domenica 16 dicembre 2012

MONTI-BERLUSCONI, LA PARTITA E ANCORA TUTTA DA GIOCARE


IL CONSIGLIO E’: NON SCOMETTETE OGGI SUL RISULTATO. PERCHE’ DA QUI A GENNAIO SE NE VEDRANNO ANCORA DELLE BELLE

Quando il cielo viene squarciato dai fulmini, non sempre arriva la pioggia. Così come in politica, quando ci sono levate di scudi, polemiche e qualche braccio di ferro, non sempre si arriva a sfasciare partiti, movimenti, maggioranze o anche governi. Discutere, anche animatamente, fa parte della normale dialettica politica. In realtà chiunque litiga, anche le coppie più solide, ma non è detto che si arrivi al divorzio. È forse quello che sta accadendo in queste settimane, e in particolare negli ultimi giorni, nel centrodestra italiano. Sarebbe sciocco negare che il ritorno in campo di Berlusconi (alzi la mano chi l’aveva dato ai giardinetti) non ha creato malumori interni alla coalizione, se non addirittura all’area. Ma in un Paese realmente democratico, sarebbe delittuoso negare a chi ha suonato e portato la croce da solo con gli elettori per vent’anni, di poter correre per l’ultima volta dopo aver subito l’onta di una cacciata a furor di popolo nonolstante il più largo successo elettorale della storia repubblicana. Oltretutto, a volere il passo indietro del Cavaliere sono uomini politici che hanno saputo raccogliere affermazioni importanti in questi venti anni di impegno politico, ma che senza di lui difficilmente avrebbero sfondato il muro del 5% dei consensi. A livello nazionale, così come a livello locale. Premesso questo, il loro grido d’allarme non va comunque sottovalutato. Perché il dissenso di cui si fanno portatori sarà stato forse raccolto nel contatto diretto con il territorio, con i cittadini. O forse sarà stato raccolto nel contatto con quel pezzo di società civile e imprenditoriale che compone da sempre lo zoccolo duro dell’elettorato moderato. Da qualunque angolatura si guarda lo scenario, tutti gli appelli non devono finire nel nulla. È ovvio, però, che alla fine servirà una sintesi.

venerdì 14 dicembre 2012

IL REGALO DI NATALE DEI COMUNI DELLA PROVINCIA DI RAVENNA: AUMENTO DELLA TARIFFA RIFIUTI!




BAZZONI: “LA REGIONE DEVE SOPPRIMERE L’ERVET COME ENTE INUTILE E DANNOSO; SI DESTININO 22 MILIONI DI EURO AL RILANCIO DELLA PICCOLA IMPRESA”



Il Consigliere del PdL Bazzoni ha votato contro la convenzione proposta dalla giunta Errani per il piano triennale ed il preventivo annuale dell’ERVET, oggi in Commissione Attività Economiche, ed ha chiesto la sua chiusura immediata. Ha dichiarato Bazzoni:” siamo in un periodo in cui si attacca la politica per il costo eccessivo e gli sprechi, arrivando a mettere in discussione anche ciò che serve per esplicare la democrazia ed il mandato popolare, non vedo come si possa continuare a buttare 22 milioni di euro in 3 anni nell’ERVET, che tutti conoscono come un’idea fallita ed un ente che serve solamente a sprecare denaro pubblico  per alimentare clientele. L’ERVET è un istituto che sfugge ad un controllo democratico, il cui personale non dà garanzie di essere reclutato con criteri trasparenti, qualificati e certificati, che spende soldi pubblici per attività fumose e massimamente inutili e, quando utili, che potrebbero benissimo essere svolte dagli uffici degli assessorati.” Bazzoni continua affermando che ha chiesto di avere in visione gli elenchi del personale diretto ed indiretto, con il relativo costo annuo e specifica: “ho chiesto questi dati anche per il presidente e gli amministratori (di nomina del socio unico, la Regione) anche perché mi sfugge il loro ruolo e funzione, avendo già gli assessori. Inoltre, rappresentando l’ERVET una zona d’ombra nell’attività regionale, mi ricorda molto l’IPL (istituto per il lavoro), che venne creato per dare uno stipendio a qualcuno e, dichiarato da tutti inutile, venne chiuso solamente dopo 10 anni. Spero che finalmente si prenda atto anche per l’ERVET della sua inutilità, come ne hanno preso atto da sempre le imprese produttive dell’Emilia-Romagna, che, non solo non fanno parte della compagine sociale, ma non se ne servono minimamente.”

giovedì 13 dicembre 2012

“LA PIU’ BELLA DEL MONDO” ?: DOPO 65 ANNI LA ADEGUEREI, MA CON QUESTA SINISTRA E’ IMPOSSIBILE. OGNI TENTATIVO PER GOVERNARE BENE E’ STATO IMPOSSIBILE.




“LA PIU’ BELLA DEL MONDO” ?

MA IN CHE PAESE DI PAGLIACCI CI TROVIAMO A VIVERE? COSA C’ENTRANO LA MUSICA, LA BELLEZZA, L’AMORE CON UNA CARTE E LE SUE LEGGI
C’è un cantante, un mammut dell’era geologica dei Rokes, poi affrancatosi dal branco col nome di Shel Shapiro, che ora canta la nostra Costituzione e recita i primi undici articoli della medesima con la sua inflessione inglese benché da secoli stia in Italia. C’è il Comico di Stato Roberto Benigni che dedicherà un recital televisivo a quant’è bella la Costituzione. Ma cos’è questa pedagogia ruffiana, leggermente puttanesca, sulla Costituzione e cosa c’entrano la musica, la bellezza, l’amore con una Carta e le sue leggi? Abbiamo in Italia il privilegio antico di vivere la bellezza allo stato sfuso nella realtà, nelle bellezze naturali, artistiche e culturali e ci mettiamo a cantare e decantare come innamorati feticisti la bellezza leggiadra della Costituzione nata appena nel 1947. Ma le costituzioni sono da rispettare e da osservare; non sono da amare, cantare e pomiciare. L’amor patrio scaturisce dalla vita, la storia, la cultura, il paesaggio, il retaggio e il linguaggio nostrano,  dalle persone e dalle tradizioni, non certo dagli articoli di un Dettame legislativo. A quando un cd sul Codice penale, parole di Mogol e Travaglio? O una dichiarazione d’amore degli U2 agli F24,una ballata rap della Corte dei Coti sulle leggi di stabilità, un concerto rock delle Authority dedicato alla Norma, ma non quella di Bellini, o una canzone dei Tutor, gruppo on the road, sul Codice della strada? In un Paese serio li de­nuncerebbero per atti di libidine sulla Costituzione. Marcello Veneziani

mercoledì 12 dicembre 2012

BRUNETTA A TOBIAS PILLER: “LE MIE TESI SULLA CRISI SPOSATE ANCHE DA FINANCIAL TIMES, DAI PREMI NOBEL KRUGMAN E STIGLITZ, DA DE GRAUWE, BERNANKE E DRAGHI”



Invito Tobias Piller, che sul Frankfurter Allgemeine si esercita a confutare le tesi da me sostenute sull’origine della crisi finanziaria dell’eurozona, frutto di analisi che conduco ormai da un anno, a leggere l’editoriale del vice-direttore del Financial Times, Wolfgang Münchau, che sostiene le mie stesse argomentazioni. Così come suffragano la mia tesi le analisi della Banca d’Italia, le riflessioni dei premi Nobel Paul Krugman e Joseph Stiglitz, gli studi del professor Paul de Grauwe e le decisioni prese da banchieri centrali del calibro di Ben Bernanke e Mario Draghi. Può, quindi, dal suo prossimo articolo, prendersela anche con loro. Con la stima di sempre. Renato Brunetta

BOCCIATO L’ ORDINE DEL GIORNO: “LA PROVINCIA DI RAVENNA CHIEDA AI COMUNI MEMBRI DELL’ASSEMBLEA DI HERA SPA UNA MODIFICA DELLO STATUTO CHE VIETI ALL’AZIENDA OGNI FORMA PUBBLICITARIA FINE A SE’ STESSA”.



Il consiglio della Provincia di Ravenna ha bocciato un ordine del giorno che chiedeva ai Comuni tramite la Provincia di Ravenna di vietare ad Hera di fare pubblicità della propria attività, che lavora in “Monopolio” unica azienda che fornisce i servizi, che  ogni anno spende 7,927 milioni di euro, ricavato dai canoni che noi tutti paghiamo, per la promozione della’attività. Una cifra enorme, aumentata di 689.000 euro ,rispetto all’anno precedente. La presenza dei Comuni nell’Assemblea dei soci di Hera SpA dovrebbe avere il senso di vigilare su una gestione che possa coniugare l’aspetto economico con quello etico e contenendo quei costi “non prettamente legati alla produzione” affinché i cittadini ricevano un servizio efficiente ad una tariffa calmierante. Interessante sarebbe  conoscere a chi erogsata tale pubblicità. L’ordine del giorno presentato dalla Lega Nord ha ottenuto il loro voto e quello di Galassini (PDL), mentre  Farolfi Marta vice capo gruppo PDL si è astenuta,   voto contrario del PD, Italia dei Valori, Federazione della Sinistra e SEL.

martedì 11 dicembre 2012

CON MONTI IL DEBITO PUBBLICO +82,7 MILIARDI E +4,4%


LA NOTA DEL COORDINATORE DEI DIPARTIMENTI PDL BRUNETTA
Il coordinatore dei dipartimenti del Pdl Renato Brunetta ha diffuso questa mattina due dossier (che si possono leggere e scaricare dal sito www.freenewsonline.it), da cui emerge che: nell’anno del governo Monti il debito pubblico in Italia e’ aumentato di 82,7 miliardi in valore assoluto (dati Banca d’Italia) e del 4,4% rispetto al Pil (dati Eurostat), e che nei dodici mesi di governo Monti la media ponderata dei titoli di stato decennali e’ più alta dello 0,31% rispetto ai cinque mesi più "caldi" del governo Berlusconi (elaborazione su dati Ministero delle Finanze, Dipartimento del Tesoro).

IL SONDAGGIO: PDL AL 16,3%, PD AL 32,2%. BERLUSCONI PARTE CON 14,5% DI SVANTAGGIO, MA, CE LA FAREMO!



Nel sondaggio del lunedì del TgLa7 di Enrico Mentana c'è un dato più importante di tutti gli altri: Silvio Berlusconi, nella sua nuova avventura politica, parte con 14,5 punti percentuali di svantaggio. Il Partito Democratico infatti viene dato al 32,2% (rispetto al 34,6% della settimana precedente: un calo del 2,2%, molto significativo, e che dimostra come il cosiddetto "effetto primarie" abbia appena iniziato a sgonfiarsi). Sinistra e Libertà di Nichi Vendola viene data al 5,7% (in calo dello 0,3%), mentre il Partito Socialista Italiano all'1,4%: la coalizione di centrosinistra viene complessivamente accreditata del 39,3 per cento. A destra - Il ritorno in campo del Cavaliere, per gli azzurri, vale quasi più di un punto percentuale: in una settimana il Pdl è passato al 16,3% rispetto al 15,2% della settimana precedente. La Lega Nord, stabile, viene quotata al 6,4%, mentre La Destra al 2,1 per cento. Poiché si viaggia con poco margine d'errore verso un alleanza Pdl-Lega-Destra, il totale del centrodestra è al 24,8%, come detto un distacco di 14,5 punti rispetto alla coalizione di centrosinistra. Centristi - Al centro l'Udc di Casini resterebbe fuori dal Parlamento: è al 3,9%, in ascesa di 0,1 punti percentuali rispetto alla scorsa settimana. Il movimento di Luca Cordero di Montezemolo sale di mezzo punto percentuale al 2,6%, mentre Fli di Fini è stabile al 2,4 per cento. Complessivamente, le forze di centro arrivano all'11,3 per cento. Grillo sale - Tra i cosiddetti "non allineati" cresce al 17,1% il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, che recupera uno 0,8% dopo aver perso qualcosa nelle settimane precedenti. L'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro viene data all'1,6% (+0,1%), e la Federazione della sinistra al 2,2 per cento. Astensione e indecisi - Secondo partito resta quello dell'astensione: il 31% del campione del TgLa7, infatti, dichiara di non voler votare. Crescono anche gli indecisi che sono allo 0,6 per cento. Leader - Per quel che riguarda il capitolo del leader, torna a salire lievemente la fiducia in Mario Monti, quotata al 45 per cento. Ma il "presidente preferito" è Matteo Renzi, al 17%, seguito da Bersani al 15%, quindi Monti, al 14 per cento. Fuori dal podio Berlusconi, in crescita all'8 per cento. Inseguono, tutti al 6%, Alfano, Grillo e Vendola.

IL FRIGNANTE PROF. MONTI VA A PIAGNUCOLARE DA NAPOLITANO E SI DIMETTE (E POI L’IRRESPONSABILE SAREBBE BERLUSCONI?)



Come molti, troppi professori anche Monti non sfugge alla regola. Pontifica, ammonisce, fornisce ricette ma guai a criticarlo, guai a sfiduciarlo. Lui no. Lui va da Napolitano a frignare e dimettersi da perfetto irresponsabile a cui non è mai importato nulla di nessuno tranne che di se stesso. Facciamo un salto indietro di 12 mesi? Dodici mesi fa Mario Monti fu messo a capo dell’Italia con una gigantesca maggioranza impaurita. Aveva un parlamento che avrebbe votato qualsiasi cosa pur di mantenere la seggiola sotto al culo, dalla reintroduzione della pena di morte fino alla riedizione moderna dello Ius Prime Noctis . La ignobile finanziaria 2011, quella dell’Imu sulla prima casa, quella che ha costretto centinaia di migliaia di anziani ad aprirsi un conto corrente per la pensione, quella di 30 miliardi di euro fatti all’87% di tasse fu una precisa scelta di Monti, a quel tempo Mario Monti era sia presidente del consiglio che Ministro dell’Economia e delle Finanze, l’Europa ci aveva chiesto “solo” di migliorare i saldi di bilancio non di come farlo. Poteva, anzi doveva essere fatto un ribilanciamento dei sacrifici sulla spesa pubblica, non è stato fatto perchè la spesa pubblica è la ragione sociale di tutta la nostra classe politica in parlamento. Classe politica di cui Mario Monti è naturale espressione. I risultati di quella precisa scelta sono stati incontestabilmente devastanti sull’economia reale, tutti gli indicatori macroeconomici sono crollati al di sotto della media europea, si è salvata solo la bilancia commerciale grazie al crollo dei consumi interni. Poi ci sono i mitici tagli ai costi della politica e alle