giovedì 10 novembre 2016

NATALE CELEBRATO IN UNA DATA FASULLA, L’ASINO SIMBOLO DIABOLICO.

 IL TEMA DELLA MAGIA ALLA KERMESSE SOLLEVA INTERROGATIVI MISTICI E RELIGIOSI. INTERVISTA AL PROF. ANDREA VITALI.
«Il Natale è celebrato in una data fasulla. L'asinello è un simbolo diabolico. La Madonna una copia della dea babilonese Istar». A parlare è il faentino Andrea Vitali, uno dei massimi esperti di medioevo, simbolismo ed esoterismo. E' lui l'artefice della grande mostra al palazzo delle Esposizioni, in occasione della fiera di San Rocco.
Professor Vitali mentre visitiamo una chiesa, un'opera d'arte, la curiosità viene attratta da figure e simboli che, decifrati racchiudono significati misteriosi. «La maggioranza delle persone guarda e va oltre e non si avvede di ciò che gli antenati hanno voluto comunicare».
Lei sostiene resistenza di messaggi "criptati" rivolti al popolo: ad esempio?  «Leoni davanti alle chiese rappresentano la potenza di Cristo e, a volte, se infilzati, il destino dei nemici sconfitti. Possono essere a guardia della chiesa per «Natale celebrato in una data fasulla, l'asino simbolo diabolico non fare entrare i rivali di Dio, pronti a sbranarli. Occhi grandissimi nei personaggi dei mosaici ravennati sono legati alla capacità di vedere oltre le apparenze. Al centro c'era spesso una pietra preziosa (l'iride): quando il sole la illuminava, risplendeva e penetrava interiormente le anime di chi guardava, così veniva messo in soggezione. Hanno un significato aureale dei santi. Nei racconti della nascita di Cristo nel Vangelo, non si parla nè di un bue nè di un asino. “Da dove ha avuto origine tale iconografia e perché gli viene dato tanto peso quando in molte raffigurazioni l'asino diviene simbolo del diavolo?».
Lei mette in discussione perfino la data del Natale. «Il Salvatore non nacque il 25 dicembre, ma m aprile, tempo della pastorizia. Fu scelto il 25 dicembre perché è il giorno di nascita di molte delta: l'azteco Huitzlopoctli, Freyr per i popoli scandinavi, Apollo e Bacco in Grecia, Adone in Siria; Osiride e suo figlio Oro in Egitto. In Messico il 25 dicembre si festeggiava la nascita del dio Quetzalcoatl e nello Yucatan quella del dio Bacab. E ancora Buddha in Oriente; Krishna, in India e Scing-Shin in Cina».
E Maria di Nazareth, sarebbe anche questa una copia? «Esiste una dea Istar in Babilonia, regina del cielo e simbolo di fertilità, rappresentata con un bimbo in braccio e con un'aureola di dodici stele attorno alla testa. L'icona della madre con il figlio neonato risale alla notte dei tempi e ha sempre simboleggiato la Madre Terra che produce frutti».
Cosa ne pensa del Gral? «Tuttora assistiamo ad un proliferare di testi che raccontano della sacra coppa dove Giuseppe d'Arimatea raccolse il sangue del Cristo, deposto dalla croce. In realtà il mito del Graal fu frutto dell'invenzione di Chretien de Trois che lo descrisse nel sec. XII:, dopo essersi ispirato da leggende bretoni». (f.d.)




mercoledì 9 novembre 2016

ATTACATEVI AL TRUMP LA VITTORIA CAMBIERA’ LA POLITICA NEL MONDO, IN EUROPA, IN ITALIA. SONO CONTENTO


Sembrava impossibile, ma è successo. Donald Trump èil nuovo presidente degli Stati Uniti. Nella lunga notte elettorale l'America si è lentamente tinta di rosso. Il tycoon ha conquistato, uno dietro l'altro gli stati in bilico. La Florida, l'Ohio, la North Carolina. E poi il Wisconsin e il Michigan. Per Hillary Clinton è stata una lenta discesa verso l'inferno. I due candidati hanno atteso i risultati a New York. Col passare delle ore il quartier generale dei Democratici è passato dall'euforia al terrore. Viceversa il party ad inviti organizzato da Trump si è via via ravvivato mentre all'esterno i sostenitori del tycoon si radunavano nelle strade. The Donald ha conquistato la Casa Bianca ed è già tempo di bilanci. Perché la sua vittoria è sicuramente la sconfitta di Hillary Clinton che alla prova dei fatti si è dimostrata un candidato troppo debole per poter puntare alla presidenza. Ma è anche la sconfitta di Barack Obama. E, in fondo, è anche la sconfitta dei Repubblicani che, pur mantenendo il controllo della Camera e del Senato, hanno cercato in tutti i modi di bloccare la corsa di Trump. Ma lui, come un ciclone, ha travolto tutto e tutti.. Uno shock  salutare per il mondo, compreso l’Italia".. Vincenzo Galassini già consigliere provinciale


MONFALCONE DOPO 70 ANNI DI DOMINIO ROSSO VA A CASA…. NOTIZIA NON EMERSA DALLA TV E GIORNALI.


Ancora una sconfitta per la Serracchiani. Dopo le sconfitte 'estive' a Trieste e Pordenone, il Pd perde anche a Monfalcone, la storica roccaforte rossa la sinistra governava da 70 anni. Il nuovo sindaco è Anna Cisint - Lega Nord - espugna la rossa Monfalcone. Nella Regione guidata dalla renziana Debora Serracchiani, il Pd perde ancora dopo le sconfitte di giugno a Trieste e Pordenone ma stavolta la sconfitta è ancora più bruciante perché arriva dopo 70 anni di governo ininterrotti. Anna Cisint, che al primo turno aveva sfiorato la vittoria col 4,53% (pari a 5.256 voti), al ballottaggio batte il sindaco uscente Silvia Altran, col 62.49% (pari a 6.642 preferenze). Un distacco incolmabile per la rivale del Pd, ferma al 37.51% con 3.987, mentre due settimane fa aveva ottenuto solo il 34% (pari a 3.612 voti. Il centrodestra vince anche a Codroipo con Fabio Marchetti, che al primo turno aveva ottenuto il 47.42% delle preferenze contro lo sfidante Soramel, mentre al ballottaggio viene eletto sindaco con il 54.43% dei voti (3.963).

MINISTERI PAZZI & CONSULENZE FOLLI: IN 353 ASSUNTI DAL TESORO, RIPAGATI DALL’AMBIENTE


Alla faccia della “amministrazione sobria”. C’è una società pubblica, la Sogesid, interamente controllata dal ministero del Tesoro, che lo scorso anno ha assunto 353 persone vedendo aumentare i propri dipendenti a tempo indeterminato del 446%: da 81 a 443. A che cosa serve quell’esercito di impiegati? A tappare i buchi dell’organico del dicastero guidato da Gian Luca Galletti, che per il loro “supporto” e la loro “assistenza tecnica” arriva a pagare fino a 700 euro al giorno a persona. Questo nonostante le ripetute censure della Corte dei Conti sull’abitudine del ministero di aggirare il blocco delle assunzioni ricorrendo a personale esterno    di Chiara Brusini


lunedì 7 novembre 2016

ELEZIONI USA, TIFO DONALD TRUMP


“Abbiamo già visto un Donald Trump. Si chiamava Silvio Berlusconi”. S’intitola così il commento di John Foot, storico inglese ed esperto dell’Italia, su cui ha scritto vari libri, pubblicato stamane dal Guardian di Londra. Non è il primo analista politico a tracciare un parallelo fra il candidato repubblicano alla Casa Bianca e l’ex premier italiano. Ma il suo articolo è un monito per l’America e in generale per le società democratiche occidentali: come Berlusconi ha trasformato la politica nel nostro paese, pure il fenomeno Trump lascerà tracce negli Stati Uniti e altrove. “Le cose”, dopo Trump, “non saranno più le stesse”. L’articolo comincia con la constatazione, spesso ripetuta, che con Trump il mondo è entrato nell’era della politica “post-fattuale”, in cui i dati di fatto non contano più niente. Ma l’autore osserva che una politica di questo genere si era già manifestata con successo ventidue anni fa in Italia: con la “discesa in campo” di Berlusconi e la creazione del suo partito Forza Italia, appunto. Ricordando che il magnate di Mediaset ha vinto due elezioni, ne ha persa una di poco ed è rimasto complessivamente al governo più di ogni altro leader italiano – eccetto Mussolini e Giolitti. Entrambi si auto descrivono come outsider e anti-establishment. Entrambi fanno leva sul populismo e sulla propria personalità. Entrambi infine sono stati protagonisti di gaffe, incidenti imbarazzanti, accuse o scandali legati al loro rapporto con le donne.  “La lezione per l’America è che per troppo a lungo Berlusconi è stato considerato come una barzelletta o un clown”, scrive Foot. “Alla fine, non rideva più nessuno. Vent’anni di Berlusconi hanno gravemente danneggiato la cultura politica e democratica italiana e le ferite create non si sono affatto rimarginate”. In modo simile, afferma il commentatore, “che vinca o perda, Trump ha cambiato i termini del discorso politico americano e, come con l’era Berlusconi in Italia, le cose non saranno più come prima”. Per quanto riguarda l’Europa, Trump ha solo posizioni di buon senso. Basta espansionismo Nato, basta guerre di aggressione e basta attacchi a Putin. La Clinton, invece, sta alzando sempre di più la pressione. È arrivata ad accusare il rivale di essere un burattino. Non mi meraviglio che Trump non si sbilanci sulla regolarità delle elezioni. Con un’avversaria in grado di cancellare 30 mila email, alcune delle quali top secret, nemmeno io mi sentirei tranquillo”.  Vincenzo Galassini già consigliere provinciale Forza Italia Ravenna


COME SONO MESSE LE STRADE PROVINCIALI DOPO LA RIFORMA DELRIO


Il crollo di un cavalcavia in provincia di Lecco, con la morte di una persona e il ferimento di altre, non può non farci domandare: come sono messe le nostre strade? Qual’ è il loro livello di sicurezza?
E difficile calcolare la spesa per la manutenzione dei 8OOmila chilometri di strade italiane, spesso con centri di costo sotto enti molto diversi, un dato importante lo si può desumere dalla produzione di asfalto attentamente monitorato da Siteb, la Società Italiana Asfalto e Bitume Strade. Il primo grafico che vedete è molto indicativo. Negli ultimi anni si è passati da 40 milioni di tonnellate a quasi la metà, 23 milioni. Per Siteb una strada su due è a rischio sicurezza per scarsa manutenzione e ci vorrebbero tra i 40 e i 50 miliardi di euro per rimettere in sesto il nostro patrimonio stradale. Un costo che cresce con il crescere del degrado. Invece, secondo gli ultimi dati, andiamo in controtendenza. Secondo Sose, la società pubblica che si occupa di stabilirei criteri di efficienza per la spesa pubblica, tra il 2013 e il 2015 l'investimenti sicurezza sulle strade provinciali (130mila chilometri) è passato da  7.138 euro a chilometro a 2.170



venerdì 4 novembre 2016

STRADE KILLER IN ITALIA, LA CLASSIFICA: RAVENNA LA PROVINCIA PIU’ PERICOLOSA


ROMA – In Italia nel 2016 sono state 1087 le incriminazioni per “omicidio colposo da incidente stradale”, con le province di Ravenna, Brescia, Aosta e Trieste che indossano la maglia nera nel rapporto tra denunciati e popolazione residente. L’analisi è stata condotta da Dascompagnia di Generali Italia specializzata nella tutela legale dopo l’introduzione dei reati di omicidio stradale e lesioni personali stradali. Al primo posto c’è Ravenna: qui le denunce hanno una media di 1 ogni 18.700 abitanti circa. Seconda è la provincia di Brescia con una denuncia ogni 19.168 residenti e qui dal 2010 a oggi sono quasi raddoppiate (66 nel 2014). Al terzo posto sono quasi appaiate Aosta e Trieste con un’ incriminazione ogni 21.400 abitanti circa.
Catanzaro e Taranto invece vincono la classifica delle provincie “buone”: qui le denunce per omicidio stradale si sono quasi azzerate rispetto al 2010. Calabria, Sicilia e Puglia, sono state le regioni dove il maggiore numero di denunce per omicidio colposo da incidente stradale non hanno trovato un colpevole (rispettivamente il 38,5%, 32,7% e 27,8% dei casi). Quarta è la Lombardia con quasi il 23% di incidenti stradali colposi nei quali non è stato possibile individuare il colpevole entro l’ anno in cui è avvenuto.
In Italia ogni anno oltre 4 mila persone perdono la vita in seguito a scontri stradali e almeno un terzo di questi è riconducibile alla fattispecie “omicidio stradale” (fonte Istituto Superiore della Sanità).

BOERI (INPS): “LE NUOVE MISURE AUMENTANO I LDEBITO PREVIDENZIALE D I20 MILIARDI”


Il presidente dell'Inps, Tito Boeri, va giù duro sugli interventi del governo sulle pensioni. Che secondo le nostre stime rischiano di trasferire sulle generazioni future 20 miliardi di ulteriore debito. Tanto secondo Boeri il costo, scritto nella Legge di Bilancio, per gli interventi sulla quattordicesima, sui lavoratori precoci e la sperimentazione sull'Ape social. A evidenziarlo in un'intervista pubblicata oggi sul Corriere della Sera. «Poi - ha proseguito Boeri - ci sono i costi legati all'estensione della fascia di reddito non tassata per i pensionati, più i crediti d'imposta per chi chiede l'Ape di mercato». Interventi che, se l'Ape social dovesse essere esteso nella forma attuale anche oltre il 2018, farebbero salire i costi di altri 24 miliardi. Portando il costo complessivo degli interventi sulle pensioni a 44 miliardi di euro. Ma c'è di più: non solo il prolungamento dell'Ape social è un'eventualità che Boeri non esclude, ma rischia invece di essere accompagnato da un allargamento della platea dei beneficiari, considerando le spinte politiche e sociali cui darà vita. Insomma una posizione abbastanza critica nei confronti del governo. Che si è sentito chiamato in causa. E che ha affidato la replica  al ministro Pier Carlo Padoan, che a sua volta ha ricordato che è la riforma proposta dall'Inps ad implicare un aumento dei costi previdenziali. Uno scontro che si è però subito spento con la precisazione del presidente Boeri: "Mai detto e mai pensato che gli impegni del governo sono poco credibili. Anzi, le osservazioni sono state  che in passato ho rivolto all'esecutivo le ho fatte proprio perché so che il governo si impegna seriamente sui suoi piani. Oggi mi sono espresso unicamente sul tema delle salvaguardie precisando che ci avevano detto che la settima sarebbe stata l'ultima invece ora c'e' l'ottava e ho gia' il tam tam della nona".





giovedì 3 novembre 2016

SPREAD, REFERENDUM NON C’ENTRA, SALE PER CATTIVA POLITICA ECONOMICA RENZI


 “Negli ultimi giorni lo spread tra i rendimenti dei titoli di stato italiani e quelli spagnoli e tedeschi è pericolosamente aumentato. Il differenziale di rendimento tra Italia e Spagna è infatti salito a +45 punti base, e per i titoli di stato italiani a lunga scadenza è stato un crollo: -8,5% per i BTp 2067 in meno di un mese. Cosa sta succedendo? Sicuramente il referendum costituzionale non c’entra assolutamente niente. Ci sono, invece, delle cause di natura prettamente economico-finanziaria che giustificano questa piccola tempesta. In generale, si sta verificando in Europa e Stati Uniti, un surriscaldamento delle aspettative d’inflazione, che sta spingendo in alto i rendimenti richiesti dal mercato per acquistare i titoli a più lunga durata. Purtroppo però, a causa delle sbagliate politiche economiche del governo Renzi, che non hanno sortito alcun effetto sui consumi, il tasso d’inflazione italiano è rimasto di gran lunga inferiore a quello della media europea. Se la Bce dovesse cominciare a rivedere la sua politica monetaria in un’ottica meno accomodante, i paesi più penalizzati sarebbero proprio quelli con una inflazione più bassa, ovvero l’Italia. Il trend rialzista sta penalizzando particolarmente il nostro Paese, che è, tra le grandi economie, il peggiore in termini di performance, crescendo quattro volte meno della Spagna e segnando un debito pubblico ai massimi storici. A differenza di quanto fatto dal premier Rajoy in Spagna, Renzi non ha sfruttato il periodo estremamente favorevole a livello internazionale, caratterizzato da tassi d’interesse pari a zero e basso prezzo delle materie prime, per risistemare il debito pubblico, che è invece aumentato, e per dare una spinta ai consumi nazionali. Ora che i mercati cominciano a prevedere la fine di questa ‘bonanza’ di prezzi, gli speculatori iniziano a punire l’Italia, che ha i peggiori fondamentali macroeconomici e finanziari di tutta l’Unione. Se il crollo dei prezzi dei titoli sovrani e l’aumento dei loro rendimenti dovesse proseguire di questo passo, presto per gli interessi sul debito pubblico italiano potrebbero essere dolori”.

L’ITALIA E’ IL PAESE DELLE TASSE: PENULTIMA PER COMPETITIVITA’ FISCALE.


La propaganda di Renzi sulle imposte in calo smascherata dai numeri: la pressione fiscale mette in fuga chi vuole investire "È innegabile, col nostro governo le tasse sono scese".  Parole e musica di Matteo Renzi. Lo scorso febbraio il premier si affannava a sottolineare l'operato del suo governo ed etichettava come "raccontatori di balle" ch provava a sostenere il contrario. Ma adesso arrivano alcuni dati che sconfessano ancora una volta le parole del premier. In Italia le tasse non sono diminuite e di fatto il nostro Paese non riesce ad attrarre gli investimenti dall'estero. Il tutto per un peso fiscale che toglie il fiato al tessuto economico. E a sottolineare questo aspetto è lo studio "International tax competitiveness index 2016" sui Paesi Ocse. E così in una classifica di 35 Paesi, l'Italia si posiziona al 34esimo posto per quanto riguarda l'attrattività del Paese per gli investimenti basandosi sulla pressione fiscale. Peggio di noi solo la Francia. Insomma la competitività dell'Italia non è ripartita e il governo Renzi ha affossato quel poco di investimenti che restavano nel nostro Paese. Come ricorda Italia Oggi, per competitività si intende un'aliquota fiscale bassa capace di "sedurre" chi vuole investire in Italia. L'indice di competività, l'Itci di fatto viene rilevato su cinque variabili: tassa sull’impresa, Iva, l’imposta patrimoniale, le imposte individuali e quelle internazionali.
L'Italia ad esempio è uno dei Paesi con la più alta tassazione sulle imprese, ovvero al 31,3 per cento. Se si guarda invece all'Iva l'italia si piazza al 24esimo posto con il 18 per cento. Ma le noti dolenti arrivano sulle imposte individauli. L'Italia è al penultimo posto, mentre al primo c'è la Nuova Zelanda. Sul fronte anche della tassazione internazionale, ovvero le tasse applicate sui profitti delle aziende straniere in Italia, l'Italia si colloca al 28esimo posto. Nelle prime posizioni invece troviamo Paesi Bassi, Lettonia e Gran Bretagna. Tutti dati questi che di fatto mettono in discussione l'operato del governo per stimolare la crescità che per forza deve passare dalle imprese. Imprese che però devono fare i conti con un Fisco che lascia pochissima libertà di manovra e che erode il profitto. L'Italia fanalino di con una pressione fiscale alle stelle, si fa battere anche da Paesi come Slovacchia, Slovenia o Ungheria che hanno avviato politiche concrete per abbassare la pressione della mano del Fisco su chi vuole fare impresa. Una circostanza questa che in Italia è ormai diventato un lusso. E se l'imprenditoria deve sottostare a un regime fiscale asfissiante, la ripresa di cui tanto parla il governo è destinata a restare solo nelle slide del presidente del Consiglio.