Quando domani alle 10 si inizierà a votare per il
capo dello Stato, si può stare certi che da un gruppo politico non mancheranno
voti né verranno sorprese: il Popolo della Libertà. Al contrario, tutti i dubbi
dei commentatori e degli stessi esponenti dei partiti si concentrano sugli
altri, a cominciare dalla sinistra. Il discorso riguarda ovviamente il Pd,
ormai un campo di battaglia tra ex Ds ed ex margheritini, a loro volta eredi
del vecchio Pci e della vecchia Dc. E il bello, anzi il brutto, è che tutti i
candidati vengono da quella parte: l'ambizione personale è legittima, ma dov'è
finito il senso dello Stato del quale il centrosinistra si è sempre ammantato,
quasi fosse un suo patrimonio genetico?
E molto semplice, anche se la cosiddetta grande
stampa non lo ammette: il senso dello Stato, il concetto di bene del Paese, lo
abbiamo noi, e soltanto noi siamo in grado di garantirlo nelle occasioni più
importanti. Ripetiamo: il Pdl non agisce per proprio tornaconto, non abbiamo
nessun candidato il lizza. E' ovvio che alcuni dei nomi ci vanno bene, altri
meno, altri proprio no. Ma c'è una bella differenza ad essere direttamente
parti in causa, oppure contribuire con tutta la forza dei nostri voti.
