lunedì 15 ottobre 2012

E IO PAGO: LA REGIONE SPENDE 200.OOO EURO PER PROGETTI UTILI ? A FAENZA, BAGNACAVALLO E BRISIGHELLA



Partecipazione, graduatoria progetti.
È stata approvata la graduatoria relativa al bando per l’erogazione dei contributi regionali a sostegno dei processi di partecipazione per l’anno 2012.

 Ente titolare della decisione ed impatto territoriale

BAGNACAVALLO. EURO 20.000 Qui c’entro: Identità, mobilità, aggregazione, le trame urbane di rigenerazione del rapporto tra frazioni e centro storico. GIA IN CORSO
http://osservatoriopartecipazione.ervet.it/Scheda.asp?CasoGuid={0BC4353B-B9AA-4CE0-8CFC-D2F15310B824}&CasoId=426

BRISIGHELLA : Progetto strategico “Brisighella comunità ospitale”  IN CORSO DI AVVIO euro 20.000-
http://osservatoriopartecipazione.ervet.it/Scheda.asp?CasoGuid={A8904189-02C3-45FC-AF54-44B3BCE970D9}&CasoId=387


 FAENZA: Rigenerare il sociale  EURO 20.000 In attesa di avvio 

E IO PAGO: 2.000.000 DI STUDI CON FONDI EUROPEI. SERVONO? O SPRECHI REGIONALI ED EUROPEI.


Il progetto Lamone Bene Comune è realizzato con il contributo della Regione Emilia-Romagna - Bando Infea 2011.


Venerdì 12 ottobre alle 20.45 è in programma presso il foyer del Teatro Comunale di Brisighella l'ottavo incontro "Lungo il Lamone - Tra natura e cultura", ciclo dedicato ad aspetti naturali e culturali legati al mondo fluviale e organizzato nell'ambito del progetto Infea Lamone Bene Comune, che ha come capofila il Centro di Educazione alla Sostenibilità intercomunale della "Bassa Romagna" (Ceas), sedi operative Civiltà Palustre e Podere Pantaleone.


sabato 13 ottobre 2012

STOP DEL GOVERNO AL TESTO DEL TAGLIA INDENNITA’. SI FERMA ANCHE IL PREVISTO RIDIMENSIONAMENTO DELLE 108 PROVINCE



I tagli alla politica? La Casta che si mette a dieta? E voi ci credevate davvero? Sta per accadere un miracolo, si diceva, i parlamentari italiani si sono arresi, vogliono adeguare i propri emolumenti a quelli dei loro colleghi europei: sembrava un sogno, una favola, invece era una patacca. Dopo lo stop del governo al testo del «taglia-indennità», la legge di iniziativa popolare, nata dopo una raccolta di firme della gente, si è miseramente spiaggiata alla Camera e annaspa a pancia in su nella commissione Affari costituzionali. Vista la dichiarata «volontà bipartisan» di «proseguire l’iter», i due relatori stanno cercando di rianimarla. Con poche chance. Più speranze invece sembra avere il provvedimento sull’ineleggibilità dei condannati. Filippo Patroni Griffi, ministro della Funzione pubblica, s’impegna a nome del governo «ad attuare la delega in tempo utile perché possa essere applicata alle prossime elezioni». Si tratta di un emendamento del ddl anticorruzione che Palazzo Chigi potrebbe trasformare in decreto. Nonostante tutte le corsie di emergenza previste dai regolamenti, difficilmente si potrà fare in tempo per le Regionali del Lazio. L’obbiettivo più realistico è di riuscire a «pulire» le liste per le Politiche del 2013. In compenso si ferma anche il previsto ridimensionamento delle 108 province: mentre il ministro Patroni Griffi annuncia che il governo dovrà «fare un intervento chirurgico» sul Titolo V della Costituzione per armonizzare le funzioni degli enti locali, prima di tirare fuori il bisturi occorrerà attendere la sorte dei tanti ricorsi che pendono alla Consulta. E la Casta non dimagrisce. Eppure, per quanto riguarda gli stipendi, sarebbe un’operazione semplice semplice. Basterebbe riempire di contenuti, ossia di cifre, l’articolo unico del provvedimento, pronto da anni. Leggiamo. «I

REGIONI, IL CENTRO SINISTRA CHIEDA SCUSA



Il centrosinistra dovrebbe chiedere scusa agli italiani per i guasti provocati al Paese dalla riforma del Titolo V della Costituzione varata nel 2001 con una maggioranza di appena quattro voti. Convinti di erodere la base di consenso del partito di Bossi, che in una certa fase pareva minacciare anche le roccaforti delle regioni rosse, gli eredi del comunismo - alla guida del governo c'era Giuliano Amato - votarono in fretta e furia una riforma costituzionale che elargì ulteriori poteri alle regioni, diminuendo le possibilità di controllo governativo.  Con l'acuirsi della crisi economica i nodi sono venuti al pettine, e quando il governo tecnico ha provato a far quadrare i conti ci si è accorti che il grande buco della finanza pubblica non dipendeva tanto da un centro oppressivo (dove anzi i tagli lineari avevano effettivamente ridotto la spesa pubblica), ma dalle spese irresponsabili e incontrollate della periferia.
La realtà che prima Forza Italia e poi il Pdl denunciano di undici anni è che la riforma del Titolo V - e non le sparate di Bossi - ha posto le basi per la disgregazione dello Stato. Il governo Berlusconi aveva rimediato, con l'approvazione della devolution, a molti dei danni fatti nel 2001, ma la vittoria di Prodi e la conseguente bocciatura ad opera del referendum confermativo fecero tornare in vita una riforma talmente sciagurata che oggi, anche alla luce degli scandali a ripetizione che hanno colpito le Regioni, il governo Monti ha dovuto mettere in atto una vera e propria controriforma la cui ratio è quella di

giovedì 11 ottobre 2012

E’ ANCORA DI BERLUSCONI IL CALCIO D’INIZIO


Il Messaggero (Marco Conti) - Berlusconi, che sullo schema bipolare «comunisti contro anti comunisti» ha fondato buona parte delle sue fortune, vede ora lo spazio per riaggregare l'area moderata intorno ad un «papa straniero» che dovrà candidarsi a premier. Per aggregare i moderati e obbligarli a stare tutti sotto uno stesso tetto … «Tempo per organizzarsi c'è», spiegava ieri il Cavaliere ricordando come «nel '94 facemmo tutto in pochi giorni». «Io sono pronto a fare il padre nobile e a tirarmi indietro», ripete il Cavaliere che, per dare un segno anche ai leader del Ppe, potrebbe disertare il congresso di Bucarest della prossima settimana lasciando il palcoscenico ad Alfano. «Hanno tre mesi a disposizione per unire i moderati. Io la mia parte l'ho fatta e di passi indietro ne ho fatti sin troppi. A gennaio, tireremo le somme e vediamo se saranno riusciti a mettere insieme una coalizione in grado di battere la sinistra. Altrimenti...».


E IO PAGO: 25 MILIONI (50 MILIARDI DELLE VECCHIE LIRE) PER UN SITO? SIETE PAZZI?



Non ho parole! Almeno Fiorito consumava i soldi assegnati al PdL. Voi fate spese assurde con i soldi della previdenza. Vergogna!
Daniele Leoni Daniele@leoni.net

Inail. Sito web da 25 milioni di euro


-Redazione- 9 ottobre 2012- La crisi c’è e si sente, ma non per l’Inail.
L’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli infortuni sul lavoro ha messo sul piatto la cifra record di 25 milioni di euro per la ristrutturazione e ammodernamento del proprio sito web. Un appalto triennale per la fornitura di servizi di gestione, sviluppo software e la gestione delle attività redazionali del sito istituzionale. La gara è stata indetta dalla Consip, la centrale acquisti per la Pubblica Amministrazione in tema di tecnologie informatiche e, secondo quanto riporta l’Unità, l’iniziativa consentirà un risparmio di 4 milioni di euro. Sempre dei costi esorbitanti, specie se si pensa che i familiari delle vittime sul lavoro ricevono cifre esigue. “Dire che sono sconcertato – ha detto all’Unità Marco Bazzoni, storico rappresentante dei lavoratori per la sicurezza – è poco. Se solo pensiamo che molti dei familiari delle vittime non ricevono neanche 2mila euro di indennizzo dall’Inail solo per una legge (TU 1124 del 30 giugno 1965) di cinquant’anni fa”. Tale normativa, infatti, prevede che hanno diritto alla rendita a superstite, in caso di infortuni mortali, coniugi e figli, se assenti, gli ascendenti viventi a carico del defunto, che contribuiva al loro mantenimento.  In poche parole, la vecchia legge ancora non consente ai genitori, che non risultavano ricevere contributi di mantenimento dal figlio morto sul luogo di lavoro, di poter usufruire degli indennizzi.


mercoledì 10 ottobre 2012

DA PROVINCIA RAVENNA A PROVINCIA ROMAGNOLA: “QUESTO BUCO FINAZIARIO A CHI LO DO’ “. S.TE.P.RA, NECESSARIA UNA RIFLESSIONE APPROFONDITA


S.te.p.ra., la società consortile per lo sviluppo del territorio la cui compagine sociale è composta dalle partecipazioni della Provincia e della locale Camera di commercio con euro 1.338.881 pari al 48,51% per ciascun ente, poi dal Comune di Ravenna con 1,57% e le restanti quote polverizzate fra i vari comuni, si accinge a modificare il proprio statuto. E lo fa non per senso di responsabilità o per dare impulso all’attività d’istituto, ma unicamente perché lo impone la Legge 7 agosto 2012 n.135 concernente le disposizioni per la revisione della spesa pubblica che all’art.4 introduce un’ulteriore disciplina delle partecipazioni societarie degli enti pubblici in merito ai consigli di amministrazione e alla rappresentanza. Sostanzialmente la società sarà amministrata non più da un consiglio di  amministrazione composto da  tre a quindici membri, ma da un minimo di tre a un massimo di cinque, prevedendo al contempo la possibilità che uno di questi ricopra l’incarico di amministratore unico.   Nessuna azione meritoria, dunque, riconducibile a Stepra, né tantomeno per opera dei maggiori azionisti, ma solo un mero adempimento imposto dalla legge per contenere i costi nelle partecipazioni societarie degli enti pubblici. È del tutto evidente, in ogni modo,  come l’argomento centrale riguardante

CARO SEGRETARIO: QUANDO IL RIMBORSO SPESE DIVENTA UN INCREDIBILE ESPEDIENTE PER MUNGERE TANTI SOLDI AI COMUNI.




Puntata di Report  del 7 ottobre sul fenomeno assi diffuso dei rimborsi spese. L’inchiesta di Report intitolata Caro Segretario racconta come questa figura obbligatoria in tutti gli enti comunali rappresenti spesso un costo spropositato per le casse pubbliche con retribuzioni dalle cifre ben più elevate di quelle di dirigenti e degli stessi organi politici. Insomma, quasi una vera e propria casta nella casta. Un esempio è stato prelevato, non a caso, da Camugnano, cittadina di appena duemila anime in provincia di Bologna in cui il segretario comunale, tra stipendio base, indennità e rimborsi, è arrivato a percepire qualcosa come 110 mila euro all’anno; altro caso-limite è balzato fuori in quel di Como, dove addirittura il segretario comunale ha dichiarato 234 mila euro annui. Cifre notevoli. Tutte da verificare. E che comunque un Paese con il debito pubblico tra i più alti d’Europa non può certo (più) permettersi. Castel di Casio e Camugnano sono due piccoli centri sull’Appennino bolognese, distanti poco più di 10 chilometri uno dall’altro. Hanno lo stesso prefisso telefonico e per effetto di una convenzione firmata nel settembre del 2009 hanno anche lo stesso segretario comunale. Una soluzione abbastanza diffusa nei piccoli paesi, adottata con l’intenzione di dare una sforbiciata alle spese. A Camugnano però, secondo il consigliere regionale Andrea De Franceschi, ha avuto l’effetto contrario e si è trasformata in un pretesto per accedere a rimborsi gonfiati. Il segretario comunale che ha ricevuto l’incarico si chiama Giorgio Cigna. Divide la settimana lavorando 3 giorni a Camugnano e 2 a Castel di Casio.  Il dirigente però non riceve solo il rimborso del viaggio tra un comune a l’altro, ma anche quello del tragitto casa lavoro. Che, abitando a Forlì, in 18 mesi ha superato i 23 mila euro. Da qui l’esposto in procura e la denuncia del consigliere regionale: “Il caso è semplice nella sua gravità – spiega De Franceschi, capogruppo del Movimento 5 Stelle – La legge dice chiaramente che lui ha diritto alle spese di viaggio tra i due comini, ma esclude categoricamente che possa venir rimborsato per il percorso dalla residenza alla sede di lavoro. È assurdo che da gennaio 2010 a luglio 2011 abbia intascato, mediamente, oltre 1200 euro al mese solo per benzina e pedaggi autostradali.”.

martedì 9 ottobre 2012

L’INSOPPORTABILE DOPPIEZZA DEL PD SU HERA INDIGNA 180 COMUNI


I PD, SI SON BEVUTI ACQUA E CERVELLO! I CITTADINI, DA UTENTI A UTONTI!

I 180 comuni che “controllano” (si fa per dire) il gruppo Hera , nei Consigli comunali il PD ha ratificato  l’incorporazione, la vendita di Acegas–Aps la multiutility veneto-giuliana che si occupa di acqua, rifiuti ed energia e così, dal prossimo gennaio l’acqua pubblica passerà sotto il controllo del colosso privato Hera. Ovviamente, il tutto avviene in barba alla democrazia: senza aprire un percorso di consultazione da parte di coloro che da cittadini sono stati trasformati in utenti e che poi, da utenti sono ridotti ad utonti. Quello che indigna, è che vogliono fa credere a coloro i quali Hera tratta da “utonti” ciò che in realtà è una trattativa affaristica verticista, per la privatizzazione dell’acqua e degli altri servizi pubblici locali. Privatizzazione che avviene illegalmente e incostituzionalmente in quanto tradisce il risultato referendario del 12 e 13 giugno 2011 e sbeffeggia la sentenza della Corte Costituzionale. Con non ultimo, il risultato di allontanare definitivamente i cittadini dalla possibilità di controllo e decisione sui beni comuni, che è un operazione di pubblica utilità. La cessione delle quote dell’azienda giuliano-veneta da parte dei comuni di Padova e Trieste, pur consapevoli di bruciare i mobili per scaldare la casa, costituiscono una vera e propria boccata d’ossigeno per le loro casse. Infatti, oltre al 5% delle azioni del nuovo colosso, Hera verserà ad ognuno dei comuni, circa 3,5 mln. Nella “nuova” Hera, entrerà anche la Cassa depositi e prestiti. Si stima un fatturato di oltre 4 mld di euro annui. Abbastanza per lasciare le famiglie meno abbienti senza acqua luce o gas e sufficienti per compensi per:
Maurizio Chiarini (Amministratore Delegato) 518.243 euro 
Tomaso Tommasi di Vignano (Presidente) 475.836 euro
Roberto Barilli (Direttore Generale Operations Hera Spa) 422.234 euro
Stefano Venier (Direttore Generale Sviluppo e Mercato Hera Spa) 419.388 euro
Giorgio Razzoli (Vice Presidente) 111.275 euro.
La mercenaria operazione avviene tramite l’appoggio di quei partiti che solo poco più che un anno fa, hanno aderito alla battaglia referendaria.

GALAN: IL PDL, BERLUSCONI LO REGALI E RIFONDI FORZA ITALIA, SERVE PARTITO SENZA “CONGRESSI, TESSERE, CORRENTI”.


CONCORDO VINCENZO GALASSINI
"Berlusconi lasci il Pdl, lo regali a chi se lo vuole tenere": è questa la ricetta radicale che Giancarlo Galan, ex ministro ed ex presidente della Regione Veneto, propone all'ex presidente del Consiglio. "Noi - spiega in una intervista a Qn - facciamo con lui una roba nuova, diversa, buona, che assomigli a Forza Italia, aggiornata al 2013". Galan pensa a un partito leaderista "come era Forza Italia" quindi "niente congressi, niente tessere, niente correnti". Galan attacca quello che chiama "il cerchio tragico" di palazzo Grazioli, perché "noi proponiamo idee e metodi liberali ma di liberali veri, ahimè, lì non ce n'è uno". E per il futuro, prevede, il Pdl "si federerà con Forza Italia".