Nella nostra provincia la percentuale di forza
lavoro di recente immigrazione ha raggiunto abbondantemente il 10%, con certi
settori in cui supera la metà di tutti i lavoratori, sono molto integrati nella
nostra economia ed indispensabili per le aziende. Ma l’altro fenomeno che
testimonia una grande integrazione, è quello del “popolo delle partite iva” che
si arricchisce di centinaia di nomi non italiani, nel commercio così come
nell’artigianato. È tutta un’economia ed una società che cambia i suoi connotati,
con tutte le opportunità ed i problemi che questo porta inevitabilmente. L’Italia
in questi 20 anni non ha quasi mai saputo distinguere fra chi veniva per
cercare un luogo in cui lavorare o studiare e chi veniva per delinquere o
addirittura chi era preda di organizzazioni criminali di commercio di esseri
umani che poi venivano schiavizzati per arricchire qualcuno. Questa incapacità
dell’Italia di garantire un flusso programmato e di reprimere o fermare all’origine l’illegalità, ha creato
un allarme che si è diffuso in tanti strati della popolazione e che fomenta un
odio che spesso va a colpire tutti gli stranieri indistintamente. E’ importante
che nel dibattito politico la voce immigrazione o la parola extracomunitario
non siano più associate alle parole insicurezza, crimine, illegalità.
Chi delinque colpisce in primo luogo i lavoratori
immigrati, onesti e di buona volontà. Noi italiani conosciamo benissimo questo
fatto, essendo un popolo di emigranti soggetti a pregiudizi per colpa di
alcuni; in certe parti del mondo, alla parola “italiano” viene aggiunta la
parola “mafia”. Un anno fa, in





