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mercoledì 14 settembre 2011

FUTURO E LIBERTA’ PER FINI E’, UN PARTITO “A TEMPO”


C’è una ragione “politica” che giustifica la decisione di Gianfranco Fini, reiterata l’altro dì a Mirabello di non abbandonare la carica di Presidente della Camera per assumere in prima persona la guida di Futuro e libertà? Il timore di perdere una posizione istituzionale che gli garantisce, autorevolezza e visibilità (oltre ad alcuni non trascurabili benefici materiali). Altri hanno sostenuto che a costringerlo in quel ruolo, è il Capo dello Stato, che di lui si fida e molto meno si fiderebbe di un uomo che giungesse alla guida di Montecitorio su mandato di Berlusconi. La ragione a ben vedere esiste, essa consiste nel fatto che Fini per primo, non crede nell’utilità strategica del partito affidato alle cure e alle ambizioni di Italo Bocchino. Futuro e libertà per Fini è, un partito “a tempo” o se si vuole a scadenza. E’ nato, come bacino di contenimento all’indomani della perduta battaglia parlamentare con il Cavaliere; dunque per offrire un minimo di agibilità politica a coloro che generosamente sono rimasti al fianco di Fini anche all’indomani del fallito assalto del 14 dicembre 2010. Nella testa del Presidente della Camera – che nel discorso di Mirabello, ha derubricato Futuro e libertà da partito organizzato a movimento di idee – nell’attesa che il “regno di Berlusconi” cada davvero, ciò che serve non è una struttura radicata sul territorio, ma una sigla di comodo, che assicuri la sopravvivenza sino a che quel giorno fatale sarà arrivato.