Gelo colonnelli. I dirigenti del Pdl tremano sulle dichiarazioni di Berlusconi e senza distinzione tra ex An ed ex Forza Italia, fanno quadrato intorno al segretario. Tutti ribadiscono l’appuntamento delle primarie di autunno, strumento che serviva per dare una legittimazione popolare al delfino e che si rende inutile nel momento in cui Silvio stronca la corsa del 41enne agrigentino indicandosi come successore di se stesso. «Ma che gli ha preso?», si domandano i colonnelli azzurri. E affiora sulle loro labbra quella terminologia leghista: «È colpa del cerchio magico». Un ex componente di governo di area forzista l’altro giorno in Transatlantico si lamentava del filtro che oramai si interpone tra Silvio e i cosiddetti «quarantenni» di Forza Italia. Altri se la pigliano con Daniela Santanchè, che gli suggerisce posizioni populiste. E poi c’è la frequentazione assidua con Vittorio Sgarbi, quello che, dicono, gli avrebbe messo in testa la storia delle liste in batteria (il 14 luglio presenterà il suo movimento insieme a Volpe Pasini, «l’ideologo» della Rosa tricolore). Insomma: lo sentono sempre più distante. Sempre in tema di liste civiche, in giornata, è arrivata la bocciatura di Vittorio Sgarbi firmata da Fabrizio Cicchitto, che ha definito il critico d'arte (al cui nome, buono da giocarsi in politica, il Cavaliere starebbe pensando) un "Grillo lillipuziano". Tutti contro le liste civiche con le quali il premier si vorrebbe smarcare dal Pdl: è in questo contesto, così, che comincia a farsi strada l'ipotesi di un Predellino-bis, ossia una rifondazione del Pdl con cambio di nome e di strategia. Ma i Colonnelli azzurri sembrano malsopportare il ritrovato protagonismo del Cavaliere. Al fianco di Berlusconi (oltre a Giancarlo Galan che esultò per il suo ritorno in campo) si schiera soltanto il fedelissmo Sandro Bondi: "Non posso nascondere il disagio e lo stupore che ho provato leggendo certe posizioni che rassomigliano a veri e propri altolà rispetto alle determinazioni che il presidente Berlusconi vorrà assumere, come sempre, nell'interesse del nostro partito e dell'Italia”
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martedì 26 giugno 2012
venerdì 30 marzo 2012
PEGGIO DELLA PRIMA REPUBBLICA. VOTATECI CHE POI DECIDIAMO, COME SEMPRE, DI FARE QUELLO CHE VOGLIAMO
Il vertice di maggioranza tra Alfano, Bersani, Casini e
Bocchino
si è concluso con un accordo sulle riforme istituzionali, in particolare per la riforma elettorale. Ciò che conta, in fondo,
è la legge elettorale: per tutti i partiti è la priorità numero uno. Il lavoro
e l’economia? Ma chi se ne frega, tanto è vero che ormai non si fanno più
scrupoli a dire che non ne vogliono manco parlare. Su cosa è stato raggiunto
l’accordo? Questa volta la legge elettorale sarà rivista in chiave tedesca,
almeno pare. Lo spiega a modo suo La Russa: “Possiamo chiamarlo un tedesco
bipolarizzato dove c’è l’indicazione della coalizione e del premier con un
premio di maggioranza per chi vince”. Che vuol dire? Tutto e niente. Aggiungiamo le parole di Bocchino e il quadro
è completo: L’accordo sulle riforme costituzionali prevede uno ‘sbarramento’
che potrebbe collocarsi tra il 4% e 5%. Viene anche previsto il cosiddetto
‘diritto di tribunà per le forze politiche che non raggiungono il ‘quorum’ per
entrare in Parlamento. E quindi a che serve lo sbarramento? A nulla. La verità
è che sarà una legge in pieno stile Prima Repubblica: l’indicazione del premier
sarà inutile, e presidente del consiglio e maggioranza verranno decise dopo le
elezioni. In Parlamento. Come una volta. Ma attenzione, l’accordo riguarda
anche la
diminuzione del numero dei parlamentari: Il numero dei parlamentari dovrebbe
scendere a
500 deputati e 250 senatori. È quanto prevede la bozza di accordo sulle
riforme costituzionali. «Sul numero dei parlamentari la decisione dovrebbe
essere questa: al massimo ci potrà essere una norma transitoria» ha spiegato il
leader Udc, Pier
Ferdinando Casini. I senatori dovrebbero passare da 315 a 250. I deputati da
630 a 500. In totale da 1000 ne resterebbero 750. Non è proprio un grande
taglio, anzi. Una volta si parlava di “dimezzare”, ora hanno dimezzato il
taglio. E pensare che il Senato americano è composto solo da 100 membri….
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