.
E Forza Italia? C'è un bel lavoro da fare, una lunga marcia. La liberazione di Berlusconi consentirà una ripresa di vigore e di energia di sicuro. Avremmo guadagnato tempo e diffuso un messaggio positivo immediato se dopo aver risposto – su invito del medesimo Berlusconi – alla prepotenza solitaria di Renzi uscendo dall'Aula, svincolandoci così da un Patto infranto ma ancora vischioso per troppi, non si fosse derubricata una scelta chiara e distinta a mossa esagerata. Un bel modo di confondere la gente. Di insinuare dubbi. Di dare spazio oltretutto a manifestazioni divisorie invece che arricchenti. Non vediamo l'ora che arrivi il 9 marzo. Berlusconi libero e forte. Chi lo sottovaluta o lo ritiene spaventato da colpi sotto la cintura giudiziaria, non lo conosce. “Il Mattinale” è nato pronto per ricominciare, abbiamo il magazzino pieno di idee, e il nostro forno produce roba fragrante per un'alternativa che spezzi la solitudine dell'Italia e degli italiani.
sabato 21 febbraio 2015
JOBS ACT: IL GOVERNO RENZI STRAVOLGE LA LEGGE BIAGI
Forza Italia contrasterà questo
progetto. Nella maggioranza qualcuno si svegli e stia dalla nostra parte. Prima di
valutare taluni singoli aspetti dei provvedimenti di attuazione delle deleghe
contenute nel Jobs Act (rispetto ai quali sono prevedibili anche
significative ‘marce indietro’ per accontentare la sinistra dem nel nuovo clima
scaturito dall’elezione del Capo dello Stato) non convince il disegno di
politica del diritto, prima ancora che del lavoro, che emerge in modo sempre
più evidente.
Il si appresta a stravolgere la , non
tanto e non governo Renzi legge Biagi solo, per il proposito di
manomettere o addirittura abrogare forme contrattuali (già ampiamente
rivisitate dalla legge Fornero) che rispondono a precise esigenze delle imprese
e dei lavoratori, quanto piuttosto per l’architettura complessiva degli
interventi. Marco Biagi non pensava affatto di introdurre, nella legge a lui
intestata, tipologie flessibili in entrata, allo scopo di consentire ai datori
di aggirare, in uscita, le forche caudine della reintegra da parte del giudice.
riteneva, giustamente, che la frammentazione esistente nella realtà del Biagi
mercato del lavoro potesse essere affrontata in modo adeguato e pertinente
– nell’interesse delle imprese e dei lavoratori – solo attraverso la previsione
di una gamma di contratti specifici, mirati a regolare le diversità delle
condizioni lavorative, anziché imporre, per via legislativa, una sorta di
reductio ad unum nell’ambito di un contratto a tempo indeterminato, sia pure
meno oppressivo e poliziesco per quanto riguarda la tutela del licenziamento.
Non è un caso che, in occasione
della prima lettura del Senato, nell’emendamento dei partiti centristi a firma
di , Pietro Ichino campeggiassero le parole ‘senza alterazione dell’attuale
articolazione delle tipologie dei contratti di lavoro’. Per , la
riunificazione del mercato del lavoro non avrebbe mai Biagipotuto trovare posto,
in modo forzato, in un contratto a tempo indeterminato ancorché caratterizzato
da tutele meno ossessive sul versante del recesso. La via indicata dal
professore bolognese, di cui tra un mese ricorderemo tutti l’assassinio,
poggiava sull’obiettivo di politiche di protezione sociale e di welfare
tendenzialmente uniformi per tutte le tipologie di lavoro ‘economicamente
subordinato’. Il governo Renzi ribadisce invece la linea
dell’unificazione forzata all’interno del sarchiapone del contratto a tempo
indeterminato a tutele crescenti (drogando il mercato del lavoro con
robusti incentivi all’assunzione), mentre adotta misure sperimentali, prive
della necessaria copertura finanziaria, incerte per quanto riguarda la
continuità di erogazione, ancora divisive e sostanzialmente ripetitive delle
modeste tutele già esistenti da anni, per quanto riguarda i nuovi ammortizzatori
sociali che cambiano solo nome ma non sostanza.
Forza Italia contrasterà questo progetto. E si augura che,
all’interno della Forza Italia maggioranza, le forze politiche che
condivisero il disegno riformatore di Marco Biagi si accorgano della trappola
ed evitino di prender parte ad un progetto alternativo alla legge che porta il
suo nome.
venerdì 20 febbraio 2015
MILLE PROROGHE, IL GOVERNO SALA LAZIO E VENEZIA: CLIENTELISMO ELETTORALE DI RENZI
Avevano sfondato i paletti fissati dal Patto di Stabilità. Rischiavano sanzioni e penalizzazioni. Hanno invece spuntato una deroga. Con due norme ad hoc. Che provocano polemiche. Per gli aiuti molto interessati. Nei palazzi parlamentari non si parla d’altro. E si grida allo scandalo per gli aiuti di stampo locale, elettorale e clientelare. Una Regione e un comune sforano il patto di Stabilità? Ovvero spendono più di quanto gli è consentito? Vengono puniti con sanzioni e meno soldi. O almeno dovrebbero. Perché alcuni enti locali al governo non sembrano uguali agli altri, tanto da meritare un “aiutino”. E’ il caso della Regione Lazio (guidata da un governatore del Pd) e del comune di Venezia (dove a breve si voterà per il nuovo sindaco), che hanno spuntato una deroga sulle sanzioni. Con due norme ad hoc (o quasi) contenute nel decreto Milleproroghe. Di cosa si tratta esattamente? La prima, la norma “salva Lazio” prevede che le Regioni che nel 2014 hanno sforato il patto di stabilità interno, ma lo hanno fatto per il 50% pagando dei debiti pregressi, possono applicare la contrattazione integrativa, assumere a tempo indeterminato con immissioni in ruolo, accendere mutui per opere in fase di realizzazione e avere meno sanzioni. E qual è pressoché l’unica Regione in Italia ad avere il requisito necessario? Quella guidata dall’amico Nicola Zingaretti, per l’appunto. Che, in virtù di questa norma inserita di notte da governo e relatori (ma con la contrarietà di uno di loro, Francesco Paolo Sisto di Forza Italia), non dovrà pagare parte delle sanzioni previste per legge (ma solo per il 2% di entrate tributarie e per accensione di prestiti), potrà “destinare risorse aggiuntive alla contrattazione integrativa nei limiti stabiliti dalla contrattazione nazionale” e potrà “procedere ad assunzioni a tempo indeterminato” per immettere in ruolo i vincitori di concorsi pubblici che ancora aspettano un posto.
giovedì 19 febbraio 2015
BUCCI: “FAMIGLIE E GIOVANI PER IL FILM SU CODEVIGO. MARIANI UN LUOGO APERTO
Il titolare della sala dove sarà proiettato per la prima volta in città
la pellicola sulla strage: «La controserata dell'Anpi crea tensioni»
L'attore faentino Claudio Casadio in un'immagine di L'uomo che verrà
«Proiettare un film, tra l’altro molto bello con un importante attore locale, sulla strage di Marzabotto in contrapposizione con quello sull'eccidio di Codevigo, è un modo per creare delle tensioni». Dopo l’annuncio (vedi correlato) da parte dell'associazione culturale Ravenna Cinema di una serata antifascista – con la visione di L'uomo che verrà in contrapposizione alla proiezione del film Il segreto d’Italia – interviene Maurizio Bucci, titolare del Mariani Lifestyle dove si svolgerà l'evento dedicato alla pellicola che ricostruisce la strage compiuta dai partigiani nel 1945 in provincia di Padova.
Bucci è anche consigliere comunale nelle file di Forza Italia e da lui è partito il suggerimento ai gestori della sala in via Ponte Marino per la proiezione: «Il Mariani è un contenitore del centro storico dove oltre alla buona cucina c’è spazio per le idee e per il confronto. Sono stati proiettati in quella sala anche il film sul Papa, sui pellegrinaggi a Medjougurie, su Berlinguer di Walter Veltroni». L'imprenditore e politico si dice quindi sorpreso dall’iniziativa della contrapposizione di proiezioni: «Più volte si parla di avere un 25 aprile condiviso e poi noto invece che da una certa parte politica ogni occasione è buona per creare un distinguo. Il fatto di proiettare un film tra l’altro molto bello con un importante attore locale sulla strage di Marzabotto in contrapposizione, quindi, con il film di Belluco, è forse un modo per creare delle tensioni e non accettare un’analisi critica e comunque democratica su avvenimenti storici di quel periodo». E ribadisce: «Non certo per ragioni ideologiche il Mariani Lifestyle ha ritenuto insieme a “Cinema in centro” opportuna la scelta di proiettare il film Il segreto d’Italia indipendentemente dai contenuti e dalla storia che rievocherà fatti e personaggi della nostra città».
Al momento sono molte le prenotazioni sia per la prima visione delle 20.30 (al completo) sia per quelle delle 22.30 per cui restano pochi posti: «Sono soddisfatto della risposta avuta in quanto gran parte delle prenotazioni sono venute da giovani studenti, famiglie e di tanti ravennati curiosi per una pellicola che in città non si era mai vista».
mercoledì 18 febbraio 2015
martedì 17 febbraio 2015
SI ALL’INTERVENTO IN LIBIA, MA IL GOVERNO COINVOLGA IL PARLAMENTO
"La drammatica evoluzione della situazione in Libia é la
dimostrazione di quanto furono sbagliate le scelte occidentali relative al Nord
Africa negli anni passati. Scelte che non abbiamo mai mancato di criticare e
denunciare, ben prefigurando quali nefasti scenari futuri avrebbero prodotto.
Oggi purtroppo la realtà ci dà ragione. L'Italia non può tollerare la minaccia derivante dall'esistenza di un califfato dichiaratamente ostile alle proprie porte, sulle coste di uno Stato, la Libia appunto, ormai totalmente fuori controllo e distante poche centinaia di chilometri dalle nostre coste. Accogliamo con favore l'intento del governo di non abdicare alle responsabilità che ci derivano dal ruolo che il nostro paese deve avere nel Mediterraneo e nella difesa del nostro continente, della sua civiltà e dei suoi valori di libertà, oggi minacciati. Forza Italia, in questi venti anni sia da forza di governo che di opposizione, non ha mai rinunciato ad assumersi le proprie responsabilità e anche oggi é pronta a contribuire in modo costruttivo alle difficili scelte che il nostro paese dovrà prendere. Ci auguriamo che l'esecutivo voglia al più presto coinvolgere il Parlamento tutto nell'assunzione di decisioni che, per la loro gravità, debbono trascendere le appartenenze di parte e di schieramento".
Oggi purtroppo la realtà ci dà ragione. L'Italia non può tollerare la minaccia derivante dall'esistenza di un califfato dichiaratamente ostile alle proprie porte, sulle coste di uno Stato, la Libia appunto, ormai totalmente fuori controllo e distante poche centinaia di chilometri dalle nostre coste. Accogliamo con favore l'intento del governo di non abdicare alle responsabilità che ci derivano dal ruolo che il nostro paese deve avere nel Mediterraneo e nella difesa del nostro continente, della sua civiltà e dei suoi valori di libertà, oggi minacciati. Forza Italia, in questi venti anni sia da forza di governo che di opposizione, non ha mai rinunciato ad assumersi le proprie responsabilità e anche oggi é pronta a contribuire in modo costruttivo alle difficili scelte che il nostro paese dovrà prendere. Ci auguriamo che l'esecutivo voglia al più presto coinvolgere il Parlamento tutto nell'assunzione di decisioni che, per la loro gravità, debbono trascendere le appartenenze di parte e di schieramento".
Dopo la notizia del
possibile invio di 5mila soldati italiani nell'ex colonia, il Cavaliere si dice
d'accordo con l'ex alleato del Nazareno. Prodi: "Non so perché non fui
coinvolto quando le autorità libiche mi chiesero come mediatore". Salvini:
"I migranti? Lasciamoli al largo" Forza Italia ha detto sì: il partito ex
alleato del Pd in tema di riforme garantisce il proprio appoggio al governo su
un eventuale intervento
militare in Libia.
E’ stato il leader azzurro in persona a giudicare positivamente il
possibile invio di 5 mila soldati nell’ex colonia per contrastare
l’avanzata dell’Isis:
“Un intervento di forze militari internazionali, sebbene ultima risorsa, deve
essere oggi un’opzione da prendere in seria considerazione – ha detto Silvio Berlusconi-
accogliamo con favore l’intento del governo di non abdicare alle responsabilità che ci
derivano dal ruolo che il nostro paese deve avere nel Mediterraneo”. La questione
libica offre quindi al Cavaliere, nonché contraente del patto del Nazareno,
l’occasione per tendere la mano all’ex alleato Matteo Renzi e per far intravvedere la
possibilità di una riappacificazione.
Giovanni Toti è ancora più chiaro:
“L’esecutivo – ha dettol’europarlamentare e consigliere politico di Forza
Italia–deve coinvolgere tutte le forze politiche e non solo quelle che
sostengono il governo perché qui si parla di 5mila soldati italiani che rischiano la vita.
Il nostro partito – ha sottolineato – non ha mai fatto mancare il suo supporto, per cui saremo
sicuramente d’accordo in caso di un intervento in Libia”.
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