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lunedì 21 ottobre 2013

FALCHI, COLOMBE, TWITTER, E RENZI, ECCO PERCHE’ L’ITALIA SA SOLO ODIARE

POVERI A CACCIA DI PSEUDO RICCHI, SCONTRI TRA FAZIONI, NO TAV E BANDE  CHE SI DISPREZZANO. IL NOSTRO PAESE CONOSCE SOLO LO SCONTRO
Giampaolo Pansa- Sono felice che Silvio Berlusconi sia vivo e in buona salute. Prima di tutto per chi gli vuol bene. Ma anche per la nostra povera Italia. Se il Cavaliere fosse morto, lo immaginate il disordine cattivo che avrebbe provocato il funerale? La rissa indecente attorno al feretro di un ex capitano delle SS, il Priebke centenario,sarebbe sembrata soltanto uno scherzo goliardico. Un amico mi ha osservato che Berlusconi si è fatto da anni un sepolcro privato all’interno della villa di Arcore, dunque non sarebbe necessario girare per il mondo alla ricerca di un luogo dove farne riposare le spoglie. Però in un paese come il nostro avremmo visto comunque scoppiare un cataclisma. E non è escluso che qualche sinistra ultrà si sarebbe costruito un comitato di salute pubblica con lo scopo di esporre la salma a Piazzale Loreto, appesa per i piedi. Di solito osserviamo la crisi globale da un solo punto di vista: quello economico e finanziario. E con mille ragioni ci angustiamo per le difficoltà di molte aziende, il lavoro che manca, la povertà che cresce, la sorte dei giovani. Ma così dimentichiamo una verità amara che peggiora l’esistenza di tutti. L’Italia è diventata un paese incattivito, con i nervi a fior di pelle e capace soltanto di odiare. Prima di tutto odia se stesso, perché non sa affrontare le difficoltà senza isterismi. Poi si divide di continuo in bande che moltiplicano le occasioni per disprezzarsi l’un l’altra. Così da rendere quasi impossibile andare d’accordo su qualsiasi inezia. Lo spettacolo più indecente lo offrono i partiti politici. Dovrebbero dare ai pochi cittadini che ancora li sostengono l’esempio che è possibile confrontarsi con civiltà. Invece mostrano di essere case dei matti dove ogni mattina ricomincia la guerra. Nel Partito democratico, diviso su tutto, il probabile successo di Matteo Renzi ha scatenato gli istinti più torbidi. Gli avversari del sindaco di Firenze invitano i compagni a fabbricare dossier contro di lui. Nel frattem

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po circolano quelli su Pier Luigi Bersani. Dal canto suo, Renzi non se ne sta con le mani in mano e di sicuro preparerà delle contromisure altrettanto da carogna. In attesa del peggio, Max Dalema e Bersani si danno del bugiardo. Nel Pdl-Forza Italia le varie famiglie un tempo tenute insieme dal carisma di Silvio ormai sono ai materassi e si sparano tutti i giorni. Parlare di falchi e colombe non aiuta più a capire l’obiettivo di questa battaglia interna. La posta in gioco è assai più alta: la caduta o la sopravvivenza del governo Letta-Alfano. Il fatto che l’esecutivo stia in piedi e riesca a fare il proprio dovere nelle condizioni date, provoca tra i duri del forzismo una smania suicida. Con l’obiettivo di far sciogliere le Camere e andare al voto anticipato. Pure il Cavaliere (“Se decado, il governo salta”) vorrebbe subito nuove elezioni, come se fossero il toccasana di tutti i suoi guai. E forse sottovaluta il rischio di perderle. Se è vero che l’Italia è una società in declino, perché non dovrebbero esserlo anche i partiti? Eppure tutti i giorni, dalla mattina alla sera, politici di ogni rango, dai big ai peones, si presentano alla ribalta dei talk show televisivi. Se fossi uno di loro, me ne starei chiuso in Parlamento per non suscitare le maledizioni di chi mi vede in tivù. Invece loro che fanno? Si comportano come se fossero invitati a una festa. Godono di essere lì. Sorridono a sessantaquattro denti. Un marziano atterrato per sbaglio in Italia penserebbe che le signore e i signori che vede sul teleschermo siano i fortunati reggitori di una repubblica ordinata e felice. Non è così. Siamo un paese dove l’estremismo politico diventa ogni giorno più aggressivo. Prima o poi, attorno alla Tav in val di Susa scoppierà una guerra civile. Le armi ci sono già e i pretesti rabbiosi pure. Nel resto d’Italia i centri sociali vanno in battaglia ogni giorno. I media hanno perso il conto delle loro aggressioni. Polizia e carabinieri fanno il possibile per arginarle. Ma prima o poi ci scapperà il morto. Nel frattempo cresce l’odio sociale per i cosiddetti ricchi. Quasi nessuno spiega che in un’Italia devastata da un’enorme evasione fiscale i ricchi, quasi sempre, sono soltanto cittadini onesti che dichiarano tutti i loro redditi. Siamo di fronte a una distorsione della realtà, favorita dalla voglia insana di pauperismo che resiste nelle parrocchie di sinistra. Dove ideologi da strapazzo recitano la favola che dovremmo essere tutti uguali. E forse sognano le code per il pane che lungo decenni hanno distinto i paesi del socialismo reale. Un inferno che però vedeva la nomenklatura rossa mangiare caviale e bere champagne. Sempre più spesso mi domando in quale modo si potrebbe arginare lo sfascio che minaccia la società italiana. In altri tempi avrei risposto che il rimedio indispensabile è una maggiore severità. Dovunque e nei confronti di tutti. Severità nelle famiglie, nella scuola, nel lavoro, nella caccia a chi froda il fisco, nell’osservanza delle leggi, nei rapporti personali, nell’etica individuale.Ho cercato di comportarmi così anche nei confronti di me stesso. Sono stato tanto ingenuo da rimproverare chi non parcheggiava l’automobile nel modo giusto, chi gettava un pezzo di carta sulla strada, chi teneva lo stereo a un volume troppo alto, chi fingeva di lavorare mentre faceva flanella. Adesso mi rendo conto di essere stato un fesso che vive in un paese dove quasi tutti fanno i loro comodi. E se qualcuno chiede al prossimo un comportamento civile, prima viene odiato e poi picchiato. È diventato rischioso persino proporsi domande razionali. Si doveva respingere i primi barconi di migranti clandestini e mettere così un argine ai mercanti di essere umani? L’amnistia è inevitabile o si può trovare un altro modo per rendere vivibili le carceri? È lecito che in Parlamento si usi un linguaggio scurrile per attaccare gli avversari? E che lo stesso modo di esprimersi diventi abituale anche su non pochi giornali, al riparo dell’alibi farisaico che si tratta soltanto di satira? Mi rendo conto che la mia è una predica inutile. È sufficiente navigare su Internet, un vizio che non ho mai praticato, per rendersi conto che sto passeggiando sulle nuvole. In rete non esistono soltanto i propagandisti di odio, come ha fatto bene a ricordare Giorgio Napolitano. C’è assai di peggio: il web ci consegna l’autoritratto di un’Italia che si comporta come Pinocchio. Era convinta di aver trovato il Paese dei balocchi. Ma adesso scopre di vivere in una società malata di Alzheimer, che ha perso la memoria di se stessa e della propria dignità. Immaginare milioni di italiani che passano ore e ore a twittare, o chini sui computer per dare la caccia a chi non la pensa come loro, è una visione da voltastomaco. Mi domando che cosa accadrà quando le generazioni più giovani cresciute con il cibo di Internet andranno al potere. Oppure si metteranno al servizio di qualcuno che sa usare certe armi ben più dei Grillo e dei Casaleggio odierni. Il caos o, al contrario, l’ordine ferreo che nascerà, ci obbligheranno a pensare che lo sfasciume di oggi era in fondo il male minore. Ma quando avverrà, forse sarò gia morto. E non ci sarà stata nessuna battaglia per decidere in quale terreno dovranno riposare le ossa di un giornalista che ha tentato di essere onesto con i propri lettori. di Giampaolo Pansa

sabato 28 settembre 2013

VOTARE E’ MEGLIO CHE FARSI FOTTERE. LETTA ESPERTO A NON TAGLIARE LE SPESE O AUMENTARLE E RINVIARE


 “Votare la fiducia al governo Letta? E perché dovremmo, qual è la logica? Quale la coerenza?”, si chiede Giancarlo Galan, l’ex governatore del Veneto, manager di Publitalia 80, uno della vecchia guardia. “Stiamo solo perdendo tempo, andremo comunque alle elezioni”, dice, “la grande coalizione non funziona, non soltanto non serve a Berlusconi, ma non serve all’Italia. Il presidente della Repubblica dovrebbe essere più elastico, sciogliere le Camere sarebbe liberatorio per tutti”. L’andatura dei falchi non ha nulla di ozioso e dilatorio, e così, dentro l’agitato partito di Silvio Berlusconi, serpeggia un conflitto che non ha più soltanto a che vedere con la linea politica, non è soltanto la complicata dialettica interna che ormai separa persino Renato Brunetta (“votare ‘sì’ alla fiducia non è un problema”) dal resto dei duri. Ma tra governisti e crisaioli la distanza è persino estetica. “Noi siamo veloci, non vogliamo perdere tempo”, dice Daniela Santanchè, la Pitonessa che pone una distanza tra sé e Angelino Alfano, Gianni Letta, Gaetano Quagliariello, Maurizio Lupi: “Vogliamo le elezioni, subito”, dice lei. Da una parte, dunque, quel riserbo, quel gioco obbligato di futilità introduttive, cortesi temporeggiamenti e garbo istituzionale che sono il mestiere di Gianni Letta e della diplomazia, da sempre, quegli strumenti che ieri il gran visir del berlusconismo ha estratto forse per l’ultima volta – ma chissà – in una giostra di telefonate e di incontri per rimpannucciare un contesto esplosivo (o forse già esploso). Dall’altra il fare lupesco, spiccio, pragmatico, funzionalista, e in definitiva molto, molto, berlusconiano di Santanchè, di Galan, di Denis

venerdì 27 settembre 2013

TUTTI UGUALI DA SANTORO A FLORIS. BALLARO’, LE BALLE DI FLORIS: BERLUSCONI COLPEVOLE ANCHE QUANDO LO ASSOLVONO


Su Raitre ricostruiscono la vicenda giudiziaria del Cav, ma negano i proscioglimenti in Cassazione per la vicenda Mediaset. In chiusura dell’ultima puntata di Ballarò, il direttore di Panorama Giorgio Mulè solleva una contraddizione sulla condanna subita da Silvio Berlusconi: com’è possibile che per lo stesso reato la Cassazione lo abbia assolto per due volte, mentre una volta l’ha condannato? «Il pubblico deve sapere - dice Mulè - che ci sono due sentenze della stessa Corte di Cassazione che prosciolgono Berlusconi per lo stesso identico reato». «No, non è vero! - ribatte Giovanni Floris - Andiamo oltre, lei dice una cosa che non interessa  a nessuno, ormai è condannato». Mulè chiede di controllare, sul finire della trasmissione il conduttore di Ballarò si fa passare un foglietto ed emette la  sentenza: «Oltre al processo Mediaset ci sono altri due processi Mediatrade su cui è intervenuta la prescrizione. Ci vediamo martedì, alè!». Mulè cerca di ribattere, dice che non è vero, ma scorrono i titoli di coda e cala il sipario. Chi dice la verità? Quali sono i fatti? I due procedimenti di cui si parla sono i processi Mediatrade - uno a Milano e uno a Roma - entrambi filoni del processo Mediaset (quello in cui Berlusconi è stato condannato). La sentenza definitiva sul procedimento milanese arriva il 18 maggio 2012: la seconda sezione penale della Cassazione conferma il proscioglimento di Berlusconi, confermando la decisione  del  Gup di Milano dell’ottobre 2011. Secondo la Corte «l’esame delle prove indicate dal pm a sostegno della richiesta di rinvio a giudizio non consentiva di individuare alcun concreto elemento probatorio da cui poteva evincersi una partecipazione materiale o anche solo morale di Silvio Berlusconi ai reati contestati nel procedimento». Berlusconi viene prosciolto per frode fiscale, mentre la prescrizione riguarda solo l’appropriazione indebita. Floris quindi ha detto una bugia.

venerdì 20 settembre 2013

FORZA ITALIA NON E’ UN PARTITO MA IL MOVIMENTO POLITICO DI TUTTI I MODERATI CHE SONO LA MAGGIORANZA DEGLI ITALIANI


 Rodolfo Ridolfi Forza Italia sarà, sempre e comunque guidata da Berlusconi. Da lui riparte il riscatto di questo Paese Ha ragione il presidente dei deputati Renato Brunetta che ha detto, dell’ intervento potente e generoso del presidente Silvio Berlusconi: “Aveva detto che dal male può nascere un bene maggiore. È così. Il sacrificio che Silvio Berlusconi, innocente, ha patito e patisce nella sua carne viva fonda una Forza Italia più nuova e più matura di quella iniziata nel 1994" Berlusconi scalda il cuore agli italiani liberi. "Questa Forza Italia sarà, sempre e comunque, decaduto da senatore o no, guidata da Berlusconi. Possono fargli di tutto, ma è impossibile schiacciare quest'uomo. Da lui riparte il riscatto di questo Paese'' Per espressa indicazione di Silvio Berlusconi Forza Italia tornerà ad essere un movimento, non un partito. Con una struttura agile, piu' flessibile e radicata sul territorio. Capace di autofinanziarsi attraverso il modello del crowd-funding. Formata per lo più nelle sue strutture portanti da fedelissimi, uomini del '94, e tanti giovani. Per ora, vige lo statuto originario e vale l'atto costitutivo firmato 19 anni fa. La sede è stata inaugurata in piazza San Lorenzo in Lucina, destinata a diventare presto il quartier generale azzurro. Primo passo verso il nuovo partito sarà la creazione dei gruppi degli eletti. Forza Italia ha già un suo nuovo sito Internet (dove campeggia la scritta blu su sfondo bianco 'In campo con Forza Italia!' e chi vuole può dare la disponibilita' ad aprire dei club e un account su twitter.

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