Scompaiono le province come ente locale politicamente autonomo.
Niente più consiglieri eletti né personale politico, azzerate le scartoffie che
i cittadini devono presentare al potere intermedio tra comune e regione.
Restano
le principali competenze, ma saranno amministrate da un organismo che dipenderà
principalmente dai comuni, un po’ come le comunità montane. Se verrà
confermata la bozza che in questi giorni sta rimbalzando tra Palazzo Chigi, i
ministeri competenti e le segreterie dei partiti di maggioranza, il Consiglio
dei ministri di domani pomeriggio approverà un provvedimento che sembra molto
l’abolizione delle province. In teoria il disegno di legge si occupa solo di
legge elettorale dell’ente intermedio, ma Andrea Barducci esponente Pd che
presiede quella di Firenze, ha già battezzato la nuova creatura la
«provincia-non provincia». Definizione che calza, visto che il
Consiglio provinciale non sarà più eletto dai cittadini, ma dai consiglieri dei
comuni. Sceglieranno, più per competenza territoriale che politica, un
massimo di 15 rappresentanti, che a loro volta sceglieranno un presidente.
Nella versione precedente il Consiglio era composto da sindaci e amministratori
dei comuni. È stata scelta una via di mezzo, compensata dall’assenza di uno
«stipendio» per i consiglieri. La nuova provincia dovrà occuparsi dei servizi
che insistono su tutto il territorio, di edilizia scolastica, in parte dei
trasporti, forse di lavoro. E comunque i cittadini non dovrebbero sentirne più
parlare, visto che non ci saranno più autorizzazioni rilasciate dalla
provincia. Le funzioni amministrative passeranno ai comuni e alle regioni,
oppure saranno semplicemente eliminate se c’è già un’autorità locale che se ne
occupa. La trasformazione in enti «di secondo livello» era prevista dal decreto
Salva Italia, ma l’attuazione sembrava impantanata se non bloccata. Negli
ultimi giorni il governo ha accelerato e, un po’ come sta succedendo con le
liberalizzazioni, Pdl e Pd hanno collaborato tra di loro e con l’esecutivo. Così
la riforma dovrebbe approdare al prossimo Consiglio dei ministri. Trattandosi
di un disegno di legge, non si possono escludere modifiche in Parlamento, ma il
sostanziale accordo della maggioranza , fa pensare che le vecchie province
scompariranno, man mano che scadranno le legislature dei consigli.
MA LA RESISTENZA DELLE PROVINCE
