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mercoledì 17 aprile 2013

RITORNIAMO AL 18 APRILE 1948, QUANDO SI SCELSE LA LIBERTA’, QUANDO L’ITALIA DECISE DI ESSERE “LIBERA E FORTE”


Rodolfo Ridolfi* Speriamo che i grandi elettori che si riuniscono proprio giovedì 18 aprile per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica non dimentichino che:

Siamo tutti figli del 18 aprile 1948, perché quel giorno fu il popolo vero, fu l'Italia profonda, dal nord al sud, che seppe difendere, unita, un patrimonio comune di valori ereditato nei secoli; perché quel giorno il nostro popolo seppe dire «no» ad una ideologia che, se avesse vinto, avrebbe portato in Italia il terrore rosso che già aleggiava sui Paesi dell'Est europeo, consegnati a Stalin dagli accordi di Yalta; perché, infine, il 18 aprile non vinse, come invece troppo comunemente si crede, il partito che ci avrebbe portati verso il cattocomunismo e la partitocrazia. Il 18 aprile fu giustamente definito una seconda Lepanto, in quanto se Lepanto ha impedito ai musulmani di invadere l'Europa, il 18 aprile ha impedito ai comunisti di conquistare l'Italia. Se il 25 aprile del '45 segnò la fine del nazifascismo per l'opera determinante delle truppe anglo-americane e dei resistenti, il 18 aprile del '48 fu la data in cui, con il voto, l'Italia decise per la democrazia e la libertà, sconfiggendo il pericolo frontista. Come non sottolineare l'intelligenza politica, la lungimiranza ed il coraggio di Saragat, il quale si staccò da un partito socialista, ormai succube del Pci, per dar vita ad un socialismo liberale e democratico?
Sessantacinque anni sono passati da quel 18 aprile 1948, quando, alle prime elezioni dell'Italia repubblicana, i partiti del centro-destra ottenevano il 48,5% dei suffragi, battendo di oltre diciassette punti la lista di Unità Popolare, formata da Pci e Psi. Il significato della vittoria del 18 aprile va sicuramente al di là del pur considerevole risultato ottenuto dalla Dc, e supera di gran lunga la sigla stessa, sotto la quale tutti quei consensi vennero raccolti. Il 18 aprile vinsero i Comitati Civici, creati pochi mesi prima, che, forti di trecentomila volontari e di ventimila comitati elettorali, intrapresero una politica anticomunista e organizzarono una campagna elettorale nella quale risultò evidente, attraverso slogan e manifesti, che la posta in gioco era la salvezza del Paese dal comunismo. Vinse uno spirito di «crociata» in difesa della civiltà, un anno prima della scomunica lanciata da Pio XII, il 28 giugno del 1949, nei riguardi dei cristiani che aderivano alle dottrine del comunismo e che collaboravano con movimenti comunisti, e undici anni dopo l'enciclica Divini Redemptoris di Pio XI che aveva definito il comunismo «intrinsecamente perverso».

giovedì 13 ottobre 2011

RIDOLFI: NEGLI UFFICI PUBBLICI ASSENTEISMI IN CALO GRAZIE ALLA CURA BRUNETTA

Rodolfo Ridolfi* Le assenze per malattia dei pubblici dipendenti in provincia di Ravenna nei mesi di luglio e agosto continuano a registrare dati importanti nella Asl di Ravenna, con un calo del -44,78% a luglio e del-37,46% ad agosto

 a Faenza -30,96%, a luglio e -12,44% ad agosto; alla Provincia di Ravenna -20,54% a luglio e -18,58% ad agosto.
 Continua a far bene anche agli enti pubblici della Provincia di Ravenna l'azione del ministro Brunetta per ridurre l'assenteismo nella pubblica amministrazione". In soli tre anni e mezzo di governo del centro destra le assenze continuano a calare, le misure di contrasto all'assenteismo hanno comportato una riduzione media delle assenze per malattia pro capite dei dipendenti pubblici superiore al 33%. Questo successo si traduce in circa 70 mila dipendenti in più ogni anno sul posto di lavoro, valore superiore a tutta la popolazione residente nel comune di Faenza. Anche in questo il ministro è riuscito a riallineare i valori tra settore pubblico e privato". *Del Coordinamento Provinciale e Regionale PDL

sabato 17 settembre 2011

LA MODIFICA NELLA MANOVRA APPROVATA

LA LEGA COOP HA UN GIRO D’AFFARI DI ALMENO 50 MILIARDI (ALTRO CHE MEDIASET) CON IN PIU’ UN CONFLITTO D’INTERESSI DA PAURA




Già piangono: non sopportano di vedere leggermente più in difficoltà i finanziatori di tante campagna elettorali. Eppure per le Coop può essere veramente se non la fine, almeno un inizio di una fase con meno privilegi. Premettiamo che siamo contro a qualsiasi aumento delle tasse ma il sistema di favori di cui godono le Coop è veramente senza senso, considerato che spessissimo sono veri e propri giganti sul mercato. Contano su un trattamento normativo e fiscale che le pone in situazione di vantaggio e gli stretti rapporti con gli enti locali governati dalla sinistra spiegano molto della loro crescita. Riporto inoltre un trafiletto di Facci sulla questione Nacquero per aiutare i contadini a comprarsi il trattore, sono diventate una multinazionale che ha un giro d’affari spaventoso (8 per cento del Pil) e che razzola nella grande finanza e si immischia in banche e finanziarie: in sostanza la cosa più capitalista che esista, ma fondata su un principio anti-capitalistico che alcune imprese siano più legittimate di altre a stare sul mercato. Le coop sono dei colossi con le agevolazioni riservate ai piccoli: non pagano le tasse sul 70 per cento dell’utile purché sia reinvestito, ma riescono ad aggirare il problema distribuendo benefit o stipendi stellari ai soci amministratori.  Solo la Legacoop ha un giro d’affari da almeno 50 miliardi (altro che Mediaset) con in più un conflitto d’interessi da paura, perché oltre a fare i prezzi che vogliono – muovendosi in monopolio nelle regioni rosse, e facendo fuori tutti gli altri, vedi caso Esselunga – le coop finanziano regolarmente il Pd che le ripaga rifinanziandole e intruppandole nei grandi appalti: capita che gli stessi uomini siano dirigenti nei Ds e nelle coop, le quali in pratica godono delle agevolazioni riservate ai piccoli ma hanno imbastito un capitalismo di Stato e di Regione, un capital-comunismo che introita ricavi e paga meno tasse rispetto a noi poveri deficienti. «La Coop sei tu» un accidente: sono loro.

sabato 27 agosto 2011

LA POLITICA PEGGIORE


I PRIVILEGI FISCALI DELLE COOPERATIVE

Rodolfo Ridolfi* Nella recente conferenza stampa a Ravenna ho avuto modo di ricordare come le coop rosse  rappresentino il più grande conflitto di interessi dell’Italia  del dopoguerra. Giovanni Monti una delle personificazioni più evidenti dell’intreccio imbarazzante fra politica di sinistra ed economia  rossa che ha proprio a Ravenna e nella sua area uno dei suoi disinvolti paradisi,  ha creduto di rispondere. Insisto affinchè i politici da Bersani a  Tremonti spieghino come è possibile mentre si chiedono sacrifici a tutti ci siano ancora gli intoccabili delle cooperative rosse. Da sempre insisto che il patrimonio del movimento cooperativo deve essere assoggettato allo stesso trattamento delle altre aziende. Bersani non ne parla ma neppure il MEF ha posto l’accento sui privilegi fiscali delle coop. Fortunatamente Giuliano Cazzola, vicepresidente della Commissione Lavoro della Camera, con una intervista ad Affaritaliani.it rilancia la proposta di togliere i privilegi fiscali alle aziende cooperative, che con la mutualità hanno poco a che fare Pensiamo alla grande distribuzione Coop . Queste aziende non hanno nulla di cooperativa e sono sostanzialmente delle società di capitali". Speriamo si discuta seriamente di modificare il regime di tassazione delle cooperative per eliminare alcuni privilegi di cui godono secondo quanto indicato da anni anche dall'Unione Europea e cioè che bisogna distinguere tra aziende cooperative, la cui caratteristica principale è quella di pensare ad organizzarsi per dare benefici ai soci, e aziende che invece cooperative non sono. Quando una Spa è patrimonio del movimento cooperativo non mi pare che abbia ragione di avere una particolare differenza di trattamento rispetto ad altre aziende". Cazzola molto opportunamente cita anche Unipol e Manutencoop che magari ha trecento soci e poi migliaia di dipendenti assunti da una società di somministrazione. Oppure grandi cooperative metalmeccaniche, dove il nucleo dei soci è molto limitato e poi ci sono i dipendenti. Sono forme abbastanza diffuse di cooperative che in verità entrano nell'ipotesi dell'impresa tout court".
* del Coordinamento Provinciale e Regionale del PDL

sabato 13 agosto 2011

ELIMINATE 38 PROVINCE, ACCORPATI I COMUNI SOTTO I 1000 ABITANTI ……..

IL COMMENTO DI GIANGUIDO BAZZONI E RODOLFO RIDOLFI


 
“Tutto il mondo occidentale si è indebolito perché ha smarrito l’idea di se stesso, del suo ruolo nel mondo e nella storia. La globalizzazione ha cambiato le regole, tanto che oggi è il più grande Paese formalmente comunista a dirci che sarebbe il caso di tagliare il welfare, Barack Obama in primis deve trovare la forza per rinegoziare la finanza globale. Rispetto alla situazione italiana è bene ricordare che entrammo nell’euro senza colpo ferire, dopo che Prodi tentò di rinviare tale evento, proprio festeggiando il vincolo esterno, vale a dire l’obbligatoria della rispondenza a parametri finanziari con un cambio impostoci dai tedeschi, da allora siamo stati “commissariati” nelle scelte economiche e la sovranità monetaria è stata ceduta con la nascita dell’euro. Il difetto strutturale di quell’architettura, concepita quando il problema era l’inflazione e non la recessione, consiste nel fatto che federa economie diverse e lascia a ciascuno la gestione dei propri debiti. I Francesi hanno un deficit largamente superiore al nostro e i tedeschi hanno preteso di difendere le loro banche senza intervenire sui debitori; finiranno sommersi, se l’argine non viene posto al di là dei Paesi oggi più esposti ai marosi. Le classi dirigenti occidentali hanno potuto governare Paesi che vivono al di sopra dei loro mezzi. Prima dell’euro si spendeva più o meno bene, ma la ricchezza complessiva cresceva. Nessuno ha mai pensato di vendere i propri debiti all’Unione Sovietica, anche perché il mondo libero era assai più ricco di quella dittatura sanguinaria e immiserente. La crisi è globale e pesante, ma se porterà a liberare i nostri imprenditori, i nostri lavoratori, le nostre scuole, dal morbo contagioso dello statalismo burocratico clientelare intrecciato con le corporazioni improduttive, restituendo valore politico all’azione di uno Stato trasparente ed efficiente, affrancato dagli orpelli della cattiva politica e dei cattivi maestri, che hanno portato al massacro dei voti referendari il mercato, la libertà e la modernità, sarà superata.