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sabato 12 gennaio 2013

PRESSIONE FISCALE ILLECITA E IMMORALE



di Robi Ronza - Partito il redditometro? Parti anche tu”:se si inserisce la parola “redditometro” nei maggiori motori di ricerca, in questi giorni esce tra i primi questo titolo cui segue l’indirizzo di un’agenzia specializzata nell’assistenza al trasferimento di aziende dall’Italia alla Svizzera, compreso il trasferimento o la permuta di beni di lusso (prime fra tutte le auto di grossa cilindrata, motoscafi e altri beni di lusso che il redditometro prende di mira): trasferimenti che sono peraltro perfettamente legali. Già da tempo era in corso l’esodo verso la Svizzera italiana di piccole e medie imprese lombarde e piemontesi in un Paese straniero vicinissimo dove si parla la stessa lingua, e dove la pubblica amministrazione è rapida ed efficiente, la pressione fiscale è inferiore di 20 punti alla nostra e l’IVA è all’8 per cento invece di essere al 21. Adesso l’esodo tende a trasformarsi in una fuga in massa. Per fortuna dello Stato italiano la Svizzera cisalpina e italofona è fisicamente troppo piccola per contenere tutta l’industria delle zone ad essa limitrofe del nostro Paese (che hanno complessivamente una popolazione pari a quella delle Marche e dell’Umbria messe insieme); altrimenti tale industria finirebbe per trasferirsi in massa oltre frontiera. Si parla fin troppo nel nostro Paese del dovere morale del cittadino di pagare le imposte senza altrettanto sottolineare che ad esso corrisponde il dovere dello Stato di non depredarlo e di non sprecare le entrate fiscali raccolte. E in Italia c’è molta evasione ma anche molto saccheggio e spreco statale delle risorse della società civile. Quello che non si capisce o si finge di non capire - da parte di quel mondo di uomini dabbene di cui l’austero Mario Monti è campione e stendardo -- è che i due doveri in questione implicano un certo equilibrio tra loro mancando il quale lo stringersi della morsa dei controlli di polizia fiscale non riesce comunque a ridurre l’evasione al minimo. In compenso deprime i consumi e schiaccia l’economia produttiva spingendo le imprese alla fuga dall’Italia verso altri Paesi dell’Unione Europea o anche altrove. Le imprese piccole e