Vuol dare la pagella ai contribuenti, ma il
somaro è lo Stato. Con l’aggravante che si pretende di dare in “premio” quel
che è un diritto. Gli studi di settore, nati nel 1993, sarebbero dovuti servire
a stimare il reddito presunto dei lavoratori autonomi, in modo da confrontare a
quello le dichiarazioni fiscali da ciascuno presentate. Avrebbero avuto un
senso, se non fosse che un fisco arraffone e sbruffone li ha usati per dire al
contribuente: se ti adegui alla mia stima sei in regola, altrimenti sei passibile
di accertamenti che, per modalità, durata e costi, sono delle torture fiscali.
Impostazione non solo inaccettabile, ma truffaldina. Si poteva essere in regola
con la coerenza e la congruità, rispetto agli studi di settori, ma essere anche
degli evasori fiscali. Si poteva essere né coerenti né congrui, ma
impeccabilmente onesti (basti pensare che c’è chi ha avuto accertamenti perché
dichiara troppo). I primi passavano indenni, i secondi passavano i guai. Bella
roba. Ora si cambia. Bene. Forse. Molto forse.
