Peggio che ai tempi dell'Isi, l'imposta straordinaria immobiliare che nel 1992 salvò (provvisoriamente) i conti pubblici. Allora il salasso (che si accompagnava a quello dii conti correnti) anticipava l'Ici e aveva rappresentato un esborso secco del 20% sulle nuove rendite catastali, appena entrate in vigore. In sostanza. Oggi l'aumento corrisponde, all'incirca, a un 53,5 per cento. Cioè, in soldoni, se nel 1992 avevamo pagato in più 20 euro per ogni 100 euro di rendita catastale, oggi ne pagheremo 53. Anche depurando l'importo dall'inflazione, è sempre un bel 20% in più, il doppio esatto della stangata di 20 anni fa che già aveva fatto gridare allo scandalo. Con buona pace di quanti li hanno passati a protestare contro l'Ici e che ora si vedono appioppare un'Imu che la sostituisce peggiorandola di molto. In termini di confronto con l'Ici, l'Imp (imposta municipale propria) peserà anche sino al 73% in più e per le abitazioni principali, tranne una fascia esente, si pagheranno anche 2-300 euro. Ecco, comunque, cosa cambia in concreto. La base imponibile. L'Imp, la cui entrata in vigore viene anticipata al 2012, funziona come l'Ici: si calcola sulle rendite catastali aggiornate e moltiplicate per determinati coefficienti, chiamati moltiplicatori. Per esempio, un immobile con rendita 1000 aveva sino a oggi una "valore catastale" imponibile Ici di 105.000 euro. E' su questi dati che è intervenuta la manovra. Sinora le rendite catastali venivano moltiplicate rispettivamente per 100 (abitazioni), 34 (negozi) e 50 (immobili produttivi e uffici). Ora scatta un aumento dei moltiplicatori : per le abitazioni, i box, i magazzini e le tettoie si applica il moltiplicatore 160 . Per scuole, uffici pubblici, caserme, laboratori artigiani, palestre e stabilimenti balneari il 140, per gli uffici l'80, per gli immobili produttivi il 60 e per i negozi il 55. Inoltre l'Imp prevede l'aliquota del 7,6 per mille (invece di quella massima del 7 prevista
