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martedì 26 luglio 2011

SMETTIAMO DI CREDERE ALLE FAVOLE. L’ULTIMO E’ PENATI MA CE NE SONO MOLTI ALTRI



Negli ultimi due anni sono stati 35 gli esponenti del Pd arrestati, e più di 400 quelli indagati. Si va dalla corruzione di Penati alle tangenti di Pronzato, dai numerosi capi d’accusa di Tedesco all’arresto di Frisullo, da Bassolino e le sue numerose inchieste al fratello di Errani indagato per finanziamenti illeciti, dal candidato alle primarie camorrista accusato di omicidio allo stupratore seriale di Roma dirigente di sezione, da Delbono e il Cinzia Gate al sindaco di Racalbuto coinvolto nello spaccio di droga.

Numeri imbarazzanti per un partito che fa finta di essere pulito. Ma che comunque riesce a godere di un aiuto generalizzato delle procure amiche che il più delle volte non osano nemmeno impicciarsi degli affari piddini e dei giornali che nascondono nelle cronache ogni scandalo ‘democratico’.

Bersani e soci cercano di minimizzare, circoscrivere, descrivere come marginali alcuni episodi o sempli-cemente non ne parlano per non far montare i casi (tanto i giornali sono benevoli a prescindere).

Una gigantesca questione morale per chi ha sempre professato, a vanvera, di essere eticamente diver-so. Il Pd è corrotto così come larga parte della sinistra e il mito della purezza della sinistra non esiste. Che la smettano di credere alle favole…

venerdì 1 luglio 2011

L’ITALIA E’ ENTRATA DEBOLE NELLA RECESSIONE GLOBALE: LA CRESCITA, CHIAVE DELLA PRODUTTIVITA’.

PER QUESTO LA MANOVRA PER IL 2013-2014 DA SUBITO. ALTRO CHE FURBATA DILATORIA. ESATTAMENTE IL CONTRARIO. L’ITALIA HA OGGI MOLTE CARTE DA GIOCARE NEL MUTAMENTO DEGLI EQUILIBRI MONDIALI. Di Renato Brunetta



Il ministro per la Pubblica Amministrazione Renato Brunetta e’ intervenuto sul Il Sole 24 Ore, con un articolo sulle sfide che il Paese affronterà nel prossimo futuro. La manovra di aggiustamento del bi-lancio pubblico e il disegno di legge delega della riforma fiscale rappresentano, presi congiunta-mente, un passaggio cruciale non solo per l’azione di governo, ma per il futuro dell’Italia. Quello che si profila è la scelta tra un ritorno al passato, cioè a un sistema caratterizzato da un capi-talismo corporativo e uno stato dirigista, opprimente, inefficiente e “catturato” dal primo, e il coraggio di rompere decisamente con entrambe queste facce della medaglia statalista, vere cau-se, nella loro azione congiunta, del malessere italiano: la scarsa crescita. Si tratta di una scelta di fondo che riguarda entrambi gli schieramenti politici. L’Italia è entrata nella grande crisi finanziaria e nella recessione economica globale in condizioni di debolezza. Nel 2007 il tasso di crescita italiano era la metà di quello europeo, il rapporto deficit/pil superiore alla media europea, il rapporto debito/pil tra i pochi a superare il 100 per cento. Siamo quindi entrati nella tempesta con una barca che era conside-rata la più insicura, ma ne siamo usciti e, per di più, con una barca più solida. Nel corso della crisi l’Italia non ha attuato manovre di stimolo fiscale. Non solo non ne avevamo lo spazio, ma avevamo altresì la con-sapevolezza che sarebbero state inutili e dannose. Non potevamo influenzare la recessione globale con un’azione anticiclica nazionale. Nel corso della crisi, infatti, la scelta di politica economica è stata quella di convogliare tutte le risorse nel rafforzamento degli ammortizzatori sociali, cioè per offrire un para-cadute temporaneo ai redditi di coloro che venivano investiti dalla crisi mantenendo forte il controllo sul bilancio.