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martedì 30 ottobre 2012

CACCIA LA CASTA: NON MOLLANO L’OSSO


LA COMMISSIONE PARLAMENTARE BICAMERALE HA DATO PARERE NEGATIVO AL DECRETO CHE TAGLIA LE SPESE DELLE REGIONI, I SEGGI, GLI STIPENDI E I VITALIZI. NON DIMENTICHIAMOLO QUANDO POTREMO FINALMENTE VOTARE. DOBBIAMO PUNIRE QUESTA GENTE SENZA RISPETTO
Non moriranno senza combattere ferocemente. Solo così può essere interpretato l'ennesimo tentativo disperato da parte della classe politica di difendere i propri indebiti privilegi. Nella giornata del 25 ottobre la Commissione parlamentare bicamerale agli affari regionali ha dato parere negativo al decreto legge che imponeva forti tagli alle spese delle regioni e un controllo preventivo della Corte dei conti sui loro atti. E' sorattutto su questo ultimo punto che la commissione ha stroncato il decreto, e proprio nello stesso giorno in cui la Corte dei conti aveva cominciato ad effettuare tali controlli. Il decreto, approvato all'inizio di ottobre, prevedeva anche tagli ai vitalizi, alle indennità e al numero di seggi, ed era stato varato dal Governo sotto l'onda dei recenti scandali di cui si sono resi protagonisti i peggiori elementi di giunte e consigli regionali. Questo mentre tutte le regioni hanno eretto una barricata per stroncare il disegno governativo di taglio delle province, pasticciato fin che si vuole, ma sempre meglio che niente.Questo mentre ancora in Parlamento stanno cercando di sottomettere i giornalisti con la minaccia di risarcimenti colossali o morte professionale, con la scusa di eliminare il carcere per la diffamazione a mezzo stampa; ovvia ritorsione per aver portato alla luce le loro malefatte.
E' una rivolta. I politici locali si sono associati a quelli nazionali contro la popolazione per difendere se stessi. Se Monti ha a cuore anche solo in minima parte il nostro Paese, deve blindare il decreto chiedendo la fiducia. Quegli altri potrebbero anche decidere di buttarlo giù piuttosto che mollare su questo punto. Così potrebbero tornare al voto con l'attuale legge elettorale a liste bloccate.
A noi non resta che tenere bene a mente tutte queste porcherie, e punire questa gente nel momento in cui si voterà. Sempre che qualcuno non inventi qualcosa per impedircelo. Fonte Politica e Società


ATTENTI A VOI CHE OGGI GIOIETE. SARETE STROZZATI NELLA CULLA. SERENAMENTE


PROVIAMO A FARE IL PUNTO DELLA SETTIMANA:
- Berlusconi ha fatto il passo indietro e non si candida più a Palazzo Chigi;
- Il tribunale di Milano ha fatto un altro passo avanti e lo condanna per Mediaset; 
- Il terremoto all’Aquila poteva essere previsto e le toghe condannano gli scienziati;
- Il sisma del Pollino era previsto ma diventa imprevisto e nessun giudice però ha parlato:
- L’Ilva di Taranto è pronta a partire, ma i giudici continuano a frenare; 
- Si incoraggiano la paternità e la maternità sine die, ma con le sentenze poi si levano i figli ai genitori troppo anziani.
Sono solo alcuni campi dello scibile di cui ultimamente si è occupata la nostra brillante magistratura. La situazione è sotto gli occhi di tutti: la classe politica sta cedendo il passo all’innovazione, resiste, ma la voce del barbiere è rivelatoria: «Dotto’, se ne stanno a annà. Tutti».  Lo stesso non può dirsi di una casta che ci sta sopra le teste e non ha intenzione di schiodarsi: la magistratura. Ha svolto ruolo di supplenza in alcuni momenti, non necessario, poi ha scambiato la supplenza per un posto fisso. Così la magistratura è diventata il centro di gravità permanente di un Paese che di gravità ne ha poca. I magistrati, inquirenti, giudicanti, civili, penali, tutti, sono diventati nell’ordine: potere legislativo, esecutivo, costituzionale, incostituzionale, manageriale, sindacale, spettacolare, deprimente, utile, inutile, salutare, nocivo. Non esiste Paese nel quale la magistratura abbia questa dimensione abnorme. O meglio, Stati dove i magistrati sono onnipotenti esistono: sono le dittature.  La giustizia amministrata dalla magistratura coincide perfettamente con i pensieri del satrapo di turno. Non c’è alcuna differenza tra la democrazia italiana e la dittatura di Bananas perché il tiranno cade, il politico viene mandato a casa, ma la magistratura in entrambi i regimi resta.  I Torquemada sono utili a qualsiasi sistema politico. Il problema è che nel Belpaese è stato fatto un ulteriore salto di qualità: i procuratori da soprassalto sono legibus solutus, al di sopra della legge al di sotto di qualsiasi possibilità di applicazione delle regole democratiche al loro gioco. Il Csm, il cosiddetto organo di autogoverno delle toghe, non governa niente, ma fa da terza camera del Parlamento.  Mentre tutti gli altri dipendenti pubblici hanno subìto decurtazioni di ogni sorta dello stipendio e i pensionati il cambio in corsa delle regole per il meritato riposo, magistrati che giudicano sui magistrati hanno stabilito che gli stipendi delle toghe non si toccano.  Siccome devono essere «sereni nel giudicare» la Consulta altrettanto serenamente ha deciso che il loro portafogli deve essere intoccabile.  Se la terza Repubblica nasce sotto l’insegna di questa casta, verrà strozzata nella culla. Serenamente. Mario Sechi - Il Tempo