mercoledì 1 giugno 2016

INPS ARRICCHISE I SINDACATI CON I SOLDI DEI DISCOCCUPATI.


Una media di 450/500 milioni netti l’anno. Tanto gira l’Inps ai sindacati come “ritenute sulle prestazioni”. Vuol dire che, anche se in cassa integrazione, in mobilità o disoccupati, i lavoratori sono tenuti a pagare l’iscrizione al sindacato. Dei bilanci dell’istituto si scopre che Cigl, Cisl, Uil, Ugl e gli alti sindacati accreditati (una settantina), hanno portato a casa solo dal 2010 al 2016 la bellezza di 3.349 milioni, in media, i 450 milioni l’anno che dicevamo all’inizio. Considerando che negli stessi sette anni l’Inps ha versato, sempre ai sindacati, altri 1.757 milioni in contributi associativi sulle pensioni, si arriva ad un tesoretto di oltre 5 miliardi (5.106 milioni per la precisione). Non male come rendita.
Una parte delle quote viene versata da lavoratori e pensionati su base volontaria e su questo siamo nella perfetta legittimità. A stupire invece è il rodato automatismo che non prevede la possibilità di revocare l’iscrizione (per i pensionati è necessaria una raccomandata) con una semplice mail (magari certificata, ma comunque con una comunicazione rapida e digitale). L’aspetto sorprendente è che il lavoratore in cattive acque e dunque sussidiato da tutti gli italiani attraverso l’Inps continua a pagare il sindacato anche durante i periodi di sospensione. Pure in malattia si paga il contributo. Nel caso di cassa integrazione mobilità e disoccupazione è calcolato in percentuale, mentre per altri assegni (come la disoccupazione agricola), è determinato in maniera forfettaria dai diversi sindacati. Al momento di chiedere una prestazione all’Inps (la maggior parte arriva tramite Caf o patronati), viene fatto sottoscrivere anche un tacito consenso all’iscrizione. Se per i pensionati il contributo (in percentuale) è più basso (intorno ai 30/50 euro l’ anno), i lavoratori attivi, o in prestazione temporanea Inps, pagano 76/85 euro l’anno. Che suddiviso per 12 equivale ad un versamento di circa 7 euro al mese.
In assoluto sono pochi spiccioli ma è l’ automatismo del prelievo che risulta inaccettabile. Diventa, infatti, un’altra tassa a carico dei pensionati e, fatto ancora più odioso, dei lavoratori in difficoltà. Diverso sarebbe se a dicembre l’Inps si prendesse la briga di sollecitare i 15 milioni di pensionati e i lavoratori in cassa integrazione o in mobilità se intendono o meno continuare a versare il contributo al sindacato. Se questo non accade non è certo per un vuoto di memoria. È il frutto dell’accordo fra governo e sindacati per lasciare le cose come stanno. Tanto paghiamo noi.



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