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mercoledì 26 settembre 2012

PROVINCIA UNICA ROMAGNA: CONFINDUSTRIA CRITICA GLI ENTI LOCALI


SECONDO GUIDO OTTOLENGHI IL DIBATTITO E’ STERILE: SI DISCUTE DI CME SPARTIRSI SERVII E STRUTTURE E NON DEI BENEFICI!
 “Anziché calcolare i benefici della provincia unica di Romagna si dibatte su quale comune sia più titolato a ospitarne il capoluogo e su come spartirsi i servizi e le strutture": il presidente di Confindustria Ravenna Guido Ottolenghi critica la piega che sta prendendo il dibattito sul riordino della Regione. Lo fa in apertura del dibattito sulla spesa pubblica a Russi in cui i sindaci di Ravenna, Lugo e Faenza sono intervistati da Sergio Rizzo, giornalista del Corriere della Sera. “Anche se avremmo preferito che il riordino istituzionale riguardasse tutte le province - dice Ottolenghi - e includesse l’attesa riduzione del numero dei parlamentari, o delle cospicue spese in capo a Stato e Regioni, guardiamo con favore a questo passo e crediamo che vada sostenuto con convinzione. Auspichiamo che possa essere il primo segnale di un generale contesto di riforme: anche le associazioni, che si sono moltiplicate nel tempo e nella loro articolazione territoriale, potranno trarre spunto dai ragionamenti di questo pomeriggio per cercare opportunità di accorpamento ed efficienza all’interno del più vasto territorio di Romagna".“Le amministrazioni pubbliche - si chiede infine il presidente - stanno facendo tutto il possibile per contenere i propri costi? Le loro partecipazioni societarie sono tutte connaturate all’interesse pubblico, o riguardano attività che potrebbero essere condotte forse più economicamente da soggetti privati?".

lunedì 3 settembre 2012

PROVINCIA UNICA, ERRANI: NON AVVITARSI NELLA DISCUSSIONE SUL CAPOLUOGO.


EMERGE INTANTO LA MAPPA DEI CENTRI DI POTERE
Una "grande occasione": così il governatore dell'Emilia-Romagna ha definito il progetto di provincia unica romagnola nel corso di un summit del Pd che si è tenuto giovedì a Bologna. E' stata una riunione fiume lunga diverse ore, con tutti i segretari provinciali del Partito Democratico e gli amministratori del territorio, non solo della Romagna ma anche della parte emiliana.Nella riunione sono emerse tutte le resistenze al progetto, in particolare da parte del territorio di Rimini. Tuttavia il sindaco di Rimini Andrea Gnassi. In una dichiarazione pubblica, dando ormai già per irreversibile il processo di unificazione dei territori romagnoli, ha puntato sul tema delle "compensazioni", vale a dire su come verranno suddivise sul territorio competenze e strutture statali di livello provinciale. Anche il presidente della Provincia di Ravenna Claudio Casadio ha parlato, puntando però sul tema che mette tutti d'accordo dello Stato, che impone cure dimagranti a livello locale senza snellire niente della propria burocrazia. CAPOLUOGO. E' stato lo stesso Errani ad invitare segretari e amministratori pubblici a non infilarsi nel vicolo cieco della discussione sul capoluogo della Romagna. Sarebbe rimasta ferma la linea, già annunciata dai segretari del Pd romagnoli, di un "capoluogo leggero", con le diverse funzioni distribuite sul territorio. Intanto, in un'intervista sul Resto del Carlino, il padre di 'Romagna Mia' (una sorta di celebre "inno nazionale" della Romagna), Raoul Casadei, 75 anni, rilancia Rimini capitale: "Capoluogo? Verrebbe da dire Ravenna, ma poi torno sempre al turismo. E allora dico Rimini, più dinamica, più produttiva, più proiettata al futuro". LE SPARTIZIONI. Sempre sul Resto del Carlino si ipotizzano le possibili spartizioni dei centri del potere pubblico: Ravenna capoluogo, Cesena sede dell'Ausl unica, a Rimini prefettura e questura e strutture per il turismo come l'aeroporto. Si tratta in ogni caso di indiscrezioni e di una materia che nelle prossime settimane sarà oggetto di una fitta negoziazione politica. I PICCOLI COMUNI. Contro il 'provincione' si muovono, intanto, alcuni piccoli Comuni del Forlivese, per lo meno per esprimere perplessità e per chiedere garanzie per le piccole comunità montane. Dopo il sindaco di Civitella Bergamaschi che ha sollevato dubbi in una lettera aperta, anche il sindaco di Premilcuore Luigi Capacci teme la marginalizzazione dei territori periferici, con sindaci impossibilitati a gestire i propri comuni e a partecipare contemporaneamente agli organi decisori delle nuove province.

PROVINCIA ROMAGNA: IL PD E IL CONCETTO “PROPRIETARIO” DELLE ISTITUZIONI


ANCHE IL PDL DI RAVENNA COMINCIA RENDERSI CONTO CHE NULLA CAMBIERA’?
Dunque si apprende che le vere decisioni sulla provincia unica (spartizione di poltrone, di sedi, di centri di potere) non sono state ratificate presso il tavolo formale convocato in regione bensì presso una sede di partito alla presenza di tutte le parti in causa che naturalmente hanno in tasca la stessa tessera. Quando il PDL parla di concezione proprietaria delle istituzioni da parte del PD di questo territorio si riferisce esattamente a questo tipo di atteggiamento. Nessuna consultazione con l’opposizione, buona solo per ottenere un eventuale appoggio a qualche ordine del giorno il più generico possibile in stanche sedute di consiglio comunale, nessun coinvolgimento dei cittadini la cui posizione pro autonomia della Romagna è sempre stata nota ma non faceva comodo al notabilato del partitone che tutto può e tutto governa, ma una bella riunione vecchio stampo in via della Lirica dove improvvisamente sono diventati tutti romagnolisti. Noi che romagnolisti lo siamo sempre stati e che alla luce di una normativa nazionale che avremmo voluto più incisiva riteniamo che sia questo il migliore sbocco per razionalizzare la macchina amministrativa alle condizioni date osserviamo questo spettacolo con enorme tristezza auspicando almeno che i lunghi coltelli della riunione del PD anzichè far diminuire i costi della macchina pubblica non finiscano per farli aumentare. In questo senso il PD di questa provincia storicamente ha già avuto modo di dare pessima prova di sé.  Alberto Ancarani Paolo Savelli.

mercoledì 29 agosto 2012

L’ACCORPAMENTO DELLE PROVINCE E’ INUTILE. ALLA FINE PURTROPPO NON SI RISPARMIERA’ NULLA.



Leggendo la cronaca di questi giorni sia in Romagna, in Emilia in Toscana e in tutta Italia è i natto la lotta per restare capoluogo". "No, con Ravenna ma da soli”, “Con Livorno e Pisa per essere nella provincia più forte!". "Con Pisa mai, piuttosto l'annessione all'Emilia!". "Province più grandi per competere con Cina ed India!". Il teatrino di proposte in merito al riassetto delle province (alcune che in questi giorni sta animando la scena politica italiana, è un'ulteriore dimostrazione di quanto questo intervento si sia rivelato l'ennesima occasione che il governo, "tecnico", è riuscito a perdere per dimostrare di voler effettivamente fare qualcosa per i cittadini. Si fa un gran parlare di come procedere agli accorpamenti, ma nessuno spiega nel dettaglio o anche solo accenna a come questa operazione (per il momento solo mediatica) consentirà una riduzione della spesa pubblica. Come saranno riorganizzati gli uffici che resteranno? Quale sarà la nuova struttura politica e amministrativa deputata al governo del territorio? Che ne sarà dei dipendenti provinciali in esubero? Sono convinto che il semplice accorpamento, e non l'abolizione, di enti inutili come le province non porterà ad un risparmio consistente della spesa pubblica, ma ridurrà certamente al minimo la perdita di quelle poltrone così tanto care ai partiti.  Personalmente continuo a credere che le Province siano inutili, toglierne la meta per poi accorparle, alle altre lasciarle pochi compiti è una presa in giro. Vanno tolte e basta ma purtroppo vedrete che succederà come con le Comunità Montane tolte dal governo Berlusconi, ma rimaste nella, con stessi costi perché la maggior parte delle Regioni le ha trasformate in Unione dei Comuni, non c’è stato alcun risparmio! Nulla. Succederà purtroppo anche con le Provincie che oltre a mantenere alcuni compiti non lasceranno le altre competenze. Chi vivrà, vedrà. Vincenzo Galassini

martedì 21 agosto 2012

lunedì 20 agosto 2012

PROVINCE POCA VOGLIA DI CAMBIARE, SPERIAMO BENE PURTROPPO NON SCOMPARIRANNO: RICORDIAMOCI DEL GATTOPARDO “SE VOGLIANMO CHE TUTTO RIMANGA COME E’, BISOGNA CHE TUTTO CAMBI”


RAVENNA. La Provincia unica della Romagna per il sindaco di Ravenna Fabrizio Matteucci è la «taglia minima» a cui si deve puntare. Meglio ancora sarebbe pensare ancora più in grande e includere nella “Grande Romagna” anche Imola e Ferrara.«Questa volta pare proprio che ci siamo, sulla riduzione del numero tramite accorpamento delle Province - è la premessa del primo cittadino -. A mio giudizio la Provincia Romagna, che unisce le attuali Province di Ravenna, Forli-Cesena e Rimini, è la taglia minima a cui dobbiamo puntare».Taglia minima vuol dire - esplicita poi il proprio pensiero - «seguire con attenzione il dibattito su questo tema nella provincia di Ferrara e ancor più nel territorio imolese».Matteucci passa poi a indicare «i due traguardi concreti che dobbiamo perseguire per “dare un senso a questa storia”: il primo è che dall’accorpamento delle Province devono nascere semplificazione burocratica, velocità delle decisioni e della loro attuazione, riduzione dei costi e qualificazione dei servizi pubblici; il secondo è un progetto per la crescita dell’economia romagnola che unisca i nostri territori nelle sfide difficilissime che abbiamo di fronte».Passando poi al nodo - indigesto per molti - della designazione del capoluogo, che l’articolo 17 della Legge indicherebbe in Ravenna, Matteucci pone una questione che, assicura, «non è pro-domo-mea»: «La parallela riorganizzazione degli organi decentrati dello Stato non potrà incidere sul tema del presidio territoriale in materia di sicurezza. Credo che il livello attualmente garantito da questure e Comandi provinciali delle diverse forze dell’ordine vada assolutamente assicurato».Quanto invece all’altro tema caldo della futura riorganizzazione del sistema sanitario, Matteucci ribadisce la propria convinzione «che la nascita della nuova Provincia debba spingerci ad accelerare la nascita dell’Ausl unica della Romagna».


giovedì 2 agosto 2012

PROVINCE DA TOGLIERE: CAMBIERA’ POCO O NIENTE, IL DECRETO APPROVATO DAL SENATO LASCIA TUTTE LE COMPETENZE ESISTENTI!


"L'iter avviato ieri con l'approvazione del provvedimento di riordino delle Province sancisce di fatto i criteri che dovremo seguire in Romagna per decidere sia la dimensione territoriale per l'accorpamento sia la gestione delle competenze che avrà la nuova Provincia.  Sono diversi i Comuni che si sono già espressi favorevolmente all'accorpamento delle attuali tre Province romagnole e sarebbe molto negativo se lasciassimo trascorrere i prossimi giorni senza dar subito vita a incontri tra amministratori delle Province e dei Comuni capoluogo A differenza di quanto si pensava originariamente, le competenze che resteranno in capo alle nuove Province sono quasi tutte quelle gestite dalle realtà attualmente esistenti: dall'ambiente alle strade, dall'edilizia scolastica relativa gli istituti superiori, ai trasporti. La Provincia Romagnola che tutti auspichiamo non sarà quindi un ente di rappresentanza ma in una veste più snella ricoprirà un ruolo di coordinamento effettivo ed essenziale. Non conterà più sugli assessori ma se il consiglio, che rimarrà, vorrà effettivamente governare le materie delegategli, occorre chiarire fin da oggi le modalità del riordino. 

sabato 28 luglio 2012

IL CONSIGLIO PROVINCIALE APPROVA UN ORDINE DEL GIORNO PER LA PROVINCIA ROMAGNA


GALASSINI NON HA PARTECIPATO AL VOTO ED E’ USCITO DALL’AULA

Il consiglio provinciale ha approvato a maggioranza un ordine del giorno per l’accorpamento della Provincia di Ravenna in ambito romagnolo presentato dai capigruppo Tiziana Bandoli (Pd), Massimo Mazzolani (Pdl) e dal consigliere Paolo Pirazzini (Pd). Contraria la Lega Nord. Astenuti i gruppi Fds e Sel. Non ha votato il presidente del consiglio provinciale Gabriele Rossi (Idv), e Vincenzo Galassini (Pdl) è uscito dall’aula. Il presidente della Provincia Claudio Casadio ha aperto la seduta: «È opportuno e istituzionalmente corretto che il consiglio si pronunci sull’ipotesi di riordino territoriale delle Province. Questa è la posta in gioco adesso. I tempi sono davvero stretti. Siamo dunque chiamati a compiere una scelta storica alla quale non possiamo e non dobbiamo sottrarci. Tutto il resto – quante e quali funzioni, governo di primo o secondo grado, potrà essere discusso poi e potrà cambiare in corso d’opera – ma il riordino territoriale su cui dobbiamo pronunciarci oggi disegnerà il profilo dei nostri territori per i prossimi decenni. La massa critica delle nostre politiche ha come riferimento l’area vasta romagnola; i Sindaci e tutte le forze economiche e sociali che abbiamo consultato nei giorni scorsi hanno espresso consenso unanime all’ipotesi di accorpamento delle province romagnole. Un passaggio, questo, che non è ostativo rispetto all’idea di una regione Romagna. Abbiamo registrato una grande coesione che non è un dato scontato e che ci deve indurre a non subire il cambiamento ma a governarlo. La revisione degli ambiti provinciali si farà comunque, giusto o sbagliato che la si giudichi, dobbiamo esserne protagonisti, trasformando un vincolo in un’opportunità di cambiamento positivo».

BAZZONI: AVREMO PREFERITO LA REGIONE ROMAGNA MA ORA AVANTI CON LA PROVINCIA UNICA


"Il documento approvato ieri con i voti di Pd, Pdl, Udc a sostegno della Provincia unica della Romagna - dichiara il consigliere regionale Pdl, Gianguido Bazzoni - costituisce un importante passo in avanti verso quel riordino istituzionale che da tempo il Popolo della Libertà chiede con forza e a tutti i livelli. Basti pensare alle continue sollecitazioni dell'on. Giancarlo Mazzuca fino alle prese di posizione in Regione, in Provincia, nei Comuni".  "Ripetiamo da tempo - prosegue Bazzoni -  che per motivi storici, culturali, economici si doveva optare con decisione per la Regione Romagna- Il Pd, in particolare, ha perso tempo prezioso in inutili difese di poltrone, senza mai affrontare in concreto il tema della Regione Romagna. 
Ora la Provincia unica va considerata un importante passo in avanti verso il contenimento della spesa pubblica, il riordino delle competenze, speriamo verso quello snellimento burocratico da più parti invocato.  Vi sono temi, come la sanità, il turismo, le infrastrutture, l'università, lo sport dove è necessaria una regia unica per uscire dal pantano nel quale Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini si trovano da decenni. Succubi dell'Emilia, senza la minima attenzione verso un territorio che ha grande potenzialità.
Il mio auspicio è che ora si proceda con celerità e rispetto delle disposizioni del governo in materia di accorpamento delle Province. Lo chiedono i conti in rosso dello Stato, ma lo chiedono soprattutto i cittadini, costretti a grandi sacrifici dalla difficile situazione economica.  A loro dobbiamo scelte coraggiose. La Regione Romagna sarebbe stata - come detto - l'opzione numero uno. Ma come si dice in romagnolo piotost che gnint l'è méi piotost. Piuttosto che niente è meglio piuttosto."


giovedì 26 luglio 2012

CE LA FAREMO AD ELIMINARE LE PROVINCE: PROVINCIA UNICA, NON POTRA’CHIAMARSI ROMAGNA


“LA PROVINCIA UNICA NON POTRA’ CHE CHIAMARSI ROMAGNA PER RAGIONI STORICHE CULTURALI ED ANCHE PER DARE UN PRIMO RICONOSCIMENTO A COLORO CHE PER DECENNI SOSTENGONO LA PECULIARITA’ DELLA ROMAGNA” DICE LOMBARDI CONSIGLIERE REGIONALE PDL.
"Non sono voluto intervenire sino ad ora sul tema, in primo luogo perché fino a ieri la normativa sulla abolizione o accorpamento delle province era in piena evoluzione ed in secondo luogo perché una parte importante del percorso istituzionale previsto, passerà anche dalla Commissione Regionale che presiedo, e quindi non volevo in alcun modo strumentalizzare questo ruolo". Inizia così l'intervento di Marco Lombardi, consigliere regionale del PdL, sul tema della Provincia Unica che tanto sta facendo discutere in questi giorni tutta la Romagna."Oggi però la vicenda è andata talmente avanti che ritengo opportuno in ogni caso contribuire in qualche modo al dibattito. Innanzi tutto noi addetti ai lavori, e mi riferisco alla politica ma anche alle associazioni di categoria, ai sindacati ed in genere agli "opinion leader" della società civile, non dovremmo alimentare aspettative esagerate nell'opinione pubblica perché alla resa dei conti verranno smentite dai fatti ed oggi non ci possiamo permettere di continuare ad illudere la gente. Una riforma istituzionale della nostra Repubblica era indispensabile, ogni risparmio nel funzionamento dello Stato è utile e tagliare qualche costo della politica è quanto mai opportuno, però la gente deve sapere che domani mattina l'abolizione o l'accorpamento delle province procurerà in Italia un risparmio di circa 50 milioni di euro e non di miliardi di euro come spesso si sente dire e la Provincia unica comporterà semplicemente un risparmio per Consiglieri,Assessori e Presidenti, di circa 900.000 euro" continua Lombardi. "Fatta questa premessa, veniamo all'accorpamento delle tre province romagnole. Intanto va detto che l'accorpamento non è obbligatorio, perché potremmo anche portare la necessità dei tagli alle estreme conseguenze e pensare che nel caso nostro le province potrebbero essere semplicemente abolite senza necessità di alcun accorpamento. Se viceversa si accede all'ipotesi di accorpamento, che comunque costerà più della completa abolizione, questo a mio avviso avrà un senso solo a determinate condizioni. La Provincia unica non potrà che chiamarsi Romagna per ragioni storiche culturali ed anche per dare un primo riconoscimento a coloro che da decenni sostengono la peculiarità della Romagna".

martedì 24 luglio 2012

CE LA FAREMO AD ELIMINARE LE PROVINCE: ROMAGNA PROVINCIA UNICA, DIFFICOLTA’


                     La sede della Provincia di Forlì-Cesena in via Bovio (Ravaglia)

di Andrea Alessandrini. Cesena, 22 luglio 2012 - NELLA PROVINCIA Unica di Romagna — nuovo scenario (pressoché) certo dopo la delibera approvata dal consiglio dei Ministri giovedì scorso con i nuovi parametri demografici e di estensione territoriale (ma i territori dovranno integrarsi in un processo che non si prospetta semplice) — si uniranno d quelle di Forlì-Cesena, Rimini e Ravenna. Una svolta istituzionale di portata storica. La popolazione residente in Provncia di Forlì-Cesena al 31 agosto 2011 era di 396966 residenti, superiore alla soglia di 350mila, ma l’estensione territoriale (2376,8 km quadrati) è inferiore, pertanto non sussitono entrambi i parametri indispensabili per mantenere l’attuale Provincia. Detto questo, quali saranno i tempi della nascita della provincia unica di Romagna? E ancora: che fine faranno i 488 dipendenti della Provincia di Forlì-Cesena, 70 dei quali trovano posto nella nuova sede di viale Bovio inaugurata a marzo e acquistata già nel 2007 dalla Provincia? I tempi al momento non sono stimabili. Con le nuove soglie di 2500 km quadrati e 350mila residenti anche Ferrara e Modena, oltre Bologna e Parma, sono in grado di conservare la attuale provincia. Le altre dovranno accorparsi. Il Cal, coordinamento delle autonomie locali avrà tempo 40 giorni per presentare una proposta di accorpamento al Governo dopodiché dovrà essere acquisito il parere della Regione. A questo punto l’esecutivo avrà 20 giorni per varare la proposta definitiva e sottoporla al dibattito parlamentare.  Sull’eventuale sede della nuova Provincia unica di Romagna, è fin

lunedì 23 luglio 2012

LA PROVINCIA DI ROMAGNA PER OTTENERE LA REGIONE


IL PARERE DI ANCARANI E SAVELLI

L’ottima intuizione del consigliere regionale Bazzoni che per primo dal centro-destra ha preso posizione raccogliendo la proposta del sindaco di Forlì Balzani, inizialmente tutt’altro che sostenuta proprio dal suo partito, il PD, affinchè i territori delle province romagnole facciano sistema a seguito della loro abolizione, confermata proprio ieri dal Premier Monti dopo il Consiglio dei Ministri, è la dimostrazione della capacità amministrativa e della lungimiranza del Popolo della Libertà della provincia di Ravenna.
Infatti per chi, come noi, ha sempre sostenuto la necessità e l’obiettivo di raggiungere l’autonomia romagnola attraverso il distacco dall’Emilia si tratta di un successo non indifferente in quanto per la prima volta vi è l’attestazione di una riconoscibilità dell’identità romagnola che fin qui la maggioranza di sinistra che governa la nostra regione ha sempre negato. Gli esempi si sprecano: dal diniego per citare la “Romagna” nello statuto regionale come territorio che dà vita alla regione assieme a quello emiliano fino al rifiuto di chiamare la nostra riviera “Riviera romagnola” bensì “riviera adriatica dell’Emilia-Romagna”, per mero puntiglio. Con l’istituzione della provincia romagnola unica constatiamo invece finalmente un primo risultato ottenuto che noi riteniamo non ostativo bensì propedeutico al nostro traguardo di sempre che è e rimane l’istituzione della Regione Romagna. La nostra è una posizione di

venerdì 29 giugno 2012

SONDAGGIO IL 71% DEI ROMAGNOLI VUOLE LA PROVINCIA UNICA. INTERVENTO DI BAZZONI


BAZZONI: LA PROVINCIA ROMAGNA SI PUO’ FARE SUBITO
Il Consigliere regionale Bazzoni esprime grande soddisfazione per il riaccendersi del dibattito su un'unica entità amministrativa romagnola:-"La questione Romagna ha subito un'improvvisa accelerazione in concomitanza con le annunciate riforme istituzionali del Governo. Il fatto che si stia studiando una consistente riduzione delle Province ed anche delle Prefetture non fa altro che rendere oltremodo attuale l'idea del Sindaco di Forlì di unificare le Province romagnole, che è stata ripresa e trasformata in un progetto di legge dall'On. Mazzuca del mio partito. Da quando sono stato eletto Consigliere regionale mi sono battuto, con progetti di legge, risoluzioni ed interrogazioni, per dare una superiore dignità politico-amministrativa alla Romagna, che risente troppo negativamente del baricentro spostato sull'asse Bologna-Modena-Reggio. Mi rendo conto che nell'attuale crisi economica, che diventa anche una crisi sociale ed istituzionale, sarà impossibile arrivare al riconoscimento della Regione Romagna; per questo motivo, anche se può rappresentare una "diminutio", mi sento di appoggiare con tutte le mie forze la Provincia unica come mezzo per dare più forza alla nostra terra. In Romagna già da tempo si sta ragionando di "area vasta" per quanto riguarda temi come la sanità o la mobilità, avendo capito che è necessario abbandonare logiche campanilistiche e di bottega; il nostro territorio gode di un'omogeneità di interessi che vengono ben rappresentati ed esaltati da una possibile unificazione amministrativa. Alcuni Sindaci, Consiglieri e forze politiche si sono già pronunciati a favore di questo progetto; vorrei rivolgere un appello a tutte le istituzioni ed a tutti i partiti della Romagna affinché si esprimano in senso favorevole, garantendo il proprio impegno per arrivare ad una decisione entro il prossimo autunno. Sarebbe finalmente un bell'esempio di politica utile e fatta nell'interesse dei cittadini."