venerdì 9 novembre 2012

SOPRA LE RIGHE COME SEMPRE E' VERO, QUESTO MODO DI PROPORSI E DI ESPRIMERSI FA LA DIFFERENZA


                                     dalla stampa di oggi

giovedì 8 novembre 2012

NUOVE PROVINCE, FAVORITE LE ROSSE, MEGLIO TAGLIARLE TUTTE



Forse era meglio abolirle tutte, le province, perché il riordino targato Monti è destinato a lasciare uno strascico di polemiche e di ricorsi alla Corte costituzionale, che peraltro oggi si riunisce per esaminare quelli presentati da diverse regioni contro il decreto di luglio che declassava le province - organi previsti dalla Costituzione anche dopo la riforma del Titolo V - a enti di secondo livello.  Il problema è che il governo alla fine ha ascoltato solo i suggerimenti di alcuni dirigenti del Pd, come nel caso delle città metropolitane, per le quali - guarda caso - è stata parzialmente superata la norma che aveva previsto la coincidenza del loro territorio con quelli delle province contestualmente soppresse. Per fare un solo esempio, nella rossa Toscana il governatore Rossi ha visto riconosciuta la richiesta di dividere la regione in tre aree vaste, cosa che era espressamente vietata dal decreto originario.  Intendiamoci: il fatto che si sia passati dalle attuali 86 province a 51 è un fatto positivo, ma il taglio "tecnico" è stato condizionato da ingerenze politiche a senso unico che renderanno inevitabilmente difficile il passaggio parlamentare. A meno che l'esecutivo non decida di porre l'ennesima questione di fiducia. E non si tratta di salvare poltrone, come l'opinione pubblica è portata a credere dalla crescente campagna di disinformazione in atto, perché chi sarà eletto nei nuovi consigli provinciali non prenderà più nemmeno un euro. Il problema è invece quello di salvaguardare l'identità dei territori, che non può essere violata a colpi di spending review.  Per spiegarci meglio: il governo avrebbe potuto ottenere uguali risparmi con un maggior grado di consenso se solo avesse avviato una consultazione seria e scrupolosa dei livelli locali. Il vero risparmio, poi, verrà dal taglio di metà degli Uffici territoriali dello Stato - prefetture e questure in primis - e anche in questo caso il Parlamento dovrà evitare che si proceda con l'accetta basandosi su criteri esclusivamente numerici, perché in gioco c'è un bene primario come la sicurezza dei cittadini.  La spending review ha già imposto un taglio, in soli quattro mesi, di 500 milioni di euro alle province obbligandole a una riduzione dei bilanci di oltre il 26%. Con numeri di questa portata è evidente che non si tratta più di andare a rivedere la spesa improduttiva, ma di bloccare anche l'ordinaria amministrazione.  Di questo passo, le nuove istituzioni che nasceranno rischiano di non poter nemmeno adempiere alle funzioni fondamentali loro assegnate, dalla difesa dei territori alla gestione della viabilità, dalla gestione dell'edilizia scolastica alla tutela dell'ambiente. Stando così le cose, forse era davvero meglio abolire tutte le province.


GOD BLESS AMERICA




”Questo è tempo di grandi sfide per l’America e prego che il presidente abbia successo nella guida del Paese. Auguro al presidente, alla first lady e alle loro figlie ogni bene, questi sono tempi molto difficili per la nostra grande Nazione”.
Mitt Romney


VERGOGNA PER FAENZA E BRISIGHELLA




mercoledì 7 novembre 2012

UN PONTE ITALIANO PER UNIRE L’AFRICA ALL’EUROPA



Daniele Leoni. Domenica, ritornato a casa, ho trovato la notizia, sorprendente, della Cina disponibile ad accollarsi i costi per la costruzione del ponte sullo stretto di Messina. Lo ha dichiarato Zamberletti , presidente della società Stretto di Messina. Avevo fatto una passeggia sul molo di Marina di Ravenna. Ho visto da vicino la recinzione al porto turistico di Marinara: assurda, alta e fatta col tondino grosso con la base di calcestruzzo appena imbullonata all’asfalto della banchina. Anche uno studente geometra al primo anno poteva prevedere che una mareggiata un po’ forte l’avrebbe distesa completamente! Eppure abbiamo fior d’ingegneri in grado di capire al volo che la ringhiera di tondino di ferro, se non si fanno delle maglie molto larghe, si comporta come una vela. Mentre camminavo verso la punta del molo tediavo la Valda con le mie elucubrazioni sull’analfabetismo di ritorno dei tecnici perché non vengono messi alla prova con compiti arditi, sull’analfabetismo di ritorno dei giornalisti, tutti impegnati a raccontare dei politici nostrani, analfabeti da sempre.





BONDI: LE PRIMARIE, ATTENDANO.


BERLUSCONI E ALFANO RINNOVINO PARTITO
 (ASCA) - Roma, 6 nov - ''Siamo di fronte ad un bivio, ad una scelta difficile, che richiede coraggio e lucidità di analisi, destinata a determinare il corso futuro della politica e del centrodestra in Italia. C'e' una parte del partito, compresi presidenti e vice presidenti dei gruppi, che da tempo e' convinta di poter imboccare una strada nuova attraverso le primarie e gli strumenti tradizionali della democrazia di partito. Rispetto questa posizione, ma non la condivido e non la sento più mia''.Lo afferma il senatore del Pdl Sandro Bondi.''Io ho tentato di chiedere a tutti un passo indietro - aggiunge Bondi -, come unica via di salvezza, demandando al presidente Berlusconi e al segretario Angelino Alfano, il compito di presentare insieme un autentico e profondo rinnovamento. Sono ancora persuaso che se questa soluzione dovesse essere impedita, non resterebbe che imboccare la strada di una totale rifondazione del centrodestra, sulla base di una nuova idea di partito e di un nuovo programma liberale e riformista''.

CON DI PIETRO BISOGNA STARE ATTENTI


GIULIETTO CHIESA CON L’EX PM FECE UNA LISTA ALLE EUROPEE. MA I RIMBORSI ELETTORALI LI TENNE SOLO IL PADRONE DELL’IDV

Posso importunarla?Dipende. Lei ha visto la puntata di Report dove Di Pietro è stato messo sulla graticola per l’uso che ha fatto dei cosiddetti rimborsi elettorali, e dei soldi ricevuti (e intascati personalmente) dalla Borletti? L’ho vista, l’ho vista. Ma forse lei doveva esserci, in quella puntata, visto che una parte di quei denari pubblici sarebbero dovuti venire nelle sue tasche, che ne dice? Ne dico che è vero. Io sono stato l’unico deputato europeo (2004-2009) che non ha preso un centesimo di quei rimborsi elettorali. Quindi avrei potuto spiegare come mai non li ho presi. Ma non erano miei: erano del gruppo di persone della società civile che contribuì al risultato elettorale che, alla fine, mi portò al parlamento europeo nella lista Di Pietro-Occhetto- Società civile. Ecco: noi non prendemmo un soldo, perché Di Pietro si tenne l’intera somma, che, se non ricordo male, girava attorno ai 2 milioni e mezzo di euro. E com’è andata? Che noi abbiamo chiesto di sequestrare quei rimborsi, ma tutte le istanze a cui ci siamo rivolti ci hanno preso a torte in faccia, dalla Presidenza della Camera (dicasi Bertinotti) al Consiglio di Stato, e su, lungo li rami del potere politico italiano. Vi siete arresi? Vede, con Di Pietro bisogna stare attenti. Dopo che avevo scoperto, mio malgrado, come gestiva i rapporti umani, e politici, e dopo avere dichiarato pubblicamente che non avrei mai più avuto a che fare con gente come lui, mi sono ritrovato con una causa di diffamazione per la somma di 250.000 euro. Perché avevo detto una frase del tipo “si tenga pure il mall..”(leolo). Non ripeto perché vorrei evitare un’altra bastonata. La causa l’ho vinta, in prima e seconda istanza, ma c’è ancora il terzo livello. E già mi è costata qualche decina di migliaia di euro. Perché il tribunale, chissà perché, dopo avermi dato ragione per ben due volte, mi ha costretto a dividere le spese processuali con Di Pietro, che mi aveva fatto causa. Cioè, detto in soldoni (perduti): io ritengo di essere stato derubato, invoco i miei diritti

martedì 6 novembre 2012

IL TAGLIO ALLE PROVINCE SIA SOLO L’ANTIPASTO.


SECONDO UNO STUDIO IBL, LA SOPPRESSIONE TOTALE POTREBBE PORTARE A DUE MILIARDI DI RISPARMIO

Trentacinque province cancellate. Avrebbero dovuto essere di più, ma è un primo passo. Adesso, come ha detto il ministro dell'Interno, Anna Maria Cancellieri, niente campanilismi e andiamo avanti. I giornali abbondano di interviste e interventi di notabili e celebrità locali che tra molti amarcord e nostalgie partecipano allo strapaesano dibattito sul duello Imperia-Savona, Asti-Alessandria e Pisa-Livorno. Piacenza pur di sottrarsi al connubio con l'odiata vicina Parma promuove un referendum per diventare provincia lombarda. L'Italia, del resto, tende a essere se stessa anche nei momenti più gravi. Quello che dobbiamo tenere a mente, invece, sono i vantaggi di questa prima mossa. Il costo complessivo delle Province è di undici miliardi di euro, compreso il personale. Secondo l'istituto «Bruno Leoni», think tank liberista, la totale soppressione delle Province - senza toccare il personale - potrebbe portare a due miliardi di risparmio per le spese di gestione e amministrazione e per il taglio degli organismi elettivi (costo stimato per questi ultimi 450 milioni circa). In questi due miliardi sarebbero dunque incluse le spese per mandare avanti la macchina provinciale. In caso di abolizione totale, le funzioni sarebbero trasferite altrove e le relative spese inglobate in altri bilanci locali. Quanto si risparmia intanto con l'abolizione delle trentacinque province a partire dal 2014? Per ora

BERLUSCONI: ALFANO E’ IL SEGRETARIO DI TUTTI


(AGI) - Roma, 4 nov. - "Alfano e' il nostro segretario a pieno titolo e con il sostegno di tutti". Lo dice Silvio Berlusconi nel nuovo libro di Bruno Vespa. Qualcuno sostiene, chiede Vespa a Berlusconi, che dopo il suo intervento a villa Gernetto la leadership del segretario del PdL si e' indebolita. Non e' piu' difficile, adesso, riprendere un dialogo con l'area di centro che sta faticosamente formandosi?"Questo qualcuno sbaglia di grosso. Sara' Alfano a prendere gli accordi con le altre componenti del centrodestra. Se metteranno giudizio." Secondo Silvio Berlusconi, le primarie del PdL "saranno un evento storico non perchè saranno le prime nella storia del nostro movimento, ma perchè dovranno scegliere il successore di Berlusconi". Dunque, "un confronto - sostiene l'ex premier - aperto, libero, di alto profilo politico, un confronto di personalità all'interno del nostro movimento che vogliano segnalarsi come protagonisti, che portino avanti la tradizione e i valori della nostra rivoluzione liberale, che risveglino negli italiani lo spirito del 1994 per salvare il paese e impedire che sia governato dalla sinistra". "Una delle motivazioni che mi hanno indotto a rinunciare a una nuova candidatura a palazzo Chigi - prosegue Berlusconi nel libro di Vespa - e' perchè alcuni leader del centrodestra sono afflitti da un vero complesso nei miei confronti. Così, senza di me sarò più facile ricompattare tutti gli elettori dell'area moderata dentro una sola coalizione. Questo e' l'unico modo per battere la sinistra, che dal 1948 a oggi rappresenta la minoranza degli italiani rispetto alla maggioranza dei moderati


CINESI DISPONIBILI A COSTRUIRE IL PONTE SULLO STRETTO: OPERA VOLUTA DA BERLUSCONI. UNA BUONA NOTIZIA



In Sicilia arrivano i cinesi. Dopo arabi, normanni, americani l'isola si prepara ad un nuovo sbarco, in grande stile. Sarebbero pronti ad investire con i loro colossi sul ponte sullo Stretto e sulle altre infrastrutture del Mezzogiorno d'Italia. Hanno fatto la Grande Muraglia, perché dovrebbero intimorirsi per il ponte sullo Stretto di Messina? Costruiscono un grattacielo al giorno, a Shanghai, perché non potrebbero mettere mano al completamento dell'autostrada dei sogni, Gela-Castelvetrano. E già che ci sono, perché non sistemare anche la tratta ferroviaria Trapani-Palermo-Messina? Lo ha detto, qualche giorno fa, Giuseppe Zamberletti, presidente dal 2002 della società Stretto di Messina Spa: «Ci sono capitali cinesi pronti a finanziare l'opera», ha detto, in risposta alla decisione del governo Monti di congelare l'opera in vista dell'abbandono definitivo del progetto. Zamberletti, in particolare, ha fatto i nomi dei possibili partner orientali. E che nomi: la China Investement Corporation (Cic), fondo sovrano del governo di Pechino, e la China Communication Costruction Company (Cccc), una delle più grandi società al mondo. La CCCC è un colosso da trenta miliardi di fatturato che vanta realizzazioni da primato. Per esempio il ponte di Hangzhou, il più lungo del mondo (35 chilometri). Oppure il ponte Sutong Yangtze, più corto (8 chilometri).  «Non è vero che il Ponte non interessa», ha commentato Zamberletti, alla guida della società con capitale pubblico che 30 anni fa è stata costituita in vista della costruzione del ponte, già costato 300 milioni di lire. Gli fa eco Enzo Siviero, docente dell'Università di