Nel Foglio di domani diamo un’informativa di Salvatore Merlo, e altre ne daremo nelle prossime settimane e mesi, sulla “politica” italiana, termine che da domani sul Foglio sarà messo rigorosamente tra due virgolette. E’ abbastanza interessante sapere con quali trucchi il senatore professor Monti riuscirà a definire la composizione del suo ministero di tecnici al servizio di un governo del presidente, quale programma di riforme intenda realizzare, quanto equilibrio nelle scelte istituzionali saprà esercitare, a chi affiderà le sorti di poteri delegati importanti che dipendono dall’esecutivo, come gestirà problemini quali la malagiustizia o la politica estera succube di una provocatoria ondata di prepotenza franco-tedesca. Ma il mio sconcerto, la mia protesta, la nostra impossibile ma necessaria rivolta vanno molto al di là della nuova “politica” italiana e delle sue curve pericolose, dei suoi nuovi arabeschi tecnocratici.Io sono fatalmente colpito dalla facilità, anzi dal facilismo, dalla disinvoltura, dall’inconsapevolezza persino, con cui tendiamo a mettere tra parentesi, a considerare una questione di principio buona per discussioni accademiche, il problema della sospensione della democrazia fondata sull’autogoverno. A parte i soliti amici Panebianco e Ostellino, sui giornali, e qualche voce isolata nella politica senza virgolette e nella cultura, tutti gli altri sono già lì che strologano: ce la farà, e con quali maggioranze riformatrici, e con quali rapporti di forza, e durando quanto tempo, e con quale ruolo per Berlusconi e per Bersani, e per tutti gli altri ambiziosi pretendenti, ce la farà il professore senatore a sistemare le questioni economico-finanziarie e politiche di questo paese? E lo spread, che farà? E le pensioni, si toccano? E’ già clamorosamente in secondo piano, ma non
