Dal sito del GOVERNO ITALIANO, comunicato stampa
relativo al Consiglio dei Ministri del 12/07/2013 :"...Il
Consiglio inoltre, a norma dell’articolo 14 quater della legge n. 241 del 1990,
a tutela del paesaggio e per la salvaguardia del territorio interessato, ha
negato l’autorizzazione alla realizzazione di un impianto eolico nel Comune di
Brisighella (Ravenna Sarà la volta
buona? Avranno capito gli speculatori che Monte Romano
NON SI TOCCA ? Speriamo che quest'ultimo atto finalmente apra gli occhi a
tutti coloro che hanno perorato incautamente e senza troppe remore la causa di
chi voleva speculare sul territorio della Romagna a sfregio dei sui suoi
panorami e, non ultimo, in evidente e completo sgarbo dell'esistente
Osservatorio Astronomico giudicandolo indegno di alcuna attenzione in quanto
gestito da "semplici" appassionati e volontari. E' una felicità
amara quella che stiamo gustando perchè questa vicenda ha messo in evidenza
i rischi che corriamo ogni giorno di perdere di vista la buona amministrazione
del territorio in assenza di adeguata vigilanza dei cittadini. Speriamo però che ora l'Osservatorio venga
sostenuto e non combattuto! In questa occasione non possiamo fare altro che
elogiare invece il lavoro di analisi svolto dai responsabili della
Soprintendenza dell'Emilia Romagna, i quali hanno preso in grandissima
considerazione tutti gli atti e soppesato con grande oculatezza e anche
lungimiranza l'importante questione che stava per mettere a repentaglio uno dei
luoghi panoramici più stupendi della Romagna e sicuramente della provincia di
Ravenna. Speriamo quindi che la richiesta di vincolo ambientale possa essere
apposta quanto prima per mettere la parola fine ad ogni eventuale tentativo di
attentare ai preziosi valori che da tanti anni stiamo cercando di far
riscoprire a tutta la comunità. State con noi e venite numerosi a trovarci
all'osservatorio domani sera!!! Antares
martedì 16 luglio 2013
lunedì 15 luglio 2013
A PROPOSITO DI ENERGIE ALTERNATIVE
Sono lieto che il consiglio dei ministri abbia
negato il nulla osta per installare di N° 5 pale
eoliche previste immediatamente a sud-est dell'osservatorio astronomico,
una cosa abominevole, in tale posizione e in qualsiasi zona della collina
brisighellese. Il cambiamento climatico è stato il manifesto dei problemi
ambientali del XXI Secolo. Esperti dicono che a breve sarà uno schiacciante
problema ecologico e che quindi bisogna agire subito per evitare l’incremento
delle emissioni dovute al riscaldamento. di qui il via, col beneplacito dei
“verdi”, a tre soluzioni lucrose per zittire chi dive che non si fa niente per l’ambiente.
Tante lucrose per gli imprenditori che la attuano, quanto onerose per le aziende
e i cittadini che pagano una bolletta per energia elettrica maggiorata del 20%
per certificati verdi. Rimango sempre convinto e ci si dovrà tornare a parlare
della necessità dell’energia nucleare. Nel caso di Monte Romano è riferito ai PARCHI EOLICI: migliaia di torri
metalliche ricoprono per centinaia di ettari quel che resta ancora immune del
cemento del (fu) Bel paese, crinali dei monti in particolare. Queste pale
poggiano su fondamenta di cemento e per servirle si costruiscono strade che
sventrano prati e boschi, Per non parlare poi delle centrali ove convogliare
l’energia (poca) prodotta. e alla fine del ciclo vitale, serviranno cimiteri
(dove?) per queste cattedrali del deserto. Altri disastri le CENTRALI FOTOVOLTAICHE e le CENTRALI
BIOMASSE Errare è umano, perseverare può essere diabolico, perché fra pochi
anni ci ritroveremo problemi non risolti ma aggravati, con esclusivo vantaggio
delle società di capitali agroindustriali e di certe banche con danni
irreparabili per la collettività che dovrà, al
posto dei responsabili, a pagare i danni all’ambiente e alla salute. I
nostri amministratori di sinistra sono coinvolti per queste energie e contro il
nucleare che alla fine dovremo tornare a parlarne se vogliamo risolvere
veramente i problemi sotto tutti gli aspetti. Vincenzo Galassini Forza
Italia.
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CO.P.A.F. DI BRISIGHELLA, IL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA CASADIO RISPONDE AL CONSIGLIERE GALASSINI (FORZA ITALIA)
Presidente Provincia
Casadio. Marta Farolfi (consigliere comunale e
provinciale PDL), Dacci Cesare (consigliere
comunale Brisighella pdl), Ministro
agricoltura Zaia, Forte Gianluigi (consigliere comunale e provinciale) Lega Nord in visita al macello CO.P.A.F. Brisighella
(2009)
Il presidente della Provincia, Claudio Casadio, ha
risposto all' (Saverio se
clicchi in quello neretto compare l’interpellanza vedi se si puo fare http://www.faenzanotizie.it/main/index.php?id_pag=6) interpellanza
presentata dal consigliere Vincenzo Galassini (Forza Italia) relativa al consorzio
CO.P.A.F. di Brisighella: "La Provincia non fa parte
dell'Assemblea del Consorzio quindi sarà possibile dare risposte precise e
documentate solo ad alcuni quesiti posti dall'interpellante" ha premesso
Casadio. "La Provincia ha erogato al Consorzio CO.P.A.F., tra il 1996 e il
2011, nove contributi sulla base del regolamento provinciale per la concessione
di finanziamenti e benefici economici, di entità variabile tra i 1.000 e i
5.000 euro, per un importo complessivo di 23.987 euro. Nel 2012 non è stato
erogato nessun contributo. Sono stati erogati a CO.P.A.F. contributi sull'Asse
3 del PRSR 2000/2006, misura M "commercializzazione di prodotti agricoli
di qualità", tra il 2002 e il 2004, per 79.232 euro.
Complessivamente i contributi corrisposti dalla Provincia ammontano a 103.220
euro". "Non esiste la
prospettiva di ulteriori finanziamenti da parte della Provincia" ha
concluso il presidente Casadio. Galassini ha così replicato:
"Il CO.P.A.F. è una delle tante associazioni private sotto il controllo pubblico,
in questo caso il Comune di Brisighella. Prendo atto che la Provincia e il
Comune di Brisighella hanno destinato al macello e alla CO.P.A.F., in totale,
240 mila euro. Attendo di conoscere l'entità dei contributi regionali. Curioso
che un'associazione che ha ottenuto ingenti contributi pubblici abbia concesso
la gestione del macello a un privato, CO.P.A.F. appunto, senza una gara
pubblica. Infine mi piacerebbe proprio
sapere chi coprirà il buco, che CO.P.A.F. lascia, di oltre 320mila euro."
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domenica 14 luglio 2013
UNA PROVINCIA STREMATA:TRISTE PRIMATO PER RAVENNA CON LE STRADE PIU’ PERICOLOSE D’ITALIA
EMERGE CHIARAMENTE FORSE ANCHE LA
RESPONSABILITA’ DELLA PROVINCIA DI RAVENNA E DEI COMUNI PER I MANCATI
INTERVENTI.
Lieve calo degli incidenti, ma
costante il numero dei decessi; maggiormente coinvolti i pedoni e i veicoli a
due ruote In data odierna il Prefetto di Ravenna ha presieduto
una seduta della Conferenza Permanente in tema di incidenti stradali. Come
noto, la provincia di Ravenna detiene il triste primato di avere sul proprio
territorio tratti delle strade più pericolose in campo nazionale. Lo stesso
Ministero dell'Interno sollecita passi in avanti nel campo della sicurezza
stradale, in termini di decremento del numero dei sinistri e soprattutto delle
vittime. All'incontro hanno preso parte i rappresentanti della Questura, della
Guardia di Finanza, il Dirigente della Sezione Polizia Stradale, il Comandante
Provinciale dei Vigili del Fuoco, il Comandante della Polizia Provinciale, i
rappresentanti dei Comuni di Ravenna, Cervia, Russi, i Comandanti della Polizia
Municipale dell'Unione dei Comuni della Bassa Romagna e della Romagna Faentina
e i rappresentanti del Compartimento Anas. Nell'occasione sono stati
analizzati i dati concernenti i sinistri avvenuti nel corso del 2011 e 2012: si registra un lieve calo
dei medesimi ma permane costante il numero dei decessi; sono maggiormente
coinvolti i pedoni ed i veicoli a due ruote. A tale riguardo
tutti i presenti hanno concordato sulla necessità di continuare l'impegno sulle
misure a deterrenza della velocità. La Provincia di Ravenna sta procedendo ad
una analisi georeferenziata che entro l'anno assicurerà alle Forze dell'Ordine
una utile mappatura degli incidenti accaduti negli ultimi tre anni. Dal punto di vista
strutturale si è preso atto che indubbiamente alcune strade statali e
provinciali necessitano di manutenzione adeguata ai volumi di traffico, tenuto conto che le
stesse sono ad uso di grandi infrastrutture, come quella portuale. A nostro
parere è emerso che la Provincia e i comuni non hanno svolto completamente i
loro compiti in specie la Provincia che nel
passato ha speso milioni di euro in opere non di sua competenza e inutilizzate
con gravi errori come l’acquisto di immobili non utilizzati a Ravenna (liceo) e
Faenza (Mazzolani), ma nessuno ne tiene conto.
UNA PROVINCIA STREMATA: ACQUISTA IMMOBILI E NON LI UTILIZZA, DAL 2004 NESSUNA SCELTA URBANISTICA O DI ALIENAZIONE
L’ acquisto
dell’immobile dei Cappuccini finalizzato ad aumentare la dotazione di aule per
il liceo scientifico Oriani di Ravenna, dopo i vari passaggi e del lungo iter
procedurale, ma oltre alle motivazioni
di ordine meramente burocratico che, stando alle versioni dell’ente avrebbero
impedito sino ad ora qualunque scelta, sull’operazione complessiva, conservo forti perplessità e un
giudizio critico come risultò anche dal voto negativo da noi espresso nel 2004 .
Intanto è improponibile il recupero di un edificio di tale ampiezza di questi
tempi risulta che si trattò di un’operazione immobiliare incauta e in qualche
misura avventata che si è poi rivelata sbagliata, un investimento, in totale
perdita per la Provincia, che, oltretutto, ha concorso ad accentuare la
situazione d’indebitamento dell’ente di
piazza dei Caduti. Un ente che balza agli occhi fra le province della regione,
appunto per i suoi valori deficitari, con particolare riferimento al dato che
mette a confronto la consistenza dei debiti di finanziamento con il totale
delle entrate correnti: dato che, come ripeto in ogni occasione, dovrebbe
essere inferiore al 140% mentre oggi si attesta addirittura al 209,33%. La Provincia dal 2004 si è indebitata
ulteriormente, non ha raggiunto l’obiettivo alla base di tale investimento,
vale a dire la dotazione di nuove aule
per l’Oriani, e per nove anni
(2004-2013) ha dovuto continuare a pagare interessi e capitale con risorse
pubbliche senza trarne alcun beneficio perché, di fatto, tuttora completamente inutilizzato.
Servirebbe onestà intellettuale e ammettere, ogni tanto, la possibilità
di sbagliare, come in questo caso, con
tale investimento immobiliare che non si
è certamente rivelato un affare per l’amministrazione né tanto meno per
istituto scolastico cui erano destinati gli spazi acquistati! Un po’ più di
cautela e una maggiore oculatezza nelle spese, specie quando si è di fronte ad
investimenti di questa natura sarebbero
stati fondamentali. Alcuni approfondimenti, infatti, come l’esame dei vincoli
urbanistici esistenti e prevedibili, la serie di impedimenti burocratici di
varia natura, i necessari passaggi di adeguamento al piano regolatore, e
altri, avrebbero dovuto rappresentare
per l’ente la strada maestra da seguire. In questo modo si sarebbero
evitate gravose incognite, anche se rispetto al tema, peraltro, la giunta non
chiarisce ancora se tale immobile continuerà a rappresentare un bene improduttivo per l’ente di Piazza Caduti, o
s’intenda, invece, inserirlo nel Piano delle alienazioni con l’obiettivo di
cederlo definitivamente ammettendo il clamoroso flop. Gianfranco Spadoni consigliere provinciale
Udc e Vincenzo Galassini Forza Italia
UNA PROVINCIA STREMATA: NESSUNA RESPONSABILITA’ DELLA SINISTRA CHE AMMINISTRA LA PROVINCIA DI RAVENNA DA SEMPRE?
Ravenna incontro con Daniele Bassi (consigliere
provinciale PD) per capire quanto sia
grave la situazione. L'Italia si sta misurando con difficoltà straordinarie, ma
invece di reagire arranca e arretra. E mese dopo mese le cifre ribadiscono la
gravità di un problema che è economico, sociale e civile. Nel 2012 ha chiuso
un'impresa al minuto e il numero dei disoccupati supera i 3 milioni. A questo si sommano le tasse, troppe, oscure
e mal ripartite, tasse da ridurre di sicuro sul lavoro e le imprese, con le
stesse regole del lavoro che vanno sistemate assai meglio, disciplinate,
equilibrate se penso ai provvedimenti Monti/Fornero solo per portare qualche esempio
per titoli. La rappresentazione della realtà oggi è sancita, codificata e
porta il nome di: recessione, aumento del debito pubblico, crollo del reddito
degli italiani e dei consumi, aumento delle diseguaglianze, e cresce un diffuso
senso di insicurezza.” Se questo è il quadro nazionale, veniamo a Ravenna. “In
provincia di Ravenna, è in drammatico aumento il numero delle aziende costrette
a chiudere, con un numero di disoccupati di circa 34.000 persone, aumentate di
6000 negli ultimi due anni; di queste il 57,5% è costituito da donne, circa la
metà di questi lavoratori ha un’età superiore ai 40 anni ed aumenta il tasso di
disoccupazione giovanile. Così non si può più andare avanti, perchè senza
crescita non c'è futuro.” I tagli agli sprechi possono bastare? E togliere
di mezzo le spese delle Province? “Occorre agire, ma bisogna dare peso alla
sostanza piuttosto che farsi trascinare dall'onda della propaganda. Porto
qualche esempio: le province sono l'1,3% della spesa pubblica totale, i comuni
l'8%, le regioni il 20% (quindi gli Enti Locali e le Regioni insieme non
raggiungono il 30%) e tutto il resto (cioè oltre il 70% per oltre 560 degli 800
miliardi complessivi) è in capo allo stato centrale. L'iniquità delle
varie manovre economiche ha chiesto agli enti locali di contribuire in
misura massiccia, ben oltre il loro reale peso in termini di spesa
pubblica, al risanamento del Paese. Se le province vengono abolite, i
servizi essenziali continuiamo ad erogarli o aboliamo anche quelli?”
venerdì 12 luglio 2013
PROVINCIA RAVENNA PIANO CLIMA 2020: VOTO CONTRARIO, NECESSARIO PIUTTOSTO TOGLIERE LACCI E LACCIUOLI
Nella
seduta odierna del consiglio provinciale è stato approvato a maggioranza,
astensione PDL, Lega Nord, UDC e voto contrario del gruppo misto FORZA ITALIA
il Piano Clima fino al 2020!.
Un piano, l’ennesimo
voluto dalla Regione e dalla Provincia di Ravenna, nell’ottica europea, un
piano che supera le richieste europee come ha affermato l’assessore che spazia
in quasi tutti i settori, anche se la Provincia non ha un soldo e deve essere
eliminata!
Ennesimi vincoli per chi
deve operare, invece di eliminare ogni laccio o lacciolo che contribuiscono a
frenare l’economia. In pratica non c’è un finanziamento locale per i noti
motivi di “commissariamento” delle
Province italiane. Conosciamo bene come la Provincia di Ravenna sia stata
capace di spendere negli milioni di euro negli ultimi dieci onni senza ottenere
risultati concreti.
Se la Provincia di Ravenna e i suoi Comuni
vogliono risparmiare energia per difendere il clima invece di prevedere
interventi in tantissimi settori, con l’energia elettrica a un costo notevolmente superiore agli altri paesi europei, potevano
prevedere una sola cosa impegnarsi ad adeguare l’illuminazione pubblica, così vasta e costosa, con un piano
decennale arrivando ad un’illuminazione
nuova a led con riduzione notturna graduale
e controllo centralizzato in ogni comune.
Un vero risparmio per le
tasche dei ravennati, ma le cose semplici
e di buon senso non sono per la sinistra che preferisce questi costosi
piani. Il consigliere provinciale (Forza
Italia Gruppo Misto) Vincenzo Galassini
E SE INVECE ABOLISSIMO LE REGIONI?
O ALMENO LE RIDUCESSIMO A QUATTRO. ESSE INFATTI SONO
UN’IMPRESSONANTE FONTE DI DISSIPAZIONE. REGIONI SPECIALI: 15% DELLA
POPOLAZIONE, 25% DELLA SPESA
DI GIORGIO PONZIAMO
Dove risparmiare? Enrico Letta e i suoi ministri sono quotidianamente
alla ricerca di come raschiare il fondo del barile ma c'è un tabù: quello delle
Regioni. Alle quali l'articolo 5 della Costituzione riconosce autonomia,
impedendo, di fatto, al governo di intervenire. Così esiste una sorta di zona
franca in cui l'unico intervento consentito allo Stato è limare in qualche modo
i trasferimenti. Il fiume di soldi continua però ad affluire e, secondo la
Corte dei Conti, solo per le spese di funzionamento degli organi istituzionali
(consigli e giunte) le fauci regionali hanno inghiottito lo scorso anno 842,4
milioni. Il freno imposto da Giulio
Tremonti e Mario Monti è riuscito a cavare qualche goccia dal mare: nel 2010 la
spesa per il funzionamento degli organi istituzionali era stata di 397,6
milioni. In ogni caso lo scorso anno ogni
italiano ha sborsato 15,1 euro che sono finiti direttamente alla Casta che
siede nei consigli e nelle giunte regionali. Quanto rastrellano in indennità i
consiglieri regionali? I più ricchi sono i laziali, che si sono intascati 24,1
milioni di soldi pubblici, a ruota vi sono i siciliani (22,3 milioni) ma anche
i sardi non scherzano (20,2 milioni).
Poi arrivano Lombardia (18,1), Puglia (15,7), Piemonte (14,1), Campania (12,7),
Veneto (11,6) e così via. Vi è inoltre il capitolo del costo dei gruppi
consiliari: a ogni gruppo politico le casse di ciascuna regione versano a vario
titolo dei soldi, che nel recente scandalo scoppiato in Emilia-Romagna servivano anche a pagare le interviste alle tv
private dei singoli consiglieri oppure in Lombardia erano utilizzati pure per
comprare panettoni e regalie varie.
I dati del Lazio sono misteriosi, coperti da una sorta di segreto
istituzionale: Nicola Zingaretti, (neo-presidente della Regione) se ci sei
batti un colpo. Il top spetta alla Sicilia, dove i gruppi si portano a casa 13,7 milioni, seguiti da Lombardia (12,2
milioni), Veneto (9,1 milioni), Piemonte (7,3), Emilia- Romagna (6,0), Liguria (5,7), Sardegna (5,1), Calabria (4,6),
Campania (4,5), eccetera. A sorpresa la Corte dei Conti ha deciso,
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