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mercoledì 24 luglio 2013

BAZZONI: IL VOTO CONTRARIO DEL PDL ALL’ASSESTAMENTO DI BILANCIO DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA È LA BOCCIATURA DI TUTTA LA POLITICA DELLA GIUNTA ERRANI.


Una Regione che registra un avanzo di amministrazione di quasi due miliardi e mezzo di euro non riesce a darsi una linea per supportare l’economia regionale e tutta la società in grandissima crisi, economica e di prospettive. La Giunta Errani ha messo in campo una “manovrina” di poche decine di milioni, in gran parte assorbiti dalla sanità e destinati, pensiamo noi, alla copertura dei buchi delle ASL.
I fondi per l’economia e l’impresa, per il grande dissesto idrogeologico dovuto a frane, alluvioni e terremoti, e per il turismo, che sta vivendo il suo “annus horribilis”, sono insignificanti e dimostrano come il PD ormai non sia più in sintonia con la società ed il territorio regionale. Non solo i conti sono striminziti, ma non si sono sentite neppure espressioni di volontà e di prospettive future. Nessun accenno alla chiusura di un’ERVET inutile che serve solo a mantenere clientele intellettuali; nessuno alla necessità di una ricognizione sul patrimonio immobiliare della Regione, che ammonta a 100 miliardi e che in parte potrebbe essere messo a reddito; nessuno alla necessità di diminuire la forte pressione fiscale regionale su cittadini ed imprese, per dare un po’ di respiro, visto che il bilancio della Regione è in forte attivo.
E’ una finanziaria regionale in “stile Merkel” quella che l’Assemblea legislativa ha purtroppo approvato, perché l’ossessione del bilancio perfetto e della continuità del proprio sistema di potere hanno fatto dimenticare le reali necessità del sistema produttivo e delle famiglie della nostra regione.         Gianguido Bazzoni


mercoledì 24 ottobre 2012

PER CHI VUOLE FARE LO SCRUTATORE ENTRO NOVEMBRE


CI SI PUO’ ISCRIVERE PRESSO OGNI COMUNE (PERO’ LE NOMINE LE FANNO I PARTITI
Leggi un manifesto tipo oppure recarsi presso l’ufficio elettorale del proprio Comune.
partiti)


martedì 23 ottobre 2012

RITIRO BERLUSCONI UN DISPIACIERE PER 50% ITALIANI: IL CAVALIERE E’ ANCORA IL PIU’ FRESCO DI TUTTI



Roma, 22 ott. "Se Berlusconi si facesse da parte sarebbe un dispiacere per il 50% della popolazione italiana". Lo afferma a Tgcom24 Michaela Biancofiore, deputata del Pdl. "Alla fine - prosegue - la scelta spetta a lui. Le vere primarie le ha fatte Berlusconi nel 2008 prendendo i voti degli italiani. Quella di Monti è un'esperienza da cambiare. Berlusconi ha fatto degli errori, uno su tutti quello di non sapersi scegliere le persone più vicine. Berlusconi non è vecchio è ancora il più fresco di tutti e il Pdl non rispecchia più il suo leader. Lui è un Erasmo da Rotterdam, lui è l'elogio della follia, lui piace alla gente"

venerdì 19 ottobre 2012

ALTRO CHE PD, SONO TORNATI I COMUNISTI.


CAMBIANO I TEMPI, MA LA SINISTRA E’ SEMPRE QUELLA DI BOTTEGHE OSCURE
Salvatore Tramontano - Sotto sotto continuano ad alzare il pugno chiuso.  Cambiano i tempi, ma la sinistra è sempre quella di Botteghe Oscure. L’anima del Pd in questa stagione da autunno dei tecnici appare ancora più rossa. Il lato cattolico, bianco, da ex democristiani, sta perdendo la sua battaglia culturale per rendere questo partito qualcosa di diverso dall’ultimo clone dei post Pci. Franceschini e Fioroni fanno tappezzeria, la Bindi pretende che la si chiami presidente, ma la sua stella è in caduta libera, le sue ambizioni puntano al Quirinale, ma tra i suoi colleghi pochi la sopportano. Franco Marini è un vecchio signore con un passato da sindacalista e i prodiani vivono di rimpianti. L’unico con il Dna da democristiano che si sta giocando una partita da protagonista è Matteo Renzi, ma la sua identità si fonda più sul rinnovamento generazionale che sullo scudo crociato. La classe dirigente del Pd, e i cortigiani più o meno intellettuali, considerano Renzi un alieno, un virus berlusconiano da debellare. Non è un caso che l’Unità ,quotidiano del Pd, ma pur sempre fondato da An­tonio Gramsci, tratti il sindaco di Fi­renze come il nuovo nemico pubblico numero uno. Lo fa con un editoriale che liquida Renzi e la sua campagna di rottamazione con due parole: rozzo fascismo. Renzi il fascistoide, Renzi il berluscones, Renzi il liberista, Renzi come tutto ciò che in questo momento rappresenta il demonio per la sini­stra. Questo perché al di là di tutte le metamorfosi gli eredi del Pci sono sopravvissuti alla caduta del Muro e alla fine del Novecento. Passano gli anni ma restano e si sen­tono comunisti. Non il comunismo so­vietico, certo, ma figli comunque del­la variante berlingueriana, che fa com­promessi, ma non rinnega nulla del proprio passato. È come il richiamo della foresta. Bersani alla fine se deve scegliere tra Vendola e Casini si butta nelle braccia del primo e poi va a rac­cattare i voti dove può, tanto da ristam­pare la foto di Vasto riesumando il moribondo Di Pietro. L’obiettivo è sempre lo stesso, al governo con il vestito di Arlecchino e pazienza se poi non si riesce a governare. Moriranno da comunisti, ma con il volto nascosto dietro un’intera collezione di maschere.