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lunedì 25 febbraio 2013

L’ITALIA SI GIOCA LA SOPRAVVIVENZA BERLUSCONI PUO’ TOGLIERCI DALLE FIAMME CHE INCENDIANO IL SUD EUROPA: MERITA UN ESTREMO ATTO DI FIDUCIA.


Vittorio Feltri - Finito il tormentone della propaganda, ne comincia un altro: quello del voto. Da oggi urne aperte. Domani pomeriggio, ore 15, chiusura e spoglio; entro sera, all'incirca, si saprà com'è andata. Ma la discussione sull'esito dei conteggi proseguirà chissà per quanto tempo, perché questa non è una consultazione di routine. Probabilmente sarà l'ultima con l'attuale legge elettorale, nata per rafforzare il bipolarismo e scopertasi, a gioco lungo, un bidone. Non poteva essere diversamente: non esiste un sistema di voto che funzioni se non funziona la politica. E la politica italiana ha dimostrato di essere un cimitero in cui si agitano solamente anime morte. I partiti sono più sensibili all'egoismo che all'intelligenza: apparati che puntano alla conservazione di se medesimi e non pensano a riformarsi, figuriamoci se si preoccupano di riformare le strutture obsolete del Paese. Nonostante ciò, si definiscono, tutti, riformisti. Conviene riderci su. Se il Pd avesse capito che il vento è cambiato, avrebbe favorito l'ascesa di Matteo Renzi: con lui candidato non ci sarebbe stata gara; avrebbe vinto il giovanotto, dato che piaceva anche a destra e dintorni. Silvio Berlusconi non sarebbe ridisceso in campo, Beppe Grillo non avrebbe avuto tanto spazio, Mario Monti non si sarebbe improvvisato tribuno di complemento. E per un paio di anni i cittadini avrebbero atteso pazientemente che il ragazzo fiorentino terminasse il rodaggio, salvo poi linciarlo in caso di fallimento. Invece, secondo costume nazionale, Pier Luigi Bersani ha voluto a ogni costo anteporre l'interesse personale (e dei propri supporter) a quello del Pd, e ora è lì che trema davanti ai grillini volanti: ipotizza già di reclutarne qualcuno, ingolosendolo con poltrone e relative prebende. Il comico genovese è diventato lo spauracchio: tutti a chiedersi dove si fermerà, e molti ad augurarsi che non si fermi. Un'incognita che impedisce perfino ai sondaggisti più esperti di valutare le percentuali sia del M5S sia degli altri gruppi partecipanti alla competizione.

giovedì 14 febbraio 2013

MENO MALE CHE SILVIO C’E’: GUARDA IL VIDEO A BARI, SENZA “PAR CONDICIO”.



IMPEGNATI NELLA CATENA DI S.ANTONIO PER LA RIMONTA
Siamo allo  sprint finale della campagna elettorale. Nei prossimi giorni dovremmo impegnarci come centro di mobilitazione permanente per fare in modo che tu e tutti gli altri amici del nostro network possiate dare un forte e decisivo contributo per la vittoria. Come sai, vinceremo se riusciremo a riportare al voto coloro i quali ci hanno già votato. Per raggiungere questo obiettivo la tua azione è determinante, perché tu sei la persona più credibile per i tuoi amici. Prendi contatto con il sito oppure con Forza Silvio.

giovedì 1 novembre 2012

I DEPUTATI ELETTI IN EMILIA-ROMAGNA XVI LEGISLATURA (ATTUALE) RIMASTI NEL PDL. RICORDIAMOCI COME VOTERANNO PER I TAGLI ALLE SPESE DELLA CASTA E NON DIMENTICHIAMOLO QUANDO POTREMO FINALMENTE VOTARE.




I SENATORI ELETTI IN EMILIA-ROMAGNA XVI LEGISLATURA (ATTUALE) RIMASTI NEL PDL. RICORDIAMOCI COME VOTERANNO PER I TAGLI ALLE SPESE DELLA CASTA E NON DIMENTICHIAMOLO QUANDO POTREMO FINALMENTE VOTARE.




TRANQUILLI, SIAMO VIRTUOSI


…………MA INTANTO IL NOSTRO PRESIDENTE VASCO ERRANI SI ACCATTA IL PROVOLONE DI STRISCIA PER 15 MILIONI DI EURO ELARGITI IN DISCUTIBILI VITALIZI
Non è un buon momento per il super presidente Vasco Errani. Dopo la richiesta di rinvio a giudizio della Procura delle Repubblica di Bologna per il milione al fratello Giovanni, ecco il capitolo vitalizi. La Regione è sotto assedio con inchieste sugli sprechi che in casa Pd vorrebbero fare passare per bagatelle, ma non lo sono affatto. Il presidente non contento delle spese già erogate per tutti i vitalizi pagati ai consiglieri regionali ha deciso di nominare nella sua giunta solo assessori esterni. Nessuno di questi è stato mai eletto dai cittadini. Niente di male, anzi. Potrebbe trattarsi di validi professionisti, capaci nello specifico settore loro affidato. Lo speco sta nel fatto che la legge n.17, scritta e approvata nel 2000 da una giunta Errani, equipara questi assessori ad personam, a consiglieri eletti in tutto e per tutto, quindi anche soggetti al benefit nell’erogazione di un vitalizio che come dice la parola stessa, li seguirà fedelmente per tutta la vita. A nostro carico s'intende. Lo stesso vale anche per una figura sempre istituita da Errani, il sottosegretario alla presidenza della Regione, di cui evidentemente c'era un gran bisogno anche se questa carica esiste solo in tre regioni italiane tra cui l’Emilia Romagna. Dal 2000 il ruolo è occupato da Alfredo Bertelli.  E così dopo le tante inchieste sulla regione che Errani governa indisturbato da 3 mandati, (ultima quella sull'assistente del segretario nazionale Pd Bersani, Zoia Veronesi, pagata dalla Regione) si apre un altro capitolo della saga. Per questo motivo gli inviati di Striscia la Notizia, Fabio e Mingo, hanno consegnato nel fine settimana a Roma il “provolone” al presidentissimo Vasco. L’aver nominato nella sua giunta solo esterni e nessuno tra i consiglieri eletti porta un aggravio sul bilancio dell’ente Regione, calcolato dal tg satirico di Canale 5, in 13 milioni di euro. Errani è stato rincorso nella capitale in occasione della Conferenza dei presidenti di Regione ma ha subito risposto senza pensarci su che l’Emilia Romagna è una delle regioni più virtuose.  Fonte Imola Oggi

martedì 30 ottobre 2012

CACCIA LA CASTA: NON MOLLANO L’OSSO


LA COMMISSIONE PARLAMENTARE BICAMERALE HA DATO PARERE NEGATIVO AL DECRETO CHE TAGLIA LE SPESE DELLE REGIONI, I SEGGI, GLI STIPENDI E I VITALIZI. NON DIMENTICHIAMOLO QUANDO POTREMO FINALMENTE VOTARE. DOBBIAMO PUNIRE QUESTA GENTE SENZA RISPETTO
Non moriranno senza combattere ferocemente. Solo così può essere interpretato l'ennesimo tentativo disperato da parte della classe politica di difendere i propri indebiti privilegi. Nella giornata del 25 ottobre la Commissione parlamentare bicamerale agli affari regionali ha dato parere negativo al decreto legge che imponeva forti tagli alle spese delle regioni e un controllo preventivo della Corte dei conti sui loro atti. E' sorattutto su questo ultimo punto che la commissione ha stroncato il decreto, e proprio nello stesso giorno in cui la Corte dei conti aveva cominciato ad effettuare tali controlli. Il decreto, approvato all'inizio di ottobre, prevedeva anche tagli ai vitalizi, alle indennità e al numero di seggi, ed era stato varato dal Governo sotto l'onda dei recenti scandali di cui si sono resi protagonisti i peggiori elementi di giunte e consigli regionali. Questo mentre tutte le regioni hanno eretto una barricata per stroncare il disegno governativo di taglio delle province, pasticciato fin che si vuole, ma sempre meglio che niente.Questo mentre ancora in Parlamento stanno cercando di sottomettere i giornalisti con la minaccia di risarcimenti colossali o morte professionale, con la scusa di eliminare il carcere per la diffamazione a mezzo stampa; ovvia ritorsione per aver portato alla luce le loro malefatte.
E' una rivolta. I politici locali si sono associati a quelli nazionali contro la popolazione per difendere se stessi. Se Monti ha a cuore anche solo in minima parte il nostro Paese, deve blindare il decreto chiedendo la fiducia. Quegli altri potrebbero anche decidere di buttarlo giù piuttosto che mollare su questo punto. Così potrebbero tornare al voto con l'attuale legge elettorale a liste bloccate.
A noi non resta che tenere bene a mente tutte queste porcherie, e punire questa gente nel momento in cui si voterà. Sempre che qualcuno non inventi qualcosa per impedircelo. Fonte Politica e Società


sabato 27 ottobre 2012

PAGATI DA DIRIGENTI MA SENZA LAURA. EMILIA, IL VIZIETTO DEL PARTITO.


INDAGATO ANCHE L’EX PARLAMENTARE (on.le e Sen.)  SINDACO DI IMOLA PCI SOLAROLI
BOLOGNA – Dall'indagine per truffa nella quale è coinvolta l'assistente storica del segretario nazionale del Pd Pierluigi Bersani emerge una continuità interessante. L'accusa sostiene che Zoia Veronesi, il nome dell'assistente, continuava a essere pagata dalla Regione Emilia Romagna anche se lavorare per Bersani. E così i Pm hanno aperto un fascicolo dopo un esposto del deputato di Fli Enzo Raisi e del consigliere comunale Pdl Michele Facci. Ma emerge che il suo ruolo di dirigente istituito ad hoc nel 2008 dalla Regione non poteva essere tale per legge perché la segretaria non ha una laurea, titolo obbligatorio almeno dal 2001 per i “dirigenti professional”. Come fa la segretaria di Bersani a diventare dirigente nel 2008 se non ha la laurea? Nell'inchiesta è indagato per abuso d'uffico anche l'ex Capo di Gabinetto di Errani Bruno Solaroli ex on.le PD e sindaco di Imola.. Lo stesso particolare è emerso in un'inchiesta giornalistica condotta da Affaritaliani sul Capo di Gabinetto del sindaco di Bologna Virginio Merola, Marco Lombardelli. Anche lui in possesso addirittura solo della terza media svolgeva l'incarico al Comune di Bologna con un contratto di categoria D ma senza possedere la laurea, in questi casi obbligatoria. Entrambi, sia Zoia Veronesi che Marco Lombardelli sono dei funzionari e dipendenti del Pd. Dopo l'inchiesta giornalistica Lombardelli si è dimesso. E dopo diversi esposti la Corte dei Conti sta indagando per valutare l'eventuale danno erariale. Nel caso dell'assistente di Bersani il contratto è stato siglato dal Capo di Gabinetto di Errani Bruno Solaroli. La giunta Errani avrà pensato che non fosse un fatto importante visto che neanche il presidente in persona Vasco Errani è in possesso della laurea. Lui stesso dalla seconda metà del 1993 al 1995 svolse il ruolo di dirigente presso la Presidenza della Giunta regionale dell'Emilia-Romagna (prima di diventare presidente della Regione). Ma allora non era per il nostro codice un reato. Resta solo l'abitudine anche se sono cambiate le leggi? Difficile da capite. Dopo l'inchiesta sulla segretaria di Bersani il ruolo del presidente Errani potrebbe diventare ancora più vacillante. Il prossimo 7 novembre i giudici dovranno decidere se accogliere la richiesta della Procura di Bologna di rinviarlo a giudizio per falso. L'inchiesta a suo carico è dovuta a un finanziamento anomalo di 1 milione di euro della regione al fratello Giovanni. Il presidente Vasco Errani si è dichiarato innocente.

giovedì 25 ottobre 2012

PDL: ZOCCOLO DURO PER LA RISALITA.



Chi governerà l'Italia dopo le politiche del 2013? Lasciate perdere i sondaggi: con oltre il 50 per cento di indecisi, potenziali astenuti e disillusi a vario titolo, ogni previsione risulta falsata. A cominciare da quelle che danno il Pd davanti al Pdl. O meglio: una sinistra che in versione rosso intenso, con i democratici alleati di vendoliani e paleo-socialisti, che supererebbe il centrodestra da una parte, i centristi dall'altra.  Ecco il primo elemento che rende fasulli i sondaggi. Non abbiamo un centrosinistra contro un centrodestra, ma la sinistra contro tutti. Rinnegata l'alleanza strategica con l'Udc, il Pd di Bersani si accorda con gli ex di Rifondazione. Unico caso nel mondo di sedicenti progressisti che non puntano a conquistare il ceto medio centrista. E quindi: a questo punto che farà Pier Ferdinando Casini, dopo anni di indipendenza da Prodi prima, da Berlusconi dopo, ma di sostegno convinto al governo Monti? Consegnerà le chiavi di casa ad una sinistra più estrema di quella fallita con l'Unione prodiana?
Secondo dato. Oltre la metà degli elettori sono da conquistare. Togliendo la quota fisiologica di astenuti, si tratta di circa il 30 per cento del corpo elettorale. Per opinione unanime dei sondaggisti, la sinistra ha praticamente già raschiato il fondo del barile, aiutata anche dalla visibilità mediatica delle primarie e dello scontro Bersani-Renzi. Ma, come ha detto il sindaco di Firenze, "con Bersani questa sinistra non va oltre il 25 per cento". Il resto, dobbiamo convincerlo a tornare con noi e scegliere la nostra proposta. E si tratta di ciò che faremo.  Il nostro zoccolo duro attuale, che ha resistito a cali di polarità, al malcontento verso il governo Monti, alla crisi economica ed agli scandali locali, può dunque raddoppiare.
  

martedì 23 ottobre 2012

BIANCOFIORE SPACCA TUTTO: PARTITO MORTO, BASTA POLITICA “ALLA GASPARRI”




Michaela Biancofiore, deputata del Popolo della Libertà. Alfano? ‘Il partito gli si e' sgretolato tra le mani e ora che ha capito come e quanto Berlusconi si senta distante e distinto dal Pdl, tenta dei colpi di coda’.  Non ha peli sulla lingua Michaela Biancofiore, deputata del Popolo della Libertà, e le cose che pensa le dice in maniera chiara. Un po’ come Daniela Santanchè, la “rottamatrice” del PdL. E come l’ex sottosegretario del governo Berlusconi, Biancofiore è convinta che il partito fondato da Berlusconi ormai sia morto, “fi-ni-to”, e che si debba ricominciare tutto dall’inizio. E per farlo non basta certo un cambio di nome, spiega intervistata dal Corriere della Sera: servono facce nuove e bisogna smetterla con un modo di fare politica “alla Gasparri”. Lei è orgogliosa di essere fra le “amazzoni azzurre” e spiega che non si tratta di una “stupida iniziativa di quattro donnette nostalgiche di Forza Italia che non si rassegnano al disastro in cui e precipitato il partito, come vorrebbero far credere in giro certi maschietti della nostra nomenclatura”. Gli uomini che la raccontano in questo modo, sono proprio quelli “che hanno deplorato le parole di Daniela Santanche, la quale ha suggerito a tutti e tutte di dimettersi, considerando conclusa l'esperienza del Pdl. Si tratta di una decina di deputati che non accettano la realtà e lavorano per difendere le proprie posizioni di potere”. Solo dieci? Sì, perché tutti gli altri, 250, in realtà “pensano che Daniela abbia ragione”. Dunque? La verità è che gli ex An hanno rovinato il partito: il loro modo di fare è completamente diverso a quello degli ex forzisti. Biancofiore lo spiega così: il partito “ha pagato e paga l'arrivo degli ex An che hanno portato un modo di fare politica a noi forzisti sconosciuto. Per noi la politica e sempre stata fondata sul merito e non sulla clientela”. Gli ex An, da Gasparri a La Russa fino ad arrivare a Meloni e Gasparri – sì, Biancofiore nell’intervista li cita tutti per nome – “per qualche settimana hanno pensato seriamente di rimettere insieme i cocci di Alleanza nazionale, magari riabbracciando pure il vecchio camerata Storace. Poi però hanno fatto fare qualche sondaggino…”. Risultato? “Una nuova An starebbe, si' e no, intorno al 5%”. Marcia indietro, dunque, con questi numeri difficile fare bene. Angelino Alfano? “Il partito gli si e' sgretolato tra le mani e ora che ha capito come e quanto Berlusconi si senta distante e distinto dal Pdl, tenta dei colpi di coda”. Ma una cosa deve essere chiara a tutti: piaccia o no, senza il Cavaliere “non si va da nessuna parte”.

venerdì 19 ottobre 2012

MENTRE SI TASSANO LE PENSIONI DI INVALIDITA’, SI SPENDONO 5 MILIONI PER IL PARCHEGGIO DEI DEPUTATI…


Linea dura del governo: nessuna retromarcia sulle detrazioni, pugno duro sui tagli e sulle tasse, saranno sforbiciati anche gli assegni di invalidità e degli eroi di guerra. Nel frattempo la Camera che fa? Mette a bilancio 5 milioni di euro (esattamente 5.656.00) per il parcheggio degli onorevoli. Proprio così: per dare nuovi posti auto ai circa 300 deputati che raggiungono Montecitorio in auto o in moto non si bada a spese. Lorsignori devono avere tutte le comodità quando vanno in aula per votare leggi lacrime e sangue, e chiedere sacrifici ai cittadini.

giovedì 18 ottobre 2012

FORNERO SCROCCONA? PAGA SOLO 450 EURO PER UNA RESIDENZA MILITARE DI LUSSO


«Non abito ai Parioli a scrocco, pago la regolare tariffa per alloggiare nella foresteria dei Carabinieri». Questa la sdegnata risposta della Fornero a chi ha scoperto dove vive. Il Ministro alloggia infatti nel Casale Renzi, nel quartiere Parioli di Roma, una struttura residenziale dell’ Arma riservata al soggiorno dei militari che per esigenze di salute devono curarsi nella capitale. La tariffa è di 15 euro al giorno, quindi al mese per l’ affitto della sua residenza il ministro paga circa 450 euro. Residenza modesta? Mica tanto. Una residenza storica dell’Arma dei carabinieri situata proprio di fronte al Comando Generale della Benemerita, in viale Romania. Solo all’apparenza modesto, Casale Renzi (questo il suo nome) ha interni extralusso ed è immerso in un curatissimo parco nel cuore dei Parioli, con la ricettività di appena 11 camere con 17 posti letto per i pochi privilegiati che vi hanno accesso. Insomma occupa uno spazio che dovrebbe andare ai militari malati, pagando un prezzo minimo. Vi sembra giusto? I sacrifici li facciamo solo e sempre noi..

C’E’ LA FIDUCIA DEL SENATO AL DDL ANTI CORRUZIONE


IL BELLO CHE TUTTI DICHIARANO CHE NON SERVE A NULLA A COMINCIARE DAL PROCURATORE GRASSO!
Con 228 voti a favore, 33 contrari e 2 astenuti, il Senato ha dato la fiducia al Governo sul ddl anti corruzione. La legge era stata definita in giornata dal premier, Mario Monti, "uno strumento fondamentale per creare attrattività del Paese e crescita". "Finalmente la legge anti corruzione. Non se ne poteva più delle perdite di tempo", ha così commentato attraverso il suo profilo twitter il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini. Dissenso invece da parte del senatore del Pdl, Carlo Giovanardi, che annunciando il suo voto contro il ddl, ha detto che "Non accetto che il Parlamento venga umiliato da voti di fiducia, quando, anche tornando alla Camera il testo, c'era tutta la possibilità di modifiche in aula”. Favorevole invece il commento del presidente dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro, secondo cui “Questa legge, tutta, anche nella parte cosi' trascurata dal dibattito pubblico, quella che riguarda la prevenzione della corruzione nella Pubblica Amministrazione e il sistema di incompatibilità e  incandidabilita', segna ci pare, e finalmente, uno scarto. E’ necessario approvare la legge anticorruzione per dare un segnale, ma poi non risolve i problemi. La corruzione è un accordo tra due persone, un corrotto e un corruttore. Finché non riusciremo a spezzare questo accordo non troveremo le prove della corruzione.”Il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso boccia così la legge anticorruzione in discussione in Parlamento. Per essere davvero efficace ci sarebbe bisogno di più strumenti. “Non ci sono per chi collabora attenuanti, nessun premio o immunità – ha spiegato Grasso – c’è un aumento di pena ma favorisce il mantenimento dell’accordo. Io se rischio 5 anni di carcere non denuncio. Se ne rischio 8 ancora di più non denuncio. Poi c’è la concussione per induzione: se uno induce uno a farsi dare del denaro e poi viene punito anche chi quel denaro è stato costretto a darlo, la vittima viene in pratica punita insieme al concusso per induzione, è chiaro – ha concluso il procuratore nazionale antimafia – che la vittima non parlerà mai.” Questa mattina il ministro della Giustizia Paola Severino ha posto in aula al Senato la questione di fiducia sul maxi emendamento interamente sostitutivo del ddl anticorruzione. “Per quanto attiene alla corruzione consideriamo soddisfacente questo provvedimento", ha affermato il ministro. Il Guardasigilli ha affrontato anche le critiche relative alla mancanza di riferimenti al falso in bilancio, all'autoriciclaggio, ai tempi di prescrizione, al voto di scambio dichiarando: "C'è una diversità strutturale, sono reati diversi dalla corruzione”, rilevando inoltre che "la prescrizione è un istituto di carattere generale che deve riguardare tutti i reati". Quanto alla riforma dei reati societari, il ministro si è così espressa: "Ci deve essere, ma non può stare in questo provvedimento. Avremmo fatto una scelta scientificamente non corretta". L'aula del Senato voterà sul ddl anticorruzione due volte: la prima sarà il voto di fiducia sul maxi emendamento, con dichiarazioni di voto a partire dalle 17, e la seconda sulla "clausola di invarianza" che era stata già approvata in modo conforme da Camera e Senato e che proceduralmente non poteva essere "coperta" da un nuovo voto di fiducia a palazzo Madama. © - FOGLIO QUOTIDIANO


venerdì 7 settembre 2012

SILVIO IN CAMPO, LO VOGLIAMO TUTTI


C’è speranza e fiducia da parte del partito e degli elettori tradizionali del centrodestra affinché Berlusconi annunci al più presto la sua decisione di candidarsi alla guida del nostro Paese. Man mano che il tempo passa questa attesa cresce e diventa via via più chiaro il significato della decisione di volersi candidare alla guida di uno schieramento alternativo a quello della sinistra. I sondaggi non riflettono questa attesa e questa speranza che lievitano all’interno del partito e nel Paese, ma la sola possibilità che Berlusconi sciolga gli ultimi dubbi non fa che galvanizzare il popolo del centrodestra. Quando Berlusconi scioglierà le ultime riserve e annuncerà ufficialmente la sua nuova discesa in campo, si vedrà come i sondaggi rifletteranno positivamente questa novità. Che ci sia bisogno di Berlusconi per suscitare le energie degli elettori di centrodestra, per ridare speranza e fiducia al Paese non vi è alcun dubbio. Angelino Alfano lo ha detto in maniera chiara e facendo appello ad un argomento decisivo quando ha ricordato che la candidatura di Berlusconi è necessaria per dare un senso a quanto è avvenuto in Italia con la formazione di un governo tecnico. Berlusconi ha compiuto un gesto di grande responsabilità decidendo di fare un passo indietro, senza che il Parlamento avesse votato la sfiducia al governo votato dagli italiani, e contribuendo alla nascita di un governo Monti fortemente voluto dal Presidente della Repubblica. Ma i risultati deludenti dell’attività svolta dal governo tecnico richiedono che Berlusconi si presenti nuovamente di fronte agli elettori per un bisogno di chiarimento politico.
Per non parlare del fatto che Berlusconi rimane il candidato più forte e popolare del centrodestra, il candidato con maggiore autorevolezza a livello internazionale. Ciò che avviene a sinistra dimostra infine l’assoluta necessità di scongiurare la presa del potere da parte di una coalizione che già oggi dimostra di essere divisa e litigiosa, ma niente affatto pronta a governare, soprattutto in una situazione difficile come questa. Ancora una volta l’unico vero collante della sinistra è la brama di potere e uno spasmodico desiderio di spartire fra la cerchia dei vecchi notabili tutti i possibili incarichi istituzionali e di governo. La lezione del 1994 dimostra che i giochi non sono ancora fatti e che l’ultima parola spetta al popolo sovrano.

giovedì 6 settembre 2012

HERA SOCCOMBE NELLA CAUSA CONTRO PANORAMA BRUNETTA, RIDOLFI, PAMPARANA E STRAQUADARIO DI FRONTE AL TRIBUNALE DI MILANO

“VOLEVANO CONDANNARCI AL SILENZIO CON I SOLDI DEGLI UTENTI, SONO STATI CONDANNATI MA FARANNO FINTA DI NULLA
Rodolfo Ridolfi* Nel mio  libro le “Coop Rosse il più grande conflitto di interessi dell’Italia del dopoguerra” a cura di Vittorio Feltri e Renato Brunetta con i contributi di Davide Giacalone e Tino Oldani, del 2007,  nel capitolo VI Hera Spa: il nuovo modello del capitalismo in rosso  affermo fra l’altro: “ Numerosi politici, studiosi e giornalisti, da anni denunciano come il sistema delle partecipazioni locali rappresenti un vero e proprio freno alle autentiche liberalizzazione dei servizi, configurando di fatto un monopolio ed un blocco alla libera concorrenza. Questo fenomeno è diffuso a tal punto da provocare un forte dissenso che si esprime da tempo con numerose iniziative di cittadini e associazioni dei consumatori, con interpellanze e interrogazioni nel Parlamento, nella Regione Emilia-Romagna, nei Comuni e nelle Province dove opera Hera Spa”. Molti episodi accaduti dopo la pubblicazione del libro hanno continuato a confermare e rafforzare quanto già ampiamente dimostrato” Dai 22 milioni di euro di multa dovuti da Hera spa al fisco, a causa dell’ingiunzione dell’Ue per le agevolazioni concesse nel triennio 1996/99, risultato dell’assoluta incapacità dei sindaci dei Comuni soci, che hanno accettato passivamente il ruolo di essere telecomandati per inseguire il business su servizi essenziali”. “ Già dieci anni orsono,  quando la Consob nel 2002 lanciava i suoi segnali di avvertimento, era chiaro che sarebbe finita esattamente come sta finendo:  con un danno di proporzioni gigantesche per le tasche dei cittadini, costretti a pagare per l’insipienza dei loro primi cittadini e la spregiudicatezza di consulenti e dirigenti di Hera, per di più profumatamente pagati”. Ho sempre sostenuto che una certa sinistra ha per lungo tempo giocato in borsa con i soldi dei cittadini e che gli intrecci giunte rosse, coop rosse, multiutility rosse sono sotto gli occhi di tutti ma pochi hanno avuto il coraggio di denunciare questa distorsione del nostro sistema economico ed istituzionale.  Insieme a Renato Brunetta, Andrea

mercoledì 5 settembre 2012

E IO PAGO: LA SCUOLA DI PACE. RINNOVATO IL CONSIGLIO. CHIEDIAMO PIUTTOSTO LA SOPRESSIONE IN TEMPI DI SPENDING REVIEW.


Il Consigliere regionale Gianguido Bazzoni è stato scelto con votazione dall’Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna, assieme al collega Pagani del PD, come componente del Consiglio di indirizzo della Scuola di Pace di Montesole La Fondazione Scuola di Pace di Monte Sole, nata nel 2002, ha sede legale, direzione e struttura operativa nel Parco Storico di Monte Sole, istituito con legge della Regione Emilia Romagna nel 1989, ed ha lo scopo di promuovere iniziative di formazione ed educazione alla pace, alla trasformazione nonviolenta dei conflitti, al rispetto dei diritti umani, per la convivenza pacifica tra popoli e culture diverse, per una società senza xenofobia, razzismo ed ogni altra violenza verso la persona umana ed il suo ambiente, ha un consiglio di 17 rappresentanti! Quanto è costata dal 1989  ad oggi?
Legge Regionale n. 7 del 2011. Art. 1 - Contributo al Comitato promotore e partecipazione alla Fondazione. 1. La Regione Emilia-Romagna è autorizzata a partecipare all'istituzione della Fondazione "Scuola di Pace di Monte Sole" . Il Presidente della Regione compirà tutti gli atti necessari al fine di perfezionare tale partecipazione. 2. Al fine di promuovere l'adesione di altri soci fondatori, nonché la sperimentazione delle attività oggetto dell'istituenda Fondazione, la Regione Emilia-Romagna è autorizzata a concedere un contributo straordinario, dell'ammontare di L.100.000.000 (pari a euro 51.645,69) per l'esercizio 2001 e Lire 100.000.000 (pari a euro 51.645,69) per l'esercizio 2002, al "Comitato promotore della Fondazione Scuola di Pace di Monte Sole" costituito con la scrittura privata il 12 dicembre 1997.
Art. 5- Conferimenti. 1. La Regione concorre alla formazione del fondo di dotazione della Fondazione con un conferimento di Lire 400.000.000 (pari a euro 206.582,76).

SILVIO MAESTRO DELLE CAMPAGNE ELETTORALI


Con la fine delle vacanze prende inizio la fase che ci porterà dritti alle elezioni del 2013. Sarà un periodo breve ma intenso in cui si assumeranno decisioni essenziali per il futuro del nostro Paese. E il dopo Monti si prospetta incerto e pieno di incognite. Pesa su tutto la crisi economica che resta grave perché aggravata da un’Europa indecisa e in ritardo rispetto alle decisioni da prendere. In questo quadro, si attende l’annuncio formale della candidatura del Presidente Berlusconi, decisiva per riaggregare il campo disperso dei moderati alternativi alla sinistra. La sinistra data fino adesso per vincente comincia a manifestare crepe e divisioni che già ne mettono in discussione la credibilità e la capacità di governare l’Italia in un momento così difficile. E siamo appena all’inizio di una campagna elettorale destinata a molti colpi di scena. Tutto il PdL auspica che Berlusconi si candidi a governare l’Italia perché, come ha ricordato Paolo Bonaiuti: "Se c'è uno che sa fare le campagne elettorali quello si chiama Berlusconi". Questi vantaggi rendono possibile una rimonta come quella di cui fu protagonista Berlusconi in occasione della campagna elettorale del 2006, quando invertì tutti i pronostici della vigilia e lo scetticismo remissivo di tutti gli altri leader del centrodestra, in prima fila Fini e Casini. I dati politici di fondo sono sempre gli stessi: la non credibilità e preparazione della sinistra come forza di governo, la necessità di riforme coraggiose in senso liberale per affrontare la crisi economica, l’esistenza costante di una maggioranza di elettori silenziosi che non desiderano essere governati da questa sinistra, un leader come Berlusconi che, libero da lacci e lacciuoli, sa ciò di cui l’Italia avrebbe bisogno per uscire dalla crisi. Siccome il buonsenso degli italiani non è sparito, c’è da credere che la scelta finale è ancora da scrivere.


lunedì 3 settembre 2012

PROVINCIA UNICA, ERRANI: NON AVVITARSI NELLA DISCUSSIONE SUL CAPOLUOGO.


EMERGE INTANTO LA MAPPA DEI CENTRI DI POTERE
Una "grande occasione": così il governatore dell'Emilia-Romagna ha definito il progetto di provincia unica romagnola nel corso di un summit del Pd che si è tenuto giovedì a Bologna. E' stata una riunione fiume lunga diverse ore, con tutti i segretari provinciali del Partito Democratico e gli amministratori del territorio, non solo della Romagna ma anche della parte emiliana.Nella riunione sono emerse tutte le resistenze al progetto, in particolare da parte del territorio di Rimini. Tuttavia il sindaco di Rimini Andrea Gnassi. In una dichiarazione pubblica, dando ormai già per irreversibile il processo di unificazione dei territori romagnoli, ha puntato sul tema delle "compensazioni", vale a dire su come verranno suddivise sul territorio competenze e strutture statali di livello provinciale. Anche il presidente della Provincia di Ravenna Claudio Casadio ha parlato, puntando però sul tema che mette tutti d'accordo dello Stato, che impone cure dimagranti a livello locale senza snellire niente della propria burocrazia. CAPOLUOGO. E' stato lo stesso Errani ad invitare segretari e amministratori pubblici a non infilarsi nel vicolo cieco della discussione sul capoluogo della Romagna. Sarebbe rimasta ferma la linea, già annunciata dai segretari del Pd romagnoli, di un "capoluogo leggero", con le diverse funzioni distribuite sul territorio. Intanto, in un'intervista sul Resto del Carlino, il padre di 'Romagna Mia' (una sorta di celebre "inno nazionale" della Romagna), Raoul Casadei, 75 anni, rilancia Rimini capitale: "Capoluogo? Verrebbe da dire Ravenna, ma poi torno sempre al turismo. E allora dico Rimini, più dinamica, più produttiva, più proiettata al futuro". LE SPARTIZIONI. Sempre sul Resto del Carlino si ipotizzano le possibili spartizioni dei centri del potere pubblico: Ravenna capoluogo, Cesena sede dell'Ausl unica, a Rimini prefettura e questura e strutture per il turismo come l'aeroporto. Si tratta in ogni caso di indiscrezioni e di una materia che nelle prossime settimane sarà oggetto di una fitta negoziazione politica. I PICCOLI COMUNI. Contro il 'provincione' si muovono, intanto, alcuni piccoli Comuni del Forlivese, per lo meno per esprimere perplessità e per chiedere garanzie per le piccole comunità montane. Dopo il sindaco di Civitella Bergamaschi che ha sollevato dubbi in una lettera aperta, anche il sindaco di Premilcuore Luigi Capacci teme la marginalizzazione dei territori periferici, con sindaci impossibilitati a gestire i propri comuni e a partecipare contemporaneamente agli organi decisori delle nuove province.

PROVINCIA ROMAGNA: IL PD E IL CONCETTO “PROPRIETARIO” DELLE ISTITUZIONI


ANCHE IL PDL DI RAVENNA COMINCIA RENDERSI CONTO CHE NULLA CAMBIERA’?
Dunque si apprende che le vere decisioni sulla provincia unica (spartizione di poltrone, di sedi, di centri di potere) non sono state ratificate presso il tavolo formale convocato in regione bensì presso una sede di partito alla presenza di tutte le parti in causa che naturalmente hanno in tasca la stessa tessera. Quando il PDL parla di concezione proprietaria delle istituzioni da parte del PD di questo territorio si riferisce esattamente a questo tipo di atteggiamento. Nessuna consultazione con l’opposizione, buona solo per ottenere un eventuale appoggio a qualche ordine del giorno il più generico possibile in stanche sedute di consiglio comunale, nessun coinvolgimento dei cittadini la cui posizione pro autonomia della Romagna è sempre stata nota ma non faceva comodo al notabilato del partitone che tutto può e tutto governa, ma una bella riunione vecchio stampo in via della Lirica dove improvvisamente sono diventati tutti romagnolisti. Noi che romagnolisti lo siamo sempre stati e che alla luce di una normativa nazionale che avremmo voluto più incisiva riteniamo che sia questo il migliore sbocco per razionalizzare la macchina amministrativa alle condizioni date osserviamo questo spettacolo con enorme tristezza auspicando almeno che i lunghi coltelli della riunione del PD anzichè far diminuire i costi della macchina pubblica non finiscano per farli aumentare. In questo senso il PD di questa provincia storicamente ha già avuto modo di dare pessima prova di sé.  Alberto Ancarani Paolo Savelli.

sabato 1 settembre 2012

UN ALTRO RAPPORTO DEBITO/PIL E’ POSSIBILE


ATTRAVERSO UN PIANO CORAGGIOSO DI PRIVATIZZAZIONI E’ POSSIBLE RIDURRE IL RAPPORTO DEBITO PUBBLICO/PIL AL DI SOTTO DEL 100% NELL’ARCO DI UNA LEGISLATURA. LO DIMOSTRA UN DOCUMENTO DI FERMARE IL DECLINO, DA OGGI E’ DISPONIBILE
L'analisi, sviluppata da Sandro Brusco (professore di economia alla Stony Brook University di New York e fondatore di Fermare il declino) propone tempistica e strumenti tali da garantire un gettito dell'ordine di 35 miliardi di euro all'anno per cinque anni. Correggendo le previsioni del Fondo monetario internazionale per tener conto del minor debito e della conseguente riduzione dei tassi, si osserva come sia realisticamente possibile raggiungere l'obiettivo. Inoltre l'analisi non tiene conto dell'effetto pro-crescita della riduzione del debito, e poggia su assunzioni conservative riguardo il valore di collocamento degli asset pubblici da dismettere, quindi va interpretata come una sottostima dei benefici che si potrebbero ottenere. La riduzione del debito e della spesa per interessi è funzionale al taglio della spesa pubblica, a sua volta precondizione necessaria per la riduzione delle imposte.
***Per fermare il declino italiano, occorre almeno portare il debito pubblico al di sotto del 100% del prodotto interno lordo (Pil), tagliare la spesa pubblica di 6 punti percentuali in proporzione al Pil, e abbassare la pressione fiscale di 5 punti. Questi obiettivi sono raggiungibili realisticamente nell'arco di una legislatura. In particolare, tagliando debito e spesa nelle misura indicate, la riduzione delle imposte è sostenibile senza compromettere l'equilibrio di finanza pubblica. La riduzione del debito dovrebbe anche tradursi in una riduzione dei tassi di interesse sul debito stesso, rafforzando così il raggiungimento dell'obiettivo di tagliare la spesa. In due articoli pubblicati sul blog noisefroamerika.org (‘Un altro rapporto debito/PIL è possibile’, (1) e (2))  si mostra che questi obiettivi sono realisticamente raggiungibili prendendo a riferimento, per esempio, le previsioni del Fondo monetario internazionale sulle principali variabili macroeconomiche. Nella simulazione non si tiene conto dell'effetto pro-crescita della riduzione del debito, quindi l'analisi rappresenta molto probabilmente