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sabato 7 gennaio 2012

REFERENDUM-ACQUA, BOOMERANG PER IL PD

Ricordate i due referendum sull'acqua? Quelli che il Pd appoggiò e poi festeggiò nelle piazze insieme ai promotori? Ebbene, come previsto, i guai sono già iniziati, coinvolgendo proprio i colossi pubblico-privato nati nelle regioni rosse sotto l'ombrello dello stesso Partito democratico. Il quale, sconfessando se stesso, prima ha urlato che "l'acqua è un bene pubblico", come se qualcuno volesse privatizzarla, e immediatamente dopo - attraverso i suoi assessori regionali - ha chiesto l'intervento del governo Berlusconi. Insomma, hanno fatto il danno, e poi hanno chiesto che il centrodestra gli togliesse le castagne dal fuoco. Sono passati sei mesi, il governo è cambiato ma i nodi stanno venendo tutti insieme al pettine. Com'era perfettamente ovvio e prevedibile, la sinistra estrema che volle i referendum ora è passata all'incasso pretendendo che le amministrazioni comunali diano immediato avvio alle procedure per trasformare in totalmente pubblica la gestione degli acquedotti, attualmente affidata quasi dappertutto a società miste, cioè pubbliche con partecipazione minoritaria di privati. La richiesta di dare attuazione ai risultati referendari è approdata in tutti i consigli comunali causando non pochi problemi alle amministrazioni locali, comprese quelle a guida Pd. Intendiamoci: le richieste di dare attuazione ai referendum sono in linea di principio legittime, ma la totale pubblicizzazione delle società che gestiscono gli acquedotti e la revisione della tariffa appaiono di difficile - se non impossibile - realizzazione perché ciò richiederebbe la disponibilità da parte dei Comuni di miliardi di euro che