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venerdì 1 marzo 2013

REVOCARE LA CITTADINANZA ONORARIA A ROBERTO SAVIANO



Premesso che:Roberto Saviano con delibera n. 123318 del 21.12.2009 di questo consiglio comunale è stato dichiarato cittadino onorario di Ravenna; Rilevato che: Il Sig. Saviano non si è mai degnato di presentarsi a Ravenna a ritirare tale cittadinanza dimostrando per fatti concludenti la sua indegnità a riceverla; Visto che: Nelle more del mancato ritiro egli se ne è dimostrato sempre meno meritevole, essendosi spinto, tra le altre cose, a valutazioni e a prese di posizione politiche che non possono in nessun modo meritargli il plauso di tutti i cittadini rappresentati in consiglio comunale, ma anzi molti di essi sono stati offesi indirettamente da Saviano con i suoi giudizi nei confronti sempre della stessa parte politica Tenuto conto che: l’ultimo episodio di offesa nei confronti di una parte degli elettori ravennati risale al giorno 25 Febbraio 2013 allorquando poco dopo l’apertura delle urne delle elezioni politiche il suddetto si è lasciato andare alla seguente dichiarazione nei confronti del più volte presidente del Consiglio Sen. Silvio Berlusconi “Per ora prevale la certezza: Berlusconi è stato sconfitto. E voglio godermela per un po'.” Considerato che: La dichiarazione evidenzia un disprezzo nei confronti di chi ha governato il paese ed è tuttora appoggiato da quasi un terzo dell’elettorato italiano e da buona parte di quello ravennate; Interroga la S.V. per sapere:Se non intenda proporre una delibera che revochi la cittadinanza onoraria a Roberto Saviano. Se, in caso contrario, non ritenga offensivo nei confronti dei cittadini ravennati che hanno legittimamente votato per la coalizione di Silvio Berlusconi, conferire la cittadinanza onoraria al suddetto personaggio.    Alberto Ancarani


martedì 22 maggio 2012

IL FATTO SMASCHERA SAVIANO. “ HA COPIATO IL SUO MONOLOGO”


scritto da daw - L’intera pagina 5 del Fatto Quotidiano di oggi è dedicata a Roberto Saviano. Un’articolo di Giampiero Rossi dimostra che l’autore di Gomorra ha copiato, dallo stesso Rossi, il monologo sull’amianto andato in onda nella recente trasmissione-evento su La7. Rossi è autore di diversi libri sul tema, come “La lana della salamandra” e “Amianto. Processo alle fabbriche della morte”, e effettivamente le citazioni che il Fatto pubblica sembrano incastrare Saviano. Scrive Rossi: “Mi ha gratificato il fatto che tu abbia scelto di attingere a piene mani dal mio lavoro. Quello che ho trovato assai meno piacevole, però, è una certa mancanza di riconoscimento per chi quel lavoro lo ha realizzato . Perché non riconoscere a chi ha investito tanto almeno la paternità di quel suo lavoro?”. Ecco alcuni dei passaggi incriminati. Nella prima grafica le parole  usate da Saviano in televisione, nella seconda quelle “originali” di Rossi.



martedì 15 maggio 2012

QUALCUNO DEVE PUR DIRLO, ORA BASTA CON SAVIANO.



Saviano al posto di Bocca. Uno che non ha mai detto nulla di interessante, che non ha un’idea in croce, che scrive male e banale, che parla come una macchinetta sputasentenze, che brancola nel buio di un generico civismo, che è stato assemblato come una zuppa di pesce retorico a partire da un romanzo di successo, si prende la rubrica di un tipo tosto che di cose da dire ne aveva fin troppe. Saviano a La7 per tre giorni con l’auricolare di Serra e la bonomia un po’ spenta di Fazio, un rimasuglio di tv dell’indignazione, una celebrazione di quella cazzata che è l’evento, il tutto destinato a sicuro successo di critica e di pubblico: il nulla intorno alle parole, ridotte barbaramente al nulla dell’ideologia, e tutt’intorno un uso cinico della condiscendenza verso il piccolo talento dell’ordinario. Saviano a New York, come un brand scassato alla ricerca della mafia già scoperta da Puzo, Coppola e Scorsese, una specie di Lapo in cerca di marketing sulle orme di Zuccotti Park, tranne che Lapo fa il suo mestieraccio. Saviano in ogni appello, dalla lotta al traffico di cocaina ai diritti dei gay a chissà cos’altro ancora. Saviano sul giornale stylish del mio amico Christian Rocca, perfino. Ma che palle. L’ho ascoltato al Palasharp, un anno e mezzo fa, via web. Un disastro incolore. Uno fuori posto perfino in un luogo in cui si faceva mercimonio delle idee peggiori della società italiana. Non riusciva ad aderire, malgrado la buona volontà, nemmeno alla semplificazione moralista della politica nella sua forma estrema di faziosità e di odio teologico-politico. Saviano non sa fare niente e va su tutto, è di un grigiore penoso, e i madonnari che lo portano in processione dalla mattina alla sera gli hanno fatto un danno umano, civile,