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venerdì 5 luglio 2013

GIOCO D’AZZARDO, BAZZONI (PDL): “BENE NUOVA LEGGE MA NON GRAVIAMO DI COSTI ECCESSIVI GLI ESERCENTI”


“Abbiamo approvato con convinzione una legge che riteniamo giusta ed opportuna per prevenire e curare il malessere sempre più diffuso nella nostra società della dipendenza patologica da gioco d’azzardo”. Questa la dichiarazione rilasciata dal presidente del Gruppo PdL in Emilia-Romagna, Gianguido Bazzoni, dopo l’approvazione definitiva della legge regionale "Norme per il contrasto, la prevenzione, la riduzione del rischio della dipendenza dal gioco d'azzardo patologico, nonché delle problematiche e delle patologie correlate".
“Come PdL abbiamo voluto far sì che, anche al di là della giustezza di principio di meglio regolamentare in Emilia-Romagna l’accesso a slot machine e videolottery, si tenessero in considerazione gli interessi di tutti i soggetti coinvolti – ha quindi sottolineato Bazzoni – In particolare abbiamo voluto che si potesse tenere conto della diversità tra le vere e proprie sale gioco, dove vi sono numerosi apparecchi e i piccoli esercenti che ne hanno 1 o al massimo 2 i quali, non possono, a nostro parere, sovraccaricarsi di costi e burocrazia aggiuntiva per avere un esercizio molto limitato in questo settore del gioco. Nel futuro regolamento, sarà importante, non solo mantenere l’impegno di non far sostenere i corsi ai piccoli esercenti, ma anche cercare di gravare il meno possibile, con i costi del corso da tenere, sugli altri esercenti. Inoltre necessiterà far si che tali corsi siano programmati in sinergia con le associazioni di categoria degli esercenti e le associazioni di promozione sociale cui i circoli aderiscono”.



mercoledì 22 maggio 2013

BAZZONI: CONSORZIO CO.P.A.F., COSA INTENDE FARE LA REGIONE PER TUTELARLO E TUTELARSI.


Gianguido Bazzoni, Presidente del gruppo assembleare PDL della Regione Emilia-Romagna, ha presentato, in regione, un'interpellanza a proposito del CO.PA.F. Consorzio di tutela e valorizzazione della razza suina "MORA ROMAGNOLA" di Brisighella.. Ne riportiamo il testo in allegato.

giovedì 16 maggio 2013

MOZIONE DI BAZZONI PER IL PORTO DI RAVENNA



Il prossimo 30 maggio scadrà il consigliere di nomina regionale della "Sapir Porto intermodale di Ravenna", società a "quasi totale proprietà pubblica", di cui la Regione Emilia-Romagna, con oltre il 10 per cento del capitale sociale, è il secondo socio di riferimento. Sono queste le premesse contenute in una mozione presentata dal consigliere Gianguido Bazzoni (Pdl), in cui si legge che con questa nomina, "anche a forte valore simbolico", la Giunta dovrà "dimostrare la volontà a impegnarsi fino in fondo nella definizione e gestione del futuro del Porto ravennate". Il documento impegna quindi l'esecutivo regionale a individuare per la carica di consigliere della Sapir una personalità che "possa contribuire a rafforzare il legame fra l'Emilia-Romagna e il suo porto" e che garantisca "la piena attuazione delle pari opportunità".
Nel testo si sollecita infine la Giunta a tenere uno stretto collegamento con chi sarà eletto nel Consiglio di amministrazione e a dedicare "ogni energia e risorsa possibile" allo sviluppo dello scalo.

giovedì 24 gennaio 2013

RIVOLUZIONE PARCHI, COSTITUITO L’ENTE DI GESTIONE PER I PARCHI E LA BOVIVERSITA’ DELLA ROMAGNA”……….O RIVOLUZIONE DELL’AMBIENTE



Vincenzo Galassini - Dati. I diversi Governi, nella contrazione della spesa pubblica nell'arco di quattro anni, hanno ridotto le risorse per i parchi e l’obbligo di eliminare quelli regionali. Nella realtà è rimasto tutto come prima invece dello Stato, paga la Regione e gli enti locali, Provincia e Comuni. Alla faccia del risparmio, il debito pubblico passa dallo Stato alla Regioni! Dai giornali apprendo che i Consorzi di gestione dei Parchi regionali sono stati sostituiti dagli Enti di gestione per i “Parchi e la Biodiversità” per il risparmio della pubblica amministrazione! Il nuovo comitato crea una serie di scatole cinesi, incomprensibili per la scarsa trasparenza (tipico della sinistra), vedremo se il bilancio 2013 diminuirà rispetto a quello del Parco della Vena del Gesso 2012 che ha avuto una spesa corrente di 317mila euro (10% in più del 2011 di 32.000 euro). Le entrate,  contributi degli Enti soci Comuni e Province, Regione, e dai contributi degli Enti per la gestione dei centri visita del Parco (5.000 euro!) di contro le spese correnti per gli organi di gestione dell’Ente (compenso per il Direttore, rimborso all’Unione dei Comuni per il personale, compenso al Revisore Conti), ammortamento dei mutui, presunti interessi passivi, contributi obbligatori, IRAP, spese generali di funzionamento, acquisti materiali, gestione dei due Centri visita, convenzioni per la tutela ambientale, per complessive €. 317mila, compreso 40.000 euro per la promozione!
Una riflessione. L’area del “Parco Carnè” nato nel 1973, all’interno dell’area della Vena del Gesso per quasi trent'anni è stata tenuta viva e attiva, dai dei tre enti proprietari Comune di Brisighella e Faenza, Provincia di Ravenna. La volontà maggiore, bisogna ripeterla è stata del Comune di Brisighella con il piano Regolatore del 1962 (Albonetti) e quello del 1980 (Galassini), che ha negato nuovi permessi di escavazione del gesso, ricordo la chiusura della FLORSAN azienda inquinante, chiusura  della Cava del Monticino e recupero  in museo all’aperto. Il costo annuale di gestione era modesto circa di 30 milioni (15.000 euro), diventati ora di 46.000 euro! (90 milioni), divisa fra i tre enti.
Domande. Si deve risparmiare. Perché non si è smantellato il nuovo carrozzone pubblico unificato, creato dalla Regione, contro le leggi Nazionali?. Perché si mantiene un Parco Regionale dei Gessi sopra la testa dei proprietari che l’hanno sempre rispettato, con  spese duplicate (317.000) a svantaggio dei residenti quando mancano l’adeguamento e il mantenimento della viabilità? Perché il nuovo piano Regolatore (Sindaco Sangiorgi, arch. Ennio Nonni) nella zona  Parco, ha permesso di radere il sito archeologico industriale della fabbrica del Gesso (Molinone) mantenendo la memoria storica (sono caduti sul lavoro quattro operai) e ha permesso la nuova costruzione di un immenso allevamento suinicolo che danneggerà la vita dei residenti, degli agriturismi sorti nel frattempo, e dei tanti nuovi residenti, che hanno acquistato e recuperato case coloniche, affascinati dall’ambiente? Perché Il comune di Brisighella ha presentato il progetto “Brisighella 2” per un nuovo sviluppo, e non recuperato e mantenuto prima quanto fatto di buono nel passato?  Perché a Brisighella, tutto tace, maggioranza, opposizione, ambientalisti, speleologi,  un nuovo metodo di governare e per stravolgere l’ambiente naturale?
Un dubbio.  La nuova centralina installata vicino al Monticino e all’ex fabbrica Florsan, costata al Parco della Vena del Gesso quasi 30.000 euro, oltre che la temperatura raccoglierà forse anche la densità dei cattivi odori della nuova porcillaia?
Altro che “Rivoluzione parchi” meglio affermare “Rivoluzione dell’ambiente” Il consigliere provinciale (Pdl) Vincenzo Galassini

lunedì 15 ottobre 2012

E IO PAGO: 2.000.000 DI STUDI CON FONDI EUROPEI. SERVONO? O SPRECHI REGIONALI ED EUROPEI.


Il progetto Lamone Bene Comune è realizzato con il contributo della Regione Emilia-Romagna - Bando Infea 2011.


Venerdì 12 ottobre alle 20.45 è in programma presso il foyer del Teatro Comunale di Brisighella l'ottavo incontro "Lungo il Lamone - Tra natura e cultura", ciclo dedicato ad aspetti naturali e culturali legati al mondo fluviale e organizzato nell'ambito del progetto Infea Lamone Bene Comune, che ha come capofila il Centro di Educazione alla Sostenibilità intercomunale della "Bassa Romagna" (Ceas), sedi operative Civiltà Palustre e Podere Pantaleone.


mercoledì 29 agosto 2012

PROVINCIA UNICA DELLA ROMAGNA, RIMINI IN RIVOLTA CONTRO L’ASSE TRA FORLI E RAVENNA


SPUNTA L’IPOTESI REFERENDUM. ANCHE IL PDL RIMINISE LA PENSA DIVERSAMENTE
Rimini, 28 agosto 2012 - RAVENNA ‘capitale’ della Romagna? «Non rinunceremo alle nostre prerogative per ordini superiori, questo non è un risiko in cui si scimmiotta Yalta: è una partita che riguarda la vita delle persone, non la spartizione a capocchia di sedi e poltrone». Lo afferma il presidente provinciale riminese, Stefano Vitali, che critica il Pd mentre i quattro segretari del Partito democratico romagnolo marciano spediti verso il progetto della maxi Provincia. E mentre spunta l’inedita ipotesi referendum, Vitali si dice «molto preoccupato perché vedo che il Pd e qualche amministratore del Pd, con mosse incaute, stanno dando l’impressione di avvallare un disegno ristretto di gestione di un processo complesso» (con il via libera alla Spending review resta poco più di un mese per portare lo schema di riordino al Cal, Consiglio delle autonomie locali dell’Emilia Romagna). Vitali sembra condividere una preoccupazione di tanti. Ovvero, che quelli del Pd «abbiano già deciso in federazione ciò che i sindaci e i presidenti delle Provincie dovranno ‘proporre’ nel Cal e che l’assemblea regionale dovrà ‘deliberare’ sul tema delle Province», come sostiene Marco Lombardi. Si spiegano in questo quadro le recenti stilettate tra il capogruppo provinciale Pd Lino Gobbi e il segretario provinciale Emma Petitti. Col Pd litigante il rischio è che Rimini venga fatta a pezzi e spartita voracemente dalle consorelle di Romagna, col placet di Bologna. Il rischio è che il territorio venga svuotato di contenuti: ci si riferisce al destino di Prefettura, Questura, Comando dei carabinieri e della Finanza, Camera di Commercio con i suoi corposi investimenti patrimoniali in fiera, palacongressi, aeroporto ecc.

lunedì 20 agosto 2012

ERRANI SE LA RIDE: TANTO A GIUDICARLO E’ UNA TOGA ROSSA


L’UDIENZA SUL MILIONE ALLA COOP DEL FRATELLO SI TERRA’ DAVANTI A UN GUP DI MAGISTRATURA DEMOCRATICA
Le minoranze (Pdl, Lega, grillini) l'hanno costretto a presentarsi in consiglio regionale alla vigilia di Ferragosto e lui, Vasco Errani, governatore democratico dell'Emilia Romagna, non si è sottratto. Nella seduta si è anche parlato del terremoto, ma il tema principale era l'inchiesta Terremerse, nell'ambito della quale il presidente è indagato per falso ideologico. Terremerse è la coop che ricevette ingenti finanziamenti regionali quando era presieduta da Giovanni Errani, fratello maggiore del governatore. Quei fondi sono oggetto di indagine perché, come rivelato dal Giornale tre anni fa, sarebbero state commesse gravi irregolarità dalla coop e dalla stessa regione. La procura di Bologna ha chiesto il rinvio a giudizio per i fratelli Errani (per Giovanni l'accusa è di truffa aggravata ai danni di un ente pubblico), assieme ad alcuni funzionari pubblici e tecnici.Martedì Errani si è mostrato sereno e sicuro. «Ho sempre espresso rispetto e fiducia nell'operato della magistratura e continuo a farlo - ha detto tra l'altro - non per una ragione di forma ma per intima convinzione. So bene di non aver mai favorito o sfavorito alcuno». Parte di questa tranquillità potrebbe derivargli dal nome del giudice davanti al quale dovrà comparire il prossimo 7 novembre per l'udienza preliminare. Il gup chiamato a decidere se processare o no il governatore è Bruno Giangiacomo, presidente aggiunto della sezione Gip del tribunale di Bologna. Ma soprattutto, il dottor Giangiacomo, è uno dei leader di Magistratura democratica, la

venerdì 6 luglio 2012

CONVENZIONE AUSL DI RAVENNA CON IRST DI MELDOLA PER TACE E PET. CONVIENE?



Gianguido Bazzoni (Pdl) torna con una nuova interrogazione a chiedere chiarimenti alla Giunta regionale in merito alla interruzione della convenzione tra l’Ausl di Ravenna e Villa Maria Cecilia di Cotignola (Ra) per l’esecuzione di esami Tac e Pet ora “dirottati”, a seguito di una nuova convenzione, all’Irst di Meldola.  Il consigliere ricorda che le tariffe degli esami praticati all'Irst "sono meno favorevoli" rispetto a quelle praticate con precedente convenzione con Villa Maria Cecilia di Cotignola e chiede alla Giunta regionale di riferire sull'eventuale differenza dei costi determinati dalla nuova convenzione tra l'Ausl di Ravenna e Irst di Meldola rispetto a quelli precedentemente sostenuti con la vecchia convenzione poi interrotta con Villa Maria Cecilia di Meldola.

venerdì 22 giugno 2012

BAZZONI: LA DELIBERA REGIONALE CREA PRIVILEGI PER CERTE SOCIETA’ A SCAPITO DEI TECNICI INDIPENDENTI


Interrogazione del Consigliere del gruppo PdL, Gianguido Bazzoni premesso che, in base al DLgs 311/2007 tutti i contratti relativi alla gestione dell’impianto termico/climatizzazione degli edifici pubblici devono prevedere l’attestato di certificazione energetica; che “il tecnico o la società che predispone e redige l’attestato di certificazione energetica dovrà essere un soggetto terzo, estraneo alla proprietà e alla ditta incaricata della gestione degli impianti” e  ciò corrisponde al criterio di “indipendenza e imparzialità del certificatore”; VISTO che la delibera della Giunta regionale n. 1362/2010, all’allegato 6 (procedure di certificazione degli edifici) punto 1 (criteri di applicazione della certificazione energetica), riferendosi agli edifici pubblici nei quali si stipuli o rinnovi un contratto di servizio energia o miglioramento energetico, afferma che: “l’attestato di certificazione energetica deve essere prodotto dall’aggiudicatario entro i primi 6 mesi……..” CONSIDERATO che, questa modifica di fatto della norma nazionale, produce l’effetto che una società di global service in Emilia-Romagna può assumere incarichi di miglioramento energetico e di gestione, autocertificandoseli e facendo si che non si rispettino i criteri di indipendenza ed imparzialità del certificatore; che ciò crea una certa turbativa anche sul mercato e nel mondo dei professionisti, tecnici certificatori indipendenti; INTERROGA LA GIUNTA REGIONALE PER CONOSCERE se ha avvertito, o è stato sollevato il conflitto fra le due normative, di cui una, la nazionale, deve essere necessariamente gerarchicamente sovraordinata; senon ritiene che questo crei una sorta di privilegio per certe società, a scapito dei tecnici indipendenti; se non ritiene di intervenire con un proprio atto a correggere la norma di cui sopra, in modo da non confliggere più con la Legge nazionale e non procurare indebitamente lauti guadagni a pochi, rinunciando di fatto a qualunque possibilità di controllo all’Ente pubblico.

lunedì 11 giugno 2012

TERMO-VALORIZZATORI E MEMORIA STORICA.


Questa mattina, a Prima Pagina, la rassegna stampa di Radio 3, un ascoltatore consigliava, a proposito di rifiuti e termo-valorizzatori, di seguire l'esempio di Svizzera, Francia, Germania e nord Europa. Lì tutto ciò che non è riciclabile passa all'incenerimento e, se l'impianto è ben condotto, dalle ciminiere esce solo vapor d'acqua e anidride carbonica. Tant'è che all'incenerimento passa oltre il 50% dei rifiuti e gli impianti in questione sorgono nelle vicinanze delle grandi città. Elisa Calessi di Libero, conduttrice di questa settimana, rispondeva dando ragione all'ascoltatore ma non andava oltre. Ebbene si dimenticava di dire che noi italiani siamo stati gli apripista della termo-valorizzazione dei rifiuti, con la storica esperienza del teleriscaldamento a Brescia. Poi in Lombardia e in Emilia Romagna. A Torino è in completamento in impianto all'avanguardia pronto a sostituire quello vecchio. In tutto il centro-nord si continua a seguire questa strada come fanno i nostri vicini svizzeri, francesi e tedeschi. Si dimenticava, Elisa Calessi, di recensire la notizia della relazione all'Antimafia di Anna Maria Tarantola, Vice Direttore di Banca d'Italia, che denunciava il fortissimo inquinamento della criminalità organizzata nei procedimenti di smaltimento dei rifiuti, soprattutto al sud. Ebbene, secondo voi, è più facile seppellire in discarica i rifiuti tossici oppure incenerirli in moderni impianti, con la certezza di mandare in allarme i sensori che rilevano le anomalie nel ciclo dei fumi? Nella risposta a questa domanda troviamo la spiegazione della virulenta opposizione ai termo-valorizzatori da parte di cittadini disinformati e strumentalizzati. Una disinformazione, messa in atto dalla criminalità organizzata, che purtroppo non è sufficientemente contrastata dai giornalisti. Non per malafede ma per insufficiente cultura tecnico-scientifica e per scarsa memoria storica. 120607 Daniele Leoni



giovedì 17 maggio 2012

RAVENNA EROSIONE SPIAGGIE: DA 30 ANNI SI USA IL RIPASCIMENTO, NON HA RISOLTO NULLA, ESISTONO ALTRI SISTEMI O SI CONTINUA UNA TRADIZIONE CHE ALIMENTA DUBBI?


Anche domenica scorsa la mareggiata sospinta dalla bora ha fatto notevoli danni, portando via pezzi di spiaggia. Il problema dell’erosione di alcune spiagge ravennati e dei costosi interventi di ripascimento che vanno avanti da svariati decenni è conosciuto da tutti. Forse sarebbe meglio conoscere perché non si riesce a risolvere il problema definitivamente; è incapacità, oppure furbescamente è diventato un modo per mangiarci sopra? Vi sono delle polemiche su come il Servizio preposto del Comune di Ravenna conduce gli studi e i lavori. L’ultimo intervento l’ 11 ottobre 2011 di 213.000euro da parte del Comune altri dalla Regione              http://www.ilrestodelcarlino.it/ravenna/cronaca/2011/10/13/599794- Su questi temi il consigliere Bazzoni ha presentato in Regione l'interrogazione seguente.

mercoledì 25 aprile 2012

IL PDL EMILIANO CONTRO IL CIBO DELLE MENSE DA REGIME COMUNISTA



Non linee guida ma un "decalogo degno di un nutrizionista", che però "mette al bando buona parte della nostra tradizione" e che dà indicazioni "in contrasto con le diete che gli stessi pediatri consigliano". A sostenerlo è Gianguido Bazzoni, consigliere regionale del Pdl, che ha presentato un'interrogazione alla Giunta Errani sulle linee guida per le mense scolastiche approvate dalla Regione. Una delibera in cui, di fatto, si chiede alle scuole di evitare salumi come mortadella o salame, la pasta all'uovo e i succhi di frutta. "Le linee guida della Giunta regionale mi sembrano eccessivamente pregnanti - attacca Bazzoni - quasi un decalogo degno di un nutrizionista. Un elenco di buoni e cattivi dove si mette al bando buona parte della nostra tradizione e delle nostre eccellenze agroalimentari, un assurdo se consideriamo che da una parte sponsorizziamo i nostri prodotti nel mondo e dall'altra ne sconsigliamo vivamente il consumo ai nostri figli". Tra l'altro, insiste l'azzurro, sono "indicazioni alimentari che spesso sono in contrasto con le diete che gli stessi pediatri consigliano anche a bambini di un anno". Bazzoni chiede dunque alla Giunta Errani una "modifica profonda nel tenore e nella lettera della delibera", se non altro perché rappresenta quasi "un'invasione di campo" nei confronti dei "servizi resi dai nutrizionisti ad Ausl e Comuni". Il che, sostiene l'esponente del Pd, "sta a significare due cose: o che fino ad oggi non hanno fatto bene il loro lavoro oppure che la Regione ha esagerato nel dettagliare quelle che dovrebbero essere linee guida".

giovedì 12 aprile 2012

PASSERA VUOLE VENDERE L’ASTA DELLE FREQUENZE: VERGOGNA PRIMA GARANTIRE LA VISIONE DEI CANALI RAI TERRESTRI, IN COLLINA E NELLA PIANURA DI RAVENNA


PAGHIAMO IL CANONE DELLA RAI,  VEDIAMO SOLO TRE CANALI!

Salvare la Rai dell'Emilia-Romagna, migliorando, invece di aggravare, una situazione che dopo il passaggio al digitale terrestre continua a registrare problemi di ricezione in quattro province su nove (Piacenza, Parma, Ferrara e Ravenna  e  in numerose zone appenniniche compresa quella faentina). Viceversa, la situazione potrebbe appunto peggiorare qualora, il prossimo 19 aprile, venisse ceduta all'asta la frequenza portante della tv di Stato nella nostra regione: il canale 24 UHF. Se così fosse, l'obbligo a utilizzare il canale rimanente, UHF 123, nella migliore delle ipotesi 'regalerebbe' ai cittadini emiliano-romagnoli la visione del TGR del Veneto, nella peggiore un secondo switch off verso il canale rimasto, di qualità estremamente inferiore, con la necessità di rivolgersi agli antennisti per migliorare l'impianto di ricezione delle proprie abitazioni. Pagare il canone della Rai e non vedere i canali se non isoliti tre.  In soldoni: disagi su disagi. A lanciare l'appello è l'Ufficio di Presidenza dell'Assemblea legislativa dell'Emilia-Romagna, che in una risoluzione sottoscritta da tutti i componenti e condivisa dall'intera Conferenza dei Capigruppo chiede alla Giunta regionale di intervenire sul ministero dello Sviluppo economico e l'Agcom, l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, per "escludere il canale 24 UHF dalle frequenze inserite nelle procedura di evidenza pubblica", perché quella frequenza rappresenta "l'ossatura portante delle rete del servizio pubblico in Emilia-Romagna". Ancora pochi giorni fa, precisa il documento, in occasione di un tavolo tecnico fra Rai e Corecom, il direttore della Divisione digitale terrestre della Rai, Luca Balestrieri, ha ribadito il concreto pericolo che il prossimo 19 aprile, con l'avvio della procedura per l'assegnazione delle frequenze, Agcom e ministero dello Sviluppo economico confermino la messa all'asta della frequenza Uhf 24. Su proposta dell'Ufficio di Presidenza, la Conferenza dei Capigruppo ha iscritto la risoluzione all'ordine del giorno della seduta consiliare di martedì 17 aprile. Una ulteriore richiesta dell'Assemblea, al consigliere regionale Bazzoni Gianguido è quindi che ministero e Garante, prima di vendere le frequenze  si impegnino a "proteggere adeguatamente il canale 24 Uhf diffuso nelle aree di “Ravenna" per la visone di tutti i canali terrestri della Rai.per i quali paghiamo il canone Rai .“


venerdì 6 aprile 2012

ERRANI DI MANICA LARGA


DUE INTERVENTI SUI GIORNALI NAZIONALI DEL CASO CLAUDIO MICCOLI RAVENNA.

Del presidente della Regione Emilia-Romagna, Vasco Errani, si conosceva la grande magnanimità, specie verso il fratello. Adesso si scopre che il governatore è anche molto generoso con i suoi dipendenti. In particolare quelli che pur sbagliando, vengono comunque ammessi al beneficio dei lauti premi di produzione che la Regione eroga ogni anno a dirigenti e direttori generali. A Ravenna, ad esempio, il dirigente regionale Claudio Miccoli deteneva ruoli e azioni in due società. Quando la Regione si accorse del doppio incarico, lo costrinse(diffidandolo) a lasciare una poltrona e vendere le quote. Poi il lieto fine grazie alla bontà del governatore (e nonostante la diffida): premio di produzione di 13mila euro. O in Regione sono dei fenomeni anche i compagni che sbagliano, oppure sarebbe bene che Errani facesse un tagliando dei criteri con i quali vengono elargite le munifiche prebende regionali.

venerdì 30 marzo 2012

E IO PAGO: LA REGIONE EMILIA-ROMAGNA PREMIA IL DIRIGENTE REGIONALE RAVENNATE COINVOLTO NEL CASO DEL FALLIMENTO DELL’IMMOBILIARE FORLIMPOPOLI


 “La Regione Emilia-Romagna, incomprensibilmente, concede un premio di produzione pari a 13.859 euro al dirigente Claudio Miccoli. Una medaglia riservata al dipendente infedele. Era il 17 Dicembre 2010, quando, attraverso un’interrogazione regionale (in data 18 Febbraio 2011 sullo stesso caso presentavo anche un’interpellanza regionale), avevo informato la Giunta Errani dei problemi finanziari e di gestione collegati alla società Immobiliare Forlimpopoli S.r.l. Dalle segnalazioni pervenutemi, era emerso il coinvolgimento diretto nella conduzione della società di un dirigente regionale del Servizio di Bacino di Ravenna. Il Miccoli ricopriva l’incarico di amministratore unico, carica incompatibile con l’impiego a tempo pieno alle dipendenze di una pubblica amministrazione. Un’evidente anomalia. In quella fase, inoltre, l’immobiliare aveva avviato la procedura concorsuale liquidatoria. Ci saremmo aspettati un intervento diretto della Regione Emilia-Romagna. Invece, il nulla, anzi oggi scopriamo, vergogna delle vergogne, che al Miccoli è stato pure riservata una retribuzione extra.” Ad affermarlo è il Consigliere regionale del Pdl Fabio Filippi. “Dopo mesi – aggiunge Filippi – l’assessore regionale allo sviluppo delle risorse umane e organizzative aveva cercato di giustificare il dipendente, il quale avrebbe, a detta della Regione, fornito ‘convincenti ragguagli sull’eccezionalità della situazione in cui era venuto a trovarsi’, nel frattempo la società è stata trasferita a Vibo Valentia, in Calabria.”  Sono tredici le famiglie coinvolte nella compravendita fallimentare di immobili con la società Immobiliare Forlimpopoli. “Gli acquirenti, con il fallimento in atto, rischiano – prosegue Filippi – di perdere gli acconti versati. Ma alla Regione, evidentemente, questa cosa interessa poco. Preferisce fare finta di nulla, premiare il dipendente, lasciando sole tredici famiglie raggirate. Questa volta è veramente stato superato il segno, la Regione, sempre più lontana dai cittadini, si concede di fare il bello e il cattivo tempo gratificando i funzionari negligenti. Ci domandiamo cosa ci sia sotto. Forse il Miccoli non è l’unico regionale ad essere coinvolto nella truffa Forlimpololi? Interpello pubblicamente l’assessore competente e il responsabile del Servizio Tecnico Bacino di Romagna, Mauro Vannoni, affinché ci spieghino i motivi di tante attenzioni verso il dipendente infedele Miccoli. Se il centrosinistra che guida la Regione fosse formato da persone serie, Miccoli avrebbe già fatto le valige e, a questo punto, stesso trattamento lo meriterebbero anche l’assessore regionale e il responsabile del Bacino di Romagna...”
LEGGI GLI ALTRI INTERVENTI IN MERITO AL CASO MICCOLI