lunedì 5 dicembre 2016

L’ITALIA DICE NO, RENZI LASCIA. E IL RENZISMO? IL NO AL 60%. BERLUSCONI DIVENTA L’AGO DELLA BILANCIA


Ora per Silvio Berlusconi, l’uomo della ridiscesa in campo, a 80 anni e dopo una delicata operazione al cuore, che ha fatto la differenza per la vittoria del No contro la riforma costituzionale renziana, il quattro volte premier che Renato Brunetta ringrazia sotto i riflettori della notte del referendum, tutti i premier del Pd possono andar bene, per un governo breve, che rifaccia la legga elettorale per Camera e Senato. La linea di Arcore, che il capogruppo azzurro alla Camera, strenuo difensore del No, esterna davanti alle telecamere, a pochi minuti dalla conferenza stampa del premier e segretario del Pd, è che ora qualsiasi nuovo premier del Pd va bene. Ma c’è una preoccupazione ora tra gli azzurri e cioè che Romano Prodi, con il suo Sì al veleno al referendum, ritenuto una sorta di abbraccio della morte per Renzi, ne approfitti per prendersi la rivincita proponendosi, come uomo che salva il centrosinistra dal disastro, al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, con il quale fin da dai tempi della Dc ha ottimi rapporti. Ma al di là di Prodi, è indubbio, si fa notare dentro FI, che “Silvio” ha fatto la differenza, impedendo con la sua offensiva mediatica, da gran comunicatore, a Renzi di sfondare in quella che ormai era l’ultima frontiera per poter vincere e cioè l’elettorato dei moderati, rappresentato da Forza Italia. Dicono dentro FI a “Il Dubbio” nella notte del referendum: “Il presidente è stato decisivo per la vittoria del No. Con la sua ridiscesa in campo ha spostato quasi tutto l’elettorato degli indecisi attestato settimane fa a quasi il 30 per cento. Erano quasi tutti nostri, ora grazie a Berlusconi solo 1 su 4 ha votato per il Sì”.

REFERENDUM COSTITUZIONALE, TUTTI I RISULTATI DELLA PROVINCIA DI RAVENNA.


IL SI VINCE DI MISURA A RAVENNA. Nella città di Ravenna, a differenza delle vicine città dell'Emilia e della Romagna il "sì" vince, ma solo di stretta misura. Per 1.550 voti. Il sì arriva al 50,9% e il no si ferma al 49,1%. Ravenna è una delle 13 province italiane che non hanno "abbandonato" il premier Matteo Renzi. Da segnalare anche il risultato definitivo di Faenza, dove invece la vittoria del "sì" è stata più netta: 54,67% contro il 45,33%, più di tremila voti in più. A Cervia, invece, la " è stata strettissima.“

Comune di ALFONSINE

SI
58,04%                                                                                                                 41,96%
NO
4.161
3.008

Comune di BAGNACAVALLO

SI
54,45%                                                         45,55%
NO
5.380
4.501

Comune di BAGNARA DI ROMAGNA

SI
52,66%                                          47,34%
NO
713
641

Comune di BRISIGHELLA

SI
53,02%                                               46,98%
NO
2.321
2.057

Comune di CASOLA VALSENIO

SI
60,01%                                   39,99%
NO
917
611

Comune di CASTEL BOLOGNESE

SI
52,37%                                                            47,63%
NO
2.841
2.584

Comune di CERVIA

SI
49,84%                                         50,16%
NO
8.388
8.442

Comune di CONSELICE

SI
55,48%                                 44,52%
NO
2.901
2.32

Comune di COTIGNOLA

SI
55,59%                                           44,41%
NO
2.527
2.019

Comune di FAENZA

SI
54,67%                                                       45,33%
NO
18.160
15.057

Comune di FUSIGNANO

SI
55,13%                         44,87%
NO
2.574
2.095

Comune di LUGO

SI
56,60%                                43,40%
NO
10.577
8.111

Comune di MASSA LOMBARDA

SI
56,67%                          43,33%
NO
3.110
2.378

Comune di RAVENNA

SI
50,86%                      49,14%
NO
45.596
44.046

Comune di RIOLO TERME

SI
54,48%                            45,52%
NO
1.823
1.523

Comune di RUSSI

SI
47,95%                            52,05%
NO
3.350
3.636

Comune di SANT'AGATA SUL SANTERNO

SI
52,20%                             47,80%
NO
841
770

Comune di SOLAROLO

SI
53,65%                              46,35%
NO
1.317
1.138
Provincia di RAVENNA
SI
52,82%                           47,18%
NO
117.497
104.945

 



GRAZIE GRAZIE GRAZIE GRAZIE !!!!


Rodolfo Ridolfi Coordinatore Nazionale di Azzurri '94, Andrea Tarabusi Presidente Comunale- Vincenzo Galassini Presidente provinciale del Comitato per il NO

Un trionfo del NO che è merito di tutte le donne e gli uomini di  Forza Italia, Rodolfo Ridolfi Coordinatore Nazionale di Azzurri '94; Azzurri ’94, Andrea Tarabusi Presidente Comunale Faenza,  Comitato per il NO, Bruno Fantinelli Responsabile Provinciale di Forza Italia, Bruno Benati del Comitato per il NO di Forza Italia, Fabrizio Dore coordinatore provinciale Comitati per il NO di Forza Italia  e dei vari Comitato provinciali per il NO .
UNA VITTORIA ANCORA UNA VOLTA GRAZIE A SILVIO BERLUSCONI ED AL CENTRODESTRA.
Vincenzo Galassini Presidente provinciale del Comitato per il NO,  Doppiamente felice oggi è il mio compleanno

 


sabato 3 dicembre 2016

ECCO I NUMERI CHE DIMOSTRANO LE BUGIE SUL REFERENDUM- VOTA NO

I numeri dicono No. Smontate le bufale di Renzi e Boschi su casta e sprechi: ogni senatore costerà di più e l'iter legislativo Non è vero che la diminuzione del numero dei senatori porterà a un risparmio per le casse dello Stato, anzi: il costo medio di ogni senatore passerà da 869mila euro a 2,35 milioni di euro. Il sito Truenumbers.it curato dal giornalista di Panorama Marco Cobianchi ha verificato, una a una, tutte le promesse fatte dal presidente del Consiglio Matteo Renzi e dai promotori del Sì al referendum confermativo sulla riforma della Costituzione firmata dal ministro Maria Elena Boschi. Ed ecco che rispetto ai risparmi per lo Stato e alla lotta alla Casta e allo snellimento delle procedure legislative, la freddezza dei numeri smonta le bufale propalate dal Sì una ad una. Ne abbiamo scelte cinque: il costo del Senato, appunto, l'iter delle leggi e il voto di fiducia e il costo del Cnel, che per il Csm è già stato abolito tanto che l'organismo di autogoverno della magistratura ha messo da parte 21 milioni per trasferirsi da Palazzo de' Marescialli nella sede di Palazzo Lubin. Con una curiosità: secondo il sito gli italiani che hanno cercato su Google lo scorso ottobre la parola referendum per informarsi rispetto alla riforma sono meno di 25mila.

giovedì 1 dicembre 2016

CI MANCAVA SOLO LUI..ADESSO VOTARE NO E' AUTOMATICO !!

Lui il peggiore di Tutti, colui che ha svenduto l'Italia e ci ha "regalato" l'euro...ora sta con Renzi per il si ... Ricordatevi di Prodi premier...
CHE COPPIA DI SFIGATI RENZI-PRODI !!
NON POSSIAMO CHE VOTARE... NO !!!

CHIUSURA CAMPAGNA REFERENDARIA

Azzurri ’94 con Silvio Berlusconi
Faenza-Ravenna

Giovedì 1 dicembre alle ore 11,30  presso il Bar Caffè Gardenia Corso Mazzini, 16 Faenza,  conferenza stampa di chiusura nella della campagna referendaria a Faenza per il NO alla Schiforma Renzi-Boschi. Alla conferenza saranno presenti insieme a me, Oriano Casadio Consigliere Provinciale del centro-destra unito, Andrea Tarabusi del Comitato per il NO, Bruno Fantinelli Responsabile Provinciale di Forza Italia, Bruno Benati del Comitato per il NO di Forza Italia, Fabrizio Dore coordinatore provinciale Comitati per il NO di Forza Italia ed il Coordinatore Nazionale di Azzurri '94 Rodolfo Ridolfi.
Grato per la vostra presenza vi invio cordialità
Il Presidente Provinciale Vincenzo Galassini

mercoledì 30 novembre 2016

REFERENDUM, LETTERA DEL PRESIDENTE BERLUSCONI

il Presidente                                                              Arcore, 29 novembre 2016
 






Il 4 dicembre avrai in mano un'arma con la quale potrai fermare una riforma del tutto inaccettabile e nemica della democrazia.
Una riforma che - se venisse approvata - renderebbe impossibile governare per il centrodestra o per chiunque tranne il PD.
Questo è assurdo, intollerabile, ingiustificabile, perché cancella il concetto stesso di democrazia.  Avremmo un Senato nel quale la sinistra avrebbe automaticamente una maggioranza assoluta almeno del 60%, perché le regioni, e non più i cittadini, nomineranno i senatori, e il PD controlla 17 regioni su 20. E poiché il Senato conserva compiti importantissimi, anche se gli elettori dessero la maggioranza a noi, i nominati dal PD al Senato potrebbero bloccare l'azione di governo.
Se invece vincesse il PD, grazie alla nuova legge elettorale, si innescherebbe una deriva pericolosa.
Infatti una sola forza politica con il 30% dei voti potrebbe avere tutti i poteri. Il 30% dei voti significa il 15% degli elettori, visto che ormai purtroppo la metà degli italiani non vota.
Così, con il voto di un italiano su sei, un partito potrebbe non solo governare, e controllare il Senato, ma anche scegliere le massime istituzioni di garanzia, dal Capo dello Stato alla Corte Costituzionale.
Per questo il tuo voto è importantissimo. Non cedere alla tentazione di restare a casa: questo Referendum non è come gli altri, non prevede un numero minimo di votanti. Varrebbe anche se votasse un solo cittadino. Se rimani a casa gli altri decideranno comunque per Te. La scelta in fondo è semplice: puoi accettare o respingere una riforma sbagliata, inaccettabile in democrazia, che non fa risparmiare nulla, che rende le istituzioni meno efficienti.
La vuole un governo, quello di Renzi, che non ha risolto neppure uno dei problemi del nostro Paese, ed anzi ne ha aggravati diversi. Dopo 1000 giorni di governo Renzi, l'Italia ha aumentato di 106 miliardi il suo debito che tutti noi dovremo pagare, lo Stato ci toglie con le tasse la metà della ricchezza che produciamo, il numero dei poveri è aumentato di un milione nell'ultimo anno.
La disoccupazione non diminuisce, è rimasta quella di tre anni fa, quando Renzi è entrato a Palazzo Chigi, di tre punti percentuali più alta del livello al quale noi l'avevamo lasciata nel 2011.
La sicurezza è a rischio per tutti, l'immigrazione è fuori controllo.
Con questo Referendum, Renzi cerca quella legittimazione che non ha mai avuto dal voto degli italiani. Anche per questo noi diciamo No e invitiamo anche Te a dire No con noi.
Il nostro No non ha lo scopo di lasciare le cose come stanno. Ha lo scopo di ridare la parola agli italiani per un governo diverso e per un vero cambiamento, condiviso e positivo, della Costituzione.
Ci impegniamo infatti, dopo la vittoria del No, a lavorare con tutte le parti politiche ad una nuova e diversa riforma che dovrà contenere:
1) Un limite costituzionale alla pressione fiscale, per cui nessun governo, neppure un governo di sinistra, potrà aumentare le tasse oltre un certo limite.
2) Un taglio drastico al numero dei parlamentari in modo che diminuiscano a 450, contro i 1000 attuali: 300 alla Camera e 150 al Senato.
3) Il vincolo di mandato: un parlamentare non deve poter cambiare schieramento, deve rispettare quello in cui è stato eletto. Se cambia idea, deve dimettersi.
4) L'elezione diretta del Capo dello Stato, in modo da sottrarla ai partiti e affidarla ai cittadini.
Renzi minaccia ogni giorno, se dovesse vincere il No, crisi nei mercati finanziari, instabilità e ritorno al passato.
Non succederà nulla di tutto questo. Nessuna instabilità e nessun ritorno al passato.
Si terranno invece nuove elezioni, con una nuova legge elettorale che rispetti la volontà dei cittadini, per avere finalmente una maggioranza di governo che corrisponda alla maggioranza degli italiani.
Se anche Tu credi, come noi, che l'Italia abbia bisogno di un cambiamento in meglio (e non in peggio come quello che Renzi ci propone occupando radio e Tv), di un cambiamento di governo, di un abbattimento della oppressione fiscale, della oppressione burocratica, della oppressione giudiziaria, allora non esitare domenica 4 dicembre: vai a votare e vota No.
Per Te e per i Tuoi figli, per un comune futuro di prosperità, di giustizia e di libertà. 
Silvio Berlusconi

4 DICEMBRE 1944 LA LIBERAZIONE DI BRISIGHELLA: LA RAPPRESAGLIA DI S.STEFANO SETTEMBRE 44 - TESTIMONIANZE DEI FAMIGLIARI DELLE VITTIME.




MARCO LOLLI CERONI – Ho raccolto alcune testimonianze di un fatto accaduto durante il passaggio del fronte a S.Stefano nel settembre 1944. Una rappresaglia delle S.S. e delle Brigate repubblichine verso i contadini della zona di S.Stefano. Conti Giorgio era mio nonno e fu l'unico sopravissuto.
La parrocchia di S.Stefano in Zerfognano è una comunità adagiata poco sotto una delle tante dorsali che dalla via Emilia risalgono verso l'appennino. Situata alla quota di poco oltre 300 metri è composta da poderi e case rurali. Il Prato, la Lama, il Castellaccio Nuovo, il Castellaccio Vecchio, la Colinaccia, Monticello, e Dugento, sono i poderi più adiacenti alla chiesa. Anche se non esiste un agglomerato vero e proprio, da tutte le abitazioni, è quasi sempre possibile scorgere le altre, come se facessero parte di un piccolo borgo. Nel settembre 1944 quella zona fu teatro di scontri tra tedeschi e gruppi partigiani che culminarono nella rappresaglia del 25 settembre.
VENERDì 22 SETTEMBRE 1944 : alcuni partigiani provenienti da Fornazzano, diretti verso Faenza, comandati da Liverani "Palì" si riparano per la notte nella case della zona di S.Stefano in Zerfognano. Il Prato è uno dei poderi più vicino al crinale e alla chiesa. La casa è molto grande e riescono ad viverci molte persone. In quei giorni gli occupanti sono addirittura diciassette. C'è Zauli Domenico detto " Minghì de Prè" di anni 51 reduce della 1° guerra mondiale il quale aveva trascorso cinque anni sul Carso; la moglie Emma Montevecchi (anni 41); tre sorelle Vittoria 19 anni; Pia 20 anni; Caterina 18 anni e quattro fratelli; Paolo (anni 15), Ugo (anni 11) Tommaso " Masì" ( anni 9) e Gaetano di 18 mesi. C'è Suo fratello Ubaldo Zauli, detto "Baldì" di anni 57 e la sorella Lucia ( 54 anni) con il marito Angelo Mamini "Angiolì", una figlia, Rosa (13 anni) e un figlio Valerio (anni 17) sfollati da Faenza. C'è Piercarlo Montevecchi (anni 14 e cugino di Emma Montevecchi) fratello di latte di Paolo, figlio della maestra di Zattaglia, Giulia Montaguti. Ci sono infine i genitori della farmacista di Fognano sfollati invece da Marradi dove imperversano le battaglie con gli inglesi della 5° armata. Anche al Prato, nonostante il timore di qualche spiata ai tedeschi o ai repubblichini, la famiglia Zauli accoglie questi giovani partigiani quasi tutti natii del faentino o zone limitrofe: Castel Bolognese, Solarolo, Riolo Terme. Tra di loro, il  faentino Gino Monti e "Attila". Rimangono qualche ora, mangiano qualcosa e prima di partire a notte inoltrata. Riescono perfino ad intonare qualche canzone e qualche ballo. Alcuni rimangono a dormire nel fienile, ma all'alba sono già spariti.1
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4 DICEMBRE 1944 LA LIBERAZIONE DI BRISIGHELLA: LETTERA APERTA VINCENZO GALASSINI


Lettera aperta di Vincenzo Galassini dedicata alla Liberazione di Brisighella
Lunedì 8 Dicembre 2014 - Brisighella -- Brisighella ha celebrato Il 4 dicembre il 70^ anniversario della liberazione. Avevo cinque all’epoca, sono nato il 5 dicembre. I ricordi sono flebili, data l’età, ma una cosa è certa i miei genitori, mia madre cattolica e mio padre d’idee socialdemocratiche mi hanno inculcato il coraggio e l’amore per la verità . Ricordo vagamente, il piccolo rifugio nella cantina, dove abitavo in via 24 maggio e quello immenso della Famiglia Lega. Porto ancora il segno, nell’orecchio, del morso di un topo quando ci rifugiavamo per l’arrivo dell’ aereo “pippo”, ma non certo il timore. Ci sono ancora alcuni piccolissimi segni di schegge nella facciata di casa e ricordo i nascondigli che usavano per nascondersi, conosciuti da più grande, che mi sembravano facili da trovare, forse perché nessuno era venuto a cercare. Ricordo la sera del 18 aprile del 1948 quella della vittoria della Democrazia Cristina e di Saragat, sul Fronte Popolare. Davanti all’osteria di mio zio Gigiolè in via Fossa, c’era un gran traffico di brisighellesi che si dirigevano nella piazza Carducci, poi, ricordi certi e sicuri: la musica che proveniva  dall’arena parrocchiale Giardino, del film Sangue Arena,  Verde Luna,  martellante, ma bella. Brisighella è stata politicamente per tanto tempo “un’isola bianca”, nel periodo dei miei studi ricordo il diverso linguaggio dei miei maestri da Parini, severo e austero, a Dalmonte più ambiguo, che ho conosciuto poi in politica. Nella scuola di avviamento professionale, come dimenticare  l’austero prof. Giberti. Allora non si parlava della Resistenza con insistenza come oggi. Immenso era, il cimitero dei soldati tedeschi che vedevo in via  F.lli Cardinali Cicognani inizio di Via Puriva.  Nel 1956 ricordo l’invasione dell’Ungheria da parte dei sovietici e la mia prima protesta con gli altri  studenti a scuola a Faenza.  Sulla Liberazione di Brisighella, poco si è scritto, molto invece su Cà Malanca. Ricordo i vari avvenimenti e celebrazioni per ricordare la Brigata Maiella sciolta a Brisighella, la Friuli, le varie cerimonie con parole generaliste ma non particolari non specifiche di brisighellesi. Per conoscere i fatti e i dettagli, della liberazione di Brisighella, si è dovuto aspettare il 2004 (sessantesimo della liberazione) con il bel libro pubblicato dall’Associazione La Memoria storica di Brisighella: “Brisighella 1944 - nell’oppressione, nella prova, un popolo solidale”.  Un libro curato da diversi autori, protagonisti dell’epoca, ancora viventi, che ne hanno dipinto un quadro direi quasi completo ma con zone d’ ombra non approfondite, forse per l’età degli scrittori ma forse ancora per timore dei fatti della sinistra comunista, allora fondamentale per Brisighella. Per esempio la presenza Sap (Squadre di azione patriottica) di origine cattolica, aperte al contributo di tutte le idee politiche anche socialiste, diversa dalle altre formazioni di sinistra comunista che operavano a parte; il contributo di vita pagato dai tanti civili. Il fronte non si fermò a Brisighella, colpì particolarmente Riolo Bagni



Brisighella, è un’opinione, anzi una sensazione, ha troppo spesso avuto timore e paura, allora meglio non ricordare pagine scomode e imbarazzanti, non approfondire quanto successo, particolarmente nel campo della resistenza partigiana di sinistra, dove sappiamo ci furono vicende belle ma anche “scabrose”.
Passati settant’anni una riflessione va fatta. L’amico geom. Alfredo Monti, mi raccontava, quando giovane ragazzo per nascondersi nella zona alta di Brisighella, aveva assistito involontariamente a fatti compiuti da personaggi, che lo volevano eliminare fisicamente, anche se lui non aveva intenzione di parlarne  con alcuno. Per la paura chiese aiuto a Ermenegildo Montevecchi, (sindaco PCI di Brisighella 1948-51) che conosceva bene e questi lo assicurò garantendolo personalmente che nessuno gli avrebbe fatto alcun male. Ho conosciuto il giudice Paolo Scalini, letto il suo libro dove riporta orrendi fatti accaduti nelle colline di Monteromano, come pure brutti fatti dall’altra parte.
Non ho detto nulla quando, dieci anni fa, i giovani, hanno dedicato la sezione ANPI di Brisighella, all’amico Pino Bartoli, ex Sindaco, repubblicano della brigata Corbari, una brigata politicamente anomala: “…. l'ideale politico di Corbari - e a quei tempi c'era chi dava all'aggettivo una valenza profondamente dispregiativa e, in ogni caso, Corbari non voleva avere nulla da spartire con il PCI né con qualsiasi altro partito….”. Allora perché non dedicare, dopo sessanta anni, la sezione ANPI, al sindaco comunista Sesto Liverani (Palì) (1945-1946) nominato dal CNL,  decorato di medaglia d’argento, nato a Brisighella nel 1916 datosi alla macchia nell’inverno 43-44 che costituì i primi gruppi partigiani della valle del Lamone, che guidò in audaci azioni, la  sua formazione non  subii perdite.
Berlusconi ad Onna (2009) ha tentato una riappacificazione “Se lavoreremo insieme a questo sentimento nazionale unitario avremo reso un grande servizio non a una parte politica, ma al popolo italiano e, soprattutto, ai nostri figli, che hanno il diritto di vivere in una democrazia finalmente pacificata" Ma come è possibile che una festa nazionale - anzi, la festa fondativa dell’Italia contemporanea - sia un elemento di divisione e persino di scontro? Il 25 Aprile che «divide piuttosto che unire» risale invece al 1994, un mese dopo il trionfo inaspettato di Forza Italia: nasce ufficialmente l’antiberlusconismo. La decisione di Berlusconi segnò una vera e propria svolta politica e civile. «I comunisti e i cattolici, i socialisti e i liberali, gli azionisti e i monarchici di fronte a un dramma comune scrissero, ciascuno per la loro parte, una grande pagina della nostra storia. Una pagina sulla quale si fonda la nostra Costituzione, sulla quale si fonda la nostra libertà». E oggi, ci sono le condizioni per guardare avanti e costruire finalmente un sentimento nazionale condiviso, non più (soltanto) antifascista, ma innervato da un più ampio, e storicamente giustificato, antitotalitarismo”.
Purtroppo non se ne fatto nulla, riuscirà il presidente Renzi che “vuole cambiare verso”?
Ritorno al tempo della liberazione dimenticavo il ricordo dei polacchi con il riso dolce e poi il “latte brulè”, di mia mamma Maria con il latte condensato degli alleati….delizie per un bimbo. La gola…i ricordi…la memoria….dopo settanta anni un invito a superare le divisioni.  Infine una proposta: localmente abbiamo tanti studiosi, il centro studi sulla Resistenza Cà di Malanca, l’Istituto Storico della Resistenza Ravenna, ricevono ancora tanti contributi pubblici per lo studio e l’approfondimento del tempo, perché non si  tenta di completare la storia della “liberazione” di Brisighella del 1944. La Memoria deve essere sempre viva, non aspettiamo ancora, proviamoci. Aiutiamo Brisighella e l’Italia.
Vincenzo Galassini ex sindaco Brisighella , consigliere provinciale Forza Italia


martedì 29 novembre 2016

REFERENDUM, LA RIFORMA COSTITUZIONALE DI (DU)CETTO LA QUALUNQUE


Cavour, Giolitti e Mussolini governarono sostanzialmente con lo stesso sistema costituzionale, ma con leggi elettorali diverse. Fu l’introduzione del suffragio universale (in un paese ad alto tasso di analfabetismo), e il Patto Gentiloni che ne derivò, a cambiare gli assetti politici reali. In poco tempo l’Italia fu spinta verso la Prima Guerra Mondiale, sull’onda delle pressioni violente esercitate dalla teppa interventista di destra e di sinistra. Finita la guerra più inutile della Storia, il sistema elettorale generò il caos da cui originò il fascismo. E infine fu la legge Acerbo (voluta da Mussolini e che determinò l’aggregazione del Listone) a trasformare un sistema più o meno rappresentativo in una dittatura. E’ questo il quadro storico da non dimenticare il 4 dicembre. A dispetto dei ragli di chi si ostina a ripetere che l’Italicum non è oggetto della riforma costituzionale soggetta a referendum, gli effetti nefasti della riforma Boschi-Verdini derivano dalla combinazione con una legge elettorale demenziale partorita dall’arroganza puerile del Ducetto La Qualunque convinto di avere in mano il Paese grazie a un’elemosina di 80 euro. Una Costituzione che rafforzi i poteri del governo nel quadro di un sistema parlamentare con sistema elettorale proporzionale, sortisce effetti totalmente diversi quando il sistema elettorale regala a una minoranza la maggioranza dei seggi in Parlamento. Gli argini all’autoritarismo e all’arbitrio o, se preferite, un efficace equilibrio di pesi e contrappesi assicurato dalle dinamiche di una coalizione parlamentare, in un sistema maggioritario deve essere garantito da istituzioni non soggette al controllo della maggioranza. Invece la riforma elettorale assegna al caporione del partito che vince le elezioni oltre al governo, il controllo di Commissioni Parlamentari, Rai, Autorità indipendenti (si fa per dire), Forze Armate, Polizia, Banca d’Italia, Eni, Finmeccanica, Inps, Enel, Cassa Depositi e Prestiti, Poste, Agenzia delle Entrate, Equitalia (o come cavolo verrà ribattezzata), Ferrovie e una forte influenza su Presidenza della Repubblica, Corte Costituzionale e Csm. E, come ciliegina, il caporione controllerà i cordoni della borsa su una miriade di enti locali (con annesso sistema sanitario) nonché i salvataggi di banche e imprese in dissesto. Detto in termini semplici, una legge elettorale assurda e una Costituzione che non prevede argini alle decisioni del governo in un paese dove lo Stato controlla direttamente o indirettamente oltre due terzi dell’economia, significa instaurare un regime. Lo Statuto delle Opposizioni è solo una carognata in quanto viene votato a maggioranza in Parlamento, cioè in pratica viene dettato dal governo.
La Costituzione fissa principi generali e regole vaghe. Il problema è che tali principi e regole vanno fatti rispettare. Questo compito spetta all’autorità costituita. Ma se tale autorità non ha nessun interesse ad agire, anzi propende per la violazione delle regole costituzionali a proprio vantaggio, la Costituzione diventa come lo Statuto Albertino durante il fascismo. Ad esempio l’art. 24 dello Statuto recitava: “Tutti i regnicoli, qualunque sia il loro titolo o grado, sono eguali dinanzi alla Legge. […] Tutti godono egualmente i diritti civili e politici, e sono ammessi alle cariche civili e militari, salve le eccezioni determinate dalle leggi”. Questo articolo non impedì le leggi razziali contro gli ebrei. Lo Statuto prevedeva la libertà di stampa (art. 28) e la libertà di riunione (art. 32), ma non garantì nessuna delle due perché non esistevano istituzioni che potevano opporsi al governo del Duce, nemmeno il Re. Per concludere, un sistema costituzionale non si giudica dal fatto che se vincono i nostri tutto va per il meglio. Si giudica dal fatto che se vincono gli altri il sistema non si trasforma in un’autocrazia. La democrazia è in prima istanza un meccanismo per limitare i poteri del sovrano e della maggioranza. Non per aprire a qualche campiere della massoneria agropastorale toscana, insieme al rottame comunista salernitano, la porta del potere.