venerdì 19 aprile 2013

OSPEDALE DI FAENZA: UN MORTO CHE PARLA




L’Ausl Unica della Romagna rischia di essere la pietra tombale per l’ospedale di Faenza a rischio anche neonatologia
Questo è l’Ospedale di Faenza: un morto che parla, nel senso che tutti sanno che la situazione è delicata e sembra anche molto compromessa se la gestione dell’AUSL unica della Romagna non troverà nuovi binari e direttrici.  Ad oggi, in un processo così importante per il territorio, alla minoranza si raccontano belle favolette in pseudo consigli comunali mentre nei corridoi dei Sindaci di Lugo e Faenza si gioca alle figurine su cosa resta e cosa va dai due nosocomi, ormai destinati ad essere un presidio ospedaliero unico con due padiglioni uno appunto a Faenza e uno a Lugo. Nel gioco delle figurine ci sarebbe anche il reparto di ostetricia ginecologia neonatologia, con un Malpezzi che non sa cosa fare.
Noi in questa situazione vogliamo un processo trasparente e partecipato che non si può consumare  nelle segrete stanze della conferenza territoriale socio sanitaria, provinciale o di area vasta che sia, e che quindi secondo noi ha bisogno di alcuni correttivi nella rappresentanza, presenti ad esempio nel modello toscano delle Società della salute.  Non ci bastano smentite in politichese dal Presidente della Provincia Claudio Casadio. Visto che i veri azionisti del sistema sanitario provinciale sono i cittadini e chi li rappresenta, noi al Direttore generale Des Dorides diciamo che vogliamo azioni concrete per l'ospedale di Faenza, prima fra tutte la sostituzione dei primari che sono andati o andranno in pensione con nuovi primari subito, per mantenere il buon livello di sicurezza e qualità dei servizi dell'ospedale . Non siamo interessati a mantenere a livello locale costose direzioni sanitarie, che servano alla gestione burocratica delle direttive dei vertici aziendali ai Responsabili medici ed infermieristici dei reparti, ma siamo interessati a sostenere un Coordinamento Sanitario Locale forte, in grado di rappresentare a tutti i livelli il nostro Ospedale ed i Servizi del territorio. Intervenire sulle decisioni, provinciali o di area vasta che siano, per mettere in relazione le necessità sanitarie dei cittadini con le strutture che debbono dare loro le risposte sanitarie adeguate è un compito che noi non siamo disponibili a delegare ad altri, perché le scelte che stanno facendo ci riguardano tutti. Raffaella Ridolfi

giovedì 18 aprile 2013

AUGURI A GUIDO BAZZONI……




BERSANI CANDIDA MARINI. E IL PD ESPLODE. PERCHE’ SOLO DAL PDL UN VOTO COESO!


Quando domani alle 10 si inizierà a votare per il capo dello Stato, si può stare certi che da un gruppo politico non mancheranno voti né verranno sorprese: il Popolo della Libertà. Al contrario, tutti i dubbi dei commentatori e degli stessi esponenti dei partiti si concentrano sugli altri, a cominciare dalla sinistra. Il discorso riguarda ovviamente il Pd, ormai un campo di battaglia tra ex Ds ed ex margheritini, a loro volta eredi del vecchio Pci e della vecchia Dc. E il bello, anzi il brutto, è che tutti i candidati vengono da quella parte: l'ambizione personale è legittima, ma dov'è finito il senso dello Stato del quale il centrosinistra si è sempre ammantato, quasi fosse un suo patrimonio genetico?
E molto semplice, anche se la cosiddetta grande stampa non lo ammette: il senso dello Stato, il concetto di bene del Paese, lo abbiamo noi, e soltanto noi siamo in grado di garantirlo nelle occasioni più importanti. Ripetiamo: il Pdl non agisce per proprio tornaconto, non abbiamo nessun candidato il lizza. E' ovvio che alcuni dei nomi ci vanno bene, altri meno, altri proprio no. Ma c'è una bella differenza ad essere direttamente parti in causa, oppure contribuire con tutta la forza dei nostri voti.

E IO PAGO: FINALMENTE LA PROVINCIA ESCE DALLE SOCIETA’ PARTECIPATE, ALLE QUALI AVEVA ACQUISTATA QUOTE, SENZA AVERNE COMPETENZA



mercoledì 17 aprile 2013

RITORNIAMO AL 18 APRILE 1948, QUANDO SI SCELSE LA LIBERTA’, QUANDO L’ITALIA DECISE DI ESSERE “LIBERA E FORTE”


Rodolfo Ridolfi* Speriamo che i grandi elettori che si riuniscono proprio giovedì 18 aprile per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica non dimentichino che:

Siamo tutti figli del 18 aprile 1948, perché quel giorno fu il popolo vero, fu l'Italia profonda, dal nord al sud, che seppe difendere, unita, un patrimonio comune di valori ereditato nei secoli; perché quel giorno il nostro popolo seppe dire «no» ad una ideologia che, se avesse vinto, avrebbe portato in Italia il terrore rosso che già aleggiava sui Paesi dell'Est europeo, consegnati a Stalin dagli accordi di Yalta; perché, infine, il 18 aprile non vinse, come invece troppo comunemente si crede, il partito che ci avrebbe portati verso il cattocomunismo e la partitocrazia. Il 18 aprile fu giustamente definito una seconda Lepanto, in quanto se Lepanto ha impedito ai musulmani di invadere l'Europa, il 18 aprile ha impedito ai comunisti di conquistare l'Italia. Se il 25 aprile del '45 segnò la fine del nazifascismo per l'opera determinante delle truppe anglo-americane e dei resistenti, il 18 aprile del '48 fu la data in cui, con il voto, l'Italia decise per la democrazia e la libertà, sconfiggendo il pericolo frontista. Come non sottolineare l'intelligenza politica, la lungimiranza ed il coraggio di Saragat, il quale si staccò da un partito socialista, ormai succube del Pci, per dar vita ad un socialismo liberale e democratico?
Sessantacinque anni sono passati da quel 18 aprile 1948, quando, alle prime elezioni dell'Italia repubblicana, i partiti del centro-destra ottenevano il 48,5% dei suffragi, battendo di oltre diciassette punti la lista di Unità Popolare, formata da Pci e Psi. Il significato della vittoria del 18 aprile va sicuramente al di là del pur considerevole risultato ottenuto dalla Dc, e supera di gran lunga la sigla stessa, sotto la quale tutti quei consensi vennero raccolti. Il 18 aprile vinsero i Comitati Civici, creati pochi mesi prima, che, forti di trecentomila volontari e di ventimila comitati elettorali, intrapresero una politica anticomunista e organizzarono una campagna elettorale nella quale risultò evidente, attraverso slogan e manifesti, che la posta in gioco era la salvezza del Paese dal comunismo. Vinse uno spirito di «crociata» in difesa della civiltà, un anno prima della scomunica lanciata da Pio XII, il 28 giugno del 1949, nei riguardi dei cristiani che aderivano alle dottrine del comunismo e che collaboravano con movimenti comunisti, e undici anni dopo l'enciclica Divini Redemptoris di Pio XI che aveva definito il comunismo «intrinsecamente perverso».

FAENZA: MANTENERE LA POLIZIA, RINEGOZIARE AFFITTO SEDE POLIZIA DI STATO.



 Ritengo prioritario per l'amministrazione comunale faentina adoperarsi ed impegnarsi per mantenere il presidio della Polizia di Stato in città e quindi continuare a stanziare in bilancio i fondi necessari al pagamento dell'affitto dello stesso.  Invito però l'amministrazione Comunale a rinegoziare l'affitto della sede della Polizia di Stato in quanto confrontato con gli attuali affitti risulta essere fuori mercato oltre ad essere il più oneroso per l'amministrazione comunale. Raffaella Ridolfi

TI ASPETTO A UDINE. SILVIO BERLUSCONI


Ti aspetto a Udine, Piazza S. Giacomo, 18 aprile h.18 Non mancare! Silvio Berlusconi

Partenza da RaVENNA dal parcheggio di Pala De Andrè alle ore 10, prenotazione obbligatoria 3398628941 e 3405453813

martedì 16 aprile 2013

BERLUSCONI E’ RISORTO, M5S STA PERDENDO CONSENSI E MONTI E SCELTA CIVICA SONO ECTOPLASMI PRONTI A SCOMPARIRE DALLA SCELTA POLITICA



Berlusconi è risorto e ha i suoi voti. Dobbiamo farcene una ragione e prendere questo fatto come un dato. A Bari per la seconda volta Silvio Berlusconi ha radunato le folle, e ha fatto un discorso potente. Bersani, peggio di Occhetto è riuscito nel capolavoro di fare affondare nei sondaggi una coalizione che solo 3 mesi fa aveva oltre il 40% dei consensi a più di 20 ounti dal PDL. La verità è che se si votasse a stretto giro è certo che il Centro Destra non scenderebbe al di sotto del suo 30% e avrebbe la possibilità di risultare prima coalizione alla camera e sfiorare il colpo anche al Senato. Vediamo le conseguenze, questi i dati: a) Il PD ha la maggioranza assoluta alla camera, dunque nessun governo è possibile se non in coalizione con il PD. b) il PDL, oggi, non teme più le elezioni, può giocare su entrambi i tavoli: o formare un governo alle SUE condizioni o andare alla rottura. c) Il Movimento 5 Stelle sta perdendo consensi perché gli manca un bersaglio facile, ovvero un governo su cui sparare, e non può neppure prendersela con il PD e il PDL perchè non formano un governo, i primi a non averlo voluto formare sono loro. Il Parlamento non funziona ne funzionerà MAI (giunta per le elezioni in primis) prima di una formazione di un qualsiasi governo. d) Monti e Scelta Civica sono ectoplasmi pronti a scomparire dalla scena politica in caso di elezioni. Conseguenze: Il PD e Bersani, nell’attuale forma sono crocifissi, se formano un governo con politico Berlusconi verrebbero distrutti dallo stesso odio che hanno seminato per 2 decenni. E Berlusconi, sapendo di essere vincente in caso di elezioni può alzare il prezzo a suo piacimento, sia nella scelta del presidente del consiglio che dei ministri e del programma di un eventuale coalizione. L’unica via di salvezza per il PD e per Bersani nell’attuale forma è un intesa con l’M5S. Il PDL, anzi Berlusconi è nella condizione ideale, ha mantenuto e ricompattato il suo elettorato, a questo giro NON ha alcuna vera responsabilità nella formazione di un governo,ne nella conduzione dell’attuale governo dimissionario.
Il Movimento 5 stelle è in un vicolo cieco, più passano i giorni senza un governo ne un parlamento e maggiore è la delusione della parte più volatile del suo corpo elettorale, cioè l’elettorato non grillino ma semplicemente “stufo”. E’ stato un grave errore non proporre un governo a 5 stelle con un suo programma, un suo premier e magari suoi ministri. Su quella basa andava cercata e va tutt’ora cercata l’intesa con il PD. Se poi, come probabile, un intesa si rivelasse impossibile (ad esempio la rinuncia del finanziamento ai partiti e ai giornali di partito oltre che a tutti gli altri, tanto per dirne una), quanto meno l’M5S avrebbe assolto pienamente al suo compito potendo dire di averci tentato.

L’UOMO DI BETTOLA



Occorre ricoverarlo d'urgenza !
Per 120 mila voti in più su circa dieci milioni a testa (il famoso 0,3%), crede di essere diventato padrone dell'Italia, tanto da tenerla sulle spine per ormai 50 giorni, mentre tutto va in malora, esclusivamente per i suoi capricci personali. Chi crede di essere, Mussolini, che fa il cavolo che vuole? Il male maggiore é che sia Napolitano, che ormai giustamente se ne frega,  ma sopratutto i suoi, lo lasciano fare nel suo delirio di presunta onnipotenza e non si rendono conto (oppure se ne strafottono) che non solo sta rovinando il Paese, ma anche il suo Partito Democratico.

AL SIGNOR BERSANI E AI SUOI AMICI….. DICIAMO, ALTO E FORTE



1. Non vi è consentito di darci lezioni. 2. Non vi è consentito di stabilire chi è presentabile e chi non lo è. 3. Non vi è consentito di concedere o di negare a nessuno patenti di libertà e di democrazia.  4. Abbiate rispetto di chi ha compreso le cose 50, 60, 70 anni prima di voi, e che voi avete            ripagato con 50, 60, 70 anni di ostilità e di inimicizia e di odio. 5. Avete sbagliato tutte le scelte di fondo della storia, tutte! 6. Non avete alcun titolo per ergervi a maestri di politica, e men che meno a maestri di morale.
“Siamo noi che dovremmo avere  grossi problemi a collaborare con voi”, eppure è tale il dramma
che l’Italia vive, che noi siamo pronti a mettere l’interesse dell’Italia prima del nostro interesse di partito. La casa brucia, altro che pettinare le bambole.