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lunedì 22 luglio 2013

LE MEMORIE AMARE DI TONINO: “GARDINI DOVEVA RACCONTARMI TUTTO, E IO LO POTEVO SALVARE”


Per me fu una sconfitta terribile - racconta oggi Antonio Di Pietro -. La morte di Gardini è il vero, grande rammarico che conservo della stagione di Mani pulite. Per due ragioni. La prima: quel 23 luglio Gardini avrebbe dovuto raccontarmi tutto: a chi aveva consegnato il miliardo di lire che aveva portato a Botteghe Oscure, sede del Pci; chi erano i giornalisti economici corrotti, oltre a quelli già rivelati da Sama; e chi erano i beneficiari del grosso della tangente Enimont, messo al sicuro nello Ior. La seconda ragione: io Gardini lo potevo salvare. Il mattino del 23 prima delle 7 sono già a Palazzo di Giustizia. Alle 8 e un quarto mi telefona uno degli avvocati, credo De Luca, per avvertirmi che Gardini sta venendo da me, si sono appena sentiti. Ma poco dopo arriva la chiamata del 113: "Gardini si è sparato in testa". Credo di essere stato tra i primi a saperlo, prima anche dei suoi avvocati». «Mi precipito in piazza Belgioioso, in cinque minuti sono già lì. Entro di corsa. Io ho fatto il poliziotto, ne ho visti di cadaveri, ma quel mattino ero davvero sconvolto. Gardini era sul letto, l'accappatoio insanguinato, il buco nella tempia». E la pistola? «Sul comodino. Ma solo perché l'aveva raccolta il maggiordomo, dopo che era caduta per terra. Capii subito che sarebbe partito il giallo dell'omicidio, già se ne sentiva mormorare nei conciliaboli tra giornalisti e pure tra forze dell'ordine, e lo dissi fin dall'inizio: nessun film, è tutto fin troppo chiaro. Ovviamente in quella casa mi guardai attorno, cercai una lettera, un dettaglio rivelatore, qualcosa: nulla». Scusi Di Pietro, ma spettava a lei indagare sulla morte di Gardini? «Per carità, Borrelli affidò correttamente l'inchiesta al sostituto di turno, non ricordo neppure chi fosse, ma insomma un'idea me la sono fatta...».

sabato 17 settembre 2011

Entro dieci anni il 50% della domanda energetica italiana sarà coperta dalle fonti di energia rinnovabili

e' questo il 'messaggio' emerso da ZeroEmission Rome 2011, il tradizionale appuntamento che si svolge alla Fiera di Roma, nel cui ambito

Follia. Delirio. Cose da pazzi. Non ci sono altre parole. Eh sì, perché leggere che sono state impiegate 100.000 (in lettera: centomila) intercettazioni nell’inchiesta di Bari è qualcosa di sconvolgente. Centomila (in numeri: 100.000) intercettazioni per sapere con chi è andato a letto Berlusconi. Incredibile. Due domande: 100.000 intercettazioni. Quanto sono costate?  100.000 intercettazioni. Quanto personale hanno tenuto occupato? E magari tra un po’ scopriremo che in Puglia sono finiti i soldi per fare altre intercettazioni, magari su casi veri, su cose concrete, sui mafiosi, sulle truffe, sui criminali, sugli assassini. O su altri politici… per carità. Tutto è stato speso per intercettare le donne di Berlusconi. Centomila intercettazioni per compilare l’interessante e indispensabile lista.  Vi rendete conto? Che poi, a pensarci bene, ad avergliela chiesta, l’avrebbe fornita direttamente lui quella lista. Anche la vanità non gli manca

martedì 6 settembre 2011

UN BEL TRIO: I GOVERNATORI E I SINDACI DEL CENTRO DESTRA SI LAMENTANO DEI TAGLI? VENDANO I LORO GIOELLI

UNA MACCHINA CHE PRODUCE SPRECHI


 
È bastato un articolo sul Giornale a scatenare l'ira dei governatori e supersindaci del centrodestra in prima linea contro la manovra economica del governo. «Si lamentano? Vendano i loro gioielli», avevamo titolato ieri, elencando i beni che le Regioni hanno in carico e dei quali potrebbero fare a meno per ri-sparmiare e rimpinguare le casse. Apriti cielo: «Sbaglia di grosso chi, tra giornalisti, direttori e loro eventuali suggeritori - hanno scritto Roberto Formigoni, Renata Polverini e Gianni Alemanno - si illude di fermare con messaggi dal sapore ricattatorio la nostra giusta azione a difesa dei cittadini». A parte il tono minaccioso da bulli di periferia del comunicato, siamo disposti a svelare chi ci ha suggerito l'arti-colo contestato. Il primo è stato Roberto Formigoni, che l'altra sera ospite su La7 ha concionato contro il governo con toni che neppure la Camusso ha mai usato. La seconda è Renata Polverini, che è andata ol-tre, concedendo a L’Unità una intervista delirante che la sinistra ha incorniciato a futura memoria. Il terzo è Gianni Alemanno, che tutti i giorni presta la sua faccia ai colleghi di sinistra che vogliono solo fare cadere Berlusconi. Il quarto sono i nostri lettori, che ci hanno sommerso di lettere di sconcerto per le performance dei tre suddetti amministratori. I quali farebbero bene a concentrarsi per far di-magrire la loro casta, quella degli enti locali, che non è meno costosa, sfarzosa e spesso inefficace di quella dei parlamentari. Di Alessandro Sallustri il Giornale.

venerdì 2 settembre 2011

DIRITTI ACQUISITI? NO PRIVILEGI INFAMI DA TOGLIERE IMMEDIATAMENTE



Felice Crosta. Felice Crosta, ex burocrate della Regione Sicilia, è quello che si chiama un pensionato d’oro. La Corte dei conti, infatti, gli ha riconosciuto il diritto a incassare 496.139 euro l’anno, cioè 41.600 al mese, cioè 1369 al giorno. La superpensione nasce, dall’ultimo comma di una leggina che nessuno sembra conoscere a fondo. In questo caso si tratta della leggina del 2005 che ha istituito l’Agenzia siciliana per i rifiuti e le acque e che, fra una riga e l’altra, non solo ha stabilito una lauta indennità per il direttore generale, ma ha anche voluto subito specificare che quella lauta indennità era da considerarsi a tutti gli effetti uno stipendio e che quindi andava usata come base per il calcolo della futura pensione. Poche chiacchiere e poche discussioni, dice in sostanza il provvedimento, chi siede su quella poltrona, anche solo per pochi mesi, avrà diritto ad andare a riposo con un vitalizio d’oro. Come mai un codicillo del genere? Perché, ancor prima della nomina del direttore generale, ci si affretta a specificare il suo status previdenziale? E perché lo si specifica con un simile privilegio? Forse che già si stava pensando di scegliere qualcuno in particolare? Magari proprio qualcuno vicino alla pensione? «È una legge fatta apposta per Felice Crosta» provò a dire qualche ben informato. «Felice Crosta chi?»

Fatto sta che nel 2005 nasce ufficialmente l’Agenzia siciliana per i rifiuti e le acque. E sapete chi diventa direttore generale pochi mesi dopo, cioè nel marzo 2006? Felice Crosta, per l’appunto, già vicecommissario per l’emergenza rifiuti nonché uomo assai vicino a Totò Cuffaro. E sapete che fa per prima (o per seconda) cosa Felice Crosta? Presenta domanda per la pensione, ma sicuro: nel luglio 2006, quattro mesi dopo la nomina, si affaccia allo sportello indicato e chiede di poter andare a riposo, naturalmente utilizzando la nuova legge. Permesso accordato, con tutti gli onori: per il calcolo dell’assegno mensile, dunque, verrà utilizzata la lauta indennità (guarda caso: appena ottenuta) del dirigente. Tutto lecito, tutto regolare. E dunque dal 20 luglio 2006 la pensione comincia a scorrere nelle tasche assai felici di Crosta Felice: 219.168 euro l’anno più la tredicesima per un totale di 237.432