Il nuovo ministro dell’Istruzione, prof. Francesco Profumo, ha detto che bisogna tornare ad applicare la legge e ad assumere il personale docente attraverso pubblici concorsi, anche per abbassare l’età media del corpo insegnante che è di circa 40 anni. La notizia, in sé, è buona, ma la sua applicazione dovrà fare i conti con la situazione creatasi nel corso di almeno quattro decenni. Perché la scuola nel recente passato è stata considerata dalla sinistra alla stregua di un ammortizzatore sociale o di un lavoro socialmente utile: fornire un reddito a un numero elevato di persone che entravano in una mastodontica “graduatoria” nella quale si faceva a gomitate per avere qualche punto in più e arrivare, ma non sempre, all’assegnazione di una cattedra in via definitiva. Così, in cima al fenomeno del precariato, bisogna mettere l’insegnamento perché la scuola è stata la cenerentola, almeno dal ’68 in poi. L’ex ministro Mariastella Gelmini ha cercato di razionalizzare, decidendo di chiudere l’afflusso alle graduatorie, e di procedere ad esaurimento, ma di una massa di pretendenti arrivata a 244 mila abilitati all’insegnamento, contro un fabbisogno annuo di circa 20 mila, con in più 30 mila “laureati abilitati” fuori graduatoria. I rinnovati “Tirocini formativi attivi” intanto produrranno, dal 2012, 20 mila aspiranti docenti all’anno. La legge attuale prevede che metà delle docenze venga assegnata in base alla
