lunedì 7 gennaio 2013

IL PROGETTO DI MONTI E BERSANI: UNA PATRIMONIALE SULLA CASA


SE ALLE ELEZIONI VINCESSE LA SINISTRA, CON L’APPOGGIO DEL PROF. VERRA’ INDTRODOTTA UNA “SUPER IMU PROGRESSIVA”. VENDOLA E’ D’ACCORDO. SOLO BERLUSCONI HA UN’ALTERNATIVA.
Casa dolce casa". Si diceva un tempo. Ora bisognerà dire" casa, cara, casa". Anzi carissima. Si sta per preparare un assalto fiscale alle dimore degli italiani. E a farlo saranno Bersani&co se dovessero vinecere le elezioni. Attenzione, perchè l'assalto è feroce. Arriverà una supertassa sul patrimonio immobiliare. L'ex collaboratore dell'ex ministro delle Finanze Vincenzo Visco, Stefano Fassina, sta per mettere nero su bianco una patrimoniale in piena regola. Con Fassina in regia c'è anche il "centrino" di Monti che sul fronte tasse e balzelli non si tira mai indietro.  Ecco la patrimoniale - La questione è molto semplice la spiega lo stesso Fassina a Panorama: "La nostra proposta prevede una tassazione progressiva, la cui soglia di partenza è fissata a 1,2 milioni euro. Al di sopra di quel valore l'imu attuale dovrà essere appesantita, introducendo un'aliquota massima pari allo 0,7 per cento che si innalzerà all'1 per cento sopra un valore di 1,5 milioni di euro". Insomma Fassina è pronto a chiedere un conto salatissimo agli italiani. Bisogna considerare che in questo periodo di crisi anche chi abita in una casa nel centro di Roma o Milano non è detto che viva per forza nel lusso. Magari la casa può essere un eredità e chi ci vive ora non ha molta liquidità in tasca. Le stime parlano di una tassa da 10-15 mila euro l'anno per soddisfare la sete di questa nuova patrimoniale.  Anche Vendola ci sta - Di sicuro Nichi Vendola non dirà di no. Anzi cercherà di inasprire la tassa cercando di abbassare la soglia di applicazione, oppure si applicherà per ottenere il balzello sui patrimoni (non solo immobiliari) che invoca da tempo. Anche

sabato 5 gennaio 2013

BAGNACAVALLO. L’IMU ALLA TARIFFA PIU’ ALTA MENTRE CONTINUA LO SPERPERO DEL DENARO PUBBLICO


TAGLI LA PROVINCIA CITA IL GOVERNO MONTI AL TAR


SECONDO LA PROVINCIA I TAGLI , I CRITERI PER LA DISTRIBUZIONE DEI FONDI AVREBBE CAUSATO GRAVI DANNI E…,. INTANTO PER CAMBIARE COME FA SEMPRE LA REGIONE ROSSA, RICORRONO AL TAR ANCHE SE HANNO VOTATO LA LEGGE.
RAVENNA - Mentre il decreto sull’abolizione delle province pare caduto vittima della crisi di governo, l’ente di piazza Caduti, nell’incertezza generale, ha provveduto a farsi i conti in tasca. Conti che - stando all’istruttoria svolta dal Settore Affari Generali e Bilancio - non tornerebbero. Tutta colpa - dicono ai piani alti di piazza Caduti - dei tagli illegittimi imposti dall’esecutivo Monti con il decreto del luglio scorso, meglio noto come decreto ‘spending review’. Tagli contro i quali la Provincia di Ravenna, il 28 dicembre scorso, ha deciso di ricorrere al Tar del Lazio citando in giudizio proprio il Governo. Il discusso decreto, il 95 del 6 luglio 2012, convertito in Legge il 7 agosto, prescrive che il fondo sperimentale di riequilibrio, quello che ha la finalità di assicurare l’attribuzione dell’autonomia di entrata alle province, sia ridotto di 500 milioni di euro per l’anno 2012, di 1.000 milioni di euro per ciascuno degli anni 2013 e 2014 e di 1.050 milioni di euro a decorrere dal 2015.   Il decreto prevede, al contempo, che le riduzioni da imputare a ciascuna Provincia siano determinate tenendo conto anche delle analisi effettuate dal commissario straordinario per la razionalizzazione della spesa, dalla Conferenza Stato-Città ed Autonomie Locali e recepite con Decreto del Ministero dell’Interno. L’atteso decreto ministeriale, quello che ripartisce le riduzioni del fondo statale in proporzione alle spese 2011 sostenute dalla Provincia per consumi intermedi (spese desunte dal Sistema informativo sulle operazioni degli enti pubblici gestito dalla Ragioneria generale dello Stato), è stato emanato il 25 ottobre. Esso taglia il fondo sperimentale

CON BERSANI TORNEREBBE IL GOVERNO ECONOMICO DELLE COOP ROSSE, IL PIU’ GRANDE CONFLITTO D’INTERESSE DELL’ITALIA DEL DOPOGUERRA Rodolfo Ridolfi.


Suggerisco a chi vuol conoscere il vero programma economico di Bersani di rileggere il mio libro “Le cooperative rosse Il più grande conflitto di interessi nell’Italia del dopoguerra”. In quel libro, analizzo l’intreccio di interessi esistenti fra la sinistra, le cooperative rosse, le istituzioni governative (il riferimento temporale è al Governo Prodi ma si riprodurrebbe con Bersani) e le Amministrazioni locali; intreccio che costituisce un palese conflitto di interessi, incompatibile con una sana e libera economia di mercato. Le Cooperative rosse, sono divenute delle vere e proprie aziende capitalistiche che finanziano e procurano voti alla sinistra, in cambio di una legislazione privilegiata in campo fiscale e di un’assegnazione preferenziale degli appalti pubblici: una sorta di “economia di scambio” a danno delle aziende non cooperative. Una sorta di “porta girevole” che consente un interscambio di classe dirigente fra il Pd, le cooperative rosse, la Cgil, le Amministrazioni locali e viceversa. Spesso le Amministrazioni comunali, provinciali, regionali erogano finanziamenti pubblici a sostegno della cooperazione; finanziamenti che non avrebbero, alcuna giustificazione in una normale economia. I media ignorano il colossale conflitto che esiste fra le cooperative rosse e il Pd di Bersani. Si è così così creata un’area economica privilegiata, all’ombra della sinistra, al cui centro si pone il partito-azienda, ossia il Pd, in origine Pci. Il legame tra le Cooperative rosse e la sinistra ha dato vita ad un impero politico-finanziario-aziendale non indifferente. L’esempio più eclatante del conflitto di interessi fra Governo di sinistra e cooperative rosse si è reso manifesto in occasione del Decreto Bersani sulle liberalizzazioni; Decreto che ha rappresentato l'ennesima dimostrazione di come la sinistra avvantaggi la grande distribuzione, in quanto, in gran parte, legata alle cooperative rosse, a discapito della rete distributiva minore e dei piccoli e medi commercianti. Soprattutto nelle Regioni Rosse chi non è del giro della sinistra è escluso, emarginato e senza possibilità di sviluppo, in un sistema non libero, ma chiuso.

venerdì 4 gennaio 2013

COSA DICEVA L’UNTO DAL BILDERBERG? NON TRASFORMERO’ MAI L’ESPERIENZA TECNICA IN POLITICA


Un anno di dichiarazioni ai giornali in cui assicurava che mai avrebbe continuato la sua esperienza politica. E invece…Ha ribadito per mesi che mai avrebbe assunto questo impegno, che l’ipotesi Monti bis era solo un’invenzione giornalistica e che la sua esperienza governativa era solo un affare tecnico. Eccole, riportate da Libero, in tutto il loro splendore le dichiarazioni montiane. Un compendio di scemenze. ilfazioso

BRUNETTA REPLICA ALLE CRITICHE DI MONTI: “TECNOCRATE DISINFORMATO E AUTORITARIO”



Ospite di Uno Mattina, il Prof si è scagliato contro l'ex ministro, affermando che "sta portando, con l’autorevolezza di un professore di una certa statura accademica, il Pdl su posizioni piuttosto estreme e, se posso permettermi di dire, settarie". La risposta di Brunetta non si è fatta attendere. "Con le sue parole il professor Monti svela la sua natura più profonda, che è quella del tecnocrate autoritario, disinformato e pasticcione", ha scritto Brunetta su Twitter. L'ex ministro ha poi aggiunto, in riferimento alle critiche di Monti nei confronti di Stefano Fassina: "Ci dà degli estremisti. Tagliare le ali vuol dire far fuori Fassina e me con i nostri cattivi consigli. Non solo si è montato la testa, ma ha proprio perso la testa. Inizio seriamente a dubitare della capacità di giudizio del presidente del Consiglio Monti".

giovedì 3 gennaio 2013

INIZIAMO IN ALLEGRIA IL 2013: BERLUSCONI PREMIER COL 60% DEI VOTI, BALO E RONALDO AL MILAN. ELVIS VIVO A…………



L'oroscopo 2013 di LiberoVeleno segno per segno e, soprattutto, personaggio per personaggio. Ecco i protagonisti Bilancia.  Bilancia - Anno Strabiliante. Berlusconi vincerà le elezioni con il 60% dei voti, grazie a una lista composta interamente da giovani, imprenditori e professionisti di fama mondiale. Una volt aal governo, porterà a compimento la rivoluzione liberale, dopo di che lascerà la guida del partito a un erede in grado di mantenere saldo il centrodestra. Contemporaneamente, Silvio comprerà Balotelli e Cristiano Ronaldo per il Milan, poi si dedicherà ai progetti per i bambini africani. Nel 2013, inoltre, verrà scoperta una civiltà pacifica e perfettamente identica alla razza umana, sarà costruito il ponte sullo Stretto di Messina, verrà risolto il problema della fame nel mondo e si scoprirà che, in realtà, Elvis Presley è vivo e abita a Bagnacavallo, dove gestisce un officina di gommista facendosi chiamare Ermete Giacobazzi.

BERLUSCONI RISPONDE AI VOSTRI COMMENTI



IL PIU’ GRANDE CONFLITTO D’INTERESSE DELLA STORIA di Rodolfo Ridolfi



Suggerisco a chi vuol conoscere il vero programma economico di Bersani di rileggere il mio libro Le cooperative rosse. Il più grande conflitto di interessi nell’Italia del dopoguerra. In quel libro, analizzo l’intreccio di interessi esistenti fra la sinistra, le cooperative rosse, le istituzioni governative (il riferimento temporale è al governo Prodi ma si riprodurrebbe con Bersani) e le amministrazioni locali; intreccio che costituisce un palese conflitto di interessi, incompatibile con una sana e libera economia di mercato. Le cooperative rosse, sono divenute delle vere e proprie aziende capitalistiche che finanziano e procurano voti alla sinistra, in cambio di una legislazione privilegiata in campo fiscale e di un’assegnazione preferenziale degli appalti pubblici: una sorta di “economia di scambio” a danno delle aziende non cooperative. Una sorta di “porta girevole” che consente un interscambio di classe dirigente fra il Pd, le cooperative rosse, la Cgil, le amministrazioni locali e viceversa.  Spesso le amministrazioni comunali, provinciali, regionali erogano finanziamenti pubblici a sostegno della cooperazione; finanziamenti che non avrebbero, alcuna giustificazione in una normale economia. I media ignorano il colossale conflitto che esiste fra le cooperative rosse e il Pd di Bersani. Si è così così creata un’area economica privilegiata, all’ombra della sinistra, al cui centro si pone il partito-azienda, ossia il Pd, in origine Pci. Il legame tra le cooperative rosse e la sinistra ha dato vita ad un impero politico-finanziario-aziendale non indifferente. L’esempio più eclatante del conflitto di interessi fra governo di sinistra e cooperative rosse si è reso manifesto in occasione del Decreto Bersani sulle liberalizzazioni, che ha rappresentato l’ennesima dimostrazione di come la sinistra avvantaggi la grande distribuzione, in quanto, in gran parte, legata alle cooperative rosse, a discapito della rete distributiva minore e dei piccoli e medi commercianti. False liberalizzazioni sono state quelle di Bersani, in quanto la scelta di consentire la vendita di farmaci, di giornali nei supermercati e

domenica 30 dicembre 2012