venerdì 15 marzo 2013

LE “TRUPPE” DEL PD PRONTE AL VOTO, ECCO QUANTI SONO GLI UOMINI DI BERSANI, MA OCCHIO ALLA “FALANGE” RENZIANA.


 I democratici sono spaccati in tantissime correnti. Devono decidere in fretta cosa fare. I numeri sono importanti. Pier deve capire se ha i "soldati" per governare

In casa Pd si fanno i conti. per andare in parlamento bisogna farli. La spaccatura dentro i democratici è su due versanti. Il primo è quello del voto subito. Un ritorno alle urne catartico per cambiare nuovamente tutto. Poi c'è l'altro versante che invece cerca di resistere sulla strada di palazzo Chigi usando anche un tringolo con Napolitano per avere magari un governo tecnico. Normalmente tutti i deputati e tutti i senatori eletti nel Pd e nella coalizone dovrebbero sposare evotare compatti la linea di Bersani. Ma non è scontato che tutto vada così. Il gioco delle correnti è decisivo. Lo dice anche la carta d'intenti che hanno sottoscritto tutti i capi coalizone lo scorso ottobre: “Progressisti e democratici si impegnano a decidere a maggioranza qualificata tra i gruppi parlamentari in caso di dissenso su temi rilevanti”. Insomma non è detto che si debba per forza votare tutti compatti per il bel faccione di Pier. Così far di conto diventa decisivo.  Ecco le truppe - Alla Camera Bersani, secondo i calcoli de Il Foglio,  può contare su 91 deputati, Vendola su 37, Renzi su 34, i giovani Turchi di Fassina e Orfini su 33, Franceschini su 27, Letta su 17, Fioroni su 13, Veltroni su 8, Bindi su 7, il centro democratico su 6, i socialisti su 4, Civati su 3, Marino su 3, Puppato e Prodi su un solo deputato. Con questi numeri potrebbe esserci spazio per una spaccatura pesante. Soprattutto sul tema del voto immediato o sul tentativo di mettere su un governo che duri. A favore del voto, sommando bersaniani, vendoliani, giovani turchi, civatiani e mariniani, si arriva a 168 deputati. Un buon numero per tornare alle urne presto. Ma contro il voto anticipato ci sono i dinosauri del partito. D'Alema, Bindi, Letta e Franceschini. Loro possono contare su 75 deputati. A questo pacchetto mancano però i renziani che devono ancora decidere cosa fare. ma c'è da giurare che tra le loro fila un voto tra qualche mese con Renzi candidato premier potrebbe essere un'occasione ghiotta. Infine all'appello mancano pure 50 deputati che non possono essere classificati in nessuna delle due categorie. Bersani ha la calcolatrice in mano. Il riusltato però non cambia: ha fallito.

AZZURRI DEL ’94 CON SILVIO BERLUSCONI - COORDINAMENTO REGIONALE DELL’EMILIA ROMAGNA: INCONTRO MERCOLEDI 20 MARZO A REGGIO EMILIA



Cari amici,il coordinamento regionale di Azzurri del ’94 con Silvio Berlusconi è convocato per mercoledì 20 marzo 2013 alle ore 19,00 a Reggio Emilia presso l'Hotel Europa in via Olimpia n.2,
per il proseguimento dell’attività politica e organizzativa a sostegno delle idee e dei programmi di Silvio Berlusconi dopo il forte impegno elettorale che abbiamo profuso nei mesi di gennaio e di febbraio premiato dal corpo elettorale. Il ritorno in campo di Silvio Berlusconi ed il grande consenso che ha riportato sui valori e sui programmi di Forza Italia, la sconfitta di Monti, Bersani,  della sinistra mediatica e l’irrompere del grillismo hanno scatenato nuovamente il tentativo golpista di eliminare Berlusconi attraverso alcune procure e magistrati rossi. E’ tempo per il nostro Movimento, nato il 9 novembre 2012, di continuare a rispondere politicamente e così faremo discutendo tutte le iniziative da intraprendere a partire da una forte mobilitazione già in atto per la manifestazione del 23 a Piazza del Popolo a Roma. Con viva cordialità Rodolfo Ridolfi Coordinatore Regionale di Azzurri del ’94 con Silvio Berlusconi. Confermate la vostra presenza via Mail: berlusconianidel94@gmail. com su Facebook: Berlusconiani Classe Novantaquattro Berluscones oppure al cell.335396752


SONDAGGIO: IL MISTERO



MA SECONDO VOI PERCHE’ BERSANI NON HA FATTO GLI AUGURI AL PAPA
http://www.liberoquotidiano.it/sondaggi/1203744/Secondo-voi-perche-Bersani-non-ha-fatto-gli-auguri-al-Papa-.html

giovedì 14 marzo 2013

IL PARTITO DEI MAGISTRATI E LA POLTICA DEI RIBALTONI.



da Sergio Rizzitiello. Mauro Mellini, valente studioso dei problemi della giustizia italiana, ha sostanzialmente scritto un libro "Il Partito dei magistrati" per affermare la tesi che in Italia si è determinato un Partito dei magistrati non per una sorta di complotto ordito da un gruppo di magistrati comunisti, ma per un'evidente distorsione e conseguente estensione arbitraria della funzione requirente e giudicante. Tale patologica estensione è stata possibile perché il Legislatore, per carenza giuridica, non è stato, e non è, in grado di scrivere leggi precise che non lascino un enorme margine di discrezionalità in cui i magistrati inevitabilmente si sono infilati e tuttora si infilano.  Insomma, per Mauro Mellini, l'attuale patologia della giustizia italiana è nata non seguendo un disegno eversivo, non per un accordo scientifico per colpire un avversario politico, ma come "naturale" conseguenza di premesse sbagliate dovute, paradossalmente, proprio all'incuria, all'incompetenza, alla superficialità del potere politico, nello specifico, quello legislativo.  La tesi di Mellini ha indubbiamente il merito di spazzare via ogni tentazione di avvalorare idee complottistiche che di solito sono alimento di ideologie paranoiche che tendono sempre a confinare l'analisi dei fenomeni sociali a farneticanti affermazioni superficiali ma soprattutto aggressive.  Il problema sollevato da Mellini è indubbiamente vero: le leggi sono scritte male, sono imprecise, ambivalenti e lasciano un margine di eccessiva discrezionalità al magistrato nella loro interpretazione.  Spesso nelle cose umane si è visto come una cattiva premessa ha fatto fallire le intenzioni migliori e che se queste premesse non sono riformulate, aggiustate, cambiate, possono incidere in modo catastrofico sui comportamenti umani.  L'uomo è un animale facile alle tentazioni, specie se queste tentazioni sono legate al potere. E' qui che va spiegata la patologia della magistratura italiana: essa non ha saputo resistere al fascino del potere, infatti, una volta creatasi l'opportunità per impossessarsene l'ha subito colta al volo. Tale spiegazione ha però come importante corollario che il potere resti intatto,

BUONASERA, SONO FRANCESCO



ELETTO VESCOVO DI ROMA JORGE MARIO BERGOGLIO, GESUITA ARGENTINO. AUGURI
Arrivano le prime reazioni all’elezione al soglio pontificio di Jorge Mario Bergoglio, nuovo capo della Chiesa di Roma con il nome di Francesco I. Il leader del Pdl Silvio Berlusconi ha espresso al nuovo papa i più calorosi auguri in una nota prontamente diffusa a poche ore dall’annuncio dell’elezione. ”Nel giorno della elezione al supremo soglio Pontificio invio alla Santità Vostra il mio augurio più fervido. In questo momento così importante per la Cristianità e per tutto il mondo formulo a Vostra Santità l'auspicio di un Apostolato fecondo e provvido per l'umanità. La Santità Vostra rappresenterà per noi il primo riferimento spirituale come già lo rappresentarono i Pontefici suoi predecessori''.

BERLUSCONI RIDE PER I SONDAGGI: E’ PRIMO E PENSA AL GOVERNISSIMO.



Non sono giorni facili per Silvio Berlusconi, ricoverato al San Raffaele per l'ormai celebre uveite e braccato dai giudici milanesi, che vorrebbero il suo scalpo prima dell'avvio della nuova legislatura. Ma il Cavaliere ha comunque dei motivi per sorridere. Uno glielo hanno fornito gli onorevoli del Pdl che, contravvenendo alle sue direttive, dopo la marcia sul Tribunale di Milano, hanno visto il capo dello Stato, strappandogli il richiamo alle toghe e la raccomandazione che a tutte le forze e leader politici sia garantito il diritto di partecipare liberamente alle fondamentali trattative per la formazione del nuovo governo. Centrodestra oltre il 30% - Il secondo motivo di soddisfazione, Berlusconi lo ha trovato negli ultimi, freschissimi sondaggi, che darebbero il centrodestra (Pdl, Fratelli d'Italia e Lega Nord) prima forza al 30,4% davanti a Pd (29,2%) e Movimento 5 Stelle (28,8%). Un quadro che permette al Cav e ai suoi di guardare con fiducia anche allo scenario "estremo" di un ritorno alle urne, qualora dall'impasse post-voto del 25 febbraio non si dovesse proprio riuscire a venir fuori. Intanto, però, in via Dell'Umiltà si valuta ogni possibile scenario. Compreso un accordo, in extremis, col Pd. Partito nel quale sarebbero in tanti a non voler concedere ai grillini la presidenza della Camera facendo quindi saltare il banco di un inciucio 5 Stelle-Pd. La parola d'ordine, quindi, è calma: anche per capire che effetto faranno sul Pd e sul quadro politico complessivo le parole di Napolitano contro le toghe e a favore del Pdl. Che non torni di moda il "governissimo"? In ogni caso, il progetto del Cavaliere ora è più chiaro: dopo aver detto no a un presidente della Repubblica "di sinistra" il leader azzurro vuole il colpo grosso. Un presidente della Repubblica di centrodestra (che manca, per essere generosi, dai tempi di Francesco Cossiga) e che possa concedergli l'onore di nominarlo senatore a vita. Carica, oltre che prestigiosa, anche politicamente "blindata" e strategica.

mercoledì 13 marzo 2013

PM, “CACCIA ALL’UOMO SEMPRE PIU’SPIETATA”




Il Foglio (Giuliano Ferrara) - …Tutto ruota … intorno al partito dei magistrati e dei giudici e al suo spirito di iniziativa che inchioda a una grave diminutio democratica, da quasi vent'anni, la vita civile. Hanno distrutto il primo governo Berlusconi nel 1994, hanno impedito la riforma bicamerale e bipartisan della Costituzione definendola figlia del ricatto e di un losco inciucio con l'arcinemico nella seconda metà dei Novanta, hanno boicottato in ogni modo il governo di legislatura presieduto da Berlusconi, hanno messo in crisi Prodi arrestando la famiglia del ministro della Giustizia Mastella, hanno portato alla svolta, nella crisi finanziaria internazionale, del novembre 2011, esponendo questo paese al ludibrio europeo e mondiale e a un terzo ribaltone della maggioranza stabilita nelle urne. E alla fine hanno determinato la situazione attuale. Il 70 per cento dei voti va a Bersani e Berlusconi, in parti eguali, e a Monti, ma l'isolamento e la dannazione giudiziaria di chi rappresenta un terzo dell'elettorato, il centrodestra, gioca a favore del ricatto antipolitico più estremo e mette in ballo la governabilità del paese. Un capolavoro di faziosità ha prodotto un risultato di totale nullismo. Probabilmente c'era un modo di sottrarre Berlusconi, il suo schieramento politico e il paese a questo destino gramo. Ma è argomento di ricerca giornalistica sul recente passato e tra poco sarà argomento di storia. Resta lo spettacolo avvilente della caccia all'uomo sempre più spietata a mano a mano che crescono le spinte demagogiche e diminuisce la forza dei poteri arbitrali.
La Stampa (La Jena) – Soluzione. Grillo premier, Bersani vice.
Il Giornale (Francesco Cramer) - Non c'è solo l'assalto delle procure tra le doglianze del Pdl. Il partito ce l'ha anche con il Pd, orientato a escludere Berlusconi dalla delicata fase di ricerca di una maggioranza parlamentare per formare un nuovo governo. La linea del Cavaliere è chiara: «Si mettano in testa che o trattano con noi o diremo che l'unica alternativa è il voto». E ancora, ragiona coi suoi, «anche nel 2006 offrii a Prodi di collaborare visto che il risultato fu di pareggio. Speriamo che questa volta Bersani non faccia come il Professore». In pratica Alfano e i capigruppo anticiperanno al Quirinale la loro intenzione di lavorare a un esecutivo di larghe intese o di scopo a patto che il Pd abbandoni la linea dell'ostracismo nei confronti del Cavaliere. Ma se le intenzioni di largo del Nazareno resteranno queste, avanzerà lo spettro di un muro contro muro. Ossia: il possibile avvertimento di una richiesta di ritorno alle urne. Uno scenario che nessuno, men che meno il presidente della Repubblica, auspica.


FONDI ANTICRISI



martedì 12 marzo 2013

VOGLIONO ELIMINARE BERLUSCONI, NON CI RIUSCIRANNO.


Alcuni magistrati vogliono riscrivere per via giudiziaria 20 anni di storia italiana. Si illude chi pensa di salvarsi da solo da questa ignominia. Volevano eliminarci, non ce l’hanno fatta con le elezioni e ora vogliono eliminare il nostro leader per via giudiziaria. A gennaio tutti pronosticavano fine politica del presidente Berlusconi. Ora l’accelerazione giudiziaria vuole portare a termine la cosa. Non dobbiamo smobilitare la macchina della campagna elettorale. Saremo sempre in campo, a partire dal 23 marzo a Roma. Perché attaccare Berlusconi significa attaccare la vita politica di ciascuno di noi, colpire al cuore la nostra storia. Intendono fare la richiesta di condanna a Berlusconi nel pieno delle trattative istituzionali. Tutti i cittadini devono temere per lo stato della giustizia in Italia. Abbiamo superato il confine della tollerabilità. Il Pd non è in grado di superare il proprio odio nei nostri confronti e nei confronti di Berlusconi. Bersani è più violento contro di noi oggi che in campagna elettorale, nella preoccupazione di cedere voti a Grillo. Le elezioni hanno dimostrato che i moderato divisi, seppur di poco, perdono. Il 10% di Monti è il nostro obiettivo elettorale E il prossimo bipolarismo può essere tra noi e Grillo. Il Pd bada ai suoi interessi di partito. Noi vogliamo un governo che governi e un presidente della repubblica non di parte. Se il bivio è tra lo sfascio e il voto, da oggi comincia la campagna elettorale. Per noi viene prima la governabilità del nostro interesse di parte. Questa è la posizione assunta dal presidente Berlusconi fin dal primo giorno. Se il Pd intende sopravvivere alle spalle del Paese, preferiamo andare al voto, offrendo una ricetta che può fare ripartire il Paese.” Angelino Alfano, riunione degli eletti del Pdl a Milano

QUALITA’ DELLA VITA: INDAGINE 2012 “ECONOMIA E SOCIETA’ IN ROMAGNA”. RAFFRONTI E COMMENTI SUI 18 COMUNI DELLA PROVINCIA DI RAVENNA.