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mercoledì 20 marzo 2013

TUTTI IN PIAZZA PER MANIFESTARE CONTRO L’OPPRESSIONE FISCALE, CONTRO L’OPPRESSIONE BUROCRATICA, CONTRO L’OPPRESSIONE GIUDIZIARIA. MOBILITAZIONE PERMANENTE



Cari Amici, innanzi tutto voglio dirvi il mio più caloroso grazie per i tantissimi messaggi di vicinanza e di incoraggiamento che mi sono arrivati nei giorni in cui sono rimasto al San Raffele. Il sapere di poter contare sulla stima e sull'affetto di così tanti amici è stata per me la medicina migliore. Sono tornato subito in campo perché la situazione è grave. La prima preoccupazione è per la nostra situazione economica e sociale: i disoccupati continuano ad aumentare; nel 2012 hanno chiuso mille imprese al giorno; le nuove tasse volute da Monti strangolano famiglie e imprese. Ieri il nostro commissario europeo Antonio Tajani ha ottenuto la disponibilità dell'Unione europea a tenere fuori dal Patto di stabilità il pagamento dei debiti dello Stato verso le imprese. Una battaglia in cui ci siamo impegnati per oltre un anno, il cui buon esito consentirà di immettere liquidità e fiducia nel nostro sistema produttivo. Ma per uscire dalla recessione e ripartire verso lo sviluppo occorrono interventi forti, decisi e precisi, e soltanto un governo esperto, stabile e autorevole che scaturisca da un accordo tra il PD e la nostra coalizione può realizzarle.  Ci siamo dichiarati disponibili a questo accordo ma in cambio abbiamo ricevuto insulti, disprezzo, Presidenti di sinistra alla Camera e al Senato, il rifiuto di una intesa su un Presidente della Repubblica di garanzia. Una occupazione militare di tutti i vertici istituzionali che contraddice quanto promesso da Bersani durante la campagna elettorale. Non possiamo accettarlo. Continueremo una mobilitazione permanente nelle istituzioni, nelle piazze, nei media. Cominceremo sabato prossimo a Roma, manifestando tutti insieme contro l'oppressione fiscale, contro l'oppressione burocratica, contro l'oppressione giudiziaria. L’appuntamento è per le 15 in Piazza del Popolo che diventerà la Piazza del Popolo della Libertà. 
Ti aspetto! Un fortissimo abbraccio, Silvio Berlusconi


sabato 16 marzo 2013

BERSANI: HA VINTO LA LOTTERIA MA HA PERDUTO IL BIGLIETTO



Partito per governare in nome del riformismo di sinistra, sicuro di avere in tasca le chiavi di palazzo Chigi, Pier Luigi Bersani non si è mai ripreso della sconfitta che solo la legge elettorale ha trasformato in una risicatissima ed effimera vittoria numerica alla Camera. Si è dunque messo a inseguire freneticamente i grillini offrendo tutto ciò che poteva capitargli a tiro. A cominciare dalla corresponsabilità nel governo dell'Italia, che invece Beppe Grillo vuol fare implodere. Strada facendo, il segretario del Pd ha compiuto un gesto che nessuno dei suoi predecessori aveva neppure immaginato: promettere di votare a favore dell'arresto del suo principale avversario politico, Silvio Berlusconi. l sì alle manette ipotizzato dal capo della segreteria bersaniana Maurizio Migliavacca è un atto che riporta alla peggiore sinistra manettista (quella degli Ingroia e dei Travaglio, per intenderci), e manda in fumo anni di tentativi di separare la dialettica politica dalle toghe politicizzate. Una sorta di benservito proprio nel giorno in cui Giorgio Napolitano predicava il contrario. Bersani, capo - ancora per poco - di una sinistra che era e resta minoritaria, non solo non è stato in grado di proporre un programma di governo minimamente degno di tale nome, ma sta facendo regredire il suo schieramento e il Paese intero ad un massimalismo che pensavamo sepolto dalla storia. Basta vedere il suo programma in otto punti e 40 capoversi: il manifesto di un collettivo scolastico, qualcosa che non esiste in nessuna sinistra socialdemocratica europea.   Si torna ai post-comunisti dei funzionari di partito, della case del popolo e soprattutto dei tentativi di accordo sottobanco con qualche compagno di strada utile alla bisogna. Nonostante i "no" espliciti finora ottenuti. Si può ripetere che l'insuccesso ha dato alla testa a Bersani; più probabilmente ha tolto la maschera alla sinistra che ha in mente.

giovedì 25 ottobre 2012

PDL: ZOCCOLO DURO PER LA RISALITA.



Chi governerà l'Italia dopo le politiche del 2013? Lasciate perdere i sondaggi: con oltre il 50 per cento di indecisi, potenziali astenuti e disillusi a vario titolo, ogni previsione risulta falsata. A cominciare da quelle che danno il Pd davanti al Pdl. O meglio: una sinistra che in versione rosso intenso, con i democratici alleati di vendoliani e paleo-socialisti, che supererebbe il centrodestra da una parte, i centristi dall'altra.  Ecco il primo elemento che rende fasulli i sondaggi. Non abbiamo un centrosinistra contro un centrodestra, ma la sinistra contro tutti. Rinnegata l'alleanza strategica con l'Udc, il Pd di Bersani si accorda con gli ex di Rifondazione. Unico caso nel mondo di sedicenti progressisti che non puntano a conquistare il ceto medio centrista. E quindi: a questo punto che farà Pier Ferdinando Casini, dopo anni di indipendenza da Prodi prima, da Berlusconi dopo, ma di sostegno convinto al governo Monti? Consegnerà le chiavi di casa ad una sinistra più estrema di quella fallita con l'Unione prodiana?
Secondo dato. Oltre la metà degli elettori sono da conquistare. Togliendo la quota fisiologica di astenuti, si tratta di circa il 30 per cento del corpo elettorale. Per opinione unanime dei sondaggisti, la sinistra ha praticamente già raschiato il fondo del barile, aiutata anche dalla visibilità mediatica delle primarie e dello scontro Bersani-Renzi. Ma, come ha detto il sindaco di Firenze, "con Bersani questa sinistra non va oltre il 25 per cento". Il resto, dobbiamo convincerlo a tornare con noi e scegliere la nostra proposta. E si tratta di ciò che faremo.  Il nostro zoccolo duro attuale, che ha resistito a cali di polarità, al malcontento verso il governo Monti, alla crisi economica ed agli scandali locali, può dunque raddoppiare.
  

martedì 16 ottobre 2012

IL GOVERNO MONTI COME LE REGIONI SPERPERANO I NOSTRI EURO: QUESTA VOLTE ALLE ANTILLE!


Libero (Maurizio Belpietro) - Noi pensavamo che tra le priorità di questo governo fossero i disoccupati, cresciuti in poco tempo fino a superare il 10 per cento della popolazione attiva. Oppure le imprese, soprattutto quelle che non ce la fanno perché non riescono a farsi pagare i crediti che lo Stato deve loro. E invece no… abbiamo scoperto che tra le urgenze messe da Mario Monti e compagni in cima alla lista c'è lo sviluppo dei Caraibi. Sì, avete letto bene e noi non abbiamo sbagliato a scrivere. Nella legge delega, la stessa con cui sono state abolite le detrazioni per i contribuenti ed è stata aumentata l'Iva per tutti gli italiani, il governo ha deciso di regalare un po' di soldi alle isole delle Antille. Non si tratta di grandi cifre - poco meno di 5 milioni di euro - ma si aggiungono ad altri doni per vari Paesi esteri, e alla fine concorrono a far superare alla voce «Finanziamento di esigenze indifferibili» il tetto del miliardo di euro. Già, a noi tocca tirare la cinghia perché il Paese è in bolletta, ma il presidente del Consiglio e i suoi ministri spargono denaro a piene mani. Non ci sono i soldi e per questo dobbiamo rassegnarci a pagare più tasse? Vero, ma il denaro per il Fondo Africano di Sviluppo si trova e infatti ci apprestiamo a sganciare sull'unghia quasi 320 milioni…