giovedì 29 settembre 2016
giovedì 22 settembre 2016
martedì 20 settembre 2016
lunedì 19 settembre 2016
MORTO CIAMPI, L’UOMO CHE E INGUAIO’ IL PAESE
Ciampi ha fatto parte di quel gruppo di tecnici e politici che l'Italia la disfò, inseguendo la chimera europeista. È stato lui infatti, insieme a Prodi, a gestire l'entrata dell'Italia nell'Euro accettando condizioni da strozzini sul cambio Lira-Euro imposte dalla Germania
Alessandro Sallusti - Carlo Azeglio Ciampi è morto ieri all'età di 95 anni. Tra gli anni Ottanta e Duemila è stato praticamente tutto: Governatore della Banca d'Italia, presidente del Consiglio, ministro del Tesoro con Prodi e, fino al 2006, presidente della Repubblica, eletto alla prima votazione, su proposta di D'Alema, anche con i voti del centrodestra. Non ha mai avuto tessere di partito, pur essendo uomo di sinistra. Dal Quirinale ha sdoganato il tricolore, l'inno di Mameli e la parola «Patria» che fino ad allora erano considerati simboli della destra e non di tutta la nazione. Ma non è questo il principale, se pur meritevole, motivo per cui sarà ricordato. Ciampi, pur non essendo stato un costituente, appartiene alla generazione dei Padri della Patria. Cioè a quegli uomini che l'Italia repubblicana l'hanno fatta e portata ad essere l'ottava potenza mondiale. Ma, parlandone da vivo, ha fatto parte anche di quel gruppo di tecnici e politici che l'Italia la disfò, inseguendo la chimera europeista. È stato lui infatti, insieme a Prodi, a gestire l'entrata dell'Italia nell'Euro accettando condizioni da strozzini sul cambio Lira-Euro imposte dalla Germania. Fu quello infatti l'inizio di tutti i problemi che, a distanza di sedici anni, ancora ci troviamo a scontare. Non si è mai pentito, Carlo Azeglio Ciampi, di quella sciagurata scelta. Sbagliò visione e previsione. Da scienziato dell'economia si fece prendere la mano dalla politica, che poco masticava, e dall'ambizione di continuare a stare seduto al tavolo dei potenti sia pubblicamente che, privatamente, in maniera riservata e personale. Forse Ciampi credeva, come molti suoi coscritti, che l'interesse e le ambizioni dello Stato coincidono sempre con quelli dei cittadini. Una visione elitaria e tecnicistica della politica che ha provocato solo disastri. È un fatto che dal giorno in cui Ciampi e Prodi misero la firma che ci faceva entrare nell'Euro a quelle condizioni, l'Italia ha smesso di crescere e non si è più ripresa. La sua presidenza della Repubblica fu tutto sommato scialba, rivalutazione della Patria a parte. Non amò i governi Berlusconi e fece qualche sgambetto al centrodestra. Ma se pensiamo che prima di lui c'era Oscar Luigi Scalfaro e dopo di lui venne Giorgio Napolitano, possiamo parlare di un raggio di sole al Quirinale. E di questo lo ringraziamo.
sabato 17 settembre 2016
I COMUNI E LE SCUOLE RICORDINO ORIANA FALLACI
“Sveglia, Occidente, sveglia! Ci hanno
dichiarato la guerra, siamo in guerra! E alla guerra bisogna combattere”
(Oriana Fallaci)
Rodolfo Ridolfi - Sono passati
11 anni dalla scomparsa di Oriana
Fallaci ed in tutti questi anni la sua visione, la sua verità, la sua
intransigenza ed il suo insegnamento profetico sono stati ricordati e rimpianti
da un numero sempre maggiore di persone anche molte di quelle che con
pregiudizio non l'amavano. Da tempo sostengo come sia giunto il momento che la
politica, le istituzioni, soprattutto quelle scolastiche e culturali, promuovano
momenti di riflessione,di celebrazione della memoria e delle profetiche
testimonianze civili e politiche di respiro mondiale che Oriana Fallaci ci ha
lasciato nei suoi scritti. Ricordare Oriana Fallaci per il suo contributo
culturale e storico, e per il suo coraggioso impegno nell’affermare la
necessità di tutelare la nostra civiltà cristiana ed occidentale può farci
recuperare, se ancora siamo in tempo, il tempo perduto. Intitoliamole strade,
vie e Piazze e soprattutto scuole in tutto il Paese.
Oggi le condizioni dello scontro fra Islam
ed Occidente hanno raggiunto livelli impensabili, la drammatica quotidiana attualità del terrore registra cristiani
perseguitati in maniera sistematica, l'occidente devastato in una
escalation di furia terroristica che non risparmia nessuno e nessun
Paese è ora di ascoltare il monito di Oriana: “Sveglia, Occidente,sveglia!
Siamo in Guerra…”
Io come ho sempre fatto anche quando andavano
di moda le bandiere della pace che oggi evidentemente i catto-comunisti hanno
riposto in naftalina, voglio aggiungere il mio omaggio ad Oriana, alla sua
figura di donna, giornalista e scrittrice perché sto dalla parte di coloro che
si sentono “ orfani”. Ho avuto il privilegio di conoscere Oriana, toscana
purosangue, con la sua forte personalità e i suoi modi spicci, nel corso di una
campagna elettorale a Firenze alla fine degli anni 70 quando fu candidata al
Senato della Repubblica nel collegio di Greve in Chianti, per il PSI e conservo
gelosamente una lettera che mi inviò, quando ero Sindaco di Marradi, lettera
che accompagnava una copia del suo libro Insciallah, 1990, super premio
Bancarella con la preghiera che Oriana mi rivolgeva di ringraziare mio
giovedì 15 settembre 2016
FINALMENTE A SCUOLA SI POSSONO CONSUMARE I PASTI PORTATI DA CASA. CONTRO L’AUMENTO DEI COSTI E CONTRARI ALLA MENSA MASSIFICATA E I MENU’ PROPOSTI!
Class action Un giudice aveva autorizzato l'azione legale di 58 famiglie che chiedevano di concedere ai loro figli la possibilità, finora negata, di consumare a scuola pasti portati da casa . La decisione arriva da Torino. Qualcuno nella Torino post industriale lo chiama ancora il baracchino, come il pasto operaio del tempo che fu. A Milano è la schiscotta. Per i soldati e per sempre è la gavetta. Cibo cucinato a casa e portato al lavoro, fra i banchi, in trincea. Magari anche solo un panino, ma capace di scatenare la guerra. Da ieri è tregua: consumarlo a scuola è un diritto di tutti. Al Miur l'idea non piaceva, e in- fatti aveva presentato reclamo contro la decisione di un giudice che autorizzava 58 famiglie a non mandare i figli in mensa, o meglio a mandarceli ma con il pasto preparato dalla mamma. Secondo i giudici del Tribunale di Torino quel reclamo è infondato e anche anti costituzionale. L'ordinanza cita espressamente l'art. 34 sul diritto allo studio .- LA MOTIVAZIONE «Il pranzo è un momento formativo: nessun bambino può essere discriminato» inteso come obbligatorio e gratuito per almeno 8 anni -scuola materna-elementare-: subordinarlo a servizi a pagamento, come appunta la mensa, «viola il dettato costituzionale». Insomma, la guerra del panino approda a. questa conclusione: chi lo desidera può andare a magiare a casa e tornare, nel pomeriggio, ma chi sceglie il tempo pieno ha il diritto di partecipare al «tempo mensa e post mensa» anche senza pagare per la medesima. Per i giudici, l'unica scelta ragionevole per costoro è portarsi il cibo da casa e consumarlo con gli altri nello stesso refettorio, anche se «può essere opportuna stabilire regole di coesistenza». Le scuole dovranno fare in fretta a organizzarsi perché Ordinanza è subito attiva. Un'ordinanza del tribunale di Torino ha ribadito che la Costituzione garantisce la libertà di scelta dei pasti l’effetto panino è destinato a propagarsi in tutta Italia, soprattutto nelle città dove infuria il caro-mensa come a Ravenna o nei comuni medi (Faenza- Lugo9 e i piccoli della collina ravennate come Brisighella,Riolo Terme. La sentenza dice chiaramente che trattandosi di momento formativo, i bambini non possono essere discriminati e isolati dai compagni. L'assistenza deve essere gratuita e fornita dal corpo docente e iniziale di mandare a scuola il figlio con un pasto preparato a casa anziché avvalersi del servizio comunale. IL MIUR si è sempre opposto a questa possibilità perché sorvegliare i ragazzi che non mangiano in mensa e garantire le condizioni igienico sanitarie del pasto non sarebbe così semplice. A quel punto i genitori, esasperati dall'aumento dei costi e contrari alla mensa massificata, hanno deciso di far valere le proprie ragioni in tribunale. Inizialmente la risposta era stata no, poi la Corte d'Appello aveva ribaltato il giudizio. Ora arriva la scelta che estende a tutti.
Vedremo se questa tesi sarà utilizzata, in Emilia Romagna il prezzo più alto (6,22 euro contro una tariffa media nazionale di 5,46 euro), nella provincia di Ravenna per i genitori un risparmio nel costo giornaliero del pasto per i figli, un aiuto contro la crisi economica delle famiglie e la scelta di un menù che soddisfa le esigenze dei genitori. Vincenzo Galassini Forza Italia Ravenna
mercoledì 14 settembre 2016
BERLUSCONI TRA LA FREDEZZA E DOPPIO BINARIO
Adalberto
Signore - Davanti alle
due grandi incognite del referendum costituzionale e - soprattutto - della
legge elettorale, Silvio Berlusconi decide per la strategia del doppio binario.
E proprio a tre giorni dalla convention organizzata da Stefano Parisi per
rilanciare «l'area moderata alternativa al centrosinistra», mette nero su
bianco l'intenzione di «tenere entro la metà di ottobre una
conferenza programmatica nazionale di Forza Italia». Insomma, se da una
parte l'ex premier ha deciso di sostenere in prima persona il progetto del
candidato sindaco di Milano (provocando peraltro più di un malumore tra i big
azzurri), dall'altra non vuole che passi il messaggio di una Forza Italia in
via di dismissione. Al punto che - proprio nel giorno il cui dal Corriere della
Sera arriva a Parisi l'endorsement come «possibile ricostruttore dei
conservatori italiani» - fa sapere che il partito è vivo e vegeto e che la
prossima settimana si terrà un ufficio di presidenza con all'ordine del giorno
la campagna del tesseramento e la convocazione dei congressi comunali e
provinciali.
Berlusconi, insomma, sceglie di giocare su due tavoli. Certo, il fatto
che ieri ad Arcore ci fossero i capigruppo Renato Brunetta e Paolo Romani e che
domenica avesse avuto un lungo faccia a faccia con Giovanni Toti - tutti fieramente
contrari alla svolta parisiana -, deve aver avuto un peso sulla scelta di
annunciare la convention azzurra di ottobre. Detto questo, il timing voluto
dall'ex premier parla da solo e, forse, avvalora l'ipotesi di un certo freddo
con un Parisi che nelle ultime settimane si sarebbe mosso in maniera troppo
autonoma. Già solo spostare l'annuncio delle assise di Forza Italia a lunedì
prossimo - cioè dopo la chiusura della due giorni che Mister Chili terrà tra
venerdì e sabato a Milano - avrebbe contribuito a smussare gli angoli. Cosa
che, certamente non per caso, non è invece avvenuta.
D'altra parte, per l'ex
premier la strategia dello stop and go non è certo una novità. Anzi,
soprattutto in politica Berlusconi ha giocato le sue partite sempre su più tavoli
e senza mai chiudersi alle spalle alcuna porta. Questo vale ancor di più oggi.
Perché c'è l'incognita del referendum costituzionale - il cui risultato è per
ora imprevedibile -, ma soprattutto perché non si sa se davvero verrà rimessa
mano all'Italicum. E il sistema di voto con cui si correrà alle prossime
politiche non è un dettaglio.
Anche per questo
Berlusconi tiene in piedi i due scenari: quello di un Parisi che guarda a
recuperare il voto moderato al centro e quello di una Forza Italia che magari non
presenta volti nuovi ma che ha un rapporto solido con la Lega e la destra di
Fratelli d'Italia.
martedì 13 settembre 2016
VERGOGNA: “ALLO STATO 145 MILIARDI DI ACCISE (BENZINA) PER I TERREMOTI, MA HA SPESO SOLO LA META’ (72 MILIARDI). VERGOGNA
L'Associazione degli Artigiani di Mestre critica il Fisco che in quasi
50 anni ha prelevato con le imposte sulla benzina i soldi necessari alla
ricostruzione delle zone terremotate, ma non li ha utilizzati tutti. MILANO
- Gli italiani hanno versato con le accise più del doppio (145 miliardi)
rispetto a quanto speso, 70,4 miliardi di euro, per ricostruire tutte e sette
le aree duramente colpite dai terremoti che si sono succeduti in questi ultimi
decenni (Valle del Belice, Friuli, Irpinia, Marche-Umbria, Molise-Puglia,
Abruzzo ed Emilia Romagna). Lo sostiene la Cgia di Mestre, ricordando che sono
cinque gli incrementi delle accise sui carburanti introdotti in questi ultimi
48 anni per recuperare le risorse da destinare alla ricostruzione delle zone
colpite dal terremoto. Dal 1970 (primo anno in cui sono disponibili i dati sui
consumi dei carburanti) al 2015 gli italiani hanno versato nelle casse dello
Stato 145 miliardi di euro nominali (261 miliardi di euro se attualizzati). Se
si tiene conto che il Consiglio Nazionale degli Ingegneri stima in 70,4
miliardi di euro nominali (121,6 se attualizzati) il costo complessivo resosi
necessario per ricostruire tutte e sette le aree fortemente danneggiate dal
terremoto, gli Artigiani di Mestre dicono che in quasi 50 anni in entrambi i
casi (sia in termini nominali sia con valori attualizzati) abbiamo versato più
del doppio rispetto alle spese sostenute. Solo i più recenti, i terremoti
dell'Aquila e dell'Emilia Romagna, presentano dei costi nettamente superiori a
quanto fino ad ora è stato incassato con l'applicazione delle rispettive
accise. "Ogni qual volta ci rechiamo presso un'area di servizio a fare il
pieno alla nostra autovettura - sottolinea il coordinatore dell'Ufficio studi
della Cgia Paolo Zabeo - 11 centesimi di euro al litro ci vengono prelevati per
finanziare la ricostruzione delle zone che sono state devastate negli ultimi
decenni da questi eventi sismici. Con questa destinazione d'uso gli italiani
continuano a versare all'erario circa 4 miliardi di euro all'anno. Se, come
dicono gli esperti, questi fenomeni distruttivi avvengono mediamente ogni 5
anni, è necessario che queste risorse siano impiegate in particolar modo per
realizzare gli interventi di prevenzione nelle zone a più alto rischio sismico
e non per altre finalità". Gli Artigiani
ricordano che con la Finanziaria 2013 il Governo Monti ha reso permanenti le
accise introdotte per recuperare le risorse da destinare alla ricostruzione
delle zone colpite dal terremoto. Per il terremoto delle Marche e dell'Umbria
(1997) e per quello del Molise e della Puglia (2002) non è stata introdotta
nessuna accisa.lunedì 12 settembre 2016
PAGELLA FISCALE
Vuol dare la pagella ai contribuenti, ma il
somaro è lo Stato. Con l’aggravante che si pretende di dare in “premio” quel
che è un diritto. Gli studi di settore, nati nel 1993, sarebbero dovuti servire
a stimare il reddito presunto dei lavoratori autonomi, in modo da confrontare a
quello le dichiarazioni fiscali da ciascuno presentate. Avrebbero avuto un
senso, se non fosse che un fisco arraffone e sbruffone li ha usati per dire al
contribuente: se ti adegui alla mia stima sei in regola, altrimenti sei passibile
di accertamenti che, per modalità, durata e costi, sono delle torture fiscali.
Impostazione non solo inaccettabile, ma truffaldina. Si poteva essere in regola
con la coerenza e la congruità, rispetto agli studi di settori, ma essere anche
degli evasori fiscali. Si poteva essere né coerenti né congrui, ma
impeccabilmente onesti (basti pensare che c’è chi ha avuto accertamenti perché
dichiara troppo). I primi passavano indenni, i secondi passavano i guai. Bella
roba. Ora si cambia. Bene. Forse. Molto forse.
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