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martedì 11 marzo 2014
NICHI, NARRACI COSA SI PROVA A FINIRE COSI
Lui sì, via. Lui non è indagato, resti. Ora è l’inverso. Prima si chiedevano e si ottenevano dimissioni a tutto spiano al primo refolo di buriana giudiziaria. Oggi per l’indagato conclamato si invocano giustamente - e finalmente- cautele garantiste sino al terzo grado di giudizio. Così è la vita in questo sgangherato Paese che ha distrutto carriere politiche con avvisi di garanzia e, al contrario, adesso le supporta (e le sopporta) per interessi di governo giustificando chi è sott’inchiesta e allontanando chi non lo è. Noi che aborriamo i giustizialisti di carta e il giacobinismo di maniera non possiamo che plaudire alla svolta sui «diversamente impresentabili» da considerare innocenti fino al verdetto di Cassazione. Certo, la discrezionalità pelosa sull’«opportunità politica» di cacciare questo o quello, ci convince poco perché le regole della politica valgono per tutti, non si cambiano a seconda di chi scende in campo e in più a partita iniziata. E tra quanti hanno sempre giocato con regole proprie, c’è Nichi Vendola, comunista governatore delle Puglie, noto dispensatore di patenti d’«inopportunità politica». Travolto dagli scandali sanitari della sua regione, fotografato al ristorante col gip che archivierà un suo procedimento, intercettato a ridere al telefono nell’inchiesta sull’Ilva di Taranto, ha respinto con sdegno ogni sollecitazione a dimettersi. Al contrario non ha perso occasione per chiedere ad altri di togliere il disturbo: ad Alfano per la Shalabayeva, alla Cancellieri nel caso Ligresti, alla Lanzillotta, all’ex ministro Idem e via così. Nessuno è mai stato indagato, al contrario suo. Per dirla con Nietzsche «il non parlare mai di sé è un'ipocrisia molto distinta».
mercoledì 26 febbraio 2014
FIDUCIA A RENZI: FACENDOSI ASSUMERE DALL’AZIENDA DI FAMIGLIA S’E’ FATTO PAGARE 10 ANNI DI CONTRIBUTI PENSIONISTICI DA DIRIGENTE DA PROVINIA E COMUNE DI FIRENZE
Matteo
Renzi stasera, un minuto dopo avere ottenuto la fiducia, dovrebbe fare un gesto
fondamentale per la sua credibilità: dimettersi dalla società di famiglia. Renzi ha ottenuto il diritto alla pensione
grazie a un trucco: nel 2003, quando l’Ulivo decise di candidarlo alla Provincia di Firenze Renzi si fece
assumere dalla società di famiglia nella quale era un semplice collaboratore. La
Chil Srl si occupava di marketing e vendita dei giornali ai semafori con gli
strilloni. Il padre e la madre l’avevano fondata nel 1993 e
avevano ceduto nel 1997 le quote ai figli Matteo (40 per cento) e Benedetta (60
per cento). Quando matura la candidatura
alla Provincia, Matteo è solo un co.co.co. Se fosse rimasto un
collaboratore non avrebbe maturato i 10
anni di contributi pensionistici da dirigente né avrebbe avuto
diritto alle cure mediche gratuite e al Tfr. Per regalare questo vantaggio al
figliolo, babbo Tiziano e mamma Laura lo
assumono e lo pagano come dirigente per pochi mesi, per poi
metterlo in aspettativa.
Così i contributi sono a carico della
Provincia, e del Comune dal 2009, che nel 2013 pagava 3mila e 200 euro al mese per il suo sindaco.
Così, grazie a una somma stimabile in circa 350
mila euro versata dagli enti locali per lui in dieci anni, Renzi oggi è un trentenne fortunato dal punto di vista
assistenziale e pensionistico. Se non può essere definita una truffa allo Stato, quella realizzata
da Renzi, è una truffa alla ratio, allo scopo alto dello Statuto dei lavoratori
del 1970. Il dubbio che sorge leggendo la cronologia di quelle giornate è che
nel 2003 abbia usato la norma nata per garantire la partecipazione alle
elezioni ai lavoratori per ottenere una
pensione e un Tfr ai quali – fino a pochi giorni prima della
sua candidatura – non aveva diritto.
lunedì 24 febbraio 2014
PALMIZIO COORDINATORE REGIONE INFORMA
Cari amici, ho tardato un po’ ad aggiornarVi ma
gli impegni sono stati tanti e tali da non darmene il tempo. Ho finito il
tour delle provincie emiliano romagnole con grande soddisfazione per
l’entusiasmo che mi avete dimostrato nel voler seguire un percorso
politico fatto di rinnovamento e maggiore sinergia tra tutti i livelli.
Ho iniziato a valutare le persone che potrebbero entrare nei prossimi
coordinamenti provinciali ma mi mancano ancora alcuni tasselli e sto aspettando
che , come richiesto dal Presidente Berlusconi, siano tesserati almeno i
quadri e gli eletti, entro il 31 marzo. I tesseramenti proseguiranno poi fino
al 30 giugno; è importante il tesseramento perché Vi darà l’opportunità
di fare i congressi ed eleggere i Vostri rappresentanti Forza Italia. Le maggiori energie sono dedicate alle
prossime amministrative. In Emilia Romagna andranno al voto 256 comuni,
di cui 39 sopra ai 15.000 abitanti e 5 capoluoghi di provincia. Dei 5
capoluoghi di provincia , Ferrara e Modena hanno già un candidato sindaco e si
stanno preparando le liste Forza italia; all’architetto Anselmi e al Sig.
Galli vanno i miei migliori auguri di buon lavoro . Nei comuni
sopra ai 15.000 abitanti stiamo lavorando per fare liste Forza Italia
apparentate con le altre formazioni di centro destra per poter raggiungere
almeno il ballottaggio. Di questi 39 comuni solo 5 sono amministrati dal
centrodestra: Bondeno (FE), Molinella (BO), Sassuolo (MO), Fidenza (PR) e
Bellaria Igea Marina (RN) Appena
la situazione sarà dipanata Vi farò avere l’elenco dei candidati da
sostenere.
A Roma la situazione , rispetto a venti
giorni fa, si è completamente “rimescolata”. Vi avevo lasciato
raccontandoVi dei 5 stelle che occupavano l’aula e ci troviamo con Renzi
che ha occupato la seggiola di Letta. Martedì mattina voteremo la fiducia a
questo governo modificato , non posso certo chiamarlo nuovo. L’Emilia Romagna è
sovra rappresentata perché ben tre ministri sono di Bologna. Vengono tutti da
mondi diversi l’un dall’altro, come si possano amalgamare insieme tutte queste
esperienze non mi è dato di saperlo , ma
come sempre son d’accordo con il Presidente Berlusconi : faremo una opposizione
responsabile. Cordialità. On. E.M.
Palmizio
giovedì 20 febbraio 2014
NOI E RENZI. PARTECIPA AL FOCUS GROUP
Nell'incontro di oggi con Matteo Renzi, Silvio Berlusconi ha ribadito il nostro ruolo di opposizione responsabile.
Allo stesso tempo ha confermato la necessità di approvare secondo i tempi previsti la legge elettorale e ha dato una disponibilità sulle riforme istituzionali e su quelle che riguardano lavoro, fisco, giustizia.
Allo stesso tempo ha confermato la necessità di approvare secondo i tempi previsti la legge elettorale e ha dato una disponibilità sulle riforme istituzionali e su quelle che riguardano lavoro, fisco, giustizia.
Tu come pensi che dovremmo agire nei confronti del nuovo governo?
Grazie! Cordialmente, on. Antonio Palmieri responsabile internet Forza Italia
martedì 11 febbraio 2014
GOLPISTI NELL’ESTATE 2011?
Finalmente
la verità sul golpe del 2011. Monti già nel giugno, a spread basso, era stato
scelto dal Colle. Il Presidente Napolitano nei giorni scorsi ha detto
solennemente: i nomi di Monti e Letta sono stati descritti come «quasi
inventati per capriccio del Presidente della Repubblica». Ma ciò non è vero
perché furono indicati «nel corso delle consultazioni». Insomma: agì come Costituzione
comanda. Invece. Forse le consultazioni ci furono, ma non esattamente quelle
previste dalla Costituzione. Consultò qualcun altro.
Un’altra
verità, rispetto a quella fornita dal Quirinale, viene documentata da Alan
Friedman oggi sul “Corriere della Sera” e incastonata in un video di poco più
di dieci devastanti minuti. Eccola: già nel giugno del 2011 il presidente
Napolitano aveva chiamato a sé Mario Monti per allertarlo. Sarebbe toccato a
lui sostituire Berlusconi a Palazzo Chigi. Anche Corrado Passera, allora
banchiere semplice, era stato incaricato dal Colle di confezionare un programma
economico che poi mostrò allo stesso Monti. Lo sapevano tutti, a quanto pare,
quelli del gran mondo della sinistra ricca e colta, di banchieri, finanzieri, editori.
E il popolo? Il popolo chi? De Benedetti, Prodi confermano. Monti chiese loro
consiglio, ed essi non mancarono di fornirgliene. "Accetta,
accetta...". Ci domandiamo: perché Napolitano ha sostenuto che non si è
trattato di un suo capriccio? Siamo d’accordo, non è stato un capriccio, non si
tratta di uno scatto di umore bizzoso, ma qualcosa di lento, maturato piano,
coltivato prima delle tempeste. Come si può chiamare qualcosa che viene
progettato in contraddizione con il responso delle urne? A uragano finanziario
ancora al di là dell’orizzonte, fuori dagli schermi radar, il nome e cognome di
un premier senza suffragio universale, ma solo a suffragio di quartierini alti
e stranieri era già stabilito. Presidente Napolitano, osa ripetere ancora che
sarebbe stata la consultazione di partiti ad aver fatto uscire il nome Monti?
Sul serio?
Andiamo
al documento filmato di Alan Friedman. Le ultime parole sono di Mario Monti,
quando ammette, faticosamente, dolorosamente, a proposito della sua investitura
a premier, che in effetti già a giugno del 2011, Napolitano “sì, mi ha dato
segnali in questo senso”.
Poi basta
parole. Primo piano del senatore a vita. In trenta secondi di un volto
silenzioso viene raccontata una brutta verità sull’Italia. C’è un pieno di
verità in quel vuoto di parole che nemmeno in un poderoso volume di documenti e
giuramenti. Monti è smarrito, stringe le labbra. Le corruccia, le abbassa. È
consapevole, non mente. A cosa ha detto di sì? E chiude gli occhi per otto
secondi eterni.
Si
rifletta. Quando Monti fu investito di un piano elaborato fuori Costituzione
(da chi? da Napolitano? quali consultazioni ci furono?) lo spread, con la sua
tempesta poi provocata ad arte, non si era ancora abbattuto sull’Italia, ma se
ne stava tranquillo sotto i 200 (quota 200 sarà toccata solo il 3 luglio).
Eppure in quel giugno 2011 era già tutto predisposto. La road map o, meglio, la
Strassenkarte, per dirlo in tedesco che temiamo sia la lingua giusta, era
disegnata. Prendeva le mosse così un tranquillo colpo di Stato, pacifico,
sereno, discusso in fresche sere d’estate a Saint-Moritz, non con il popolo
elettore ma tra poteri forti.
Ma sono
anche poteri boomerang. Pensavano di aver dato scacco matto a Berlusconi e al
popolo italiano. Ora grazie alle rivelazioni fornite da Alan Friedman,
convergenti, limpide, senza possibilità di letture minimaliste o benevole, lo
scacco matto è al Re, ed è inutile che schieri cavalli ed alfieri, torri e
pedine. Di certo siamo garantisti. Persino quando un volto impassibile come
quello di Mario Monti canta più di un verbale.
venerdì 7 febbraio 2014
LA GERMANIA LANCIA MINACCE DI GUERRA VERSO CHI NON “COLLABORA” CON L’UNIONE EUROPEA
La crescita dei gruppi euroscettici, come ad esempio
l’Ukip di Nigel Farage in Inghilterra, minano quella cooperazione che
ha permesso al continente di restare in pace per decenni. Lo ha
dichiarato, in un incontro con il suo collega inglese William Hague a Londra,
il neo ministro degli esteri tedesco, il socialista Frank-Walter
Steinmeier, che, come riporta lunedì il Telegraph, ha voluto mandare
anche un messaggio chiaro al tentativo di ridefinizione dei rapporti con l’Ue
voluto da Cameron: “la Germania e la Gran Bretagna non stanno spingendo
esattamente nella stessa direzione”.
Steinmeier ha poi sostenuto di essere preoccupato
del crescente scetticismo che ha aiutato partiti come l’Ukip, Afd, Fronte
Nazionale e portato Cameron ad offrire un referendum sulla permanenza
nell’Ue. Invece di separarsi, ha concluso il ministro tedesco, le
nazioni europee dovrebbero cooperare più strettamente: la storia ha
dimostrato che quando i paesi europei non hanno relazioni strette, possono
arrivare i conflitti militari.
mercoledì 5 febbraio 2014
UE. SCHULZ SMEMORATO E SPUDORATO, NON RICORDA SUOI INSULTI A BERLUSCONI?
Il presidente del
Parlamento europeo, Martin Schulz, ha definito ‘semplicemente deplorevole’ la
contestazione dei leghisti durante l’intervento del presidente della Repubblica,
Giorgio Napolitano.
Cosa dire: è semplicemente
smemorato e spudorato.
Non ricorda il buon Schulz
cosa fece a Berlusconi nel luglio del 2003? Non ricorda
i suoi insulti e le sue assurde accuse? Ha la memoria così corta? O forse siamo
davanti a un’autoaccusa postuma?
Nella
precedente dichiarazione avevo provato ad usare l’ironia per commentare il
comportamento contraddittorio di questo antico burocrate tedesco, di questo
improvvisato ‘campione della democrazia’, o come disse una volta Berlusconi di
questo ‘turista della democrazia’, ma evidentemente l’ironia non basta per un
uomo di tale imbarazzante pochezza.
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