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giovedì 4 ottobre 2012

MARINA DI RAVENNA, “LE DISASTROSE CONDIZIONI DI VIALE VECCHI



 “Queste sono le pessime condizioni del viale Vecchi  a Marina di Ravenna”. L’ennesima denuncia sulle condizioni del manto stradale di una delle vie più trafficate della località arriva da Franco Battafarano, portavoce del gruppo consiliare Pdl in Comune. “L’asfalto risulta notevolmente dissestato e sono presenti anche dei grossi avvallamenti. Questo è il risultato che si viene a creare quando la manutenzione è praticamente assente. Anche i cordoli dei marciapiedi, visto lo stato di abbandono, risultato praticamente inservibili in quanto evidenziano una stato di conservazione davvero pessimo. Due le considerazioni necessarie riguardo il viale Vecchi: la prima è che questa arteria, essendo la principale che fa defluire i mezzi provenienti dal traghetto, risulta sempre molto trafficata e quindi, viste le precarie condizioni, mette a rischio la sicurezza di chi l’attraversa, la seconda è come potrà reggere questa strada i rigori dell’inverno e  quindi come si presenterà, se non verranno eseguiti lavori di manutenzione alla prossima stagione estiva”. Ricavato da Ravenna Notizie

giovedì 17 maggio 2012

RAVENNA EROSIONE SPIAGGIE: DA 30 ANNI SI USA IL RIPASCIMENTO, NON HA RISOLTO NULLA, ESISTONO ALTRI SISTEMI O SI CONTINUA UNA TRADIZIONE CHE ALIMENTA DUBBI?


Anche domenica scorsa la mareggiata sospinta dalla bora ha fatto notevoli danni, portando via pezzi di spiaggia. Il problema dell’erosione di alcune spiagge ravennati e dei costosi interventi di ripascimento che vanno avanti da svariati decenni è conosciuto da tutti. Forse sarebbe meglio conoscere perché non si riesce a risolvere il problema definitivamente; è incapacità, oppure furbescamente è diventato un modo per mangiarci sopra? Vi sono delle polemiche su come il Servizio preposto del Comune di Ravenna conduce gli studi e i lavori. L’ultimo intervento l’ 11 ottobre 2011 di 213.000euro da parte del Comune altri dalla Regione              http://www.ilrestodelcarlino.it/ravenna/cronaca/2011/10/13/599794- Su questi temi il consigliere Bazzoni ha presentato in Regione l'interrogazione seguente.

sabato 20 agosto 2011

I QUINDICI COMUNI DELLA PROVINCIA DI RAVENNA SI ADOPERINO PER APPROVARE CELERMENTE LE CONVENZIONI CON IL TRIBUNALE PER LO SVOLGIMENTO DI LAVORI DI PUBBLICA UTILITA’



Foschini: “mi stupisco che un Sindaco che ha fatto delle ordinanze per la sicurezza la sua bandiera non abbia ancora provveduto a porre in essere la convenzione con il Tribunale di Ravenna finalizzata alla disciplina delle prestazioni di lavoro socialmente utile come previsto dall’art. 54 del D.lvo del 28 agosto 200 n. 274 che prevede che il Giudice di Pace può applicare su richiesta dell’imputato, la pena del lavoro di pubblica utilità, consistente nella prestazione di attività non  retribuita in favore della collettività da svolgere presso lo Stato, le Regioni, le Province ed i Comuni o presso enti o organizzazioni di assistenza sociale e volontariato. Un argomento prioritario per chi siede al tavolo della sicurezza e mi riferisco all’assessore Monti. Continua il Consigliere regionale Gianguido Bazzoni: “Il Ministero della Giustizia ha delegato i Presidenti dei Tribunali alla stipula delle convenzioni in questione. Questa possibilità è prevista anche per i soggetti condannati per le contravvenzioni di cui agli art. 186 comma 9 – bis e 187 comma 8 bis del Codice della Strada, che riguardano la guida in stato di ebbrezza e in stato di alterazione psico-fisica, così come modificati dalla Legge 120/2010 in via prioritaria nel campo della sicurezza e dell’educazione stradale.  Un provvedimento di buon senso che auspichiamo che tutti i Comuni della Provincia pongano in essere quanto prima. Una misura introdotta dal Governo Berlusconi approvata dal Senato il 30 luglio 2010. La  possibilità di accedere per una sola volta ai lavori di pubblica utilità in sostituzione di pene detentive e pecuniarie da parte di chi ha guidato sotto l’effetto di alcol o stupefacenti ma senza mai provocare incidenti è il primo caso in cui finalmente viene dato corso al richiamo costituzionale che all’art. 27 dispone che le pene devono tendere alla rieducazione del condannato.