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sabato 25 febbraio 2012

FINALMENTE: ELEMINATE LE PROVINCE? ACCORDO TRA I PARTITI, MA LE LOBBY DELLE PROVINCE NON DEMORDANO


Scompaiono le province come ente locale politicamente autonomo. Niente più consiglieri eletti né personale politico, azzerate le scartoffie che i cittadini devono presentare al potere intermedio tra comune e regione.

 Restano le principali competenze, ma saranno amministrate da un organismo che dipenderà principalmente dai comuni, un po’ come le comunità montane. Se verrà confermata la bozza che in questi giorni sta rimbalzando tra Palazzo Chigi, i ministeri competenti e le segreterie dei partiti di maggioranza, il Consiglio dei ministri di domani pomeriggio approverà un provvedimento che sembra molto l’abolizione delle province. In teoria il disegno di legge si occupa solo di legge elettorale dell’ente intermedio, ma Andrea Barducci esponente Pd che presiede quella di Firenze, ha già battezzato la nuova creatura la «provincia-non provincia». Definizione che calza, visto che il Consiglio provinciale non sarà più eletto dai cittadini, ma dai consiglieri dei comuni. Sceglieranno, più per competenza territoriale che politica, un massimo di 15 rappresentanti, che a loro volta sceglieranno un presidente. Nella versione precedente il Consiglio era composto da sindaci e amministratori dei comuni. È stata scelta una via di mezzo, compensata dall’assenza di uno «stipendio» per i consiglieri. La nuova provincia dovrà occuparsi dei servizi che insistono su tutto il territorio, di edilizia scolastica, in parte dei trasporti, forse di lavoro. E comunque i cittadini non dovrebbero sentirne più parlare, visto che non ci saranno più autorizzazioni rilasciate dalla provincia. Le funzioni amministrative passeranno ai comuni e alle regioni, oppure saranno semplicemente eliminate se c’è già un’autorità locale che se ne occupa. La trasformazione in enti «di secondo livello» era prevista dal decreto Salva Italia, ma l’attuazione sembrava impantanata se non bloccata. Negli ultimi giorni il governo ha accelerato e, un po’ come sta succedendo con le liberalizzazioni, Pdl e Pd hanno collaborato tra di loro e con l’esecutivo. Così la riforma dovrebbe approdare al prossimo Consiglio dei ministri. Trattandosi di un disegno di legge, non si possono escludere modifiche in Parlamento, ma il sostanziale accordo della maggioranza , fa pensare che le vecchie province scompariranno, man mano che scadranno le legislature dei consigli.
MA LA RESISTENZA DELLE PROVINCE