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venerdì 1 aprile 2016

BOLLETTE DELL’ ACQUA, RAVENNA E’ LA CITTA’ PIU’ COSTOSA DELL’EMILIA ROMAGNA. MERITO DEI COMUNI E HERA….

Ecco i dati sul costo dell'acqua nella regione e nelle maggiori città romagnole.
Bollette dell'acqua, Ravenna è la città più costosa dell'Emilia Romagna
Il costo dell'acqua in Emilia Romagna, oltre ad essere in aumento del 5% rispetto allo scorso anno, è maggiore rispetto alle medie nazionali: la media nazionale è infatti di 376 all'anno mentre in Emilia Romagna se ne spendono 460. Le differenze tra i capoluoghi di provincia è notevole. Ravenna spicca per essere la città dove l'acqua costa di più; infatti i ravennati la pagano 523 euro l'anno. Sul podio delle città più costose della regione ci sono ancora due romagnole: Forlì e Cesena a pari merito con 509 euro. Rispetto al 2014 il prezzo dell'acqua è aumentato in tutte e tre le città: a Ravenna nel 2014 si viaggiava sui 494 euro, mentre a Forlì 477 euro e Cesena 478 euro. 
Questi sono i dati forniti dall'osservatorio Prezzi e Tariffe di Cittadinanzattiva, che collocano la nostra regione al quarto posto tra le più care, per quanto riguarda l'acqua, preceduta dal primo posto della Toscana, il secondo delle Marche e il terzo dell'Umbria. Si segnala anche che dal 2007 ad oggi il prezzo dell'acqua ha subito un rincaro di circa il 70% sia nelle provincia di Ravenna che quella di Forlì-Cesena. La buona notizia per la nostra regione è che per quanto riguarda la dispersione di acqua; se infatti la media nazionale di dispersione di acqua è del 33%, nella nostra regione solo il 26% dell'acqua viene sprecata.

martedì 29 marzo 2016

AAA….VENDESI: LE PICCOLE AZIENDE IN MANO AGLI IMMIGRATI

In cinque anni aperte centomila nuove imprese Il settore preferito è quello dell’artigianato

È cresciuto anche negli anni della crisi il numero di immigrati che hanno aperto un'impresa in Italia: nei dodici mesi dello scorso anno, le imprese individuali aperte da cittadini nati fuori dell'Ue sono aumentate di quasi 23mila unità, portando il totale di queste realtà a superare quota 350mila, il 10,9% di tutte le imprese individuali operanti nel nostro Paese. Cinque anni fa, a fine 2010, erano 100.000 in meno. Il dato assume ancora maggior significato considerando che il saldo complessivo delle imprese individuali lo scorso anno è stato pari a -0,1%. Lo rileva Unioncamere-InfoCamere sulla base dei dati del Registro delle imprese delle Camere di commercio italiane. La presenza di piccoli imprenditori extra-Ue si rivela particolarmente significativa nelle attività artigiane: oggi sono oltre 120mila, un terzo di tutte le micro-aziende di immigrati, con forti specializzazioni in settori economici quali i servizi alle imprese (dove il 23% è extra-Ue), il commercio (16,4%) e le costruzioni (15,2%). La mappa della loro presenza sul territorio vede ai primi posti Toscana, Lombardia, Liguria e Lazio (tutte con una rappresentanza di micro-imprese di immigrati superiore al 15% del totale delle imprese individuali regionali), con Prato che, dall'alto del 40,9% di imprese individuali con passaporto extra-Ue, si conferma la capitale virtuale dell'imprenditoria immigrata in Italia. «Per gli stranieri giunti in Italia aprire un'impresa è certamente un modo per integrarsi nel nostro sistema economico e sociale», commenta il presidente di Unioncamere, Ivan Lo Bello. «Gli imponenti flussi migratori con i quali ci confrontiamo richiedono