PURTROPPO LA SINISTRA TENTERA’ IN TUTTI I MODI DI FERMARLO
Rimozione «per responsabilità politica» e incandidabilità per dieci anni a qualsiasi carica pubblica dei governatori con i conti di asl e ospedali in default. Stessa sorte per sindaci e presidenti di provincia condannati per dissesto già in primo grado dalla Corte dei conti. Ministri che potranno essere sfiduciati dalla Camera di appartenenza se non rispetteranno fabbisogni e costi standard, e forse anche loro incompatibili a tutte le cariche pubbliche per dieci anni. Tagli fino a un massimo del 5% del fondo di sperimentale di riequilibrio per gli enti locali che sforano il patto di stabilità. Piano operativo con banche e intermediari finanziari per rimborsare le imprese in credito con gli enti locali e con lo Stato. Dopo il via libera di ieri della bicameralina parlamentare, sbarca questa mattina in Consiglio dei ministri l'ottavo tassello del federalismo fiscale su sanzioni (molte) e premi (assai meno) per gli amministratori locali. Un disco verde arrivato col voto favorevole di Pdl, Lega e Idv, mentre Pd e Terzo polo si sono astenuti. Ma a fare la voce grossa sono stati ieri soprattutto Regioni, sindaci e Province. Il provvedimento, contestano Anci e governatori, «non è costituzionale». Di più: il combinato disposto con la manovra di luglio per le Regioni compromette l'attuazione del federalismo fiscale, che a questo punto è su un binario morto. Col risultato di rendere difficile «se non impossibile» per molti «restare in equilibrio di bilancio». Pollice verso anche dai sindaci: «Il nostro giudizio non può che rimanere negativo», conferma il vicepresidente dell'Anci, Graziano Delrio, così come l'Upi (Province). Contestazione fatta propria da Pd e Terzo Polo. Il Governo rimanda la palla al mittente, e per esempio con Luca Antonini, presidente della Copaff, pone l'attenzione sulle «novità di sistema poste dal decreto, come le relazioni di fine mandato che permetteranno agli elettori di giudicare le amministrazioni sui numeri. Sono interventi strutturali, che non vanno confusi con il dato congiunturale della manovra».

