Vittorio Feltri- Finito
il tormentone della propaganda, ne comincia un altro: quello del voto. Da oggi
urne aperte. Domani pomeriggio, ore 15, chiusura e spoglio; entro sera,
all'incirca, si saprà com'è andata. Ma la discussione sull'esito dei conteggi
proseguirà chissà per quanto tempo, perché questa non è una consultazione di routine.
Probabilmente sarà l'ultima con l'attuale legge elettorale, nata per rafforzare
il bipolarismo e scopertasi, a gioco lungo, un bidone. Non poteva essere
diversamente: non esiste un sistema di voto che funzioni se non funziona la
politica. E la politica italiana ha dimostrato di essere un cimitero in cui si
agitano solamente anime morte. I partiti sono più sensibili all'egoismo che
all'intelligenza: apparati che puntano alla conservazione di se medesimi e non
pensano a riformarsi, figuriamoci se si preoccupano di riformare le strutture
obsolete del Paese. Nonostante ciò, si definiscono, tutti, riformisti. Conviene
riderci su. Se il Pd avesse capito che il vento è cambiato, avrebbe favorito
l'ascesa di Matteo Renzi: con lui
candidato non ci sarebbe stata gara; avrebbe vinto il giovanotto, dato che
piaceva anche a destra e dintorni. Silvio Berlusconi non sarebbe ridisceso in
campo, Beppe Grillo non avrebbe avuto tanto spazio, Mario Monti non si sarebbe
improvvisato tribuno di complemento. E per un paio di anni i cittadini
avrebbero atteso pazientemente che il ragazzo fiorentino terminasse il
rodaggio, salvo poi linciarlo in caso di fallimento. Invece, secondo costume
nazionale, Pier Luigi Bersani ha voluto a ogni costo anteporre l'interesse
personale (e dei propri supporter) a quello del Pd, e ora è lì che trema
davanti ai grillini volanti: ipotizza già di reclutarne qualcuno,
ingolosendolo con poltrone e relative prebende. Il comico genovese è diventato
lo spauracchio: tutti a chiedersi dove si fermerà, e molti ad augurarsi che non
si fermi. Un'incognita che impedisce perfino ai sondaggisti più esperti di
valutare le percentuali sia del M5S
sia degli altri gruppi partecipanti alla competizione.
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lunedì 25 febbraio 2013
giovedì 14 febbraio 2013
MENO MALE CHE SILVIO C’E’: GUARDA IL VIDEO A BARI, SENZA “PAR CONDICIO”.
IMPEGNATI NELLA CATENA DI S.ANTONIO PER LA
RIMONTA
Siamo allo sprint finale della campagna elettorale. Nei
prossimi giorni dovremmo impegnarci come centro di mobilitazione permanente per
fare in modo che tu e tutti gli altri amici del nostro network possiate dare un
forte e decisivo contributo per la vittoria. Come sai, vinceremo se riusciremo
a riportare al voto coloro i quali ci hanno già votato. Per raggiungere questo
obiettivo la tua azione è determinante, perché tu sei la persona più credibile
per i tuoi amici. Prendi contatto con il sito oppure con Forza Silvio.
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giovedì 1 novembre 2012
TRANQUILLI, SIAMO VIRTUOSI
…………MA INTANTO IL NOSTRO PRESIDENTE
VASCO ERRANI SI ACCATTA IL PROVOLONE DI STRISCIA PER 15 MILIONI DI EURO
ELARGITI IN DISCUTIBILI VITALIZI
Non è un buon momento per il super presidente
Vasco Errani.
Dopo la richiesta di rinvio a giudizio della Procura delle Repubblica di
Bologna per il milione al fratello Giovanni, ecco il capitolo vitalizi. La
Regione è sotto assedio con inchieste sugli sprechi che in casa Pd vorrebbero
fare passare per bagatelle, ma non lo sono affatto. Il presidente non
contento delle spese già erogate per tutti i vitalizi pagati ai consiglieri
regionali ha deciso di nominare nella sua giunta
solo assessori esterni. Nessuno di questi è stato mai eletto dai
cittadini. Niente di male, anzi. Potrebbe trattarsi di validi professionisti,
capaci nello specifico settore loro affidato. Lo speco sta nel fatto che la
legge n.17, scritta e approvata nel 2000 da una giunta Errani, equipara questi
assessori ad personam, a consiglieri eletti in tutto e per tutto, quindi anche soggetti
al benefit nell’erogazione di un vitalizio che come dice la parola stessa, li
seguirà fedelmente per tutta la vita. A nostro carico s'intende. Lo stesso vale
anche per una figura sempre istituita da Errani, il sottosegretario alla
presidenza della Regione, di cui evidentemente c'era un gran bisogno anche se
questa carica esiste solo in tre regioni italiane tra cui l’Emilia Romagna. Dal
2000 il ruolo è occupato da Alfredo Bertelli. E così dopo le tante inchieste sulla
regione che Errani governa indisturbato da 3 mandati, (ultima quella
sull'assistente del segretario nazionale Pd Bersani, Zoia Veronesi, pagata
dalla Regione) si apre un altro capitolo della saga. Per questo motivo gli
inviati di Striscia la Notizia, Fabio e Mingo, hanno consegnato nel fine
settimana a Roma il “provolone” al presidentissimo Vasco. L’aver nominato nella
sua giunta solo esterni e nessuno tra i consiglieri eletti porta un aggravio
sul bilancio dell’ente Regione, calcolato dal tg satirico di Canale 5, in 13
milioni di euro. Errani è stato rincorso nella capitale in occasione della
Conferenza dei presidenti di Regione ma ha subito risposto senza pensarci su
che l’Emilia Romagna è una delle regioni più virtuose. Fonte
Imola Oggi
martedì 30 ottobre 2012
CACCIA LA CASTA: NON MOLLANO L’OSSO
LA COMMISSIONE PARLAMENTARE BICAMERALE HA DATO PARERE NEGATIVO AL DECRETO CHE TAGLIA LE SPESE DELLE REGIONI, I SEGGI, GLI STIPENDI E I VITALIZI. NON DIMENTICHIAMOLO QUANDO POTREMO FINALMENTE VOTARE. DOBBIAMO PUNIRE QUESTA GENTE SENZA RISPETTO
Non moriranno senza combattere ferocemente. Solo
così può essere interpretato l'ennesimo tentativo disperato da parte della
classe politica di difendere i propri indebiti privilegi. Nella giornata del 25
ottobre la Commissione parlamentare bicamerale agli affari regionali ha dato
parere negativo al decreto legge che imponeva forti tagli alle spese delle
regioni e un controllo preventivo della Corte dei conti sui loro atti. E'
sorattutto su questo ultimo punto che la commissione ha stroncato il decreto, e
proprio nello stesso giorno in cui la Corte dei conti aveva cominciato ad
effettuare tali controlli. Il decreto, approvato all'inizio di ottobre,
prevedeva anche tagli ai vitalizi, alle indennità e al numero di seggi, ed era
stato varato dal Governo sotto l'onda dei recenti scandali di cui si sono resi
protagonisti i peggiori elementi di giunte e consigli regionali. Questo mentre
tutte le regioni hanno eretto una barricata per stroncare il disegno
governativo di taglio delle province, pasticciato fin che si vuole, ma sempre
meglio che niente.Questo mentre ancora in Parlamento stanno cercando di sottomettere
i giornalisti con la minaccia di risarcimenti colossali o morte professionale,
con la scusa di eliminare il carcere per la diffamazione a mezzo stampa; ovvia
ritorsione per aver portato alla luce le loro malefatte.
E' una rivolta. I politici locali si sono associati
a quelli nazionali contro la popolazione per difendere se stessi. Se Monti ha a
cuore anche solo in minima parte il nostro Paese, deve blindare il decreto
chiedendo la fiducia. Quegli altri potrebbero anche decidere di buttarlo giù piuttosto
che mollare su questo punto. Così potrebbero tornare al voto con l'attuale
legge elettorale a liste bloccate.
A noi non resta che tenere bene a mente tutte
queste porcherie, e punire questa gente nel momento in cui si voterà. Sempre
che qualcuno non inventi qualcosa per impedircelo. Fonte Politica e Società
sabato 27 ottobre 2012
PAGATI DA DIRIGENTI MA SENZA LAURA. EMILIA, IL VIZIETTO DEL PARTITO.
INDAGATO ANCHE L’EX PARLAMENTARE (on.le e Sen.) SINDACO DI IMOLA PCI SOLAROLI
BOLOGNA – Dall'indagine per truffa nella quale è
coinvolta l'assistente storica del segretario nazionale del Pd Pierluigi
Bersani emerge
una continuità interessante. L'accusa sostiene che Zoia Veronesi, il nome
dell'assistente, continuava a essere pagata dalla Regione Emilia Romagna anche
se lavorare per Bersani. E così i Pm hanno aperto un fascicolo dopo un
esposto del deputato di Fli Enzo Raisi e del consigliere comunale Pdl Michele
Facci. Ma emerge che il suo ruolo di dirigente istituito ad hoc nel 2008 dalla
Regione non poteva essere tale per legge perché la segretaria non ha una
laurea, titolo obbligatorio almeno dal 2001 per i “dirigenti professional”. Come fa la segretaria di
Bersani a diventare dirigente nel 2008 se non ha la laurea? Nell'inchiesta è indagato
per abuso d'uffico anche l'ex Capo di Gabinetto di Errani Bruno Solaroli ex
on.le PD e sindaco di Imola.. Lo stesso particolare è emerso in un'inchiesta
giornalistica condotta da Affaritaliani sul Capo di Gabinetto del sindaco di
Bologna Virginio Merola, Marco Lombardelli. Anche lui in possesso
addirittura solo della terza media svolgeva l'incarico al Comune di Bologna con
un contratto di categoria D ma senza possedere la laurea, in questi casi
obbligatoria. Entrambi, sia Zoia Veronesi che Marco Lombardelli sono dei
funzionari e dipendenti del Pd. Dopo l'inchiesta giornalistica Lombardelli si è
dimesso. E dopo diversi esposti la Corte dei Conti sta indagando per valutare
l'eventuale danno erariale. Nel caso dell'assistente di Bersani il contratto è
stato siglato dal Capo di Gabinetto di Errani Bruno Solaroli. La giunta Errani
avrà pensato che non fosse un fatto importante visto che neanche il presidente in
persona
Vasco
Errani è in possesso della laurea. Lui stesso dalla seconda metà del 1993 al 1995
svolse il ruolo di dirigente presso la Presidenza della Giunta regionale
dell'Emilia-Romagna (prima di diventare presidente della Regione). Ma allora
non era per il nostro codice un reato. Resta solo l'abitudine anche se sono
cambiate le leggi? Difficile da capite. Dopo l'inchiesta sulla segretaria di
Bersani il ruolo del presidente Errani potrebbe diventare ancora più
vacillante. Il prossimo 7 novembre i giudici dovranno decidere se accogliere la
richiesta della Procura di Bologna di rinviarlo a giudizio per falso.
L'inchiesta a suo carico è dovuta a un finanziamento anomalo di 1 milione di
euro della regione al fratello Giovanni. Il presidente Vasco Errani si è
dichiarato innocente.
venerdì 26 ottobre 2012
giovedì 25 ottobre 2012
PDL: ZOCCOLO DURO PER LA RISALITA.
Chi governerà l'Italia dopo le politiche del 2013?
Lasciate perdere i sondaggi: con oltre il 50 per cento di indecisi, potenziali
astenuti e disillusi a vario titolo, ogni previsione risulta falsata. A
cominciare da quelle che danno il Pd davanti al Pdl. O meglio: una sinistra che
in versione rosso intenso, con i democratici alleati di vendoliani e
paleo-socialisti, che supererebbe il centrodestra da una parte, i centristi
dall'altra. Ecco il primo elemento che rende fasulli i sondaggi. Non abbiamo un
centrosinistra contro un centrodestra, ma la sinistra contro tutti. Rinnegata
l'alleanza strategica con l'Udc, il Pd di Bersani si accorda con gli ex di
Rifondazione. Unico caso nel mondo di sedicenti progressisti che non puntano a
conquistare il ceto medio centrista. E quindi: a questo punto che farà Pier
Ferdinando Casini, dopo anni di indipendenza da Prodi prima, da Berlusconi
dopo, ma di sostegno convinto al governo Monti? Consegnerà le chiavi di casa ad
una sinistra più estrema di quella fallita con l'Unione prodiana?
Secondo dato. Oltre la metà degli
elettori sono da conquistare. Togliendo la quota fisiologica di astenuti, si
tratta di circa il 30 per cento del corpo elettorale. Per opinione unanime dei
sondaggisti, la sinistra ha praticamente già raschiato il fondo del barile,
aiutata anche dalla visibilità mediatica delle primarie e dello scontro
Bersani-Renzi. Ma, come ha detto il sindaco di Firenze, "con Bersani
questa sinistra non va oltre il 25 per cento". Il resto, dobbiamo
convincerlo a tornare con noi e scegliere la nostra proposta. E si tratta di
ciò che faremo. Il nostro zoccolo duro attuale, che ha resistito a cali di polarità, al
malcontento verso il governo Monti, alla crisi economica ed agli scandali
locali, può dunque raddoppiare.
martedì 23 ottobre 2012
BIANCOFIORE SPACCA TUTTO: PARTITO MORTO, BASTA POLITICA “ALLA GASPARRI”
Michaela Biancofiore, deputata del Popolo della
Libertà. Alfano?
‘Il partito gli si e' sgretolato tra le mani e ora che ha capito come e quanto
Berlusconi si senta distante e distinto dal Pdl, tenta dei colpi di coda’. Non ha peli sulla
lingua Michaela Biancofiore, deputata del Popolo della Libertà, e le cose che
pensa le dice in maniera chiara. Un po’ come Daniela Santanchè, la
“rottamatrice” del PdL. E come l’ex sottosegretario del governo Berlusconi,
Biancofiore è convinta che il partito fondato da Berlusconi ormai sia morto,
“fi-ni-to”, e che si debba ricominciare tutto dall’inizio. E per farlo non
basta certo un cambio di nome, spiega intervistata dal Corriere della Sera:
servono facce nuove e bisogna smetterla con un modo di fare politica “alla
Gasparri”. Lei è orgogliosa di essere fra le “amazzoni azzurre” e spiega che non
si tratta di una “stupida iniziativa di quattro donnette nostalgiche di Forza
Italia che non si rassegnano al disastro in cui e precipitato il partito, come
vorrebbero far credere in giro certi maschietti della nostra nomenclatura”. Gli
uomini che la raccontano in questo modo, sono proprio quelli “che hanno
deplorato le parole di Daniela Santanche, la quale ha suggerito a tutti e tutte
di dimettersi, considerando conclusa l'esperienza del Pdl. Si tratta di una
decina di deputati che non accettano la realtà e lavorano per difendere le
proprie posizioni di potere”. Solo dieci? Sì, perché tutti gli altri, 250, in
realtà “pensano che Daniela abbia ragione”. Dunque?
La verità è che gli ex An hanno rovinato il partito: il loro modo di fare è
completamente diverso a quello degli ex forzisti. Biancofiore lo spiega
così: il partito “ha pagato e paga
l'arrivo degli ex An che hanno portato un modo di fare politica a noi forzisti
sconosciuto. Per noi la politica e sempre stata fondata sul merito e non sulla
clientela”. Gli ex An, da Gasparri a La Russa fino ad arrivare a Meloni e
Gasparri – sì, Biancofiore nell’intervista li cita tutti per nome – “per
qualche settimana hanno pensato seriamente di rimettere insieme i cocci di
Alleanza nazionale, magari riabbracciando pure il vecchio camerata Storace. Poi
però hanno fatto fare qualche sondaggino…”. Risultato? “Una nuova An starebbe,
si' e no, intorno al 5%”. Marcia indietro, dunque, con questi numeri difficile
fare bene. Angelino Alfano? “Il partito gli si e' sgretolato tra le mani e ora
che ha capito come e quanto Berlusconi si senta distante e distinto dal Pdl,
tenta dei colpi di coda”. Ma una cosa deve essere chiara a tutti: piaccia o no, senza il
Cavaliere “non si va da nessuna parte”.
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venerdì 19 ottobre 2012
MENTRE SI TASSANO LE PENSIONI DI INVALIDITA’, SI SPENDONO 5 MILIONI PER IL PARCHEGGIO DEI DEPUTATI…
Linea dura del governo: nessuna retromarcia sulle detrazioni, pugno duro sui tagli e sulle tasse, saranno sforbiciati anche gli assegni di invalidità e degli eroi di guerra. Nel frattempo la Camera che fa? Mette a bilancio 5 milioni di euro (esattamente 5.656.00) per il parcheggio degli onorevoli. Proprio così: per dare nuovi posti auto ai circa 300 deputati che raggiungono Montecitorio in auto o in moto non si bada a spese. Lorsignori devono avere tutte le comodità quando vanno in aula per votare leggi lacrime e sangue, e chiedere sacrifici ai cittadini.
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giovedì 18 ottobre 2012
FORNERO SCROCCONA? PAGA SOLO 450 EURO PER UNA RESIDENZA MILITARE DI LUSSO
«Non abito ai Parioli a scrocco,
pago la regolare tariffa per alloggiare nella foresteria dei Carabinieri». Questa
la sdegnata risposta della Fornero a chi ha scoperto dove vive. Il Ministro
alloggia infatti nel Casale Renzi, nel quartiere Parioli di Roma, una struttura
residenziale dell’ Arma riservata al soggiorno dei militari che per esigenze di
salute devono curarsi nella capitale. La tariffa è di 15 euro al giorno, quindi
al mese per l’ affitto della sua residenza il ministro paga circa 450 euro. Residenza
modesta? Mica tanto. Una residenza storica
dell’Arma dei carabinieri situata proprio di fronte al Comando Generale della
Benemerita, in viale Romania. Solo all’apparenza modesto, Casale Renzi (questo
il suo nome) ha interni extralusso ed è immerso in un curatissimo parco nel
cuore dei Parioli, con la ricettività di appena 11 camere con 17 posti letto
per i pochi privilegiati che vi hanno accesso. Insomma occupa uno spazio che
dovrebbe andare ai militari malati, pagando un prezzo minimo. Vi sembra giusto?
I sacrifici li facciamo solo e sempre noi..
C’E’ LA FIDUCIA DEL SENATO AL DDL ANTI CORRUZIONE
IL BELLO CHE TUTTI DICHIARANO CHE NON SERVE A NULLA A COMINCIARE
DAL PROCURATORE GRASSO!
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venerdì 7 settembre 2012
SILVIO IN CAMPO, LO VOGLIAMO TUTTI
C’è speranza e fiducia da parte del partito e
degli elettori tradizionali del centrodestra affinché Berlusconi annunci al più
presto la sua decisione di candidarsi alla guida del nostro Paese. Man mano che
il tempo passa questa attesa cresce e diventa via via più chiaro il significato
della decisione di volersi candidare alla guida di uno schieramento alternativo
a quello della sinistra. I sondaggi non riflettono questa attesa e questa
speranza che lievitano all’interno del partito e nel Paese, ma la sola possibilità
che Berlusconi sciolga gli ultimi dubbi non fa che galvanizzare il popolo del
centrodestra. Quando Berlusconi scioglierà le ultime riserve e annuncerà
ufficialmente la sua nuova discesa in campo, si vedrà come i sondaggi
rifletteranno positivamente questa novità. Che ci sia bisogno di Berlusconi per
suscitare le energie degli elettori di centrodestra, per ridare speranza e
fiducia al Paese non vi è alcun dubbio. Angelino Alfano lo ha detto in maniera
chiara e facendo appello ad un argomento decisivo quando ha ricordato che la
candidatura di Berlusconi è necessaria per dare un senso a quanto è avvenuto in
Italia con la formazione di un governo tecnico. Berlusconi ha compiuto un gesto
di grande responsabilità decidendo di fare un passo indietro, senza che il
Parlamento avesse votato la sfiducia al governo votato dagli italiani, e
contribuendo alla nascita di un governo Monti fortemente voluto dal Presidente
della Repubblica. Ma i risultati deludenti dell’attività svolta dal governo
tecnico richiedono che Berlusconi si presenti nuovamente di fronte agli
elettori per un bisogno di chiarimento politico.
Per non parlare del
fatto che Berlusconi rimane il candidato più forte e popolare del centrodestra,
il candidato con maggiore autorevolezza a livello internazionale. Ciò che
avviene a sinistra dimostra infine l’assoluta necessità di scongiurare la presa
del potere da parte di una coalizione che già oggi dimostra di essere divisa e
litigiosa, ma niente affatto pronta a governare, soprattutto in una situazione
difficile come questa. Ancora una volta l’unico vero collante della sinistra è
la brama di potere e uno spasmodico desiderio di spartire fra la cerchia dei
vecchi notabili tutti i possibili incarichi istituzionali e di governo. La
lezione del 1994 dimostra che i giochi non sono ancora fatti e che l’ultima
parola spetta al popolo sovrano.
giovedì 6 settembre 2012
HERA SOCCOMBE NELLA CAUSA CONTRO PANORAMA BRUNETTA, RIDOLFI, PAMPARANA E STRAQUADARIO DI FRONTE AL TRIBUNALE DI MILANO
“VOLEVANO CONDANNARCI AL SILENZIO CON I SOLDI DEGLI UTENTI, SONO
STATI CONDANNATI MA FARANNO FINTA DI NULLA
Rodolfo Ridolfi* Nel mio libro le “Coop Rosse il più grande conflitto
di interessi dell’Italia del dopoguerra” a cura di Vittorio Feltri e Renato
Brunetta con i contributi di Davide Giacalone e Tino Oldani, del 2007, nel capitolo VI Hera Spa: il nuovo modello del
capitalismo in rosso affermo fra
l’altro: “ Numerosi politici, studiosi e giornalisti, da anni denunciano come
il sistema delle partecipazioni locali rappresenti un vero e proprio freno alle
autentiche liberalizzazione dei servizi, configurando di fatto un monopolio ed
un blocco alla libera concorrenza. Questo fenomeno è diffuso a tal punto da
provocare un forte dissenso che si esprime da tempo con numerose iniziative di
cittadini e associazioni dei consumatori, con interpellanze e interrogazioni
nel Parlamento, nella Regione Emilia-Romagna, nei Comuni e nelle Province dove
opera Hera Spa”. Molti episodi accaduti dopo la pubblicazione del libro hanno
continuato a confermare e rafforzare quanto già ampiamente dimostrato” Dai 22
milioni di euro di multa dovuti da Hera spa al fisco, a causa dell’ingiunzione
dell’Ue per le agevolazioni concesse nel triennio 1996/99, risultato
dell’assoluta incapacità dei sindaci dei Comuni soci, che hanno accettato
passivamente il ruolo di essere telecomandati per inseguire il business su
servizi essenziali”. “ Già dieci anni orsono,
quando la Consob nel 2002 lanciava i suoi segnali di avvertimento, era
chiaro che sarebbe finita esattamente come sta finendo: con un danno di proporzioni gigantesche per
le tasche dei cittadini, costretti a pagare per l’insipienza dei loro primi
cittadini e la spregiudicatezza di consulenti e dirigenti di Hera, per di più
profumatamente pagati”. Ho sempre sostenuto che una certa sinistra ha per lungo
tempo giocato in borsa con i soldi dei cittadini e che gli intrecci giunte
rosse, coop rosse, multiutility rosse sono sotto gli occhi di tutti ma pochi
hanno avuto il coraggio di denunciare questa distorsione del nostro sistema
economico ed istituzionale. Insieme a
Renato Brunetta, Andrea
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Ridolfi
mercoledì 5 settembre 2012
E IO PAGO: LA SCUOLA DI PACE. RINNOVATO IL CONSIGLIO. CHIEDIAMO PIUTTOSTO LA SOPRESSIONE IN TEMPI DI SPENDING REVIEW.
Il
Consigliere regionale Gianguido Bazzoni
è stato scelto con votazione dall’Assemblea Legislativa della Regione
Emilia-Romagna, assieme al collega Pagani del PD, come componente del Consiglio
di indirizzo della Scuola di Pace di Montesole La Fondazione Scuola di Pace di Monte Sole,
nata nel 2002, ha sede legale, direzione e struttura operativa nel Parco
Storico di Monte Sole, istituito con legge della Regione Emilia Romagna nel
1989, ed ha lo scopo di promuovere iniziative di formazione ed educazione alla
pace, alla trasformazione nonviolenta dei conflitti, al rispetto dei diritti umani, per la
convivenza pacifica tra popoli e culture diverse, per una società senza
xenofobia, razzismo ed ogni altra violenza verso la persona umana ed il suo
ambiente, ha un consiglio di 17 rappresentanti! Quanto è costata dal 1989 ad oggi?
Legge Regionale n. 7 del 2011. Art. 1 - Contributo al Comitato promotore e
partecipazione alla Fondazione. 1. La Regione Emilia-Romagna è autorizzata a
partecipare all'istituzione della Fondazione "Scuola di Pace di Monte
Sole" . Il Presidente della Regione compirà tutti gli atti necessari al
fine di perfezionare tale partecipazione. 2. Al fine di
promuovere l'adesione di altri soci fondatori, nonché la sperimentazione delle
attività oggetto dell'istituenda Fondazione, la Regione Emilia-Romagna è autorizzata
a concedere un contributo straordinario, dell'ammontare di L.100.000.000
(pari a euro 51.645,69) per l'esercizio 2001 e Lire 100.000.000 (pari a euro
51.645,69) per l'esercizio 2002, al "Comitato promotore della
Fondazione Scuola di Pace di Monte Sole" costituito con la scrittura
privata il 12 dicembre 1997.
Art. 5- Conferimenti. 1. La Regione concorre alla formazione del fondo di
dotazione della Fondazione con un conferimento di Lire 400.000.000 (pari a euro 206.582,76).
SILVIO MAESTRO DELLE CAMPAGNE ELETTORALI
Con la fine delle vacanze prende inizio la fase
che ci porterà dritti alle elezioni del 2013. Sarà un periodo breve ma intenso in
cui si assumeranno decisioni essenziali per il futuro del nostro Paese. E il
dopo Monti si prospetta incerto e pieno di incognite. Pesa su tutto la crisi
economica che resta grave perché aggravata da un’Europa indecisa e in ritardo
rispetto alle decisioni da prendere. In questo quadro, si attende l’annuncio
formale della candidatura del Presidente Berlusconi, decisiva per riaggregare
il campo disperso dei moderati alternativi alla sinistra. La sinistra data fino
adesso per vincente comincia a manifestare crepe e divisioni che già ne mettono
in discussione la credibilità e la capacità di governare l’Italia in un momento
così difficile. E siamo appena all’inizio di una campagna elettorale destinata
a molti colpi di scena. Tutto il PdL auspica che Berlusconi si candidi a
governare l’Italia perché, come ha ricordato Paolo Bonaiuti: "Se c'è uno
che sa fare le campagne elettorali quello si chiama Berlusconi". Questi
vantaggi rendono possibile una rimonta come quella di cui fu protagonista
Berlusconi in occasione della campagna elettorale del 2006, quando invertì
tutti i pronostici della vigilia e lo scetticismo remissivo di tutti gli altri
leader del centrodestra, in prima fila Fini e Casini. I dati politici di fondo
sono sempre gli stessi: la non credibilità e preparazione della sinistra come
forza di governo, la necessità di riforme coraggiose in senso liberale per
affrontare la crisi economica, l’esistenza costante di una maggioranza di
elettori silenziosi che non desiderano essere governati da questa sinistra, un
leader come Berlusconi che, libero da lacci e lacciuoli, sa ciò di cui l’Italia
avrebbe bisogno per uscire dalla crisi. Siccome il buonsenso degli italiani non
è sparito, c’è da credere che la scelta finale è ancora da scrivere.
lunedì 3 settembre 2012
PROVINCIA UNICA, ERRANI: NON AVVITARSI NELLA DISCUSSIONE SUL CAPOLUOGO.
EMERGE INTANTO LA MAPPA DEI CENTRI DI POTERE
Una "grande occasione": così il
governatore dell'Emilia-Romagna ha definito il progetto di provincia unica
romagnola nel corso di un summit del Pd che si è tenuto giovedì a Bologna. E'
stata una riunione fiume lunga diverse ore, con tutti i segretari provinciali
del Partito Democratico e gli amministratori del territorio, non solo della
Romagna ma anche della parte emiliana.Nella riunione sono emerse tutte
le resistenze al progetto, in particolare da parte del territorio di Rimini.
Tuttavia il sindaco di Rimini Andrea Gnassi. In una dichiarazione pubblica,
dando ormai già per irreversibile il processo di unificazione dei territori
romagnoli, ha puntato sul tema delle "compensazioni", vale a dire su
come verranno suddivise sul territorio competenze e strutture statali di
livello provinciale. Anche il presidente della Provincia di Ravenna
Claudio Casadio ha parlato, puntando però sul tema che mette tutti d'accordo
dello Stato, che impone cure dimagranti a livello locale senza snellire niente
della propria burocrazia. CAPOLUOGO. E' stato lo stesso Errani
ad invitare segretari e amministratori pubblici a non infilarsi nel vicolo
cieco della discussione sul capoluogo della Romagna. Sarebbe rimasta ferma la
linea, già annunciata dai segretari del Pd romagnoli, di un "capoluogo
leggero", con le diverse funzioni distribuite sul territorio. Intanto, in
un'intervista sul Resto del Carlino, il padre di 'Romagna Mia' (una sorta di
celebre "inno nazionale" della Romagna), Raoul Casadei, 75
anni, rilancia Rimini capitale: "Capoluogo? Verrebbe da dire
Ravenna, ma poi torno sempre al turismo. E allora dico Rimini, più dinamica,
più produttiva, più proiettata al futuro". LE SPARTIZIONI.
Sempre sul Resto del Carlino si ipotizzano le possibili spartizioni dei centri
del potere pubblico: Ravenna capoluogo, Cesena sede dell'Ausl unica, a Rimini prefettura
e questura e strutture per il turismo
come l'aeroporto. Si tratta in ogni caso di indiscrezioni e di una materia che
nelle prossime settimane sarà oggetto di una fitta negoziazione politica.
I PICCOLI COMUNI. Contro il 'provincione' si muovono, intanto,
alcuni piccoli Comuni del Forlivese, per lo meno per esprimere perplessità e
per chiedere garanzie per le piccole comunità montane. Dopo il sindaco di
Civitella Bergamaschi che ha sollevato dubbi in una lettera aperta, anche il
sindaco di Premilcuore Luigi Capacci teme la marginalizzazione dei territori periferici,
con sindaci impossibilitati a gestire i propri comuni e a partecipare
contemporaneamente agli organi decisori delle nuove province.
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PROVINCIA ROMAGNA: IL PD E IL CONCETTO “PROPRIETARIO” DELLE ISTITUZIONI
ANCHE IL PDL DI RAVENNA COMINCIA RENDERSI CONTO CHE NULLA
CAMBIERA’?
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Dunque si apprende che le vere decisioni sulla
provincia unica (spartizione di poltrone, di sedi, di centri di potere) non
sono state ratificate presso il tavolo formale convocato in regione bensì
presso una sede di partito alla presenza di tutte le parti in causa che
naturalmente hanno in tasca la stessa tessera. Quando il PDL parla di
concezione proprietaria delle istituzioni da parte del PD di questo territorio
si riferisce esattamente a questo tipo di atteggiamento. Nessuna
consultazione con l’opposizione, buona solo per ottenere un eventuale
appoggio a qualche ordine del giorno il più generico possibile in stanche
sedute di consiglio comunale, nessun coinvolgimento dei cittadini la cui
posizione pro autonomia della Romagna è sempre stata nota ma non faceva
comodo al notabilato del partitone che tutto può e tutto governa, ma una
bella riunione vecchio stampo in via della Lirica dove improvvisamente sono
diventati tutti romagnolisti. Noi che romagnolisti lo siamo sempre stati e
che alla luce di una normativa nazionale che avremmo voluto più incisiva
riteniamo che sia questo il migliore sbocco per razionalizzare la macchina
amministrativa alle condizioni date osserviamo questo spettacolo con enorme
tristezza auspicando almeno che i lunghi coltelli della riunione del PD
anzichè far diminuire i costi della macchina pubblica non finiscano per farli
aumentare. In questo senso il PD di questa provincia storicamente ha già
avuto modo di dare pessima prova di sé. Alberto Ancarani Paolo Savelli.
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sabato 1 settembre 2012
UN ALTRO RAPPORTO DEBITO/PIL E’ POSSIBILE
ATTRAVERSO UN PIANO CORAGGIOSO DI PRIVATIZZAZIONI E’ POSSIBLE
RIDURRE IL RAPPORTO DEBITO PUBBLICO/PIL AL DI SOTTO DEL 100% NELL’ARCO DI UNA
LEGISLATURA. LO DIMOSTRA UN DOCUMENTO DI FERMARE IL DECLINO, DA OGGI E’
DISPONIBILE
L'analisi, sviluppata
da Sandro Brusco (professore di economia alla Stony Brook University di New
York e fondatore di Fermare il declino) propone tempistica e strumenti tali da
garantire un gettito dell'ordine di 35 miliardi di euro all'anno per cinque
anni. Correggendo le previsioni del Fondo monetario internazionale per tener
conto del minor debito e della conseguente riduzione dei tassi, si osserva come
sia realisticamente possibile raggiungere l'obiettivo. Inoltre
l'analisi non tiene conto dell'effetto pro-crescita della riduzione del debito,
e poggia su assunzioni conservative riguardo il valore di collocamento degli
asset pubblici da dismettere, quindi va interpretata come una sottostima dei
benefici che si potrebbero ottenere. La riduzione del debito e della spesa per
interessi è funzionale al taglio della spesa pubblica, a sua volta
precondizione necessaria per la riduzione delle imposte.
***Per fermare il declino
italiano, occorre almeno portare il debito pubblico al di sotto del 100% del
prodotto interno lordo (Pil), tagliare la spesa pubblica di 6 punti percentuali
in proporzione al Pil, e abbassare la pressione fiscale di 5 punti. Questi obiettivi
sono raggiungibili realisticamente nell'arco di una legislatura. In
particolare, tagliando debito e spesa nelle misura indicate, la riduzione delle
imposte è sostenibile senza compromettere l'equilibrio di finanza pubblica. La
riduzione del debito dovrebbe anche tradursi in una riduzione dei tassi di
interesse sul debito stesso, rafforzando così il raggiungimento dell'obiettivo
di tagliare la spesa. In due articoli pubblicati sul blog noisefroamerika.org
(‘Un altro rapporto debito/PIL è possibile’, (1) e (2)) si mostra che questi obiettivi sono
realisticamente raggiungibili prendendo a riferimento, per esempio, le
previsioni del Fondo monetario internazionale sulle principali variabili
macroeconomiche. Nella simulazione non si tiene conto dell'effetto pro-crescita
della riduzione del debito, quindi l'analisi rappresenta molto probabilmente
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