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mercoledì 13 febbraio 2013

IL PARERE DEL PDL SULLA COOPERAZIONE.



Gli impegni precedentemente assunti, come vi avevamo tempestivamente comunicato, non ci impediscono, per i cinque/sette minuti che sarebbero stati dedicati ai nostri commenti ed alle nostre valutazioni sul documento che ci avete gentilmente anticipato, di farvi pervenire per iscritto le nostre posizioni sull’oggetto. Sono a tutti note le nostre valutazioni sulle coop e le nostre critiche più ragionate rispetto a quelle del segretario generale della Camera del lavoro di Reggio Emilia che afferma come “la forma cooperativa viene sempre più spesso usata per praticare il banditismo sociale” ed a quelle dell’ex direttore del Manifesto Gabriele Polo “Il fallimento della storica Cooperativa Muratori di Reggiolo, data di nascita 1907 che negli anni era diventata la banca per i Risparmi di tutta Reggiolo…allunga qualche ombra anche sul ruolo di collante sociale che le cooperative hanno avuto per anni da queste parti”.  Voi affermate  “… l’avvio di una nuova fase politica che metta in primo piano la ripresa dell’economia e dell’occupazione; un’agenda europea ed italiana caratterizzata da una più compiuta e forte integrazione tra le ragioni del rigore e le ragioni della crescita e della coesione sociale.” Non possiamo non concordare, essendo stato esattamente questo l’impegno che ha caratterizzato l’azione del Governo Berlusconi, interrotto dalla sciagurata anomala parentesi del Governo Monti che ha provocato i disastri economici e finanziari del nostro Paese ben evidenziati, purtroppo, dagli indici economici tutti fortemente negativi prodotti da quell’esperienza che fortunatamente è stata interrotta e che sicuramente gli elettori cancelleranno ricreando una normalità democratica.
“La cooperazione ha affrontato la crisi cercando di difendere l’occupazione, aumentando la produzione e sacrificando significativamente la redditività ma le perduranti difficoltà del momento sono tali da mettere in discussione la sopravvivenza di diverse cooperative, in particolare nel settore delle costruzioni.”

sabato 27 agosto 2011

LA POLITICA PEGGIORE


I PRIVILEGI FISCALI DELLE COOPERATIVE

Rodolfo Ridolfi* Nella recente conferenza stampa a Ravenna ho avuto modo di ricordare come le coop rosse  rappresentino il più grande conflitto di interessi dell’Italia  del dopoguerra. Giovanni Monti una delle personificazioni più evidenti dell’intreccio imbarazzante fra politica di sinistra ed economia  rossa che ha proprio a Ravenna e nella sua area uno dei suoi disinvolti paradisi,  ha creduto di rispondere. Insisto affinchè i politici da Bersani a  Tremonti spieghino come è possibile mentre si chiedono sacrifici a tutti ci siano ancora gli intoccabili delle cooperative rosse. Da sempre insisto che il patrimonio del movimento cooperativo deve essere assoggettato allo stesso trattamento delle altre aziende. Bersani non ne parla ma neppure il MEF ha posto l’accento sui privilegi fiscali delle coop. Fortunatamente Giuliano Cazzola, vicepresidente della Commissione Lavoro della Camera, con una intervista ad Affaritaliani.it rilancia la proposta di togliere i privilegi fiscali alle aziende cooperative, che con la mutualità hanno poco a che fare Pensiamo alla grande distribuzione Coop . Queste aziende non hanno nulla di cooperativa e sono sostanzialmente delle società di capitali". Speriamo si discuta seriamente di modificare il regime di tassazione delle cooperative per eliminare alcuni privilegi di cui godono secondo quanto indicato da anni anche dall'Unione Europea e cioè che bisogna distinguere tra aziende cooperative, la cui caratteristica principale è quella di pensare ad organizzarsi per dare benefici ai soci, e aziende che invece cooperative non sono. Quando una Spa è patrimonio del movimento cooperativo non mi pare che abbia ragione di avere una particolare differenza di trattamento rispetto ad altre aziende". Cazzola molto opportunamente cita anche Unipol e Manutencoop che magari ha trecento soci e poi migliaia di dipendenti assunti da una società di somministrazione. Oppure grandi cooperative metalmeccaniche, dove il nucleo dei soci è molto limitato e poi ci sono i dipendenti. Sono forme abbastanza diffuse di cooperative che in verità entrano nell'ipotesi dell'impresa tout court".
* del Coordinamento Provinciale e Regionale del PDL