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sabato 10 settembre 2011

LA LOBBY DEI TAGLI. AGLI ALTRI


            Per mesi è stato chiesto al governo di tagliare i costi della politica. Anzi, quello dovrebbe essere il primo taglio da fare. In particolare si è chiesto a gran voce di eliminare le province, tutte le province, un ente che avrebbe dovuto essere soppresso fin dall’istituzione delle regioni, e che soprattutto i cittadini hanno sempre mostrato di non gradire. Bene, dopo vari tentativi e ipotesi di ridurne il numero eliminando le più piccole per popolazione e superficie, ieri il Consiglio dei ministri ha preso la decisione più logica e lineare: sopprimere tutte le province (tranne quelle autonome di Trento e Bolzano tutelate da un accordo internazionale con l’Austria), e farlo andando alla radice, cioè modificando la Costituzione che continua a prevederle al proprio interno. Tutto bene? Neppure per sogno. Qualcuno ha obiettato che i tempi sarebbero “biblici”. Eppure, visto che tutti i partiti vogliono (a parole) ridurre i costi della politica, ieri abbiamo dimostrato che al massimo in sei mesi la riforma può divenire definitiva.
Ma poi sono scese in campo le lobby. L’Unione province italiane, ovviamente, difende se stessa. Ragion per cui la soppressione sarebbe “demagogica” e le province, anziché scomparire, risorgerebbero attraverso le associazioni dei comuni, e quindi diverrebbero addirittura 250. Non solo. Anche i costi

LA RIDUZIONE DEI DEPUTATI E SENATORI E’ GIA’ NEL DECRETO DEL 22 LUGLIO

PER QUESTO NON E’ STATO PRESENTATO UN DISEGNO DI LEGGE. ORA SERVONO I FATTI


E’ da molti giorni ormai che la maggioranza parla del dimezzamento del numero dei parlamentari, norma da applicare in seno alla nuova manovra economica. Nonostante se ne parli da tempo, ancora non c’è la sicurezza che questa misura sarà applicata. «Non l’abbiamo presentato oggi semplicemente perché il dimezzamento del numero dei parlamentari è stato già approvato dal consiglio dei ministri del 22 luglio: 250 senatori e 250 deputati, è tutto scritto nel ddl costituzionale che prevede anche il Senato federale e altre cose», Questa la risposta ai  giornalisti gli hanno chiesto il motivo per cui per questo provvedimento non è stato presentato ieri a Palazzo Chigi un ddl ad hoc, come per le nuove direttive per le regioni.
Il governo dovrebbe darsi da fare per approvare la riduzione del Parlamento, visto che, in caso di Referendum, il dimezzamento passerebbe “liscio”, non come nel 2006, quando gli italiani bocciarono il taglio degli onorevoli perchè il provvedimento era inserito nella discussa riforma costituzionale con premierato e devolution