In molti se la ridono, per la sconfitta del
MoVimento 5 Stelle alle Comunali. Arrivati i primi conteggi, che poi hanno
avuto piena conferma e che hanno visto i candidati M5S battuti ovunque e senza nemmeno un
ballottaggio, la soddisfazione del vasto fronte anti Grillo ha cominciato a
trapelare in mille modi, dietro l’aplomb d’ordinanza. Qua un sorrisetto
trattenuto a stento, là un bagliore di ritrovata supponenza, altrove ancora un
giudizio tagliente mascherato da analisi spassionata (e quanto sono svelti, i
commentatori a cachet, nel tirare le somme a carico dei nemici
dell’establishment, mentre invece le rimandano all’infinito nei confronti dei
loro compagni di merende – o amichetti di cocktail). Dopo la paura provata
nelle Politiche e nelle tempestose settimane successive in cui non si riusciva
a partorire un governo che mettesse in scena il sequel di quello di Monti, il
sollievo è apparso palpabile. Magari era stata solo una tempesta passeggera,
quella di febbraio. In questo quadro di precipitosa e ributtante rivalsa,
tuttavia, il fastidio per gli opportunisti in servizio permanente effettivo non
deve indurre a concedere
a Grillo nessuna attenuante. Il flop è smaccato e, quel che è peggio, ha
ragioni quanto mai precise. Che non vanno cercate fuori dal MoVimento, al di là
dell’indiscutibile e non casuale ostilità dei grandi media, ma al proprio
interno. E che, ancora una volta si possono riassumere in una sola parola:
inadeguatezza. Inadeguatezza
dei candidati,
in superficie. Ma assai prima e più in profondità – poiché lo scarso valore dei
prescelti è solo l’esito di un processo di selezione quanto mai approssimativo,
che in fondo è più simile a un televoto che al giudizio di un’assemblea
politica – inadeguatezza del modello organizzativo che Grillo & Casaleggio
hanno deciso di darsi. O di non darsi. Sono solo difetti di crescita, che
verranno superati con l’andare del tempo? Ci sono moltissimi motivi per
ritenere di no. Allo stesso tempo, però, nulla vieta a Grillo & Casaleggio di rendersene conto e di
farne tesoro, cambiando atteggiamento e comprendendo che lo spontaneismo degli
inizi è un lusso che già adesso non ci si può più permettere. Come si dice, le sconfitte insegnano più
delle vittorie.
A patto che si abbia voglia di imparare, naturalmente.
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mercoledì 29 maggio 2013
venerdì 12 aprile 2013
I GRILLINI: SOPRAVVIVERE CON 11.059 EURO NETTI AL MESE E’ UN’IMPRESA DAVVERO DIFFICILE, IMPOSSIBILE.
Predicare bene e razzolare male, fino a qualche
mese fa, era lo sport prediletto dei rappresentanti dell’Italia dei Valori: di
giorno dichiaravano una cosa, di notte, puntualmente, ne facevano un’altra. Oggi,
invece, pare sia l’attività esclusiva dei Pentacolari. Si prenda la diretta
streaming. In campagna elettorale, essi promettevano che, una volta eletti, vi
avrebbero fatto ricorso sistematicamente per assumere, assieme agli elettori,
in modo partecipato ed autenticamente democratico, e rendere pubblica ogni
singola decisione politica. Entrati nel Palazzo, invece, hanno mutato
opinione: la diretta streaming si fa solo quando fa comodo loro. Quando
erano fuori dai giochi politici, lamentavano che i parlamentari fossero
scarsamente produttivi e troppo dediti al cazzeggio; e che pensassero troppo
poco alle soluzioni da approntare per superare le difficoltà indotte dalla
crisi economica. Scesi in campo, però, hanno dimostrato di prediligere il
fancazzismo finanche più dei loro colleghi della Casta: su 1.000
proposte di legge sin qui presentate alle Camere, infatti, solo 3 recano in
calce la loro firma; e tutte hanno ad oggetto l’introduzione del matrimonio gay.
Non proprio una questione che abbia a che fare con la crisi, si direbbe. Promettevano,
poi, ed era il loro cavallo di battaglia, che, se avessero messo piede nel
Palazzo, avrebbero incassato solo 5.000 euro lordi al mese (2.500 euro
netti), anziché fino a 18.994,56 euro (13.559,56 netti).
Adesso, invece,
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