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sabato 4 febbraio 2012

LA RIFORMA DEL LAVORO SERVE AI GIOVANI, PER NON FARLI DIVENTARE DAVVERO DEGLI SFIGATI


Tirannia delle parole. A seconda dei casi, della persona che le pronuncia, degli umori e della malafede di chi le ascolta, le parole portano più o meno fortuna. Il generale Cambronne è passato alla storia per aver risposto per le rime (con una parola irripetibile nei salotti) agli inglesi che, a Waterloo, gli intimavano di arrendersi. Quella stessa parola del generale di Napoleone, insieme ad un’altra di sicura efficacia come “sangue”, venne usata più di un secolo dopo, in modo meno eroico ma altrettanto efficace, da Rino Formica per dare una definizione sintetica della politica. Un vice ministro del Governo Monti, Michel Martone, viene da giorni crocefisso ad un aggettivo (sfigato) ormai di uso corrente nel linguaggio di tutti i giorni, ma ritenuto offensivo dai giovani a cui era stato rivolto. Addirittura, in taluni circoli femministi, si è sostenuto che il vice ministro aveva ingiuriato le donne (l’accostamento, invero in malafede, è a tutti evidente e comprensibile, anche se non è il caso di approfondire). Da quando Martone ha definito “sfigato” un giovane che si laurea a 28 anni, si susseguono gli show televisivi che danno fiato a ragazzi indignati, mentre i grandi quotidiani sbattono in prima pagina le lettere di quanti difendono il loro diritto di restare più a lungo all’Università dal momento che non troverebbero comunque lavoro, anche se si laureassero prima e in corso. Questa disavventura ha poi messo in moto una vera e propria aggressione mediatica nei confronti di Martone che viene accusato, in sostanza, di essere figlio di un padre importante e di aver percorso troppo velocemente la strade che portano all’affermazione personale. Ovviamente le due circostanze vengono messe in relazione tra di loro, trasformando il povero Martone in un raccomandato di ferro, dovendo pagare, in più, il fio di essere stato proposto, come componente del Governo degli Illuminati, da Maurizio Sacconi. E’ molto strano il mondo! A me è capitato di insegnare, a contratto per alcuni anni, nell’Ateneo in cui mi ero laureato. I miei colleghi – tutti già ordinari – avevano lo stesso cognome di coloro che erano docenti o assistenti quando io ero studente. E non si trattava di omonimia ma di parentela. In realtà, Michel Martone, sia pure usando un termine più giovanilistico che ministeriale, voleva mettere a confronto le maggiori opportunità che si aprono, nel mercato del lavoro, per un giovane diplomato di una scuola professionale piuttosto che per un laureato, ormai prossimo a compiere trent’anni, in una materia che non ha sbocchi professionali. Gli è stato